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SEGNALI DI FUMO:
E' IL NOSTRO PAESE CHE CAMBIA
 

 

In un mese Salvini e Di Maio (il dinamico duo, i Batman e Robin di "noiantri", che nemmeno Ken Follet avrebbe mai potuto immaginare in uno scenario di fantapolitica del genere e così inverosimile), hanno scardinato tutti gli enclave della politica di sinistra: caste, banche, cooperative, tradimenti e finzioni, e hanno messo tanta di quella carne al fuoco che il fumo lo si vede ormai in ogni regione e città del paese, in ogni periferia, in ogni entroterra.
Sono questi i segnali di fumo del cambiamento.

Il blocco delle ONG straniere; l'interruzione della finta accoglienza solo per fare cassa; il teatrino dei 35 euro che non sapremo mai chi se lo è davvero intascato (e che la maggior parte dei migranti non ha mai visto, nemmeno con il binocolo); la proposta di togliere vitalizi a deputati che non sono nessuno e che non hanno mai fatto niente; la proposta della riforma delle leggi per la legittima difesa e Merlin e Fornero; le telecamere obbligatorie in scuole, asili e ospizi; il tentativo di adeguare il Reddito di Inclusione alle effettive necessità di un popolo impoverito che ne ha diritto, e tantissime altre iniziative, a raffica, hanno di fatto tolto tutte le stampelle ai prestigiatori della sinistra, che sono caduti a terra, rovinosamente e incapaci di comprendere cosa mai gli fosse accaduto, e quale tempesta li abbia mai potuto abbattere con così tanta violenza e con tale e inaudita velocità.
Dopo anni e anni di crimini contro la nazione, dove il popolo stolto e plagiato dalla televisione dei format e dei reality, applaudiva mentre veniva sterminato e messo in ginocchio, sono bastati solo una manciata di giorni per polverizzare l'intero sistema dannoso, perverso e vergognoso della sinistra.

E' ovvio che i reduci del PD cerchino adesso di salvare almeno la faccia, ma non serve a niente. E lì tutti a dire: "questo governo non ha fatto niente in trenta giorni!" Come se gli italiani che li hanno votati fino a qualche mese fa, adesso ci possano cascare un'altra volta e non si chiedano invece come mai in cinque anni di governo si siano viste solo disgrazie e povertà.

E no cari finti compagni (perchè compagni non lo siete mai stati), la pacchia è davvero finita. Potete scappare all'estero con tutti i radical-chic che minacciano di farlo, ma che purtroppo non lo faranno mai. Potete parlare e parlare, tanto, e per un bel pezzo, ma nessuno finalmente vi crederà più.
Le leggi presenti in Italia però impediscono qualsiasi iniziativa di questo Governo, sono blindate e a prova di rinascita, perchè la sinistra le cose le sa fare bene quando si tratta di proteggersi. Quindi ogni iniziativa del dinamico duo Salvini-DiMaio sarà difficile da riuscire a portare a termine,e da concretizzare in termini di Leggi.

Ma questo ormai lo sappiamo bene tutti, e il fumo si vede ormai in ogni regione e città del paese, in ogni periferia, in ogni entroterra: ed è il segnale della vera rinascita. Perchè ce lo ha insegnato la storia che in fondo, dove c'è fumo, c'è sempre qualcosa che sta bruciando e questa volta le ceneri sono quelle della sinistra.

 

APPRODA L'ACQUARIUS A VALENCIA
MA IL GOVERNO SPAGNOLO DICHIARA:
"NESSUN REGALO, FAREMO VERIFICHE
E ENTRO 60 GIORNI PROVVEDEREMO
AI RIMPATRI PER CHI NON E' UN RIFUGIATO"

 

 

Altro che canti e balli, e false speranze: chiunque non avrà diritto,
ai sensi delle varie forme di protezione previste per rimanere in Spagna,
 verrà respinto e rispedito nel proprio paese di origine entro 60 giorni

 

VALENCIA - Ha approdato a Valencia la nave Acquarius e le immagini e la cronaca di questo sbarco hanno assunto i toni carnevaleschi, falsi, da cartone animato della Walt Disney, che in questo caso cartone animato o favola a lieto fine non è per niente. E' tutto finto, tutto surreale, e questa vicenda non ha proprio niente a che vedere con un lieto fine alla Walt Disney, perchè si tratta di una vera e propria emergenza ed è una contraddizione.
I migranti sono sbarcati con un canto di gioia che ha emozionato, balli e molti sorrisi, e una bambina che ha imparato a dire “Hola!”, e non smette di dirlo e gridarlo a tutti. Ma non illudetevi, le cose non stanno affatto così, e non c'è proprio niente da cantare e da ballare, perchè in Spagna nessuno ha trovato quello che fino ad oggi si poteva trovare in Italia. Nossignori.

“L’Italia ci ha respinti, Dio no”, ha detto uno degli migranti appena messo piede sulla banchina. "La Guardia Costiera ci ha salvati. Piangevamo tutti perché eravamo da 20 ore in mare e loro ci hanno tranquillizzato. Mi chiedo perché l'Italia poi ci ha respinto. Ci deve essere una ragione. Qualsiasi cosa accada, c'è sempre una ragione. Ma Dio ha un piano migliore per noi”.
Ma subito dopo questa farsa le istituzioni spagnole hanno tenuto a precisare che: "restano ferme le regole d'asilo e le pratiche legali che già si stanno imbastendo in queste ore su ciascun migrante. Dovremo chiarire se ciascuno dei migranti ha diritto o meno alle varie forme di protezione previste a rimanere nel nostro paese. In caso contrario, verranno respinti al Paese d’origine". Ecco come stanno le cose, perchè in  pratica per nessuno dei 450 uomini, delle 80 donne, sette delle quali incinte, è garantita la permanenza. Anzi, è molto probabile che non lo sia. Una buona probabilità invece ce l'hanno i cento minorenni, tra i 15 e i 17 anni, a cui forse sarà garantita la permanenza in Spagna (o in Francia, che pure si è offerta di accogliere una parte di loro). I minorenni verranno infatti mandati in un centro specializzato ad Alicante. Tutti gli altri no.

Ecco perchè la tanto discussa "chiusura dei porti" di Salvini non è quello che sembra, o meglio: quello che la sinistra vuole a tutti i costi fare sembrare che sia,  strumentalizzando invece una legittima e giusta reazione alla politica folle dell'immigrazione degli ultimi anni nel nostro paese. La chiusura dei porti è solo un atto dimostrativo, è come dire al bambino che ha combinato la marachella: "stasera vai a letto senza cena", o all'adolescente: "non esci per una settimana". Ha lo stesso significato, e cioè sensibilizzare quel bambino e quell'adolescente sul fatto che certi comportamenti sono dannosi e non si devono più ripetere, per il bene di tutti.

La follia dell'immigrazione incontrollata e selvaggia, al solo fine di incamerare denaro e trattando questi disgraziati come se fossero fiches su un tavolo da gioco, ha portato l'Italia al collasso. Perchè Salvini non vuole affatto chiudere i porti a chi ha lo status del rifugiato, anzi; ma vuole impedire che tutti, indiscriminatamente, trovino rifugio ed ospitalità nel nostro paese senza averne diritto e motivo, e senza che ogni migrante sbarcato in terra italiana venga identificato, censito, e se in possesso dei requisiti necessari dello status di rifugiato, collocato dignitosamente e nella maniera migliore, al fine di non creare ad egli stesso disagi e rabbia, e agli italiani consentire una convivenza possibile.

Perchè è proprio questo quello che che farà la Spagna con i migranti dell'Acquarius. E lo farà entro sessanta giorni da oggi. Da noi invece, dopo il diktat della sinistra con "Triton", chiunque poteva sbarcare sulla nostra terra senza essere soggetto a nessuna identificazione, a nessun controllo , a nessuna verifica. Si fingeva di stiparli in qualche centro di accoglienza e poi li si invogliava a scappare dandosi alla macchia e alla clandestinità, e liberi di delinquere, di morire di fame, senza un soldo, e alla mercè di loro stessi. Le Prefetture cercavano di imporre ai Sindaci l'accoglienza in qualche albergo, ma si trattava di una infinitesimale minoranza, di una percentuale bassissima di migranti, rispetto alle centinaia e centinaia di migliaia di clandestini entrati in Italia.

Questo è il delirio, questa è la follia che la risoluzione di Salvini vuole fermare e scoraggiare. Non si tratta di razzismo, o di isensivbilità o peggio di non essere adempienti ad una politica di accoglienza, è esattamente il contrario. Ed è proprio quello che farà la Spagna, la Francia e tutti quelli che saranno costretti, proprio dopo la presa di posizione del nostro paese, a collaborare, gioco forza e contro la loro volontà.

 

VASCO "INFIAMMA" COLOGNO MONZESE:
E LA FESTA DELL'AVIS  DIVENTA ROCK 

"Rediovasco", la tribute cover band del cantautore di Zocca
ha riempito  il piazzale della Metropolitana ed è stato
 un successo. In scaletta tutti i successi più noti di Vasco

 

Cologno non è Zocca, e Danilo non è Vasco, daccordo. Così come il piazzale della Metropolitana Centro di Cologno Monzese non sarà mai Modena Park, ma poco cambia: la performance della cover band Rediovasco ieri sera ha fatto ballare, saltellare e cantare centinaia di persone durante la Festa annuale dell'Avis: Sasà, mamme e bambini compresi.
Da Alba chiara a Colpa d'Alfredo, fino agli ultimi successi di Vasco Rossi, cantati dai Rediovasco che per il secondo anno di fila fanno il "pieno" nel piazzale colognese.
"Mi piace suonare a Cologno - ha detto Danilo Riboldi, la voce e il leader dei Radiovasco - siamo una band che gira la Brianza e qui ci sentiamo a casa, ben accolti e gli applausi sono sempre sinceri".
Poi danilo sale sul palco e canta e si muove come Vasco e da lontano si fa fatica a distinguere la differenza.
Bravissimi anche i musicisti della band la cui  formazione ha subìto alcuni cambiamenti nel corso degli anni ed è attualmente composta da Simone Imeri alla chitarra solista, Marco Fiocchi alla chitarra ritmico-solista, Max Cantù al basso, Mirko Izzo alle tastiere, Riccardo Invernizzi alla batteria e il maestro Luca Luigi Guerrini al Sax.
Dal 2006 ad oggi la cover band ha in attivo numerose serate passate all'insegna della buona musica, del divertimento e dello stare in compagnia.
Un particolare plauso al bravissimo chitarrista solista che in "colpa di Alfredo" esegue una performance straordinaria.


Danilo Riboldi                                                        
     alcuni momenti della serata:   video1.mp4   video2.mp4  video3.mp4

 

CHIUDERE I PORTI
NON E' UN CAMBIAMENTO:
E' SOLO EVITARE
 LA CATASTROFE

Il premier spagnolo Sanchez: "la nave Acquarius può attraccare a Valencia".
Matteo Salvini presenta la svolta di oggi come un successo del governo italiano,
ma è solo il dovere compiuto da un vero Ministro dell'Interno.
 

 

Contenere i danni, evitare che peggiori la situazione, impedire che le organizzazioni incontrollate di criminalità prendano il sopravvento e acquistino sempre più potere e territorio, e soprattutto evitare la propagazione della miccia alla polveriera degli italiani che reagiscono, sommariamente, a questo stato di cose insopportabile e preoccupante, non è altro che il compito di un vero Ministro dell'Interno. E che questo Ministro si chiami Salvini o Pippo, Pluto o Paperino, non cambia niente.

Da pochi giorni il nostro paese ha un vero Viminale e tutti quegli italiani che non hanno ancora capito che l'accoglienza non è accettare clandestini che non scappano da nessuna guerra e che entrano nel nostro paese per dettare legge e importare violenza e delinquenza e criminalità con ferocia e barbaria, ora gridano al "lupo cattivo, cioè Salvini. Non è così. Non è affatto così.

Lo sfruttamento dell'immigrazione, e degli interessi economici vergognosi che ne traggono chi si approfitta della miseria e del trucco del buonismo, è una piaga, una mestatasi da asportare, non qualcosa da incentivare. Bisogna accogliere chi scappa da guerre vere, e non soltanto il nostro paese deve farlo, ma tutti quelli della famigerata Comunione Europea. Peccato che proprio nel 2014, dopo il colpo di stato che ha destituito Berlusconi, è stata proprio l'Italia della sinistra a dare disposizione in merito all'Europa: "ci pensiamo noi, voi dateci il procapite per ogni profugo e noi li sistemiamo tutti". Peccato che non sia andata così, perchè nessuno ha sistemato nessuno. Abbiamo dato asilo fittizio a centinaia di migliaia di clandestini, gli abbiamo promesso terra patria e lavoro e poi non abbiamo mantenuto le promesse. E ovvio che questi si incazzino, che si organizzino, che tirino fuori il meglio del loro peggio, e la situazione ce l'abbiamo sotto gli occhi ogni giorno: intere città sotto scacco di clandestini che spacciano, aggrediscono e organizzati in veri e propri sodalizi criminali e che mano a mano prendono possesso di territorio e di potere.

Gli italiani sono stufi di questo, non c'è convivenza, non può esserci integrazione con chi non vuole integrarsi ma vuole comandare e dettare legge, la legge del più forte. Salvini oggi ha fatto, per la prima volta, il vero Ministro dell'Interno: "porti chiusi, la pacchia è finita", ha detto. E ha fatto bene. Li avrà tutti contro? Pazienza, ha fatto bene lo stesso.
Chiudere i porti all'immigrazione selvaggia è un dovere del Viminale;  lasciarli aperti affinchè i radical chic, i comunisti, i Ferrara, i De Magistris, i Saviano e i Gino Strada, e compagnia bella,  possano andarsene quando vogliono, anche: perchè nessuno li trattiene, nessuno li fermerà e soprattutto nessuno ne sentirà mai la mancanza.

C'è ancora molto da fare, sono centinaia di migliaia le persone che vivono nel nostro paese senza avere alcun titolo e diritto per farlo, e che dovranno essere rimandate a casa loro. Perchè bisogna realmente capire chi è scappato da una guerra e aiutarlo, ma per davvero, e non per scherzo o facendo finta di farlo come ha fatto la sinistra fino ad oggi. Bisognerà trovare fondi e denaro, e strutture e strategie per dare, a chi merita asilo e ha diritto di rimanere nel nostro paese, una vita degna e decorosa, senza sfruttamenti e senza che questo porti all'esasperazione dei cittadini italiani che, per antonomasia, non sono mai stati razzisti, e mai lo saranno, Salvini compreso.

Il premier spagnolo Sanchez, dopo la ferma decisione di Salvini, ha detto che la nave Acquarius può attraccare a Valencia. Ma non è finita qui. Gli allarmi continuano, e ci saranno altri bracci di ferro, altre discussioni, e purtroppo ci saranno ancora vittime, e la pagheranno sempre i più deboli, gli innocenti. Perchè le ONG non si fermano e continuano ad andare a prendere clandestini a casa loro da portare nel nostro paese, perchè sono soldi, e perchè si fa così da anni e anni, e non si ferma la macchina dello sfruttamento così, su due piedi. Perchè è quasi impossibile farlo.
 
E al sindaco di Napoli che continua a dire che lui li accoglierebbe tutti quanti anche senza soldi, è inutile replicare: Napoli è implosa anche proprio grazie a questa invasione che ha reso Napoli, una delle città più belle del mondo, invivibile. E non solo per la Camorra e per gli emuli della serie televisiva demenziale "Gomorra", ma proprio per la presenza di una nuova frangia di feroce criminalità, che opera indisturbata proprio grazie agli accordi della malavita locale. 

 

ITALIA VS AMERICA:
STRAVINCE LA GIUSTIZIA U.S.A.
E PAMELA DIVENTA "CONSENZIENTE"


Due delitti, orrendi, per mano di uomini. Due le vittime, due ragazze giovani, entrambe innocenti. E due le sentenze emesse oggi, diverse, nonostante si tratti, in fondo, dello stesso tragico epilogo, pur essendo due reati differenti. 
Nel primo caso una ragazza italiana di 27 anni, in viaggio di Nozze a Miami, è stata falciata e uccisa da un uomo al volante di una macchina che guidava ubriaco e drogato.
Nel secondo caso c'è invece la nostra Pamela, la giovane stuprata e fatta a pezzi e abbandonata in due valigie nella campagne di Macerata.
Prima sentenza: i Giudici americani hanno condannato l'assassino della 27enne italiana a 44 (QUARANTAQUATTRO) anni di reclusione e in più hanno obbligato la città di Miami a inedennizzare i familiari della vittima con 12 milioni (12.000.000) di euro.
Seconda sentenza: Il Gip italiano ha scagionato due dei tre nigeriani dall'accusa di omicidio di Pamela, e ha stabilito che, ma solo per il momento, e sicuramente per poco, resteranno in carcere per il reato di spaccio di droga. L'ipotesi del Tribunale del Riesame è, addirittura, che Pamela fosse "CONSENZIENTE" e che fosse deceduta per una overdose di droga (consenziente anche per quella, naturalmente) e che il povero nigeriano, tutt'ora indagato per occultamento di cadavere, se la sia trovata in casa morta, all'improvviso, dopo avere avuto con lei un rapporto consenziente (e che questo vi entri in testa: consenziente), e che l'abbia fatta a pezzi solo per disfarsene con più praticità perchè in fondo il nigeriano, secondo l'ex Presidente della Camera, non era a conoscenza che in Italia non si possono smembrare le persone. Di indennizzo per la famiglia di Pamela ovviamente non se ne parla nemmeno.
Quindi, tirando le somme: a Miami un drogato uccide con la macchina una ragazza, e si fa 44 anni di carcere e lo stato indennizza i familiari con 12 milioni di euro; in Italia i tre stupratori, assassini e smembratori del cadavere della vittima, e non dimentichiamolo: spacciatori e clandestini, stanno diventando, con il tempo, vittime a loro volta della consenzienza della ragazza, e vittime delle circostanze che li hanno costretti a farla a pezzi. 
E chissà: magari fra poco gli stessi Giudici stabiliranno che Pamela, oltre ad essere consenziente (e che questo sia chiarissimno: consenziente) si sia suicidata e fatta a pezzi. E che abbia fatto tutto da sola. E poi, pezzo per pezzo, si sia anche messa nelle valigie e si sia abbandonata, consenzientemente, nelle campagne di Macerata per darsi degna sepoltura..

    


 

HABEMUS IMPERIUM
 UN GOVERNO SOFFERTO, TRADITO
           E RITROVATO "AL BACIO"

E così dopo tre mesi di stallo dalle elezioni, dopo tutte le altalene tra gli accordi dei partiti, dopo ben due Presidenti del Consiglio ad orologeria e dopo le scivolate e le figuracce del Presidente della Repubblica, finalmente, abbiamo il Governo.
E abbiamo anche Savona a dirla tutta, che dall'Economia è stato spostato alle Politiche dell'EU: in pratica è stato messo il lupo proprio dentro il recinto delle galline, ma poco conta.
Cottarelli ne è uscito da signore: non ha abboccato all'esca di Mattarella, un bocconcino avvelenato, e con grande signorilità ha evitato lo sputtanamento totale, perchè di quello si sarebbe trattato costituendo un Governo Tecnico che nessuno voleva e che non sarebbe durato nemmeno il tempo di fumarsi una sigaretta.
Un Govermo "al bacio" insomma, dove Salvini e Di Maio sono pronti a sdoganare il paese dall'immobilismo e dalla vergogna. Salvini agli Interni è una bella scommessa e non mancheranno di certo i colpi di scena e i mugugni della sinistra.
Già: la sinistra, ma quale sinistra però c'è da chiederselo, visto che dopo l'azzeramento alle elezioni, il PD, smembrato, spaccato e di fatto inesistente, è rimasto al palo. Ma dopo tutto questo otto volante, dopo questi giri della morte della politica a cui, impotenti, abbiamo assistito, abbiamo almeno imparato una cosa: la sinistra non muore mai. 
Comunque sia andata però è stata comunque una figuraccia mondiale, e il nostro paese resterà per sempre la figurina magica, quella che sparisce e ritorna a seconda di come la si muove, nell'album della storia della politica mondiale.
 

 

Non è un migrante,
è un grande uomo...


Parigi, bambino appeso a un balcone salvato da un ragazzo che si arrampica: lo spiderman di Francia è Mamoudou Gassama ed è arrivato dal Mali. Celebrato come un eroe, era fin ad oggi un migrante senza permesso
Si è arrampicato per cinque piani a mani nude per salvare un bimbo di 4 anni aggrappato al balcone di casa che rischiava di precipitare da un palazzo di rue Marx-Dormoy, al 18esimo arrondissement di Parigi. 
E' accaduto sabato pomeriggio scorso sotto gli occhi di tanti passanti. Il video del salvataggio miracoloso ha fatto il giro del web e ha fatto più di 20 milioni di visualizzazioni. In tutto questo il padre del bimbo è stato fermato dalla polizia: si era allontanato, ha detto, per fare un acquisto in un negozio vicino.
Lìuomo è diventato un eroe in Francia in meno di 24 ore. Mamoudou Gassama, 22 anni,è stato ricevuto all’Eliseo, dal presidente francese Emmanuel Macron che ha voluto ringraziarlo del gesto. Durante l’incontro, il capo dello Stato ha annunciato personalmente a Mamadou che gli sarà concessa la cittadinanza onoraria francese e che il giovane entrerà a far parte dei pompieri. «Tutti i documenti saranno regolarizzati», ha assicurato il capo dello Stato.
«Non avrei mai pensato di poter incontrare un giorno il presidente della Repubblica» ha detto emozionato Mamoudou. 


IL VIDEO DEL SALVATAGGIO:
 
https://www.youtube.com/watch?v=GjXpiFvxBK0


 

 

 

 

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IN OCCASIONE DELLA FESTA DELL'ARMA 2018

Grazie a Luisa Colombo (artista, arteterapeuta ed esperta di laboratori esperienziali,espressivi, creativi e artistici: www.icoloridiluisa.it) per questa meravigliosa opera, realizzata in occasione della festa dell'Arma dei carabinieri 2018, E ispirata al libro "Nome in codice, Ombra".scritto da Mirco maggi e Cataldo Pantaleo

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A Milano, la camera ardente per le esequie dell'appuntato dei carabinieri Andrea Vizzi,
33 anni, morto durante una esercitazione nella caserma Montebello di Via V. Monti

L'ARMA E' IN LUTTO
 

MILANO - La bara del militare, accolta da un picchetto d'onore e da tanti carabinieri visibilmente commossi, è giunta poco dopo le 15 alla caserma Ugolini, in via Moscova, sede del Comando provinciale di Milano. Il cappellano militare, don Fabio Locatelli, ha tenuto un momento di preghiera alla presenza del prefetto di Milano, Luciana Lamorgese, del Comandante interregionale Pastrengo, generale di corpo d'armata Riccardo Amato, e di autorità militari e civili. La camera ardente sarà aperta fino alle 18, poi il feretro partirà alla volta di Corigliano d'Otranto, dove verrà tumulato.       

Andrea Vizzi, è stato colpito in pieno petto da un proiettile calibro 9 esploso da pochi metri: inutili le manovre di rianimazione andate avanti per 45 minuti; il militare è morto durante il trasporto in ambulanza dalla caserma Montebello al pronto soccorso del Policlinico. Tutto è successo in pochi secondi, poco prima delle 18 di lunedì, durante un’esercitazione al piano -2 della Montebello, in un’area riservata proprio all’addestramento delle Api in uno scenario che ricalca quello del parcheggio di un centro commerciale. Il 33enne impersonava un attentatore armato di coltello che all’improvviso aggredisce un militare in strada, simulando uno dei casi accaduti di recente in Inghilterra. Era senza giubbotto antiproiettile, visto che si trattava di un’esercitazione «in bianco», vale a dire con armi scariche. Eppure il colpo è partito comunque, dalla Pm12 imbracciata dal vice brigadiere e capo squadra. Cosa non ha funzionato? Urge una premessa: è da escludere che un colpo sia rimasto in canna, come può capitare con la pistola Beretta d’ordinanza; la Pm12 è un’arma automatica a massa battente, cioè con una sorta di stantuffo posteriore che spinge il proiettile verso l’esterno e per la quale il caricamento di ogni singolo colpo non è effettuato dall’operatore. Quindi, una cosa pare certa: se il colpo è partito, vuol dire che il caricatore era inserito. L’ipotesi più probabile è che il vice brigadiere lo abbia introdotto nella mitragliatrice convinto che fosse privo di proiettili, sicuro di averlo scaricato completamente. Scartata dai colleghi del 46enne – descritto come esperto e molto scrupoloso nel suo lavoro (dopo l'accaduto in tanti lo hanno accolto con un abbraccio senza parole al rientro in caserma) – l’ipotesi dell’inserimento volontario di un caricatore pieno, anche solo per simulare un livello di stress il più vicino possibile a una situazione di reale pericolo e con la convinzione che il proiettile non sarebbe mai potuto partire neppure per sbaglio.

I genitori dell’appuntato 33enne, originario della leccese Corigliano d’Otranto, sono subito arrivati con un volo Brindisi-Linate e hanno raggiunto all’obitorio di piazzale Gorini,  la fidanzata di Vizzi, agente di polizia, e l’altra figlia residente a Torino; ad accoglierli c’era il comandante generale Giovanni Nistri. Messaggi di vicinanza sono giunti da tutte le istituzioni nazionali e cittadine: dal sottosegretario alla Difesa Domenico Rossi («Ci stringiamo intorno ai parenti») al sottosegretario alla presidenza di Regione Lombardia Gustavo Cioppa («Il suo ricordo resterà sempre vivo»). Del caso si stanno occupando i carabinieri del Nucleo investigativo, coordinati dall’aggiunto Tiziana Siciliano e dal pm Sara Arduini.

Dopo le dimissioni dall’ospedale San Carlo, dov’è stato ricoverato per una notte in stato di choc, il vice brigadiere che ha accidentamente ucciso Vizzi è stato sentito dai colleghi di via Moscova per avere la sua versione. E' stato aperto un fascicolo per omicidio colposo in cui il 46enne verrà iscritto come atto dovuto per i successivi approfondimenti. Di quella squadra, composta da quattro elementi, lui era il responsabile: una lunga esperienza tra Radiomobile e Antidroga, il militare era entrato sin dall’inizio nelle Api, le Aliquote di primo intervento istituite a fine 2015 dopo l’attentato al Bataclan per intervenire in caso di eventuali assalti terroristici; Vizzi, invece, aveva fatto ingresso nel reparto qualche mese fa, proveniente dalla stazione di Arese.


Il Carabiniere Vizzi e alcuni momenti della Cerimonia di apertura della camera ardente




     


Il video della Cerimonia di apertura della camera ardente presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di via Moscova a Milano
http://www.milanotoday.it/cronaca/camera-ardente-andrea-vizzi.html   

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 L'INUTILE POLEMICA E IL TENTATIVO DI SCREDITARE UNA INIZIATIVA LODEVOLE E SENZA PRECEDENTI

BAGLIONI A NORCIA:
"AVRAI" 700 MILA EURO!

A tanti non va giù, specialmente ai radical-chic milionari
che si professano di sinistra (Saviano, Fazio, Littizzetto e tanti altri)
ma che non hanno mai tirato fuori una lira per nessuno.
E allora scende  in campo il "Corrierone" che scrive:
"è una bufala, non sono i soldi del compenso di Sanremo".
E arriva, a far chiarezza, la replica del Responsabile
 della comunicazione di Claudio Baglioni.
 

 

       


 

Roma - "In relazione a quanto riportato da alcuni organi di informazione, con riferimento alla donazione di 700mila euro da parte di Claudio Baglioni alla popolazione delle zone terremotate del Centro Italia, si precisa che tale donazione è stata effettuata grazie al concerto-evento “Avrai”, tenutosi a dicembre 2016 presso l’Aula Paolo VI in Vaticano, e avvenuta nel 2017". Così, dopo le inutili polemiche e gli inutili tentativi di screditare la donazione di Baglioni, è intervenuto Riccardo Vitanza, il Responsabile Comunicazione del cantautore romano, che in un comunicato stampa diramato a tutte le Redazioni (Corriere della Sera compreso) ha, non solo confermato il gesto di solidarietà di Claudio Baglioni nei confronti dei terremotati di Norcia, ma ne ha spiegato la radice e il senso.

Insomma: ci deve pensare Claudio Baglioni in Italia ai terremotati, non lo Stato, per carità. E come se non bastasse lo Stato e tutto il cucuzzaro della sinistra, Il Corriere della sera in testa,  cercano di minimizzare questo grandissimo gesto di solidarietà fatto da un uomo che crede ancora in qualcosa,  e che ai valori della fratellanza e dell'amicizia ci tiene per davvero e che non ha esitato a "staccare" un assegno di ben 700 mila euro a favore dei terremotati di Norcia.
La donazione  è pari al cachet che in cantautore romano ha percepito per condurre il Festival di Sanremo, e anche questo la dice lunga. Ma subito si è levato un coro di scudi: "è una bufala - ha  pubblicato il primo quotidiano d'Italia - non sono i soldi del Festival". Come se a Norcia, ai terremotati, importasse qualcosa se quel denaro Baglioni lo ha guadagnato conducendo il Festival o cantando in uno Stadio.
E' il triste colpo di coda di quattro anni di politica malata e rancorosa, dove i terremotati di Amatrice vivono ancora nelle roulotte e nei container, e dove le casette, subito promesse da Renzi e Mattarella, non solo non sono ancora arrivate, ma quelle poche distribuite sono già cadute a pezzi. E così bisogna minimizzare il gesto di un uomo straordinario, il cantautore per eccellenza, l'orgoglio della canzone italiana, che ha voluto condividere parte della sua fortuna con chi la fortuna invece è stata meno generosa.

“L’Umbria è la terra dei miei genitori - ha dichiarato Claudio Baglioni - Le mie radici, dunque, affondano qui. E Castelluccio e la sua piana sono due tra gli angoli del nostro Paese ai quali sono più legato in assoluto. Da qui, infatti, sono partiti raduni, concerti e alcuni tra i miei progetti artistici più importanti: da “Fratello Sole e sorella Luna” – una delle mie primissime incisioni: ’72 per il film di Zeffirelli - all’avventura di “Capitani Coraggiosi” che ha preso le mosse proprio da Castelluccio nell’estate 2015.”
Baglioni, ha confermato la sua  presenza a Norcia,  insieme a Monsignor Nunzio Galantino, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, Mons. Fernando Vergez Alzaga,  il Segretario Generale del Governatorato, e Domenico Giani, Comandante della Gendarmeria Vaticana  per la consegna di 700 mila euro, parte del milione e mezzo di euro ricavato dal concerto benefico “Avrai” e dei 7mila euro raccolti dai bambini di Bangui – la capitale della Repubblica Centrafricana – per i loro coetanei di Norcia.

“Ritrovarsi a Norcia, con Monsignor Galantino, Monsignor Vergez e il Comandante Giani – ha sottolineato Baglioni - significa dare concretezza a parole quali vicinanza e solidarietà, dimostrando che, a volte, le parole possono essere “pietre” anche in senso positivo, vale a dire mattoni che aiutano a ricostruire ciò che la furia della natura distrugge. Ma soprattutto siamo qui per sottolineare il grandissimo valore di umanità e fratellanza del gesto dei bambini di Bangui, i quali – pur vivendo in un Paese, la Repubblica Centrafricana, che è all’ultimo posto nella classifica mondiale per quanto riguarda il PIL pro-capite – non ci hanno pensato due volte a tendere la mano ai loro piccoli amici di Norcia. Un gesto che è una grande lezione per tutti noi e che fa sperare nel fatto che “Fratello Sole” tornerà presto a splendere".
 

   
Claudio Baglioni durante l'incontro a Norcia per la consegna dei 700 mila euro destinati ai terremotati.   


il link girato su tutti i social in cui il Corriere della Sera cerca di confondere le idee sulla donazione di baglioni

 

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MACERATA: LA LUNGA
MARCIA DEGLI INUTILI



E proprio oggi, mentre si svolgeva la marcia, è stata chiusa l'indagine
 dell'omicidio  di Pamela: sono tre i nigeriani sospettati.
Oltre a Innocent Oseghale,
già arrestato, sono stati fermati Lucky Desmond, 22enne
 e Awelima Lucky, 27enne, entrambi "regolari e richiedenti asilo",
domiciliati rispettivamente in Montecassiano e Macerata

Chi dice trentamila, chi dice cinquantamila, chi diecimila: non ha importanza. Anche uno solo, oggi sarebbe stato di per sè fuori luogo.
Macerata oggi ha celebrato il Carnevale dell'idiozia, la marcia degli inutili, dei cretini, appunto.
Una sfilata inutile, offensiva, senza senso e demagogica, sbagliata nella radice del gesto, non tanto nel gesto in sè.
L'Italia non è un paese razzista, non lo è mai stato e mai lo sarà, e sa sta diventando un paese che implode per il problema del razzismo, fenomeno che ancora, e nonostante tutto quello che accade, non ci riguarda, è solo colpa della demenziale e incontrolata politica dell'immigrazione; di questo voler forzare una convivenza che è impossibile sotto tutti profili: umanistici e logistici; culturali e pratici.
Non c'entra niente il folle che ha sparato sulla folla: quello è un gesto che tutti condannano, da destra a sinistra, ma è il fenomeno di qualcosa che porta le persone più fragili, o più squilibrate se preferite, a entrare in azione compiendo gesti ed atti folli e sbagliati. Ma è il risultato di quello che accade, perchè si permette a centinaia di migliaia di clandestini di delinquere e di terrorizzare interi centri abitati, di tenere sotto scacco le periferie, di gestire i mercati della droga e della delinquenza garantendo loro l'impunità. Questo è il solo fenomeno razzista che l'Italia oggi sta vivendo: quello al contrario.
La marcia di Macerata di oggi, denominata: "contro il fascismo", è una marcia ridicola: primo perchè il fascismo è una cosa morta e sepolta, e secondo perchè Macerata oggi doveva essere teatro di una marcia, una marcia vera, proprio contro questo tipo di immigrazione, non contro gli uomini di colore e di razza diversa, bianchi o neri che siano.
Proprio oggi, mentre tutta la sinistra e tutti i buonisti, che non capiscono nemmeno cosa stavano facendo all'interno di quella marcia, tanto sono lobotomizzati e tanto sono anestetizzati, sfilavano contro un inesistente fascismo, veniva chiusa l'indagine per l'omicidio di Pamela, ad opera di tre nigeriani clandestini, spacciatori di droga e in Italia a nessun titolo.
Oltre a Innocent Oseghale, già arrestato, sono stati fermati Lucky Desmond, 22enne e Awelima Lucky, 27enne, entrambi "regolari e richiedenti asilo", domiciliati rispettivamente in Montecassiano e Macerata, e quindi clandestini autorizzati ad esserlo.
Dopo che il medico legale ha inviato ieri sera una relazione con la quale ipotizzava l'omicidio, per loro i reati ipotizzati dalla procura di Macerata sono omicidio, vilipendio, distruzione, soppressione e occultamento di cadavere (di Pamela) e concorso in spaccio di stupefacenti, eroina e marijuana.
Con i due fermi eseguiti oggi "d'iniziativa della procura della Repubblica di Macerata, riteniamo l'indagine chiusa", ha detto il procuratore Giovanni Giorgio. I provvedimenti cautelari dovranno poi essere convalidati dal gip. L'inchiesta, ha precisato il magistrato, "coinvolge tre indagati" ed "è chiusa".
L'accelerazione dell'inchiesta sulla morte di Pamela Mastropietro si è resa necessaria per il fatto che "uno degli indagati si stava velocemente allontanando verso la Lombardia". Gli inquirenti non ne conoscevano l'identità, ma "solo un nomignolo convenzionale".
"Seguiamo evoluzione indagini, per i responsabili punizioni severe", ha assicurato il ministro dell'Interno Marco Minniti.
Ecco: mentre i trentamila, o cinquantamila o diecimila, non cambia niente, sfilavano contro chi o cosa non si sa, nessuno invece è andato dai genitori di Pamela a chiedere scusa, nessuno ha sfilato in suo ricordo, nessuno ha sfilato incazzandosi contro queste sacche di clandestini spacciatori, e soprattutto nessuno ha sfilato contro uomini, e qui non conta davvero il colore o la razza, che hanno drogato, stuprato, ucciso e smembrato una ragazzina di soli 18 anni.
Solo una marcia dei cretini poteva dimenticarsi di Pamela, perchè solo una marcia degli inutili ha potuto sfilare oggi, a Macerata, contro il fascismo: un fenomeno del passato e il cui ricordo fa ancora tanta paura a qualcuno, ma che ormai non è altro che l'ombra di se stesso.


 

SPARA AD IMMIGRATI A MACERATA.
SI ARRENDE E INDOSSA IL MANTELLO TRICOLORE: "W L'ITALIA"


 

E' nei primi rudimenti degli studi di Giurisprudenza, ed è previsto dal C.P. "chiunque istighi a commettere uno o più reati deve essere punito".
Già, ma chi punirà chi deve punire? Non è solo la mano di chi spara, ad essere colpevole, ma anche e soprattutto, chi quella mano l'ha armata con anni di politica razzista nei confronti degli italiani, con le folli dichiarazioni della Boldrini, con l'inaudita leggerezza con cui si permettono sbarchi senza controlli, con l'assurda inosservanza dei decreti di espulsioni e l'accettazione dei permessi di soggiorno scaduti.
Questo Governo dimissionario ha ingenerato l'odio e quel senso di impotenza che tanti cittadini faticano a contenere. Ha di fatto legittimato vere e proprie organizzazioni gestite da clandestini dediti allo spaccio di droga, alla luce del giorno, in ogni città e in ogni paese d'Italia.
Polizia e Carabinieri sono inermi di fronte a questo fenomeno, perchè sanno che non c'è Giudice che convaliderebbe i fermi, e così si è creato il paradosso della "legalità dell'illegalità", che solo il nostro paese, marcio nelle fondamenta, è riuscito a ingenerare.
Si è accettata la paura delle periferie dove le ragazze non possono più circolare senza temere stupri ed aggressioni.
Si è licenziato il capotreno aggredito dal clandestino perchè senza biglietto, e si è legittimato lo sfruttamento da parte della malavita organizzata di questi disgraziati che arrivano nel nostro paese e che non possono fare altro che quello. Ma quando il limite si supera, quando il margine di tolleranza viene meno, qualcuno "sbotta", ed è evidente che tutte queste incredibili concessioni e questo inaudito e finto buonismo, crei tensioni e reazioni sociali, e episodi e atti violenti come quello di questa mattina a Macerata dove a pagare sono quasi sempre gli innocenti, sia da un lato, che dall'altro della barricata. E' come mettere le volpi in un allevamento di galline e pretendere che non arrivi il contadino con il fucile.
L'orrore per Pamela, la ragazza 18enne smembrata, fatta a pezzi e abbandonata in due valigie è quel limite superato, è quell'inaccettabilità che non tutti riescono e a gestire pacificamente e senza fare pazzie. Non si può mai giustificare nessuno che prende un pistola e che spara alla gente: non si deve mai arrivare a questi livelli, ma si può, almeno in questo caso, cercare di comprendere il grado di esasperazione portato al massimo livello in qualcuno che non riesce a sopportare il sopruso.
Perchè diventa difficile sopportare l'idea di questa ragazzina, esausta, stanca e sfiduciata; che si affida ad un pusher clandestino perchè vittima della sua tossicodipendenza, maturata in una società che ai giovani non promette niente e non lascia intravvedere alcun futuro se non l'espatrio o la rassegnazione alla disoccupazione cronica, senza soffrirne.
Diventa addirittura impossibile immaginarla andare in farmacia a comprare un siringa per iniettarsi un mix di droghe che il pusher gli procurerà; e poi immaginarla mentre va in overdose (senza invece nemmeno poter immaginare il prima e il durante, perchè è davvero troppo) e pensare che forse poteva essere ancora salvata, e che invece di essere soccorsa viene lasciata morire, e che poi venga fatta a pezzi per far sparire ogni prova.
E magari immaginare di conoscerla personalmente, di averla vista passare qualche volta: non vi sembra abbastanza per perdere la testa?
Se quel maledetto pusher, come tutte le migliaia e migliaia di maledetti pusher liberi e del tutto intoccabili, fossero stati fermati e rispediti nel loro paese, oggi Pamela forse, e dico: "forse", sarebbe ancora viva; e oggi quel ragazzo non avrebbe di sicuro, e dico: "di sicuro", perso la testa e non avrebbe aperto il fuoco avvolto in una bandiera tricolore al grido, esasperato, di: W l'Italia.
Un'Italia marcia, falsa, che ha perduto qualsiasi logica e qualsiasi valore. Dove la clandestinità è diventata normalità e dove la normalità è punita e vessata da Equitalia, da tasse ingiuste, da disoccupazione, da fallimenti e suicidi, da totale mancanza di sostegno per i più deboli; una Italia fatta a pezzi, quasi come l'innocente Pamela,  dove gli italiani muoiono di fame e di freddo sotto i ponti e dove nessuno li aiuta, e dove semmai qualcuno li sgombera.
Mio caro Stato: anche tu sei colpevole dell'omicidio di Pamela, anche tu hai armato la mano di questo ragazzo andato fuori di testa, e anche tu ti sei macchiato del sangue degli innocenti, versato in virtù di una cosa sola: di un potere ottuso e stupido, il potere della vergogna.

IL MOMENTO DELL'ARRESTO DI LUCA TRAINI





IL MOMENTO DELL'ARRESTO DI LUCA TRAINI


APRE IL FUOCO
CONTRO GLI EXTRACOMUNITARI

Macerata - Dopo l'orrore del delitto di Pamela, un giovane, disperato, impugna una pistola e spara tra la folla agli extracomunitari: dopo due ore si consegna ai CC senza opporre resistenza. Arrestato il giovane italiano, 28 anni,  Luca Traini di Tolentino.
A bordo dell'auto i Carabinieri hanno rinvenuto una pistola Glock. Aveva un tricolore legato al collo.
«Quando l'abbiamo preso ha fatto il saluto romano e ha urlato "Viva l'Italia"», ha detto un agente della Polizia al momento dell'arresto.
Luca Traini, incensurato, è l'uomo a bordo dell'automobile dalla quale sono stati sparati alcuni colpi nel centro di Macerata. All'interno del veicolo è stata ritrovata una pistola Glock, regolarmente in suo possesso. Partito da Tolentino, il suo paese d'origine, avrebbe preso un caffè sulla superstrada e avrebbe detto alla barista: «ora vado a Macerata e faccio una strage». Traini, fermato dopo aver esploso due caricatori, è sceso dall'auto con un tricolore legato al collo, ha fatto il saluto romano e ha urlato «Viva l'Italia» davanti al monumento ai Caduti e si è consegnato alle forze dell'0rdine.
Almeno sei persone, tutte straniere, sono rimaste ferite (quattro potrebbero essere dimesse a breve, mentre due saranno opera-te). Tra loro anche una donna. Il ragazzo, ora accusato di tentato omicidio, ha aperto il fuoco da un'Alfa 147 mirando a persone di colore che trovava in strada. Traini era candidato con la Lega Nord alle comunali di Corridonia nel 2017, località dove si trovava la Comunità a cui si era rivolta Pamela. Non è escluso che Traini possa averla intravista, o conosciuta, ma i familiari della vittima hanno escluso questa possibilità. Lo zio di Pamela, Marco Verni, ha messo un punto fermo sulle voci che hanno iniziato subito a girare circa un possibile rapporto tra Luca Traini e Pamela: «lei non conosceva Luca Traini e non aveva mai avuto nessun rapporto di nessun tipo con lui. Era impossibile per lei avere rapporti con gente esterna alla struttura dove si trovava da ottobre».
Il sindaco di Macerata dopo la sparatoria aveva invitato tutti a non uscire di casa. Maria Letizia Marino, segretaria Lega della provincia di Macerata ha dichiarato poco dopo l'arresto di Traiani: "Luca ha frequentato la nostra sede per un po' di tempo e non aveva mai manifestato opinioni razziste. Sappiamo che da qualche tempo frequentava una ragazza romana con problemi di droga, tutto ci lascia pensare che fosse la povera Pamela Mastropietro", la 18enne uccisa e fatta a pezzi qualche giorno fa per la cui morte è accusato uno spacciatore nigeriano, Innocent Oseghale"



LUCA TRAINI

 





Pamela, la 18enne uccisa e fatta a pezzi
 a Macerata. Accusato e arrestato uno spacciatore nigeriano, Innocent Oseghale


 

 

 


TRUMP E' LO SCEMO DEL VILLAGGIO? MICA TANTO.

                                                                                                 


Ognuno ha il suo scemo, ed è una regola della natura, un principio cardine dell'ecosistema: qualsiasi villaggio, comunità; qualsiasi famiglia, qualsiasi club, squadra, condominio, gruppo o classe, ha il proprio scemo del villaggio. Non si scappa.
Quel furbacchione di Michael Wolff, l’autore di “Fire and Fury”, ha scritto un libro sostenendo che Trump è un idiota, e quel libro, intriso del nulla assoluto, di pagine bianche, ridondante di luoghi comuni degni di Fabio Volo, stravende e diventa Best Sellers in tutto il mondo. E bravo Wolff, lui si che non è affatto lo scemo di nessun villaggio.
Sul fatto che Trump invece sia proprio un pirla, per quanto mi riguarda, qualche dubbio mi viene. Non sta certo a me dirlo, ma facendo un semplice ragionamento mi pare proprio che sia tutt'altro che un idiota. E' ricco (e già qui diventa sempre difficile coniugare la ricchezza con l'idiozia, semmai è possibile farlo proprio con il cinismo e l'astuzia); ha una moglie strafica, è stato eletto Presidente degli Stati Uniti d'America ed è l'uomo più potente e conosciuto della terra. Ora: io credo che ci siano idioti molto più idioti di lui, più anonimi di lui, più poveri, più sfigati e soprattutto meno furbi di lui. Ad esempio ci sono gli idioti reali, incontrovertibili, che comprano quel libro: quelli sì che sono stupidi doc, e sono tanti, e sono in tutto il mondo. Si tratta di una "scemenza" di massa, planetaria.
Poi non dimentichiamo che noi abbiamo avuto Fonzie, l'uomo-pacco per eccellenza, quello che ha messo il canone Rai in bolletta e che adesso dice che toglierlo è una cosa giusta. Poi se vogliamo darci una occhiata anche intorno a noi e guardare i cugini inglesi, abbiamo avuto il Principe cornuto per eccellenza; e se guardiamo i cugini francesi abbiamo avuto il presidente che va dall'amante con il T-max e che si fa fotografare dai suoi servizi segreti. Conoscete scemi meno scemi di loro due? Io qualcuno. Noi abbiamo addirittura i Fazio-Littizzetto, i Tamaro-Saviano e migliaia di scemi del villaggio del tutto certificati, mica uno soltanto.
E chi siamo noi per dire che Trump, invidia a parte, e rosiconi a parte, sia un coglione? Ma chi di noi non ha avuto in famiglia il suo scemo prediletto molto più sfigato dell'uomo più ricco e potente del mondo?
Michael Wolff ha sdoganato il diritto mondiale dell'idiozia. Non sarà mai uno scrittore tipo Kundera o Gohete, d'accordo; ma che gli importa? Gli scemi sono quelli che comprano un libro che non è un libro, mica lui che non lo ha scritto e ci è pure diventato ricco. Chapeau Michael, congratulazioni!

 

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



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 SI E' SPENTO ALL'ETA' DI 74 ANNI, IL PRESIDENTE DELL'ASSOCIAZIONE NAZIONALE DEI CARABINIERI
DI COLOGNO

BRIGADIERE DIANA: PRESENTE!

Al funerale hanno presenziato tutte le istituzioni e tanti cittadini,
amici e conoscenti di Gesuè Diana, il Brigadiere "buono"

 

       


 

Cologno Monzese - Un uomo dello Stato che ha dedicato la propria vita a servire l'Arma dei Carabinieri: il Brigadiere Gesuè Diana è stato Sottufficiale alla stazione dei Carabinieri di Cologno Monzese per tanti anni, amato dai colleghi e stimato dai superiori, e dopo il congedo è stato eletto all'unanimità, Presidente dell'Associazione Nazionale dei Carabinieri nella sezione di Cologno Monzese.
Si è spento lunedì notte all'ospedale di Cernusco sul Naviglio. Da tempo lottava contro una malattia a cui non si è arreso facilmente: ha continuato a fare il Presidente di Sezione fino all'ultimo dei suoi giorni.
E' riuscito ad ottenere dal Comune di Cologno Monzese, dopo una lunga attesa e dopo reiterate richieste, la concessione dell'utilizzo dei locali attigui alla vecchia sezione dell'Associazione, che ha trasformato in un luogo di incontro tra Soci e simpatizzanti della Benemerita.
Ha attivato nel corso della sua presidenza una vera e propria task-force di volontari dediti alla sicurezza della città, fiore all'occhiello del Comune di Cologno Monzese.
Alla cerimonia funebre, a rendere l'estremo saluto al Brigadiere Diana, oltre a centinaia e centinaia di cittadini, amici e conoscenti del Brigadiere Diana, erano presenti tutte le le Istituzioni tra cui il Comandante del Gruppo di Monza dei Carabinieri, il Colonnello Simone Pacioni; il Maggiore Cataldo Pantaleo (ex comandante della Tenenza di Cologno); l'attuale Comandante della Tenenza, il Tenente Convertino e il maresciallo Paolo D'antoni, ex comandante della stazione di Largo Salvo D'Aquisto.
Presente anche il Sindaco di Cologno , Angelo Rocchi, il Comandante della Polizia Locale, Silvano Moioli, tutti i rappresentanti e i Soci dell'Associazione Nazionale Carabinieri di Cologno e tanti colleghi ed ex colleghi del Brigadiere Diana, l'uomo che tutti chiamavano il Brigadiere "buono", per via della sua straordinaria umanità e capacità di risolvere ogni situazioni lavorativa difficoltosa.
Un uomo dedito al suo lavoro e sempre disponibile per tutti, pronto a dare una mano in qualsiasi circostanza e amato e stimato anche dai cittadini.
Al passaggio del feretro il picchetto d'onore dei carabinieri gli ha rivolto il saluto militare, e un grande applauso ha concluso
la cerimonia.
Il Brigadiere Diana ci ha lasciati, ma nei cuori dei tanti amici e colleghi non smetterà mai di essere ricordato e sarà sempre presente in ognuno di noi.


 

 

 

 

 



Nelle foto, tra i tanti intervenuti alla Cerimonia Solenne per il Brigadiere Diana: il Sindaco Angelo Rocchi, 
il Colonnello Simone Pacioni, il Maggiore Cataldo Pantaleo, il Tenente Convertino e il maresciallo Paolo D'Antoni

                                                        

 



Alcuni momenti della cerimonia:

                                

  

 

 

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ESCLUSIVA DE L'AUDACE: IL CASO

Sfiorata la tragedia durante una escursione alle Cascate di Lillaz, nel comune di Cogne in Valle d’Aosta

                                                                                
  
 

I percorsi della passeggiata guidata e i cartelli (sopra). La panchina dove dormiva Francesca e il referto medico del P.S. (sotto)
 

      
 

La scarpata dove Francesca è caduta rotolando per 10 metri:

 

 

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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A PROPOSITO DI FALSE MOLESTIE: DONNE, ADESSO L'AVETE FATTA PROPRIO FUORI DAL VASO

                                                                                

Perchè le donne non capiscono le cose più ovvie e invece hanno capacità extraterrestri per comprendere le cose più complesse? Perchè devono ridicolizzarsi perdendo il terreno che, giustamente e a fatica, hanno conquistato?
Non lo capirò mai. Si banalizzano da sole con i luoghi comuni più mortificanti, e non si rendono conto che così facendo perdono di credibilità, anzichè acquistarne.
Lo scandalo del produttore americano: un vaso di pandora che scoperchiato ha messo in evidenza cosa? Chi? Ma che cazzate state dicendo? Dov'è la novità,il caso, la scoperta?


Asia Argento che tardivamente, e in totale assenza sia di visibilità che di contratti, denuncia lo stupro di vent'anni fa, La Trevisan che dice di essere scappata in lacrime dal Regista Tornatore. E Scaldali nel cinema, nelle TV, all'Onu, Alla CE, in Parlamento, nelle Banche, anche dal panettiere sotto casa. Tutti tardivi, tutte donne che ricordano stupri e molestie, ma del passato; tutte donne che non hanno avuto prima il coraggio di denunciarli. Tutte quante? Ma per favore, siete credibili come una moneta da tre euro, come le promesse di Renzi e le profezie di Berlusconi. Fate ridere. E pena. Più pena che ridere a dire la verità.

Cominciamo a vedere le cose per quelle che sono: che ci faceva Asia Argento in una stanza d'hotel con il produttore americano? E la Trevisan in una stanza con Tornatore? E non è forse vero che da quando esiste il mondo l'uomo ci prova con le donne, e che le donne decidono se starci (e se non ci stanno, e se quell'uomo con la forza la obbliga o la tocca senza il loro consenso, solo in questo caso si configura la violenza)?
Ma non può mai configurarsi violenza quando la donna, seppur controvoglia, si concede (anche se non del tutto soddisfatta di quello che, volontariamente sia chiaro, sta permettendo,in quel momento) proprio perchè le fa comodo, perchè in quel momento capisce che starci vuol dire avere un tornaconto o un vantaggio o un beneficio futuro.
Non si può "starci" e poi dire che non era quello che si voleva, solo perchè quel tornaconto, quel beneficio o quel vantaggio, è finito o non è mai arrivato.
Questa è disonestà signore belle, falsità e menzogna. Non altro.
Non si può sculettare, far capire con sguardi e allusioni che sì, insomma, si è più che disposte a concedersi per quel tornaconto che avevate in mente, e poi dire a distanza di tempo che non è così che è andata.

Ho lavorato per anni in televisioni private e giornali, e ne ho davvero viste di tutti i colori, e vi posso assicurare, sotto giuramento, che molte ragazze facevano la fila per farsi notare da questo o da quello (e non intendo per far notare le loro capacità professionali, perchè quelle si notano e parlano da sole), mostrando maliziosamente una scollatura, le gambe, facendo sorrisi eloquenti e senza motivo, sguardi languidi, o semplicemente cercando di intercettare il direttore in corridoio e mostrandosi dolcemente arrendevoli e disposte a tutto, anche davanti a terze persone.
Credete che queste cose le abbia viste solo io e che non sia così in ogni settore lavorativo? Se pensate davvero questo vuol dire che siete ciechi (o del tutto deficienti) o che siete semplicemente come quelle donne: false, bugiarde e in cattiva fede.


Se poi vogliamo dire che quel produttore cinematografico, quel regista, quel direttore, quell'uomo influente, sia un porco a cinque stelle, diciamolo pure; ma è secondario. Perchè è palese che il porco ci prova, proprio perchè è un porco, e non fa niente per nasconderlo; e se una donna sa che quello è il famoso porco, ma potente, non ci si deve strofinare contro, non deve fare la gattina in calore quando arriva lui, perchè è ovvio che il porco, che scemo non è, capisce, fa il suo mestiere di porco.

Troppo facile a scoppio ritardato denunciare, infangare, millantare, mentire, perchè gli stupri e le violenze, quelle vere, sono quelle che accadono, senza nessuna volontà delle vittime; sono quelle delle cronache sulle spiagge di Rimini ad opera dei congolesi, o quelle delle ragazzine di Roma intercettate con l'inganno su Facebook ad opera dei rom, o quelle del maniaco che prende le donne con la forza contro un muro facendo loro del male, e non quando un produttore viene circondato da oche che starnazzano e fanno la fila per finire nella sua stanza di hotel per mettersi in ginocchio negli angoli.

Basta donne, vi coprite di ridicolo così. Non vi crede nessuno, e fate la solita figura delle bionde che non sanno parcheggiare, o delle cretine che si stupiscono se un uomo, dopo la cena, le invita a a casa sua per mostrare la sua collezione di farfalle.
Non esistono le collezioni di farfalle, e lo sapete benissimo care donne, come sapete benissimo che non esistono uomini, sani,etero e normali, che invitano una donna a cena solo per passare l tempo. Così come sapete benissimo che non esistono produttori e direttori e registi che vi invitano in stanze di hotel per parlare di lavoro se prima avete fatto di tutto per fargli credere che siete disposte a tutto.


Smettetela di fare le cretine, ci credete soltanto voi. E invece di continuare a fare figure del genere, denunciate gli idioti, i bastardi, i maniaci, gli approfittatori, ma quelli veri: coloro che vi traggono in inganno, quelli che vi fanno del male, e tutta quella pletora di uomini non uomini che meritano pene medioevali.

Per il resto, lasciate perdere, vi squalificate, perdete tutto ciò che a fatica avete ottenuto fino ad oggi.

 

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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PAESE MIO TI LASCIO, IO VADO VIA. CHE SARA' ?

ITALIA, ADDIO. CONTINUA LA FUGA VERSO L'ESTERO: 124 MILA PERSONE, SOLO NEL 2016, SONO ESPATRIATE. UN AUMENTO DEL 15,4% RISPETTO AL 2015. OLTRE IL 39% DI CHI HA LASCIATO IL PAESE NELL'ULTIMO ANNO HA TRA I 18 E I 34 ANNI. E' LA "FUGA DEI CERVELLI?". NO, E' TUTT'ALTRA COSA. PURTROPPO.


ROMA - Mi vergogno come padre e come uomo, mi sento umiliato e tradito come italiano, e la cosa peggiore è che ne sono responsabile in prima persona, perchè è anche colpa mia, e non ci sono scuse. Ed è anche colpa tua, ed è anche colpa vostra. Siamo una generazione di falliti, di corrotti, di collusi e di venduti, di egoisti e di incapaci. I nostri figli vanno all'estero per trovare lavoro? Le famose "fughe di cervelli"? Macchè! Tutte cazzate.
La verità è che i nostri figli scappano proprio da noi, vanno all'estero perchè li abbiamo delusi, perchè gli abbiamo lasciato un paese invivibile e marcio nelle fondamenta; un paese insicuro, pieno di trappole, di violenza, di pericoli, di persone cattive.
Vanno all'estero perchè non sopportano più i nostri compromessi, il nostro qualunquismo e la nostra falsità, la nostra miseserrima esistenza di continuare a borbottare senza fare niente, Di continuare a subire senza intervenire. Non sopportano più la nostra falsità, i nostri divorzi, il nostro tirare a campare e l'aver scambiato il diritto per un favore come se fosse una religione, il nostro dare la colpa sempre a qualcun altro nel tentativo di giustificare la nostra inerzia e la nostra ormai cronicizzata incapacità. Ecco perchè i nostri figli vanno all'estero, ficcatevelo bene nella testa. Il lavoro è solo una concausa, un danno collaterale: spesso è davvero solo una scusa.
Nel 2016 sono espatriate 124.076 persone, un aumento del 15,4% rispetto al 2015. Ma la grande fuga da questo paese di merda, l'esodo, riguarda principalmente i giovani che sono ormai il 40% (quaranta-per-cento!) di chi ha lasciato l'Italia nell'ultimo anno.
I nostri figli scappano da noi. E sono proprio loro, i nostri ragazzi; e sono loro l'unica cosa che di buono e di bello abbiamo fatto, e noi li lasciamo andare via così, senza fare nente, senza cercare di fermarli. Li guardiamo prendere treni e aerei, impauriti e pieni di dubbi, delusi e confusi mentre tengono in mano biglietti di sola andata.
Che generazione di smidollati siamo, senza più religione, senza più famiglia, senza più patria e valori, e ora anche senza più figli. Ci sta bene, eccome se ci sta bene. Perchè non siamo più nemmeno degni della nostra storia, della stirpe togata di cui facevamo parte; non meritiamo più la consanguineità con i Leonardo, i Seneca, i Raffaello, i Meucci, i Volta, e i tanti italiani che hanno scritto la storia del mondo, perchè meritiamo solo il governo che abbiamo (si: quello clandestino dove i ministri digiunano per lo Ius Soli e dove i terremotati da un anno non hanno ancora un tetto vero sulla testa). Un governo che quando i nostri figli prepravano le valigie era troppo impegnato sulle "vere" priorità degl italiani (la riforma della costituzione e l'invasione dei clandestini, quelli veri) per occuparsi di un fenomeno che adesso è esploso e sta diventando un'emorragia.
La mobilità italiana è aumentata del 60,1% e questo la dice tutta e questo è il punto di non ritorno che nessuno capisce. Siamo ancora in tempo a fare qualcosa?
Che sarà? L'avrà trovata almeno Feliciano la risposta alla canzone che negli anni '70 lo rese famoso in tutto il mondo? Io non lo so.
Io so soltanto che i nostri figli ci stanno lasciando: scappano dei quei coglioni che sono diventati i loro genitori, me compreso, tu compreso, voi tutti compresi.

 

 

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'ITALIA DEGLI STUPRI: UNA VERGOGNA INFINITA.

L'ARMA CHIEDE SCUSA ALLE FAMIGLIE E ALLE DUE RAGAZZE AMERICANE PER QUANTO ACCADUTO A FIRENZE E LE FEMMINISTE MANIFESTANO INDIGNATE. MA SI DIMENTICANO DI INDIGNARSI PER RIMINI, ROMA, MILANO, BARI E POTENZA E PER TUTTI GLI ALTRI STUPRI AVVENUTI NEGLI ULTIMI MESI.


FIRENZE - Dopo le dichiarazioni shock del mediatore culturale all'indomani dei fatti di Rimini:"in fondo lo stupro fa male un po' solo all'inizio poi piace", e' stata la volta dell'avvocato Carmen Di Genio: "non possiamo pretendere che un africano sappia che in Italia, sulla spiaggia, non si può violentare una persona, perchè lui probabilmente non lo sa nemmeno."
E già queste due "perle" basterebbero a fare indignare tutte le femministe del mondo, ma loro no. Ancora non si indignano. Aspettano il caso dei due Carabinieri di Firenze per farlo, perchè si tratta di italiani e perchè sono appunto indagati due rappresentanti delle forze dell'ordine. Il corteo contro la violenza, composto da circa 400 persone, ha sfilato sabato nel centro di Firenze per dire "no" alla violenza sulle donne. Tra i presenti anche diverse studentesse straniere con cartelli: "my body is mine" (il mio corpo è mio) e "hold men to higher standards" (teniamo gli uomini su standard migliori). Durante il corteo sono stati urlati slogan contro il sindaco di Firenze Dario Nardella, soprattutto in forma di sfottò. L'iniziativa è stata organizzata dall'associazione "Non una di meno" e "Poco vestite non significa prostitute".
Ma fino a ieri dove erano finite le femministe indignate? Chi lo sa, e ci sono voluti i due Carabinieri accusati di stupro a svegliare le loro coscienze e a farle uscire allo scoperto. Come se i fatti di questa estate, gli stupri a suon di botte e calci e pietre e coltelli, non fossero ancora sufficienti. O come se quelle esternazioni deliranti del mediatore culturale e dell'avvvocato intervenuto a Salerno, non fossero sufficienti per indignarsi ancora di più.
Per quanto riguarda le due ragazze americane Il generale Delsette, Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, subito dopo aver appreso la notizia del presunto stupro a Firenze, aveva immediatamente dichiarato: "indipendentemente dall'esito delle indagini della Magistratura i due Carabinieri verranno sospesi e farò di tutto per farli congedare, anche se dovessero risultare estranei allo stupro per cui sono stati indagati, perchè erano in servizio e perchè il loro comportamento prescinde da tutto ciò che l'Arma rappresenta". E così è stato: i Carabinieri sono stati sospesi e l'Arma ha avviato la sua inchiesta interna, parallela alle indagini ufficiali. Ma non solo: il capo ufficio stampa dell'Arma dei Carabinieri, il colonnello Roberto Riccardi, ha pubblicamente fatto le scuse alla famiglia e alle due ragazze americane: "l'Arma dei Carabinieri chiede scusa a queste due ragazze e speriamo di recuperare con loro e con le loro famiglie".
I due carabinieri, sentiti in procura, hanno ammesso un rapporto sensuale ma "consenziente". Riguardo alle accuse di maschilismo che sono state fatte nei confronti dell'Arma, Riccardi ha spiegato che: "per noi è una novità relativamente recente l'ingresso delle donne nei nostri ranghi", avvenuto dal 2000, e "questo ci sta aiutando molto a vivere in modo completo il rapporto con l'altra metà del cielo: essere a contatto per lavoro, uscire di pattuglia insieme, avere responsabilità comuni, avere un comandante donna è istruttivo da questo punto di vista. Il maschilismo è sempre in agguato per chiunque ma spero che non sia un problema per l'Arma dei Carabinieri o delle Forze Armate in genere".
A proposito del fatto che i due carabinieri non siano stati arrestati il colonnello ha spiegato che: "queste sono decisioni dell'autorità giudiziaria, una misura cautelare ha bisogno del pericolo di fuga, inquinamento delle fonti di prova o pericolo di reiterazione del reato; queste sono valutazioni della procura della Repubblica che evidentemente fino a questo momento non ha ritenuti ci fossero questi presupposti. La giustizia sta facendo il suo corso nei confronti dei due carabinieri di Firenze ma nel frattempo l'Arma ha adottato un provvedimento immediato, forte, la sospensione dalle funzioni comporta il dimezzamento dello stipendio e di non lavorare. Si è deciso subito anche se le indagini erano nelle primissime fasi e l'accertamento completo delle responsabilità va ancora fatto. Questo chiaramente non ci tranquillizza e quindi non è soltanto l'episodio che dobbiamo considerare ma la possibilità che si ripeta e in questi casi l'Arma, che ha una struttura forte e sana dotata di anticorpi, riesamina sempre le sue procedure, i sistemi di controllo".


Il video del corteo delle femministe indignate a Firenze pubblicato su Repubblica.it:

https://video.repubblica.it/edizione/firenze/stupro-firenze-corteo-contro-la-violenza-poco-vestite-non-significa-prostitute/284780/285394?ref=RHRD-BS-I0-C6-P1-S1.6-F6

 


 

 

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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 ALL'INDOMANI DELL'APPROVAZIONE DELLA CAMERA PER IL REATO DI PROPAGANDA FASCISTA,
PROSEGUE LA "LOTTA" DI GOVERNO PER SBARAGLIARE, IN QUALSIASI MODO, L'OPPOSIZIONE

NON PASSA LO IUS SOLI:
BISOGNA FERMARE LA LEGA 

Salvini come Berlusconi: quando politicamente non si riesce
 a fermare il "nemico" arriva la scure della Magistratura

 

 


 

Roma - La lega deve essere fermata e Salvini deve essere reso innocuo, non c'è dubbio: così come accadde con Forza Italia e il Cavaliere. E se politicamente non c'è verso di fermare gli avversari scende in campo il killer del PD: le toghe rosse. Storia già vista e già sentita. Salvini e la Lega hanno sbarrato di fatto lo Ius soli, e proprio oggi che il Senato ha tatto dietrofront i rossotogati hanno calato l'asse di picche bloccando i conti di alcune sezioni della Lega, e non è che l'inizio della rappresaglia. La storia è vecchia e si trascina da anni, ed è quella della mancata restituzione al Parlamento di circa 59 milioni di rimborsi elettorali spariti e sui quali sono stati chiamati a rispondere il fondatore Bossi e Francesco Belsito, ex amministratore del Carroccio. E proprio mentre oggi Salvini festeggiava il flop dello Ius soli la notizia dei blocchi dei conti è arrivata come un colpo alla schiena, il solito colpo a trdimento del PD. "Sono stati bloccati i conti correnti di Imperia, Bologna, Bergamo, Sanremo e Trento - ha dichiarato Salvini - a fronte di 400mila euro, presunti, utilizzati da Bossi e i suoi figli e Belsito, nella causa che è arrivata a sentenza di primo grado questa estate. L'atto di oggi, di cui i vertici della Lega non erano al corrente perchè a noi non è stato recapitato nulla e non abbiamo nessun atto in mano, è la dimostrazione che la Lega deve essere fatta fuori, con qualsiasi mezzo".
E mentre Gentiloni sta cercando il modo di sdoganare ancora lo Ius soli, e mentre la Boldrini cerca di convincere tutti quanti che è una ricchezza per tutti noi, si cerca il modo di togliere di mezzo Salvini, di renderlo impotente, non credibile, perchè la Lega è il solo vero ostacolo, cioè il traino per tutti gli indecisi, contro la legge più sbagliata che il PD, a tutti i costi, vuole approvare prima di perdere le prossime elezioni.


Gentiloni: "Per lo Ius soli il nostro impegno rimane"

Il tema dello Ius Soli continua ad agitare le acque sia all'interno del Parlamento che nel Pd. "Cerchiamo di evitare almeno noi di strumentalizzare la vicenda, che è una cosa seria e riguarda la vita e i diritti di centinaia di migliaia di persone", scrive su Facebook Matteo Orfini, presidente dei dem, sottolineando che "l'unico modo per approvare lo Ius soli al Senato è mettere la fiducia" perché se si porta in aula senza fiducia significa "ammazzare lo ius soli". Parole che arrivano dopo il duro giudizio del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio che ha definito il dietrofront del Senato sullo ius soli come "un atto di paura grave".
"Non devo ricordare quando finisce e quando inizia l'autunno: è consapevolezza acquisita. Resto alle parole che ho detto alcune settimane fa. Siamo ancora in estate, l'impegno che abbiamo descritto rimane. E' un lavoro da fare", sottolinea il premier Paolo Gentiloni da Corfù al termine del bilaterale con Alexis Tsipras. "Non sovrapponiamo il tema in modo automatico degli sbarchi, dell'immigrazione al tema della cittadinanza - aggiunge il premier - Ci sono dei punti di contatto ma stiamo parlando di argomenti abbastanza diversi".
"Il provvedimento sullo Ius soli è nell'altro ramo del Parlamento ed aspettiamo di capire gli sviluppi. Ma penso sia molto atteso da molti giovani che sono nati in Italia che sono a tutti gli effetti italiani" e " credo sia conveniente per tutti farne dei buoni cittadini", dice la presidente della Camera Laura Boldrini. Lo Ius soli, ha detto Boldrini, "penso sia un provvedimento molto atteso da molti giovani che sono nati in Italia. Sono giovani che vanno a scuola con i nostri figli e dei paesi dei loro genitori non conoscono neanche la lingua, giovani che sono a tutti gli effetti italiani. Credo sia conveniente per tutti farne dei buoni cittadini".

"La propaganda fascista è reato". La Camera approva, ora la legge passa al Senato

Stupri, Forze dell'Ordine aggredite, pestaggi ai conducenti degli autobus, intere città e intere zone diventate roccaforte di clandestini e di rom. Droga e violenza e degrado sono quotidianamente in crescita e invece di ripristinare ordine e legalità, cosa fa il nostro governo? Semplice: niente. Perchè il male peggiore, secondo il PD, non è questo sfacelo sociale in cui l'Italia sprofonda quotidianamente, ma è la propaganda fascista. L'introduzione dell'articolo 293-bis del Codice penale ed è stato approvato in serata dalla Camera. Ora il testo, passato con 261 sì, 122 no e 15 astenuti, deve superare lo scoglio del Senato. Una vittoria per il deputato pd Emanuele Fiano, primo firmatario, che ha sempre sostenuto che "non è una legge liberticida, ma serve a mettere un freno ai rigurgiti neo fascisti e al ritorno dell'ideologia di estrema destra". Una sconfitta per chi, come il capogruppo di Fratelli d'Italia-AN, Fabio Rampelli, attacca il provvedimento perchè "vuole mandare in galera chi produce il vino 'bevo nero e me ne frego', introduce la persecuzione della libertà di opinione".
La legge prevede l'introduzione del reato che punisce "chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco". Una norma che estende la legge Scelba del 1952 e poi la Mancino del '93, portando la legislazione a contemplare anche gesti individuali da punire come il saluto romano e la diffusione di gadget. La nuova norma prevede "la reclusione da sei mesi a due anni", inoltre "la pena è aumentata di un terzo se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici". Come previsto, i numeri alla Camera non hanno riservato sorprese: legge è stata approvata con i voti a favore della maggioranza e della sinistra, contrari Forza Italia, Fdi, Lega Nord e M5S. I grillini, in particolare, hanno motivato il loro no parlando di "legge inutile e sbagliata, solo pura demagogia. Tanto tempo perso che poteva essere dedicato alle vere priorità del paese".
La legge Fiano è arrivata in aula in un momento particolarmente "caldo". La discussione era partita mentre balzava agli onori della cronaca lo stabilimento balneare di Chioggia trasformato dal gestore in una sorte di tempio del fascismo. Era luglio. Ma adesso, solo per citare l'esempio più eclatante, i giornali si sono occupati dell'intenzione del gruppo neofascista Forza Nuova di organizzare una "marcia" su Roma il prossimo 28 ottobre, anniversario della vera marcia che portò al governo Mussolini. Al Senato, però, gli equilibri sono più precari.


IL TESTO INTEGRALE DELL'ARTICOLO 293-BIS DEL CODICE PENALE : http://documenti.camera.it/leg17/dossier/Pdf/gi0485.pdf


 

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'EDITORIALE

 

SINISTRA ITALIANA SOTTO "SHOCK" PER IL MANIFESTO ANTISTUPRO.
MA NON PER GLI STUPRI.


Questa è bella: all'indomani della scia di stupri ad opera di migranti extracomunitari la sinistra italiana, del tutto silente sull'accaduto di questi giorni, a cominciare dalla signora Boldrini, ora alza la testa e punta il j'acuse, e si sdegna anche. Finalmente!
Sugli stupri ad opera dei migranti? Macchè. Il vero problema per la sinistra italiana è un manifesto apparso sui siti di Forza Nuova, altro che stupri! Si tratta di una manifesto diffuso dai canali social di FN, ed esplicitamente ispirato alla Repubblica Sociale Italiana. L'immagine è opera di Gino Boccasile, illustratore di inizio '900 celebre per i manifesti del regime fascista.
La ragazza polacca, la signora di Parma, l'anziana di Milano: di colpo passano in secondo piano perchè il vero pericolo adesso, il vero allarme sociale, non sono le orde di clandestini senza controllo e che presidiano intere zone del paese e che dettano legge e commettono reati impunemente. No, no: è il manifestino che ne indica la pericolosità il problema. Bisogna stare attenti a queste derive, bisogna intervenire duramente contro questi criminali.
E uno pensa: contro i migranti! Ma no, loro scappano da guerre immaginarie, e nel nostro paese hanno vita dura, e quindi bisogna capirli: se spacciano droga, se accoltellano poliziotti e carabinieri, se stuprano e rubano, se fanno risse e presidiano territori in ogni modo, se occupano le case, se sono violenti, se picchiano gli autisti degli autobus, bisogna aiutarli ed integrarli. Mentre chi ha messo il manifestino sui social è il cattivone, colui che attenta alla democrazia, all'ordine sociale.
Ma volete mettere la pericolosità di un manifestino sui social contro altri crimini? Vi rendete conto della gravità del problema? Qualche Magistrato imporrà la rimozione dell'immagine shock, magari lo stesso Magistrato che non condannerà gli autori degli stupri, dei pestaggi, delle occupazioni, dello spaccio di droga, delle risse. Questo è il nostro paese adesso, questa è la sinistra italiana. E quello che è peggio è che la gente, quelle poche persone normali rimaste, quelli che si indignano per gli stupri e non per il manfestino che dice appunto di stare attenti agli stupri, comincia a capire che ha perso.
I giovani vanno all'estero perchè qui non si trova lavoro, ma non solo. Vanno all'estero perchè questo paese gli fa schifo, perchè ne hanno paura, perchè è diventato un paese stupido e pericoloso. I pensionati vanno all'estero perchè con la pensione non arrivano nemmeno a metà mese e in altri pese europei campano dignitosamente? Certo, e quindi via giovani e via gli anziani. E dentro i clandestini: è una bilancia precisa: l'Italia si svuota degli italiani e si riempie di migranti. Che a loro volta vivono male perchè sono abbandonati sia dallo Sato che li accoglie che dagli italiani che non li vogliono. Sembra un paradosso, ma non lo è: è solo una situazione, scappata di mano, di degrado sociale e intellettuale di non ritorno; è un danno che non si potrà aggiustare.
E nel frattempo che si fa? Niente, semplicemente niente, si sta a guardare. E ci si sdegna contro chi dice che è sbagliato, magari sottovoce, e senza fare manifestini. D'altra pare abbiamo mediatori culturali, accreditati e pure pagati, che sostengono che in fodno lo stupro da un po' fastidio solo all'inizio, ma che poi comincia a piacere. E se avesse ragione questo idiota? Quindi nel dubbio seguiamo il suo consiglio: se questo governo clandestino (tale è, visto che nessuno lo ha eletto) ci stupra ogni giorno con questo comportamento ricordiamoci che il problema ci riguarda soltanto all'inizio. Magari poi comincia pure a piacerci. Magari.



 

 

Una approfondita analisi statistica, reale, e non viziata da pregiudizi e da finto buonismo, relativa al fenomeno degli stupri ad opera di immigrati, è stata pubblicata sul quotidiano online "Il Giornale.it":

Stupri, ecco i veri numeri: gli stranieri delinquono di più
Le violenze commesse dagli immigrati in proporzione sono quattro volte maggiori di quelle degli italiani

 

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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OPERAZIONE "FERRAGOSTO SICURO"


 I CARABINIERI DEL COMANDO PROVINCIALE DI MILANO HANNO INTENSIFICATO I CONTROLLI IN TUTTO IL TERRITORIO

SESSANTA ARRESTI
IN CINQUE GIORNI

 


 

        a cura della Redazione

 


Milano, 14 Agosto 2017 -   I Carabinieri del Comando Provinciale di Milano hanno intensificato i controlli sul territorio al fine di garantire un sereno Ferragosto ai milanesi rimasti in città, nonché ai turisti ospiti nel capoluogo e nell’area metropolitana.
Le attività si inseriscono in un vasto piano di controllo messo in campo con un’articolata serie di servizi, come concordato in sede di Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, presieduto dal Prefetto di Milano Luciana Lamorgese.
Alle quotidiane pattuglie si sono aggiun­te le specialità dei Carabinieri, coordinate dalla Centrale Operativa del Comando Provinciale di Milano, con specifici servizi nei pressi degli obiettivi sensibili già vigilati nell’ambi­o dei controlli anti-terrorismo: stazioni ferroviarie e della metropolitana, aeroporti, basiliche, monumenti e luoghi di aggregazione giovanile sono sorvegliati speciali. Si tratta di una presenza discreta, vigile e rassicurante di uomini e donne dell’Arma. Il dispositivo è completato dalle API, Aliquote di Primo Intervento, strumento operativo concepito sulla scorta delle esperienze maturate nei teatri internazionali caratterizzati dalla minaccia terroristica, impiegate in città ad assicurare una vigilanza dinamica agli obiettivi ritenuti più a rischio e ai principali luoghi di aggregazione.
Specifici servizi antidroga, anche con l’ausilio di unità cinofile, e antiborseggio sono stati previsti nelle aree di Co­rso Como, della Darsena e dei Navigli e delle Colonne di S. Lorenzo, interessate dalla movida, mentre i Carabinieri a cavallo vigilano sui principali parchi e sulle aree verdi della città, in particolare al Parco Sempione e al Parco di Monza, mete dei tradizionali pic-nic e delle gite fuori porta. Le pattuglie moto-montate, con la loro eccezionale mobilità, perlustrano le aree pedonali riuscendo a garantire un tempestivo intervento in ogni parte della città. Prevista l’attuazione di controlli con l’etilometro lungo le principali arterie di traffico e nei pressi dei locali notturni, al fine di contrastare il fenomeno della guida in stato di ebbrezza.
Nel centro cittadino, nelle principali mete turistiche e a bordo dei mezzi pubblici sono stati potenziati i servizi di contrasto ai furti e alle rapine, anche con l’impiego di militari in abiti civili. Particolare attenzione è dedicata al contrasto dei furti in abitazione, attraverso l’intensificazione di servizi preventivi ad alta visibilità, cui è affidato il compito di perlustrare le vie cittadine, effettuando numerosi e rapidi posti di controllo, in particolare lungo le strade più isolate e meno illuminate.
Dall’inizio dell’anno, delle oltre 3.000 persone tratte in arresto dai Carabinieri del Comando Provinciale di Milano, ben 732 sono i ladri e i rapinatori finiti in manette. Nello specifico, 531 sono stati arrestati per furto e 201 per rapina. Positivo anche il bilancio degli ultimi giorni, che fanno registrare ben 60 arresti per reati contro il patrimonio. In particolare, sono finite in manette 15 persone per furti in esercizi commerciali (10 italiani, 2 marocchini, 2 rumeni, un lituano, con età compresa tra i 21 e i 66 anni); 13 per furto in abitazione (8 georgiani, 1 lituano, 1 ucraino, 1 tedesco di origini kosovare, 1 cingalese, 1 italiano, con età compresa tra i 18 e i 35 anni); 11 per rapina in esercizi commerciali (4 italiani, 3 marocchini, 1 fra­ncese, 1 tunisino, 1 siriano, 1 etiope, con età compresa tra i 20 e i 67 anni); 11 per furti vari (5 italiani, 2 marocchini, 2 rumeni, 1 moldavo, 1 salvadoregno, con età compresa tra i 21 e i 53 anni); 8 per rapina a persona (3 italiani, 3 marocchini, 1 ecuadoriano, 1 ivoriano, con età compresa tra i 17 e i 57 anni); 2 per scippo (un marocchino 26enne e un italiano 34enne).
Gli ultimi arresti per furto sono stati eseguiti nella notte, nel capoluogo, in due distinte operazioni di servizio. In viale Gran Sasso, i Carabinieri del Nucleo Radiomobile hanno sorpreso un 23enne mentre rovistava all’interno di una vettura Honda dopo averne infranto un finestrino. In via Costantino Baroni, invece, i militari della PMZ della Compagnia Milano – Porta Magenta hanno bloccato due marocchini di 28 e 29 anni, irregolari sul territorio nazionale, che avevano appena asportato un borsone dall’abitacolo di una Citroen, dopo averne forzato uno sportello. Sempre nell’ambito dei controlli volti al contrasto della criminalità predatoria, durante la decorsa notte, a Cinisello Balsamo (MI), è finito in manette un 19enne albanese, già noto alla Giustizia, intercettato dai Carabinieri della Stazione di Bresso (MI), a bordo di una Mercedes rubata, con strumenti atti allo scasso e argenteria, ritenuta provento di furto, nel bagagliaio. In questo caso l’arrestato risponderà di resistenza e ricettazione.

       

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



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NEWS
 

COLOGNO MONZESE: IRREGOLARE SCIPPA NONNA CON BAMBINO
MA CAMPIONE DI ARTI MARZIALI INTERVIENE E LO ATTERRA


Cologno Monzese, 11 Agosto - E' andata male a un trentenne tunisino irregolare, pregiudicato, e a caccia di vittime facili: ha incontrato un campione di arti marziali che dopo lo scippo lo ha rincorso, bloccato, atterrato e immobilizzato in attesa dei Carabinieri.
E' accaduto ieri mattina in Via Visconti a Cologno Monzese. Una signora di 67 anni era a spasso con il nipotino per il centro di Cologno Monzese, quando il tunisino, che da qualche minuto la seguiva, l'ha aggredita per strappargli la collanina d'oro. Nello strappo della collana la signora è caduta a terra, trascinando con sè il nipotino. Il tunisino dopo essersi impossessato della catena d'oro si è allontanato ma il caso ha voluto che proprio in quel momento transitasse il campione monzese Andrea Galbiati, 45 anni, detentore di titoli europei e mondiali per la sua attività agonistica di istruttore di arti marziali. Galbiati è subito intervenuto e ha intimato al tunisino di fermarsi che, vistosi scoperto, ha cercato invece di darsi alla fuga. Dopo un inseguimento a piedi durato quasi fino alla piazza del comando della Polizia Locale, Galbiati è riuscito a fermare il tuisino, a metterlo a terra e a renderlo inoffensivo fino all'intervento degli agenti della polizia locale che lo hanno ammanettato in attesa dei carabinieri. La donna e il bambino sono stati portati al pronto soccorso dove sono stati medicati e dimessi con una prognosi di sette giorni per la donna e di un giorno per il bambino. Proprio nei giorni scorsi il sindaco di Cologno Monzese aveva annunciato che sul territorio non sarebbero più state tollerate presenze di clandestini irregolari e che chiunque fosse stato trovato a chiedere soldi o a creare situazioni di disagio sarebbe stato sottoposto al provvedimento del Daspo.

 

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Se un immigrato con un coltello incontra un poliziotto
con un telefonino, il poliziotto con il telefonino
è un uomo sospeso.

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TORINO,20 Luglio 2017: "Ecco le risorse della Boldrini". E il poliziotto viene sospeso. Nel video si vede una volante che "scorta" un extracomunitario che viaggiava in sella a una bicicletta nella corsia di emergenza dell'autostrada Torino-Bardonecchia. Nel filmato si sente una voce fuori campo che commenta: "Risorse della Boldrini, ecco come finirà l'Italia: tutti su una Graziella in autostrada a comandare". E ancora: "Voi che amate la Boldrini, voi che avete voluto questa gente... Goditi questo panorama, ecco le risorse della Boldrini: un tipo che pedala sulla Graziella pensando che fosse una strada normale, con le cuffiette in testa". Il video inizialmente era stato inviato in una chat privata ma poi ha iniziato a circolare su Facebook. E così i superiori dei due agenti in servizio hanno accertato chi fosse il colpevole e l'hanno sospeso, hanno aperto un procedimento disciplinare contro di lui e l'hanno segnalato alla procura di Torino che starebbe valutando eventuali ipotesi di reato. I vertici della polizia Stradale piemontese non hanno voluto commentare ufficialmente l'episodio, ma il poliziotto è già stato sospeso dal servizio e nei suoi riguardi è stato avviato un procedimento disciplinare.
Questo il link del video:
https://www.youtube.com/watch?v=kpMPDKrblPA

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GLI SPECIALI DE L'AUDACE


CONTINUA L'ODISSEA PER MIGLIAIA DI TERREMOTATI ABBANDONATI E DIMENTICATI DALLE ISTITUZIONI

IL COLPEVOLE
SILENZIO
 DELLO STATO   

 Sono passati quasi dieci mesi dalla tragica notte del 24 agosto 2016
e nulla è cambiato: tutto sembra ancora fermo a trecento giorni fa


 

         di Fabrizio Biondi

 


Amatrice, 13 giugno 2017 -  A volte, per raccontare una storia non occorre necessariamente partire dall’inizio, si potrebbe provare a raccontarla dalla fine, con l’ultima scossa di terremoto di qualche giorno fa, di magnitudo quattro, con epicentro vicino l’Aquila. Ma non sarebbe esattamente e proprio l’ultima scossa registrata, semmai l’ennesima di una lunga scia, perché partendo dalla notte del 24 agosto scorso ad oggi, sono state migliaia le scosse di assestamento, oscillanti tra una magnitudo di 2,5 e 4,2, e ormai chiamarlo semplicemente sciame sismico è puro eufemismo, perché si tratta di un vero e proprio incubo continuo per chi lo vive quotidianamente.
A inizio giugno ricordo ancora le grida e le urla tra gli abitanti di Arquata del Tronto, vittime designate dell’assegnazione di sole 26 casette provvisorie, avvenuta tramite un sorteggio dal sapore tragico e amaro.
A metà del mese di maggio, han fatto ritorno i tanti sfollati nelle loro zone di origine, dopo aver trascorso una parte di inverno e tutta la primavera ospiti degli alberghi della costa marchigiana. I gestori delle strutture alberghiere però, all’inizio della stagione turistica, han dovuto “sfrattarli” perché il turismo rappresenta la loro unica fonte di reddito.
Sarebbe difficile continuare a fare dei passi indietro senza inciampare in discussioni, mancanze, lacune, accuse reciproche delle parti in causa, disfunzioni e disservizi, tutto piovuto sulle spalle di persone già provate da tempo. Anche il Commissario Straordinario per il terremoto Vasco Errani sembra essersi accorto del malfunzionamento della macchina organizzativa per la ricostruzione, e più volte è stato sul punto di lasciare.
Sono passati ormai quasi dieci mesi da quella maledetta notte del 24 agosto 2016, eppure le polemiche continuano. La scossa assassina di magnitudo 6,0 con epicentro lungo la valle del Tronto, tra i comuni di Amatrice, Accumoli e Arquata, ha portato morte e distruzione in un territorio che abbracciava quattro regioni, Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. Due altre scosse del 26 ottobre con epicentri al confine umbro-marchigiano, tra i comuni di Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera hanno continuato a devastare e flagellare i territori già abbattuti.
Il 30 ottobre 2016 è stata registrata la scossa più forte, di magnitudo 6,5 con epicentro tra i comuni di Norcia e Preci. E’ stata avvertita distintamente in tutta la Penisola, arrivando a toccare perfino l’Austria e le coste balcaniche, avvicinando per intensità quella avvenuta nel 1980 in Irpinia. Il 18 gennaio 2017 è avvenuta una nuova sequenza di quattro forti scosse di magnitudo superiore a 5, con quella massima registrata pari a magnitudo 5,5 , e gli epicentri localizzati tutti in Abruzzo, tra i comuni aquilani di Montereale, Capitignano e Cagnano Amiterno. E’ la sequenza che ha provocato la sciagura dell’hotel di Rigopiano, con le vittime rimaste sepolte sotto le macerie dell’albergo investito da una frana.
Un resoconto che assomiglia a un bollettino di guerra. Una sequenza di eventi sismici che ha annientato le residue possibilità di sopravvivenza di moltissimi piccoli centri già martoriati dalle scosse precedenti. Un’economia fragile e poco supportata, basata sul turismo, piccolo commercio, artigianato, agricoltura e allevamento spazzata via in pochi mesi. E’ la stessa storia che si ripete ormai da tempo, come nel 1997 in Umbria, o nel 2009 a l’Aquila, con 300 morti e più di 65.000 sfollati.
Secondo i dati forniti dalla Protezione Civile, le vittime complessive sono state 299, con impegnati sul campo dei soccorsi la Protezione Civile, i Vigili del Fuoco, l’Esercito e il Volontariato.
Evidentemente non sono bastate, perché nei ricordi dei terremotati, risuonano sempre le stesse parole…”non vi lasceremo soli” , che ormai sembrano per tutti una offesa. A pronunciarle, sempre la stessa persona, l’ex presidente del consiglio Matteo Renzi, che aveva promesso soluzioni in tempi accettabili, casette per tutti, ricoveri provvisori per gli animali, assistenza, scuole, velocità di azione, in un tripudio di enfasi di potere.
E invece siamo ancora alle roulotte, ai camper, alle tende, ai cumuli di macerie fermi da dieci mesi che ancora testimoniano il dramma vissuto da persone che non riescono a vedere un futuro per la loro condizione di sfollati.
L’inverno appena trascorso ha falcidiato la già debole economia dei territori colpiti dal sisma, e le promesse di aiuti sono purtroppo rimaste una chimera per chi attendeva speranzoso una risoluzione rapida e funzionale. La bella stagione è ormai alle porte, ma mai come di questi tempi, con le lungaggini burocratiche a cui siamo abituati, il prossimo inverno sembra già a tutti noi ancora più vicino, per un governo che dimostra con i fatti di essere sempre più preda dei suoi interessi politici e giochi di potere, rispetto ai bisogni dei cittadini
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            Alcune immagini di Amatrice dopo le scosse

               
          Arquata, e a fianco una immagine dei primi soccorsi

          
         Le prime tendopoli e il viale di Amatrice: prima e dopo il terremoto

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'EDITORIALE

 

A PROPOSITO DELLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE....

Siamo alle solite, ce la danno a bere e noi ce la beviamo. Il vero problema è che tanti di noi ci credono per davvero: Grillo ha perso, il PD regge, il centro destra tiene e avanza?
Sono tutte balle.
Tutte incredibili e allegoriche e pietose bugie buone per gli anestetizzati da talent, da serial tv, da format, da reality. E' il dato per il qualunquista tipo, quello che non capisce niente e che poi segue il gregge più folto, senza appunto capire perchè lo fa "ma se lo fanno tutti un cazzo di motivo dovrà pur esserci no"?
Hanno perso tutti invece, e non ha perso nessuno, di fatto, perchè un dato che viene sfumato e poco strombazzato è proprio quello più importante, e cioè che ha votato solo il 60% degli elettori. Poco più di metà degli italiani aventi diritto, praticamente solo mezza Italia si è presa la briga di andare a votare ieri.
E questa è la vera sconfitta. Quella di tutti. Cocuzze e cocuzzaro.
Il 60% degli elettori sono, per la maggior parte, i prezzolati, gli addetti ai lavori, i pagati, gli iscritti ai partiti e ai movimenti, gli acchiappavoti; non contano niente quei voti, perchè non danno alcun senso a questa votazione, non esprimono il vero volere di un popolo che si astiene.
E' quel 40% mancante che fa la differenza e che sposta gli aghi della bilancia, che decide se Grillo ha perso e se il PD ha tenuto e se il Centrodestra è avanzato. Perchè le balle che sentite ai TG e quelle che leggete strillate sui giornali ,rappresentano soltanto i soliti conti senza gli osti.
Come si può spiegare diversamente la tenuta del PD? Un partito che ha tradito il paese, che lo ha preso con la forza e con l'inganno, che senza essere stato eletto non si scolla nemmeno con le cannonate?
Credete che Grillo sia defunto? Sbagliato: probabilmente i grillini erano al mare e al prossimo appello via web saranno tutti con i coltelli fra i denti e la matita in mano per il voto delle politiche.
E Berlusconi che come Lazzaro si è alzato ed è riemerso dalle tenebre? No dai, non scherziamo, smettiamola di fare finta, su. Italiani avete solo un potere, uno solo: quella matita e quella cabina elettorale: svegliatevi, smettete di farvi fregare e di farvi prendere in giro.
E' proprio ora di svegliarci, tutti quanti però.

 

 

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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ARMATI DI PISTOLE E DI MITRA HANNO RAPINATO UNA TRENTINA DI BANCHE

OPERAZIONE THE MUSK.
SGOMINATA LA BANDA "MASCHERATA"


Tre arresti e due indagati a piede libero. Hanno sparato sei colpi
 di pistola ad un Carabiniere che ha cercato di fermarli


 

 


GLI SPECIALI
di ANGELO COCLES


Milano - Traditi dall’acquisto di una maschera in lattice, una di quelle che acquistavano su internet e che usavano per fare le rapine a banche, supermercati e Gioiellerie. Gli investigatori della Sezione Rapine dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano hanno cominciato le indagini proprio seguendo questo indizio e dopo ricerche, pedinamenti e intercettazioni, hanno messo la parola fine all’escalation criminale di questa pericolosissima banda di rapinatori che emulava le gesta e i comportamenti della famigerata Banda della Comasina degli anni ‘70.
Organizzati, forti, giovani e potenti, decisi e cattivi; di giorno rapinatori e di sera dediti alla bella vita, con donne, droga e champagne; ma soprattutto con la sensazione di essere invincibili tanto da sparare ad un Carabiniere e poi vantarsene fra loro come se fosse un trofeo, un risultato per cui brindare.
In manette sono finiti Vari Viotti, nato a Milano, 27 anni; Claudio Viotti, nato a Milano, 29 anni; Davide Graziano, nato a Milano, 26 anni; Nicholas Ghizzardi, nato a Milano 27 anni; Davide Meloni, nato a Milano, 28 anni.
L’analogia con la banda della Comasina di 40 anni fa è proprio per lo stile di vita e il modus operandi dei rapinatori e per il territorio dove operavano e vivevano gli arrestati: i quartieri Quarto Oggiaro e tutta quella periferia milanese dove ancora si respira l’aria della banda Vallanzasca. Ma da allora i tempi sono cambiati e sono cambiate sia le tecniche e il comportamento dei rapinatori, che quelle degli investigatori: oggi c’è Internet i telefoni cellulari, le sofisticate attrezzature di intercettazione e di geo-localizzazione. E proprio la rete di Internet è costata cara a tutta la banda.
Mentre negli anni ’70 la banda del bel Renè aveva problemi di concorrenza con la banda di Francis Turatello, che ai tempi era attiva in tutta Milano e a capo di numerosi traffici, questi nuovi banditi “mascherati” non avevano invece rivali e agivano indisturbati perché determinati e con quel delirio di onnipotenza che danno le armi, la droga, i soldi e nessuno osava contrastarli.
A tutt’oggi le rapine scoperte e portate a termine dalla “Banda delle Maschere” sono ben 26, ma ce ne sono altre che potrebbero essere ricondotte all’operato della banda, così come altri complici finiranno presto tra le maglie della giustizia. I colpi, tutti realizzati in Milano e nello stretto hinterland milanese, hanno interessato principalmente gli Istituti Bancari ma anche qualche gioielleria e punti vendita Compro oro. La loro tecnica era ormai seriale e consolidata. Agivano veloci e sprezzanti del pericolo: entravano in banca armi in pugno indossando maschere di lattice e costringevano i commessi o il direttore a farsi consegnare tutto il denaro possibile. Terrorizzavano chiunque cercasse di non obbedire ai loro ordini e se costretti sapevano usare anche le maniere forti. Avevano pistole e fucili e se messi alle strette non esitavano ad aprire il fuoco contro chiunque, forze dell’ordine comprese. Dopo essersi impossessati del denaro fuggivano sempre dal retro della banca dove i loro complici li aspettavano con il motore accesso a bordo di grandi scooter rubati, per essere più veloci e agevoli nella fuga. Dopo i colpi nascondevano le armi all’interno di un box dove poi andavano a riprenderle il giorno della rapina successiva. Nelle perquisizioni in quel box i Carabinieri hanno infatti rinvenuto un fucile calibro 12 a canne mozze, due pistole semiautomatiche e proiettili e cartucce sufficienti per fare una guerra.


L’AGGHIACCIANTE INTERCETTAZIONE DOPO LA SPARATORIA CON I CC.
Il conflitto a fuoco con i Carabinieri si è verificato al termine della tentata rapina nella banca USI di Trecate. Un componente della banda è entrato in Banca e ha ordinato ad un cassiere di sbloccare la bussola della porta di ingresso per consentire l'accesso al complice che per tutto il tempo è rimasto accovacciato nei pressi della cassa per controllare la porta di ingresso e il comportamento degli ostaggi. Il primo rapinatore ha ordinato ai dipendenti di impostare il timer d'apertura dei bancomat e della cassaforte. Il direttore dell'agenzia, in quel momento nel suo ufficio e al telefono con un cliente, quando ha realizzato cosa stava accadendo ha interrotto la telefonata ma non ha riagganciato la cornetta. Il suo interlocutore si è reso conto di quanto stava succedendo e ha chiamato il 112. Pochi minuti dopo una pattuglia dei Carabinieri della Stazione di Cornaredo ha raggiunto la banca e i due militari sono scesi dall’auto, e avvicinadosi all'istituto di credito hanno visto il rapinatore con la maschera nei pressi delle casse e hanno subito chiesto rinforzi. Anche i rapinatori si sono accorti di essere stati scoperti e hanno ordinato ai dipendenti della banca di aprire l'uscita di sicurezza posta sul retro dell'banca.
Sono usciti e hanno raggiunto il loro scooter sperando che i Carabinieri li aspettassero davanti all’ingresso principale. I militari però avevano intuito iche i rapinatori avrebbero tentato di scappare dall’uscita posteriore e li hanno affrontati. Un Carabiniere, quando ha visto che i rapinatori erano armati, ha intimato loro di arrendersi e ha sperato due colpi di pistola in aria, ma uno dei rapinatori ha aperto il fuoco su di lui sparando sei colpi e riuscendo a colpirlo alla gamba destra. Il carabiniere è caduto a terra ferito e il suo collega lo ha soccorso tentando di sottrarlo dalla linea di fuoco dei rapinatori che dopo aver sparato sono riusciti a scappare a bordo dello scooter.

Questi sono solo alcuni estratti agghiaccianti della intercettazione ambientale avvenuta, dopo la sparatoria, sull’auto del rapinatore che ha aperto il fuoco contro il Carabiniere mentre parla con uno dei complici della banda:
Yari: sai che bello quando... aver fatto ... nel senso... aver tirato, no?
Nicholas: sei contento, no?
Yari: no non contento, però tipo una cosa... per dire minchia, una cosa, tipo tra me e me... poi sono
fissato, oh minchia, tipo ce l'ho fatta pezzo di merda... non tu a me, capito?
Nicholas: si si bravo...
Yari: anche per avergliela messa in culo! che loro vengono fuori convinti, capito? Che già c'avevano messi nel culo! Ma io... come si dice, quando siamo usciti dal retro, io ero convinto, nel senso tu... eravamo convinti che loro ci aspettavano. all'uscita. all'entrata, capito? uno di qua, uno di qua, capito? così noi uscivamo e loro ci pigliavano cosi .. ho detto cazzo... sono uscito, c'avevo il ferro in mano... ero convinto che forse sapevano anche loro che forse c'era un retro... niente alla fine ho fatto cosi... un colpo secco... tanto se non sparo io, ci sparano loro, io in mente avevo già pensato io esco... a quello. al primo lo becco dietro la schiena, perchè lo becco subito, lo becco!
Nicholas: eh si...
Yari: e all’altro ce l'ho di fronte, però gli faccio pam pam che poi ho detto il primo me lo secco al volo, e l'altro... l'altro lo tiro, vaffanculo... finché non lo prendo! invece la fortuna... erano alla macchina erano, erano fuori dalla macchina che parlavano con la radiolina, cazzo né so dal finestrino, appena ci hanno visto correre verso la moto, sono venuti subito e quello fa: fermi... a terra... a terra... pam pam in aria cosi, ho detto minchia, Gas ha acceso la moto...
Nicholas: culo eh?
Yari: minchia! ha detto ferma a terra, ferma a terra, così... minchia... C'era quello con la portiera aperta con il braccio in mezzo qua... capito come? cosi! E l'altro davanti alla macchina. Comunque, io appena mi sono girato, vaffanculo... pam ,pam, pam. Ti senti sicuro dentro quando... noi eravamo dentro. io li ho visti con i miei occhi che facevano cosi e guardavano dentro le vetrine...
Nicholas: mamma mia!
Yari: chissà, chissà cosa avrà detto... "minchia, mi sono messo il giubbotto... il giubbotto anti-proiettile per niente, no?"
Nicholas: eh, minchia, come fai!
Yari: si, avevano il giubbotto anti-proiettili quello, sai... quello corto avevano! Capito? E io l'ho preso all'addome e gli è uscito alla chiappa, gli è uscito!
Nicholas: minchia...
Yari: io ti dico la verità, non è che ho... non ho puntato alle gambe, io ho puntato a caso!
Nicholas: e si eh!
Yari: nel senso ho puntato ad altezza uomo diciamo dai! cosi bum-bum
Nicholas: chi prendo, prendo...
Yari: chi prendo, prendo... bene... infatti, io per forza, io ogni volta che devo andare a fare un lavoro,
sempre il ferro , sempre, non si sa mai... Oh, quello m'ha portato a casa eh!
Nicholas: mh!
Yari: ci sparavano alle gomme, qualcosa... già, già che ti metti a fare la pagliacciata che ti metti
A sparare in aria, sicuramente... io poi ho pensato in quel momento, minchia, io so che di regola
funziona cosi: prima ti avvisano, capito?
Nicholas: e si, eh!
Yari: L'unica palla è che, una volta che minchia... Spari e lo becchi, eh eh, devi buttare
via il coso... minchia era precisa quella, cazzo! spero di ritrovarne un'altra... ti giuro, spendo anche 1.500 euro, non mi interessa, ma la voglio!



MESI DI INDAGINE
Le complesse e articolate indagini svolte attraverso intercettazioni, la verifica dei tabulati dei numerosi telefono intestati a prestanome e nomi fittizi che i componenti della banda utilizzavano, hanno consentito l'individuazione dei primi componenti del sodalizio criminale.
La fondatezza della tesi investigativa, e cioè trovare su internet i fornitori delle maschere e scoprire come i rapinatori riuscissero ad acquistarle per poi farsele consegnare, è stata successivamente confermata da tutti gli incroci dei numerosi dati raccolti dalla lunga e complessa indagine investigativa.
In diciassette rapine, uno dei rapinatori indossava una maschera di lattice che i carabinieri hanno individuato su uno dei tanti portali internet presenti in rete. Una maschera identica a quella usata nelle rapine riprese dai circuiti di sorveglianza video delle banche, è stata individuata: denominata “TOM – 531”, di puro lattice e dal costo molto elevato, risultava essere stata spedita a Milano presso un nominativo fittizio e inesistente. Ma dopo una attenta ricostruzione gli investigatori sono riusciti a scoprire che le consegne delle maschere avvenivano sì a nomi fittizi, ma venivano ritirate da persone che si spacciavano per quei nominativi inventati.
Lo stesso dicasi per la maschera modello "PROFESSORE" acquistata due volte a distanza di pochi mesi da acquirenti che hanno fornito un numero telefonico la cui utenza risultava intestata ad un nominativo inesistente ma residente allo stesso indirizzo dove i Carabinieri avevano già individuato una delle probabili basi di copertura del capo della banda.
 

Per le immagini,  i video e tutte le "carte" e gli approfondimenti dell'indagine
 

 

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'EDITORIALE

 

ORA CHE....
La Corte di Cassazione ritiene che un pluriomicida di uomini donne e bambini abbia diritto alla libertà per poter morire "dignitosamente"; ora che i terroristi islamici sono riusciti a fare 1500 vittime a Torino senza esserci mai nemmeno stati in quella piazza a Torino; ora che i Giudici indagano i Carabinieri perchè sparano ai rapinatori e ora che gli stessi Giudici liberano i rom che uccidono i rom; ora che i politici di questa legislatura hanno finalmente maturato i diritti di fine legislatura per la loro pensione d'oro e quindi gli italiani potranno votare; ora che Renzi si è ripreso il Pd e sta già pensando alla nuova bugia per i suoi prossimi elettori. Ora che Luciano Ligabue ha fatto in tempo ad avere un futuro e ora che J.Ax e Fedez ci assicurano che le ragazze hanno tutte il grilletto facile.
Ora che nessuno compra e legge più i classici ma svettano nelle classifiche autori nostrani di carrozzoni politici che  il nulla siderale lo hanno messo addirittura nero su bianco; ora che tutte le televisioni mentono apertamente senza nemmeno doversi sforzare di fingere di non farlo; ore che il buonismo e la tolleranza nei confronti dei migranti, anche per quelli  che non scappano da nessuna guerra, è imposto dalle Prefetture, e non come sentimento, ma come Ordine, e ora che, finalmente, i nostri figli dovranno fare 12 vaccinazioni obbligatorie altrimenti ce li porteranno via.
Ora che abbiamo tutto, e non abbiamo più niente. Ora che siamo finalmente liberi di non essere liberi. Ora che siamo diventati i primi degli ultimi idioti...
Credo proprio che sia giunta l'ora di ritornare ad onorare i nostri antenati, i nostri uomini e donne che hanno scritto e riscritto la storia del mondo in tutte le arti, in tutte le invenzioni, in tutte le conquiste. Perchè, credetemi, è proprio arrivato il momento in cui gli italiani tornino ad essere ancora italiani.
Per una volta ancora, prima che questo paese sprofondi del tutto in questo baratro di nichilismo, menzogna, qualunquismo e vergogna.
 

 

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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SGOMINATO DAI CARABINIERI DEL NUCLEO INVESTIGATIVO DI MILANO

IL CARTELLO DELLA DROGA
“MILANO-COLUMBIA”


L’indagine durata più di due anni ha permesso 19 arresti e lo smantellamento di una potente organizzazione radicata in tutto il mondo. Ad Arluno la base logistica


 

 


di Angelo Cocles

Milano – I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Milano e del ROS di Brescia hanno dato esecuzione, nelle province di Milano, Monza e Brianza, Alessandria, Catanzaro, Roma, Varese, Vercelli e contestualmente in Germania, a una ordinanza applicativa della misura cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Milano, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 21 persone (di cui 20 italiani e 1 colombiano), ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, aggravata dal metodo mafioso, e di numerosi episodi di traffico di sostanza stupefacente del tipo cocaina. Le persone arrestate sono 19 ma secondo gli investigatori, per i mancanti due indagati, è solo una questione di giorni.
Si tratta di: Marcello Adreacchio, Nicandro Augello, Antonio Berardi, Alfio Di Mare, Damiano Emanuele, Antonio Ferrandi, Francesco e Saverio Giualtieri, Nicola Guido, Francesco Maiulo, Davide Mazzerbo, Claudio Muccari, Briuno e Giuseppe Palamara, Raffaele Procopio, Nicola e Agazio Samà, Antonio Traettino e Agazio Vetrano, Juan Carlos Hohmann e Francesco Riitano. Tutti di età compresa tra i 30 e i 55 anni e provenienti o nativi dalla Calabria ad eccezione del columbiano Carlos.

Il via all’imponente operazione ha preso spunto da un sequestro di 400 kg. di cocaina trovati in un container al porto di Genova ed all’arresto in flagranza, il 26 settembre del 2015 in via Monte Nevoso a Bareggio (MI), di Raffaele Procopio, trovato in possesso di 30 kg. di cocaina nascosti in un doppiofondo di una Mercedes classe B intestata a Agazio Vetrano, che ha consentito di far emergere l’esistenza di un sodalizio radicato in Arluno (MI) e collegato all’articolazione territoriale della ‘ndrangheta denominata “GALLACE”, ramificatasi in Lombardia e nei comuni di Anzio e Nettuno con al vertice Vincenzo Gallace, recentemente condannato con sentenza definitiva alla pena dell’ergastolo con isolamento diurno in qualità di mandante dell’omicidio premeditato ed aggravato ai sensi dell’art. 7 L. n° 152/90 ai danni di NOVELLA Carmelo (importante esponente della ndrangheta ritenuto capo de “La Lombardia”) avvenuto a San Vittore Olona il 14 luglio 2008.
Nel piccolo comune di Arluno alle porte di Milano era stata allestita la base logistica dell’organizzazione strutturata in un complesso abitativo costituito da diversi appartamenti riuniti attorno ad una corte utilizzata sia per lo stoccaggio della droga che per tutte le riunioni. Si tratta di un luogo strategico che ben si presta a tale utilizzo in quanto particolarmente appartato e dotato di un unico accesso da una stradina stretta a fondo chiuso facilmente controllabile.
Da quanto è emerso dalle indagini, l’associazione è operante almeno dal 2013 nella compravendita della cocaina proveniente dal sud America e nel tempo ha allargato la rete di fornitori esteri, per lo più colombiani. Il gruppo si avvaleva per il trasporto della droga e del denaro in contante, di numerose autovetture munite di doppiofondo e spesso intestate a persone incensurate ma comunque riconducibili al sodalizio, così come accertato dai sequestri avvenuti il 26 settembre ed il 20 novembre 2015, nonché di una rete di officine e carrozzerie compiacenti in grado di effettuare le modifiche strutturali ai mezzi e le bonifiche volte a rintracciare la presenza di microspie.
Ma questo non ha impedito ai Carabinieri di svolgere una attenta e minuziosa indagine di pedinamenti e di intercettazioni. Da una di queste emerge la sicurezza di uno dei componenti della banda: “ho messo un antifurto che mi è costato tanto, ma ogni volta che qualcuno tocca la mia macchina, anche solo se tenta di aprirla, mi arriva un messaggio così io so che qualcuno è entrato in macchina. Non mi importa quanto costa ma così sono sicuro perché quelli sicuramente ci stanno dietro e non voglio correre rischi”.
Anche per quanto riguarda i telefoni, le comunicazioni via chat e le mail, l’organizzazione si era premunita con l’uso di telefoni blackberry a cui vengono associate delle schede sim statunitensi. Si tratta di un sofisticato sistema di comunicazione che garantisce da possibili intercettazioni in quanto munito di un software che permette, da un lato, di criptare e rendere dunque non intercettabile il contenuto delle comunicazioni telematiche e, dall’altro lato, di cancellare da remoto le conversazioni in caso di intervento delle Forze dell’ordine.
Anche in questo caso però, tutte queste precauzioni non hanno impedito ai Carabinieri di entrare nel sofisticato e più che blindato apparato di sicurezza dell’organizzazione. In una intercettazione telefonica uno degli affiliati dice: “stai tranquillo questo software costa 3000 euro, ma vale la pena spendere questi soldi. E’ sicuro: mandi una mail e se ti intercettano il server di ricevimento sembra essere magari a Cuba e poi in altre località e nessuno potrà mai risalire a noi”
L’organizzazione si avvaleva di collaboratori, quasi tutti pregiudicati e oltre agli arresti effettuati, altre persone sono state segnalate e controllate. In tutto l’organizzazione poteva contare su una cinquantina di persone che a vario titolo aiutavano il sodalizio affinchè la struttura funzionasse a dovere. Ognuno degli arrestati poteva contare su somme ingenti di denaro e disponeva di una struttura di comando a sè, ben definita e abbastanza flessibile.
Tra le varie documentazioni fornite dagli investigatori all’Autorità Giudiziari è stata, documentata l’esistenza di una trattativa diretta all’importazione dall’estero, verosimilmente dalla Colombia, di un ingente quantitativo di cocaina ed è stata monitorata la consegna in Spagna di 1.250.000 euro in contanti ad emissari di cartelli colombiani, destinata all’acquisto di una grossa partita di cocaina. Tale operazione vede coinvolta l’associazione costituita dagli odierni indagati nel ruolo di “capocordata”, ovvero di collettore del denaro, di interlocutore con i fornitori stranieri e di organizzatrice del trasporto che, da quanto emerso, sarebbe dovuto avvenire tramite aeroplano.
Tra i numerosi collaboratori di questa radicata ed estesa organizzazione vi è anche un dipendente di una compagnia aerea in grado di accedere all’interno dell’Aeroporto Internazionale di Milano “Malpensa”, al fine di facilitare il trasporto e l’arrivo della droga.
L’organizzazione escogitava continui e nuovi accorgimenti per eludere i controlli di polizia e per riuscire a riciclare il denaro che scorreva a fiumi dati gli ingenti quantitativi di droga che circolavano.

Così viene descritta al P.M. la tipologia degli incontri e dell’attenzione posta dagli affiliati dell’organizzazione: “nel complesso sono stati documentati attraverso servizi di pedinamento e di intercettazioni ambientali una serie di incontri prottrattisi con modalità ripetitive e tipiche dei sodalizi criminali operanti nel campo del narcotraffico. Si tratta di appuntamenti del tutto estemporanei caratterizzati dall’assenza di precedenti conversazioni telefoniche sulle utenze ufficiali degli indagati che pure erano sottoposte ad intercettazioni da mesi. La scelta dei luoghi strategici spesso era ricorrente: centri commerciali, strade a fondo chiuso, spiazzi adiacenti ad esercizi commerciali nel corso dei quali sono state intercettate comunicazioni che hanno come argomento comune lo studio di nuove strategie per eludere i controlli di polizia e il conteggio dei soldi, la consegna di somme di denaro o di cellulari Balckbarry, o la comunicazione di un imminente arrivo di materiale, mai meglio specificato durante questi incontri”.
Gli affiliati hanno sempre fatto incontri brevi realizzati anche in scali aeroportuali e comunque in luoghi di difficile intercettazione. Generalmente questi incontri avvenivano da parte di due coppie di affiliati e avveniva quasi sempre una consegna di borse. Sono infatti numerosi gli incontri documentati in cui viene evidenziato il passaggio di denaro e nelle intercettazioni si sente addirittura il fruscio del conteggio dei soldi. “

Tutte le autovetture dei componenti della organizzazione erano finemente attrezzate con vani invisibili per il trasporto di droga e denaro, e la fattura di questi lavori era perfetta, realizzata da meccanici e carrozzieri compiacenti individuati e nel lungo elenco che i Carabinieri hanno allegato nella loro informativa ai Giudici.
 

Per gli approfondimenti e i video: http://www.affaritaliani.it/cronache/ndrangheta-blitz-contro-traffico-cocaina-arresti-tra-milano-e-catanzaro-480561.html

 

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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ARRIVA LA "LICENZA" DI DIFENDERSI.
MA SOLO UN POCHINO E SOLO DOPO LE 22


Il testo approvato con 225 Sì. Ora passa al Senato. Salvini, allontanato dalle tribune, inscena sit-in a piazza Montecitorio. Costa: "Legge a tutela della famiglia".

 
 

 


Roma, 4 maggio 2017 -  Ladri, rapinatori, stupratori, aggressori, gang's e balordi di ogni tipo protestano e minacciano: "Non è giusto che dobbiamo cambiare orario, a noi piace delinquere dopo il crepuscolo, è così da sempre! Ma che cosa vuol dire che dopo le dieci di sera qualcuno potrebbe pure spararci e non risarcirci, e soprattutto potrebbe non essere arrestato? Ma che legge è questa?"
Appunto, ma che legge è questa? Come da previsioni e nonostante il no di Silvio Berlusconi, la proposta di legge che riconosce come legittima difesa la reazione alle rapine notturne ottiene il primo via libera del Parlamento. L'aula della Camera ha approvato infatti la nuova legge con 225 Sì, 166 No e 11 astenuti. A favore hanno votato Pd, Ap, Civici e innovatori. Contrari M5S, Forza Italia, Lega Nord, Mdp, Sinistra Italiana-Possibile e Fratelli d'Italia. Astenuti Centro democratico e Psi.
La discussione ieri in aula è andata avanti faticosamente fino al punto di svolta: l'emendamento con cui il Pd ha messo d'accordo i centristi e inizialmente anche Forza Italia, mentre la Lega Nord ha continuato a dare battaglia. Poi il dietrofront del Cavaliere, che ha seguito la linea leghista dell'automatismo fra assalto in casa e legittima difesa (giorno o notte che sia) e ha bocciato le modifiche proposte dal relatore di maggioranza David Ermini (Pd).
Gli emendamenti dei democratici hanno comunque ampliato la possibilità di ricorrere all'uso delle armi da parte della vittima. Il primo emendamento, infatti, prevede che per la vittima di un'aggressione la reazione è considerata legittima difesa, quindi anche possibile con le armi, quando si verifica "di notte", con "violenza sulle persone o sulle cose". Il secondo, invece, precisa l'esclusione della colpa di chi reagisce "in situazioni di pericolo attuale per la vita, per l'integrità fisica, per la libertà personale o sessuale". Infine, nel caso in cui chi ha esercitato la legittima difesa sia stato indagato ma venga assolto, tutte le spese processuali e i compensi degli avvocati saranno a carico dello Stato. Un onere per l'erario stimato in 295.200 euro a decorrere dal 2017.
E' una "leggicchia" a metà, che non vale nulla, che ancora è del tutto modificabile, perchè ancora adattabile a seconda del Giudice che la interpreta. Non ci siamo ancora, perchè la legittima difesa non è ancora prevista come tale e sempre giustificata a prescindere. Se qualcuno cerca di entrare in casa di altri con la forza, che sia mattina o giorno o notte, deve sapere che può essere ucciso e che la vittima non deve chiedersi che intenzioni abbia uno che sfonda una porta. La vittima non può chiedersi se questo qualcuno vuole rubare, farsi un caffè o uccidere, perchè la vittima è vittima proprio nel momento in cui quella porta viene sfondata, in cui quella finestra rotta, in cui quel braccio viene afferrato mentre cammini di notte e in cui quell'oltraggio si è verificato. La difesa è sempre legittima, e l'aggressore è sempre aggressore e quindi in partenza colpevole. Punto.
Ora tocca al Senato concludere la vicenda, come al solito, all'italiana: niente di fatto, solo qualche fumo, qualche gioco di prestigio e tutto resta come prima.

 

 

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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“Non siamo disponibili a sottoscrivere accordi per l’accoglienza diffusa di migranti” 


 NOI  NO!

 I sindaci di Cologno Monzese, Cambiago, Inzago, Opera e Trezzo sull'Adda
 si coalizzano e respingono il protocollo proposto dal Prefetto di Milano.
I cinque primi cittadini, data la  scarsità di alloggi di proprietà pubblica,
l'aumento degli sfratti e le elevate situazioni critiche della cittadinanza,
annunciano la levata di scudi e  firmano il loro: "patto con i cittadini".


 

 

 


L'EDITORIALE

Che il problema dei migranti sia un argomento spinoso, contraddittorio e sotto certi aspetti incredibile è sotto gli occhi di tutti, ma che cinque Sindaci coraggiosi debbano coalizzarsi tra loro per cercare di contrastare un diktat forzoso che arriva addirittura da una Prefettura è  davvero sconfortante. L'immigrazione cela il dubbio e il sospetto di una speculazione milionaria e dati alla mano, basta leggerli, emerge una verità inquietante: spesso non si tratta ne' di buonismo, ne' di asilo o di ospitalità. Stando ai tanti arresti avvenuti e alle numerose indagini ancora in corso l'invasione dei migranti per qualcuno è solo  un affare milionario. I dati forniti dalle istituzioni sono sempre di difficile lettura e contraddittori, così come  non è possibile conoscere il numero esatto delle persone sbarcate in Italia che non sono state censite  e controllate e sottoposte a visite mediche e a verifica dell'identità. L'Audace,il mese scorso, ha pubblicato uno "speciale immigrazione" proprio per tentare la lettura dei dati ufficiali forniti dei vari istituti di controllo e verifica.
Il nostro paese non offre di fatto nulla agli italiani in difficoltà e basta una nevicata per far morire i nostri senzatetto; abbiamo gli ospedali che non hanno medici, ne' infermieri e nemmeno barelle per fare fronte alle emergenze sanitarie degli italiani; abbiamo ospedali dove i malati vengono visitati per terra.  In Italia non esiste reddito di cittadinanza per chi è rimasto senza lavoro e non ha l'età per percepire una pensione; e come può quindi offrire un futuro a centinaia di migliaia di migranti? Non abbiamo politiche di "accoglienza" per noi stessi, figuriamoci per i migranti: è un controsenso, un paradosso tutto italiano. E questo è il motivo per cui i cinque sindaci della provincia di Milano hanno deciso di coalizzarsi tra loro dicendo "no" al protocollo proposto dalla Prefettura milanese in tema di accoglienza.
Ad eccezione dei veri profughi, che sono una percentuale ridottissima, la maggior parte dei migranti è costituita da persone attratte da un falso sogno di benessere e di libertà che  quando arrivano in Italia si rendono subito conto di essere state prese in giro, prima da chi gli ha mentito, e poi dal nostro sistema incapace di gestirle. E tanti di loro "pretendono", si incattiviscono, perchè quello che trovano non corrisponde alla verità promessa, e il loro retaggio, la loro natura, non prevede certo la rassegnazione silenziosa. Hanno perso tutto e non hanno più niente da perdere, e quindi possono diventare pericolosi.
Non dimentichiamo che tra i migranti si nascondono anche terroristi in fuga, ricercati, esodati da carceri e da prigioni militari, pregiudicati, assassini e  ladri. E tra loro ci sono famiglie intere, che realmente scappano da guerre, ma sono una minima parte, e nel nostro paese ne dovranno comunque affrontare altre, e forse ancora di più aspre e mortali.
Ed è per questo che bisogna intervenire, bloccare i flussi, riscrivere il protocollo, modificare e intensificare tutti i controlli dell'immigrazione, ormai diventata selvaggia. Servono rimpatri immediati per tutti i non aventi diritto, senza eccezioni.
Ma chi ci guadagna quindi sulla pelle di questi disgraziati e perchè il nostro Governo finge di non capire, di non vedere, di non sentire?
Si parla di milioni e milioni di euro che lo Stato italiano spende ogni anno per questo fenomeno, ma non è facile fare stime precise e ottenere cifre esatte: i dati e i costi reali dell'immigrazione sono discordanti, si tratta di scatole cinesi, di matrioske da interpretare, e mai chiare e trasparenti, proprio per celare l'effettiva e disarmante verità: c'è qualcuno che sfrutta l'accoglienza e la trasforma in business. Per tutti gli altri invece l'accoglienza è davvero una missione, o un dovere. Ma per questi ultimi, la realtà è ancora più amara, perchè anche loro stessi sono vittime inconsapevoli di un sistema grassatorio, di una lucrosa e malavitosa attività così radicata e così ben celata, che non si riesce nemmeno ad identificarne la matrice.
Operatori delle forze dell'ordine, medici, volontari, e i dipendenti stessi delle cooperative, non sono in grado di rendersene conto e lavorano con turni massacranti, con difficoltà inaudite, esposti ogni giorno a rischi e gravi conseguenze. Ma la realtà è che ogni migrante, ogni essere umano che riesce ad arrivare vivo sulle nostre coste, non è altro che una moneta, un ticket. Ognuno di loro "vale", per questo scandaloso sistema, dai 30 ai 50 euro al giorno, che lo Stato eroga ai responsabili dei centri di accoglienza per ogni migrante, vivo, che ha messo piede in Italia.
Che fine facciano questi soldi è impossibile saperlo, perchè le destinazioni ufficiali sono tante, le documentazioni anche, ma nella realtà i migranti, nella maggior parte dei casi, non prendono nemmeno una lira di questi soldi, se non qualche spicciolo. Le milionate di euro consegnate ai migranti sono solo fandonie, vere e proprie dicerie per i post di Facebook, che servono per dare fumo negli occhi e per alimentare l'intolleranza e creare disordini e situazioni esplosive.
Queste persone, che giungono in Italia dopo aver pagato cifre altissime agli scafisti, e dopo aver fatto viaggi allucinanti e dopo aver subito ogni tipo di vessazione e di violenza, appena sbarcate nel nostro paese vengono in pratica abbandonate. Nessuno consegna loro dei soldi, casa o lavoro, o assistenza.
Dopo i primi e superficiali soccorsi e controlli, e dopo una pseudo identificazione, perchè quasi mai avviene una vera e propria identificazione a causa dello scarso numero di personale addetto e data l'elevata massa di persone da controllare, vengono lasciati liberi di andare in giro e all'avventura; liberi cioè di diventare delinquenti, spacciatori, assassini o, e sono davvero in pochissimi, di riuscire a trovare una reale e dignitosa sistemazione.
Spesso i migranti vengono stipati in periferie, ammassati uno sull'altro in costruzioni fatiscenti o diroccate e inutilizzate, e vengono odiati e mal tollerati dai residenti che giustamente non vogliono condividere territori ed esistenze già difficili, con persone di diverse culture e abitudini, e che non hanno alcun futuro.
La realtà è che non esiste alcuna struttura di accoglienza reale, vera, che si occupi di visite mediche accurate, di prevenzioni per evitare la diffusione di malattie infettive, e non esistono concetti di quarantene assistite. Non esiste nemmeno un centro di identificazione reale, ma solo verbali dichiarazioni fornite dai migranti stessi che al 99 per cento non corrispondono al vero, ma che vengono considerate invece reali, o date per vere, e non fa alcuna differenza.



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Cologno Monzese, 27 Marzo 2016 - Per ora sono solo cinque i comuni che non ci stanno, dei 134 della provincia di Milano, e  il sindaco di Cologno Monzese, il leghista Angelo Rocchi, promotore dell'iniziativa, spera che presto altri comuni si aggiungeranno alla lista dei  "noi no". Per ora circa un terzo dei Comuni della Città Metropolitana di Milano si è reso disponibile ad accogliere i migranti sul territorio e i problemi non sono certo mancati. L'accoglienza dei migranti, così come è prevista oggi, spesso rende solo le cose più difficili, sia per chi ospita che per le stesse persone ospitate.
“Non siamo disponibili a sottoscrivere accordi per l’accoglienza diffusa di migranti” questo l’esito dell’incontro tra i Sindaci di Cologno Monzese, Inzago, Cambiago, Opera e Trezzo sull’Adda che si è tenuto nella Sala Giunta di Villa Casati. “Sono passati pochi mesi dagli incontri sullo stesso tema avuti con l’ex Prefetto Marangoni e la situazione dei nostri comuni non è mutata ,quindi, con essa, nemmeno la nostra posizione. Quotidianamente affrontiamo problematiche abitative e occupazionali che si attestano ancora su di un livello critico nonostante le risorse e le iniziative messe in campo e questo è ciò che vogliamo comprenda il nuovo Prefetto Lamorgese”.  Così hanno motivato i cinque primi cittadini il loro diniego all'adesione del protocollo proposto dalla Prefettura in tema di accoglienza e hanno aggiunto all'unanimità: “il bisogno di alloggi è di gran lunga superiore alla capacità di offerta pubblica, dobbiamo far fronte al problema degli sfratti che rappresentano una criticità di difficile gestione e che insieme al problema delle occupazioni abusive, generano notevoli problematiche sociali. Abbiamo sempre minori risorse, e sempre maggiori tagli dei trasferimenti statali, nonché la crescente richiesta di sostegno, visto anche il perdurare di un periodo di crisi economica e occupazionale mai visto prima, mettono in seria difficoltà l’azione amministrativa e quindi la capacità di rispondere ai bisogni primari dei cittadini residenti che siamo chiamati a tutelare in quanto dagli stessi abbiamo ricevuto il mandato di governare secondo le linee programmatiche che hanno voluto sottoscrivere mediante l’espressione democratica del voto”.
Al termine della conferenza, i Sindaci hanno firmato il “
Patto per i cittadini” che verrà inviato in risposta alle note del Prefetto.
"Nei nostri Comuni, esposti alle specificità che abbiamo avuto modo di premettere - hanno concluso i Sindaci - un’ipotesi di adesione al protocollo non potrà che acuire il rischio di tensioni sociali che non è da escludere si possano trasformare in conseguenze difficilmente contenibili nel momento in cui a prevalere sarà un sentimento di prevaricazione e disparità di trattamento. Invitiamo pertanto il nuovo Prefetto ad attivarsi per risolvere i già gravi problemi di sicurezza presenti sui nostri territori e a concentrarsi maggiormente sulle emergenze dei nostri cittadini che purtroppo oggi sembrano passati in secondo piano.” 
 

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Questa la lettera integrale del "patto per i cittadini" sottoscritta dai Sindaci di Cologno Monzese, Inzago, Cambiago, Opera e Trezzo sull’Adda e inviata al Prefetto:

Signora Prefetto di Milano
Dott. ssa Luciana Lamorgese
Corso Monforte 31
20122 Milano

Oggetto: Patto per i Cittadini

Gentile Prefetto,

scarsità di alloggi di proprietà pubblica e frequenza degli sfratti rappresentano, in questo periodo, situazioni critiche, accompagnate dalla purtroppo diffusa problematica delle occupazioni abusive.
Anche la difficoltà dei comuni, privati di cospicue risorse a causa dei tagli ai trasferimenti statali, nel fare efficacemente fronte al “problema alloggi”, urgenza sociale vieppiù attuale, le è senz’altro presente. Così come le drammatiche conseguenze della crisi economica ed occupazionale.
Dato questo contesto, come amministratori locali riteniamo di dovere garantire in primo luogo ogni possibile assistenza e supporto ai nostri cittadini, la maggioranza dei quali ci ha tra l’altro onorato della propria fiducia attribuendoci, tramite il voto, l’incarico di Sindaco pro tempore dei nostri comuni anche in virtù della chiarezza dei nostri intenti su questo punto.
Siamo tenuti pertanto a valutare l’accoglienza di cittadini extracomunitari, già oggetto di incontri, come una priorità inferiore rispetto alla cura dei bisogni dei nostri residenti, valutando tra l’altro che l’impatto dell’eventuale accoglimento di stranieri in territori, già provati dalle complessità riportateLe in premessa, potrà acuire il rischio di tensioni sociali di difficile gestione.
Svolte queste considerazioni, riteniamo che ci sarà possibile accogliere soggetti il cui status di rifugiato politico sia già stato acclarato secondo le normative vigenti, solo allorché le gravi problematiche di cui Le abbiamo fatto cenno, ed in relazione alle quali cogliamo l’occasione per chiedere un Suo particolare impegno, saranno completamente risolte.
Pertanto, a riscontro della Sua nota di accompagnamento del protocollo “per un’accoglienza equilibrata sostenibile e diffusa dei richiedenti la protezione internazionale”, siamo spiacenti di dovere comunicare la nostra decisione di declinare l’adesione a detto documento.
Confidando che certamente comprenderà le ragioni che determinano questa risposta, cogliamo l’occasione per porgere distinti saluti.

Firmato:

Il Sindaco di Cologno Monzese ,Angelo Rocchi
Il Sindaco di Cambiago, Laura Tresoldi
Il Sindaco di Inzago, Andrea Fumagalli
Il Sindaco di Opera, Ettore Fusco
Il Sindaco di Trezzo sull’Adda, Danilo Villa

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IL VIDEO
La firma del "patto con i cittadini" e l'intervento del Sindaco di Cologno Monzese Angelo Rocchi

 

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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SPECIALE L'AUDACE: LA LEGGITTIMA DIFESA


SORPRENDE I LADRI NEL SUO RISTORANTE: MUORE UN ROMENO DI 33 ANNI

AGGREDITO E PICCHIA
TO SPARA:
ORA LA SUA POSIZIONE SI COMPLICA 

Il procuratore: "Il diritto alla legittima difesa in ambito domiciliare
 non dà licenza di uccidere. La vittima ha aperto con un calcio una porta
 che i ladri avevano bloccato con dei mobili e chiuso con un nastro di nylon per garantirsi la fuga. È lui che va verso la colluttazione. I ladri fino
 a quel momento avevano aggredito i suoi beni, non la sua persona"

 

L'EDITORIALE

"La vittima ha aperto con un calcio una porta che i ladri avevano bloccato con dei mobili e chiuso con un nastro di nylon per garantirsi la fuga. È lui che va verso la colluttazione": con questa dichiarazione il procuratore capo di Lodi Domenico Chiaro, sancisce, di fatto, forse senza rendersene nemmeno conto, il "diritto" di ladri e di rapinatori di entrare in una proprietà altrui, con qualsiasi intento delittuoso, garantendosi, per Legge, qualsiasi titolo di tutela. In pratica se i ladri, gli stupratori, i rapinatori, gli assassini, entrano con la forza in una proprietà altrui, hanno la tutela di non essere a loro volta aggrediti. Perchè il concetto di garantire la fuga, già di per sè assurdo e sbagliato, con questa dichiarazione viene trasceso e si passa dal: "non puoi entrare nella proprietà privata altrimenti potrebbe andarti molto male" al: "puoi sfondare, entrare, fare quello che vuoi, a patto che ti metti in sicurezza". E' una follia. E' pura follia.
E' qualcosa che va oltre al garantismo più ottuso, è deliberare nero su bianco l'attività criminale: in pratica è un vero e proprio incentivo a delinquere. La difesa è sempre legittima, non si possono essere i se e i ma: nella proprietà, chiusa o aperta che sia, chiunque entri senza invito o permesso e con intenti bellicosi, deve sapere che corre il rischio di essere ucciso, ed è solo questo l'unico deterrente possibile.
La vittima di una intrusione non può sapere l'intenzione dell'aggressore, e non può e non deve chiederselo. Deve, dove può e come può, con qualsiasi mezzo, tentare di evitare qualsiasi rischio a sè, alla sua famiglia e ai suoi beni. E non deve esistere il concetto di garantire nulla sull'incolumità di persone che, deliberatamente, commettono un reato ben preciso.
Non si può, e non si deve, nemmeno parlare di eccesso di legittima difesa, di fuga consentita o di altre idiozie: chi entra con la forza in una proprietà altrui deve essere cosciente che non esistono tutele nè garanzie.
Se esistono non è uno stato di diritto per il cittadino onesto, ma uno stato di diritto per il delinquente ed i criminali e questo è un paradosso, ed è così sbagliato che rasenta l'idiozia e la stoltezza di un popolo che ha perso ogni barlume di ragionevolezza.
 
 


Lodi, 13 marzo 2017 - Continuano le indagini  su quanto accaduto nell'Osteria dei Amis di Gugnano,  frazione di Casaletto Lodigiano, in provincia di Lodi dove un romeno di 33 anni è morto, ucciso dal colpo sparato da Mario Cattaneo, 67 anni, cacciatore, che dopo aver sorpreso un gruppo di persone che a tarda notte avevano forzato l'ingresso ed  erano penetrate nel suo locale, e dopo aver avuto con loro un violenta colluttazione,  ha imbracciato il fucile da caccia e ha aperto il fuoco. Il ristoratore è rimasto ferito, ma le sue condizioni non sono gravi. E' stata invece eseguita l’autopsia sul corpo del 33enne, Petre Ungureanu, di nazionalità romena, il cui corpo senza vita vita è stato trovato a poca distanza dal luogo dei fatti. Secondo il procuratore restano delle incongruenze da chiarire nel racconto di Cattaneo. «È lui che va verso la colluttazione. La legittima difesa non è così lampante».
Ieri il fratello del rapinatore si è  recat dai carabinieri per identificarlo, portando una sua foto. A quanto sembra avrebbe ricevuto sabato mattina una telefonata da un numero di cellulare non rintracciabile, che gli comunicava la morte del fratello. Ora gli investigatori stanno indagando per scoprire se poteva essere anche lui uno dei complici che non sono ancora stati trovati. «Io e la mia famiglia perdoniamo Mario Cattaneo davanti a Dio: non vogliamo vendetta ma solo giustizia». Così si è espresso Nicolae Victor, fratello di Petre Marin Ungureanu, il romeno morto  nella notte tra giovedì e venerdì . L'uomo lavora come operaio in Svizzera e ha parlato ai microfoni della Rai fuori dall’istituto di medicina legale di Pavia dove era in corso l’autopsia sul corpo del fratello. 
Nel frattempo spunta un secondo testimone, un altro vicino di Mario Cattaneo, il quale avrebbe sentito distintamente due colpi di fucile provenire dall’arma del ristoratore di Gugnano. A rivelarlo è il procuratore capo di Lodi Domenico Chiaro. Testimonianza da verificare e che si differenzia da quella di Pietro Colombi, il primo vicino a parlare. Il secondo testimone ha riferito di aver sentito due colpi d’arma da fuoco. Mario Cattaneo, il ristoratore ora indagato per omicidio volontario, ha parlato invece di un solo colpo partito accidentalmente mentre un ladro cercava di strappargli in fucile. Fucile che poi, conferma il procuratore, è stato riposto scarico nell’armadio dell’abitazione di Cattaneo. «Il che ha reso impossibile verificare al momento se la doppietta avesse sparato una o più volte – afferma Chiaro – visto che l’arma è stata consegnata ai carabinieri ore dopo il momento dell’aggressione».
Secondo il procuratore restano delle incongruenze da chiarire nel racconto di Cattaneo e cioè il numero dei colpi sparati dal suo fucile e un’iniziale reticenza da parte sua nella prima testimonianza resa ai carabinieri che lo interrogavano nella sala d’aspetto dell’ospedale di Lodi, venerdì mattina. Anche il risultato dell’autopsia è fondamentale per chiarire l’angolo di entrata della rosa di pallini della doppietta Bernardelli calibro 12 nel corpo di Ungureanu. «Chiarisco – dice il procuratore – che il diritto alla legittima difesa in ambito domiciliare non dà licenza di uccidere. Ci sono dei limiti. La versione di Cattaneo va verificata ed è quanto stiamo facendo scrupolosamente, ma è lo stesso Cattaneo ad aprire con un calcio una porta che i ladri avevano bloccato con dei mobili e chiuso con un nastro di nylon per garantirsi la fuga. È lui che va verso la colluttazione. I ladri fino a quel momento avevano aggredito i suoi beni, non la sua persona. La legittima difesa non è così lampante. Senza dimenticare tuttavia che qui c’è un reato acclarato che è quello di quattro banditi che entrano in casa altrui per rubare: in questo caso possiamo parlare senza dubbio di furto aggravato consumato».
Intanto le indagini si stanno concentrando sull’analisi delle videocamere di sorveglianza collocate tra i territori di Casaletto Lodigiano (Lodi), Bascapé (Pavia) e Comuni limitrofi. Questa analisi viene ritenuta fondamentale per cercare di arrivare presto ad assicurare alla giustizia la banda che ha agito a Casaletto. Sono state trovate tracce di sangue sulla cancellata che ha dovuto scavalcare il ladro: è uno dei dettagli emersi lunedì e che potrebbero aiutare a ricostruire la dinamica di quanto è accaduto. Bisognerà accertare, anzitutto, se si tratti di sangue della vittima o di uno dei complici per identificare i quali i carabinieri stanno lavorando senza sosta.
Gli inquirenti sarebbero in possesso di alcune immagini in cui si vedrebbe l'auto utilizzata dalla banda. Tra gli spunti dell'indagine anche il fatto che giovedì mattina il bar ristorante tabaccheria era stato come consuetudine rifornito di sigarette. 

 

   

Mario Cattaneo, 67 anni, mostra alcune delle ferite riportate nella colluttazione avuta con gli aggressori

 


LA LEGITTIMA DIFESA E L'ECCESSO DELLA LEGITTIMA DIFESA: COSA DICE LA LEGGE

All’art. 52 il codice penale individua la scriminante della difesa legittima, stabilendo, in ossequio al vecchio brocardo del vim vi repellere licet, che “Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”.
Nel 2006, stante una forte esigenza sociale determinata dall’aumento della micro-criminalità, in cui l’escalation delinquenziale ha raggiunto livelli tracotanti e irrefrenabili, il legislatore attraverso l’art. 1 della L. n. 59 ha introdotto un secondo e terzo comma all’art. 52 c.p.: “Nei casi previsti dall’articolo 614, primo e secondo comma, sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:
a) la propria o altrui incolumità;
b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione.
La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale”.
Ripensando ai recenti fatti di cronaca del gioielliere che spara al ladro che sta sfondando le vetrine del proprio negozio o quello che colpisce alle spalle il rapinatore in fuga non possiamo discostarci dalle conclusioni già chiare prima della riforma: mancherebbe in entrambi i casi il “requisito del pericolo di aggressione, oltre che della minaccia alla propria incolumità”.
In conclusione anche dopo la novella dell’art. 52 cp chi spara, uccidendolo, al ladro in fuga non è giustificabile essendo venuto meno ogni pericolo di aggressione e, conseguentemente, ogni esigenza di protezione dei propri beni.
Nonostante le aspre critiche della dottrina e l’idea permissivista di certi interpreti possiamo dire che il legislatore ha introdotto una novella che aiuta il giudicante evitando pericolose discrepanze interpretative: l’introduzione della valutazione della proporzionalità basato su una presunzione iuris et de iure, assottiglia la discrezionalità del giudice, eliminando, nei casi previsti dal 2° comma, dell’art. 52 cod. pen., tale momento esegetico, foriero di tanti dubbi e perplessità.


L'art.55 c.p. disciplina invece l'eccesso colposo come segue quando nel commettere alcuni dei fatti previsti dagli artt.51, 52, 53 e 54, si eccedono colposamente i limiti stabiliti dalla legge o dall'ordine dell'Autorità ovvero imposti dalla necessità, si applicano le disposizioni concernenti i delitti colposi, se il fatto è previsto dalla legge come delitto colposo (42 co. 2 e 43)", pertanto condizione fondamentale e indispensabile per l'applicabilità della norma dell'art.55 c.p. è la sussistenza nella fattispecie delle condizioni e dei requisiti presupposti per la legittima difesa (ex art. 52c.p.), ad eccezione della proporzione tra la difesa e l'offesa.
Deve essere dunque accertato che il soggetto attivo sia una persona fisica con capacità dì diritto penale ed imputabile (essendo la responsabilità subordinata all'imputabilità), che sia esistito il pericolo di un'offesa e la necessità di difendere un diritto contro detto pericolo.
In particolare, per quanto riguarda il pericolo dell'offesa, va evidenziato che detto pericolo deve essere attuale cioè essere già in corso di attuazione nel momento della reazione (pericolo di un'offesa maggiore nei reati permanenti) o imminente; infatti senza questa condizione si deve ritenere la difesa privata come non necessaria e pertanto illegittima. Di conseguenza l'eccesso colposo non potrà configurarsi nel caso in cui l'offesa riguardi il futuro o si sia già esaurita, caso in cui tuttavia potrà trovare eventuale applicazione l'attenuante della provocazione disciplinata dall'art.62 n. 2 c.p.
L'offesa minacciata, che può essere sia fisica, come nella fattispecie, che morale, deve inoltre essere ingiusta cioè configurare una situazione soggettiva contraria al diritto (indipendentemente dal fatto che questa costituisca un reato); non rileva invece la gravità di questa, in considerazione dei fatto che l'eccesso colposo, come dei resto la legittima difesa, viene prevista per tutti i reati.
La reazione dell'agente deve apparire necessaria per salvaguardare il bene posto in pericolo e pertanto deve essere inevitabile; tale giudizio non può essere assoluto, bensì relativo, e ciò comporta che la valutazione della necessità di difesa dovrà avvenire in considerazione di tutte le circostanze dei caso concreto.
L'art.55, come la giustificante della legittima difesa, trova altresì applicazione anche qualora la difesa privata posta in essere si fondi sulla necessità di difendere il diritto altrui contro il pericolo di un'ingiusta offesa (come nel caso di specie, ove il padre interviene a difesa dei proprio figlio minore) ad eccezione della sola ipotesi in cui si tratti di un diritto disponibile e l'agente pretenda di difenderlo contro la volontà a lui nota dei suo titolare (caso che certamente non riguarda la nostra fattispecie, in considerazione dei fatto che il bene messo in pericolo era l'integrità fisica del figlio se non addirittura la propria vita). Si evidenzia inoltre che il terzo, il cui diritto e/o interesse legittimo viene posto in pericolo, può essere chiunque e non solo i congiunti, per i quali tuttavia esiste un sentimento ed un dovere morale senz'altro più pregnante.
L'eccesso colposo si differenzia dunque dalla legittima difesa unicamente per la mancanza dei requisito della proporzione tra difesa ed offesa; pertanto, verificata la sussistenza di tutte le sopra indicate condizioni, sussisterà l'eccesso colposo qualora per colpa sopraggiunta dei reagente, la reazione risulti esuberante rispetto allo scopo di difendere un diritto contro il pericolo attuale di un'offesa ingiusta.


La giurisprudenza e la dottrina concordemente ritengono che per misurare l'adeguatezza o l'eccessività della difesa non si deve istituire il confronto tra il male subito o che vi era il pericolo di subire ed il male inflitto per reazione, il quale ultimo può essere di gran lunga superiore al primo senza che per ciò venga meno la giustificante, bensì tra i mezzi reattivi che l'aggredito aveva a propria disposizione e i mezzi da lui adoperati, tenendo presente comunque che se questi erano i soli che in concreto rendevano possibile la ripulsione dell'offesa altrui, non si configurerà l'eccesso colposo, bensì la giustificante della legittima difesa.
Ciò significa che nell'ipotesi in cui un tale viene aggredito da un altro armato di coltello e per difendersi gli spara con una rivoltella, una volta verificato che la rivoltella era l'unico mezzo efficace che tenesse a propria disposizione, non potrà dirsi che il reagente abbia ecceduto nella difesa, ma troverà piena applicazione la scriminante della legittima difesa.
Si evidenzia inoltre che al fine dei giudizio di proporzione rilevano anche le condizioni fisiche dell'aggressore rispetto anche a quelle dell'aggredito.
Il travalicamento o la sproporzione tra difesa ed offesa deve essere colposo, pertanto deve dipendere da difetto inescusabile di conoscenza della situazione concreta da parte dei reagente, ovvero da altre forme di inosservanza di regole di condotta a contenuto precauzionale relative all'uso dei mezzi o alle modalità di realizzazione dei comportamento.
La dottrina distingue due forme di eccesso colposo: la prima che si configura qualora, a causa dell'erronea valutazione della situazione di fatto, il reagente abbia realizzato volutamente un determinato risultato, la seconda che si configura quando nonostante la corretta valutazione della situazione di fatto, il reagente commette un errore esecutivo che produce un effetto più grave.
Si rileva che il delitto commesso in situazione di eccesso deve ritenersi un delitto colposo, pertanto qualora l'evento che lo concreta non si sia verificato, il reagente non potrà essere condannato per tentativo di delitto colposo, perché in questi delitti di regola il tentativo non è concepibile, qualora invece il tentativo dei delitto voluto dal reagente (es. omicidio) consista in un evento concretante un delitto minore punibile a titolo di colpa (es. lesioni personali), il reagente eccessivo risponderà di codesto delitto colposo (conformemente a quanto previsto anche dall’art.83 C.p )
Non potrà invece essere invocato l'eccesso colposo nelle ipotesi in cui il reagente essendo ben a conoscenza della situazione concreta e dei mezzi necessari al raggiungimento dell'obiettivo consentito, superi volontariamente i limiti dell'agire scriminato; in tale ipotesi la volontà è diretta non alla realizzazione dell'obiettivo consentito, ma di un fine criminoso e conseguentemente l'eccesso dovrà ritenersi doloso ed il soggetto dovrà rispondere dei reato a titolo doloso.

 

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 

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Black bloc al corteo. Scontri tra polizia e manifestanti

SALVINI
"SPACCANAPOLI"

Guerriglia urbana prima del comizio. Città devastata e auto distrutte: 5 fermati.
Fuorigrotta diventa «zona di guerra»: lancio di molotov e bombe carta.
Distrutti auto e cassonetti.Visi coperti e bastoni in mano, e spunta anche una ruspa.
Salvini: «Il prossimo incontro lo facciamo a piazza del Plebiscito»


 

 

 


L'EDITORIALE

Era una aggressione annunciata e dopo minacce e moniti sempre più aspri, alla fine è andata proprio come era stato previsto: una vera e propria guerriglia. Salvini "spaccanapoli", nel senso che a Napoli il leader leghista non è il benvenuto. E non si tratta di mugugni di parole: lo hanno accolto con sassi, spranghe e bastoni, bombe carta e anche con una ruspa, emblema proprio di Salvini in merito agli  sgomberi  dei  campi rom d'Italia e dei centri sociali facinorosi.
Ma le contestazioni non sono arrivate solo dai centri sociali, perchè è stato proprio il primo cittadino in persona, Luigi De Magistris, a mettere benzina sul fuoco dicendo che autorizzare l'incontro pubblico del rampollo di Bossi nella capitale dell'illegalità, è stato un "errore".
Già, perchè parliamo di Napoli, una delle più belle città d'Italia, diventata però una polveriera e la roccaforte di tutte le attività illecite possibili: dallo spaccio della droga agli omicidi per strada, come se fosse una cosa normale. Napoli implode ormai da decenni, non funziona niente, cade a pezzi, lo Stato non è assente, ma è impotente: a Napoli ormai comanda la camorra e il guappo più forte, in ogni quartiere, in ogni via, in ogni luogo della città. Ognuno fa quello che vuole a Napoli e dintorni: spaccia, ruba, uccide, scippa, truffa e nessuno, per la paura di ritorsioni,  interviene, e tutti devono soccombere e stare zitti, altrimenti finisce nel sangue.
Ma è così che funziona a Napoli: si va in quattro in motorino senza casco, si forzano i posti di blocco dei Carabinieri, ci si fa giustizia da sè e il più debole muore, proprio come nella giungla. Perchè Napoli, la città delle buone maniere di un tempo, del genio, della fantasia, del sole e dell'ironia, è diventata purtroppo una giungla inospitale e pericolosa: è il ghetto d'Italia; la città più pericolosa e inospitale di tutto il paese. Ci sono tour-operator che scrivono sui programmi di viaggio dei turisti di evitare ad ogni costo la città di Napoli. E all'estero Napoli viene considerata come le Favelas di Rio de Janeiro.
Napoli è rossa, politicamente, ma è rossa anche dalla vergogna, è rossa dal sangue versato degli innocenti. E' la rossa per eccellenza, e oggi ha firmato un'altra  pagina di  inaudita e primitiva mortificazione.
Ma come se non bastasse quello che è successo oggi per decretare lo stato di inciviltà e di abbandono sociale in cui versa e sprofonda Napoli ogni giorno,
in mattinata, e prima dell'aggressione a Matteo Salvini, il consigliere regionale dei Verdi della Campania, Francesco Emilio Borrelli, ha cercato, inutilmente, di dimostrare quanto nel nostro paese si possa professare la politica del paradosso e della menzogna, inveendo contro un dipendente dell'Esselunga di Milano che aveva postato nella bacheca dei dipendenti un avviso, del tutto legittimo e vero, oltre che concreto e reale. L'avviso sottolineava la pericolosità di falsi clienti napoletani, i così detti "trasfertisti", che giunti alle casse con confezioni di vini pregiati, tentano di raggirare le cassiere dando loro una bottiglia di vino scadente nella speranza di far passare l'intera confezione pregiata e costosa ad un prezzo ridottissimo. Questo dipendente evidenziava nel suo memo che questo fenomeno si era già verificato più volte e che era stato accertato dalla sicurezza dell'Esselunga in tanti punti vendita. Ebbene il consigliere verde ha tuonato con:  «denunceremo per istigazione all’odio razziale e discriminazione per i napoletani i responsabili dell’Esselunga di Milano». Poche ore dopo però i napoletani quell'odio razziale e quella discriminazione la scatenavano con bombe e sassi e bastoni contro Salvini e contro la Polizia che cercava di fermarli.


 



Napoli, 11 marzo 2016 - Durante lo scontro tra manifestanti incappucciati e le forze dell’ordine, nei pressi della Mostra d’Oltremare di Napoli, una molotov ha colpito un cellulare dei carabinieri e provocato un principio di incendio subito estinto. Terrore tra la gente che ha cercato rifugio nei palazzi circostanti. Piazzale Tecchio, via Diocleziano e via Giulio Cesare sono ridotte a un campo di battaglia, con i cassonetti dei rifiuti dati alle fiamme e riversi in strada. Durante gli scontri la polizia ha fermato quattro persone. Secondo indiscrezioni le persone fermate negli scontri sarebbero tutte appartenenti ai centri sociali e sono state bloccate dalla polizia mentre lanciavano pietre e altri oggetti contro le forze dell’ordine. Sono sedici, invece, gli agenti feriti.
I commercianti hanno abbassato le saracinesche con la gente, terrorizzata, che ha chiesto rifugio. Nell’area della protesta, tra lanci di lacrimogeni e sassi, sono state distrutte, autovetture, incendiati e ribaltati in strada i cassonetti dei rifiuti, divelti segnali stradali mentre sono comparse scritte contro la Polizia e contro il fascismo. Il lancio di lacrimogeni e la densa coltre di fumo ha reso l’aria irrespirabile. La polizia, dopo oltre un’ora di scontri, lungo viale Giulio Cesare è riuscita a disperdere i facinorosi, respingendoli anche attraverso l’uso degli idranti. La strada, e la zona circostante gli scontri è ridotta a un vero e proprio campo di battaglia. Durante la fuga i manifestanti hanno continuato a lanciare oggetti e sassi all’indirizzo delle forze dell’ordine.
I militanti dei centri sociali e numerosi cittadini si sono ritrovati in piazza Sannazzaro poco dopo le 14 per il corteo di protesta contro il comizio del leader leghista Matteo Salvini alla Mostra d’Oltremare. Striscioni, manifesti e bandiere al corteo, aperto da una ruspa, che ha visto radunarsi quasi duemila persone. Nel corteo sono presenti alcuni esponenti del mondo ultrà del Napoli e anche i rappresentanti di un centro sociale di Bergamo. Tra i cori intonati anche «Un giorno all’improvviso», molto comune negli stadi, e «Bella Ciao». A piazzale Tecchio, intanto, è già schierato dalla mattinata un imponente servizio d’ordine che blocca ogni accesso all’area. Numerosi agenti e mezzi della polizia sono sistemati all’ingresso della Mostra d’Oltremare. Il centro della città è totalmente bloccato dalla manifestazione
Mentre parte il corteo, arrivano i primi sostenitori di Matteo Salvini alla Mostra d’Oltremare. Striscioni e slogan da varie zone del Sud come «Salvini salvaci tu». Il leader leghista è arrivato alle 16 nella sala dove si svolgerà il comizio. E ha criticato duramente de Magistris: «È scandaloso che un ex magistrato sfortunatamente sindaco, spero ancora per poco, si permetta di decidere chi può e chi non può venire a Napoli. Quello che ha dichiarato in questi giorni - annuncia - verrà portato in qualche tribunale dove, magari, qualche magistrato più equilibrato di lui deciderà se può insultare o no».
«Cariche gratuite a grande distanza dalla Mostra d’Oltremare e persone pestate anche sui marciapiedi»: lo denuncia, attraverso un comunicato, il Comitato «Mai con Salvini», che ha organizzato il corteo. «Di quel che è successo, dell’indignazione trasformata in rabbia e poi delle cariche indiscriminate fino alla fine di viale Giulio Cesare, il ministro Minniti, dopo Matteo Salvini, porta la responsabilità politica e morale», è scritto ancora nelle nota. In piazza, continua il Comitato Mai con Salvini, «è scesa una marea che si è innalzata per contestare il leader razzista e antimeridionale Matteo Salvini. Migliaia di giovani di questa città, ma anche associazioni, movimenti, comitati, realtà di base. Contro una presenza a cui la città era complessivamente ostile perché ha memoria della discriminazione politica e degli insulti continui».
«Vorrei riproporre - dice il sindaco Luigi de Magistris - le immagini del corteo: un fiume di diecimila persone che partecipavano ad una manifestazione pacifica, dove prevalevano unicamente l’orgoglio dei napoletani, l’ironia e il forte contenuto politico dell’iniziativa. Le immagini finali feriscono la potenza politica di quella manifestazione, dagli alti contenuti democratici. Prendo le distanze dai violenti che non incarnano lo spirito autentico, pacifico, della città che io rappresento». Sulle responsabilità di quanto accaduto, il sindaco di Napoli è chiaro: «Di chi ostinatamente non ha voluto ascoltare il messaggio di buon senso del sindaco e dell’amministrazione. Noi non abbiamo mai detto “no Salvini a Napoli”. Il sindaco ha semplicemente espresso la contrarietà ad un’iniziativa assolutamente inopportuna: la presenza alla Mostra d’Oltremare, in un luogo dell’amministrazione o comunque riconducibile all’amministrazione, di un esponente politico, Salvini appunto, che si è distinto per apologia del fascismo, atteggiamenti xenofobi e razzisti. E che, all’insegna dello slogan “Napoli colera”, ha fatto della sua vita politica un atto di fede contro Napoli e il Sud. Ma qualcuno non ha voluto sentire ed ha alzato a dismisura il livello dello scontro. Salvini avrebbe potuto benissimo essere a Napoli e fare la sua propaganda politica xenofoba e razzista in un altro luogo privato, non riconducibile all’amministrazione. Non ci sarebbe stata l’imposizione nei miei confronti, che ho solo difeso la città».
Le divergenze con il ministro Minniti aprono una ulteriore fase di fibrillazione tra governo e amministrazione comunale. «A Napoli io sono il sindaco, dunque sono lo Stato. Approvo le scelte opportune, critico quelle sbagliate, come quella del ministro Minniti, che ha voluto imporre Salvini alla Mostra d’Oltremare. Per me parlano i miei trascorsi di non violento, di magistrato, di napoletano orgoglioso di esserlo e al servizio della gente. Proprio per questo anche oggi, come sempre, prendo le distanze da ogni forma di violenza. Napoli ha mille problemi e non aveva proprio bisogno di queste tensioni». Infine il chiarimento sulla mancata partecipazione al corteo? «Non era il corteo del sindaco. Era stato indetto da pezzi della città vera, ed è stato un corteo molto bello. Fino a quando episodi violenti hanno sporcato la forza politica di quell’iniziativa. È assolutamente necessario distinguere tra i veri napoletani e i violenti che nulla a che fare con Napoli e la sua storia». E infine de Magistris risponde anche a chi lo ritiene responsabile degli scontri in piazza. «Assolutamente no. Io fin dal primo momento ho avuto parole chiare e nette, e la mia storia non può essere messa in discussione. La responsabilità per quello che è accaduto va cercata in chi, forse non senza motivo, ha voluto alzare il livello dello scontro».
 

Alcuni momenti della manifestazione contro Salvini: https://www.youtube.com/watch?v=46Px82p5t68  https://www.youtube.com/watch?v=GRdCIccCLMk

 

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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A SORPRESA SONO INIZIATI I LAVORI DI PIANTUMAZIONE
 

IL DUOMO COME CASABLANCA: ARRIVANO LE PALME E I BANANI

Il Sindaco Sala:
«Milano come nella tradizione ottocentesca. Buona o cattiva idea?»
I milanesi sono attoniti e la maggior parte dei cittadini è contraria
 e boccia l'iniziativa "orientaleggiante".
 

 


Milano, 15 febbraio 2017 -  Milano in mano alla sinistra buonista fa danni, e continua a farli, e adesso dal "permissionismo" si passa a lavorare anche sull'habitat. Se Milano ha ceduto senza vergogna e senza dignità zone di comando ai clandestini; se ha permesso di fare fortini di Rom e di perdere interi quartieri ormai gestiti e comandati dagli extracomunitari che spacciano droga, gestiscono la prostituzione e la malavita; se Milano ha consentito la nascita di agguerrite e pericolose "gang" latinos, sradicando territorio e cultura ai milanesi,  ora con il cambio di look per piazza Duomo si firma la resa totale. Nel cuore di Milano sono comparse le palme piantate la notte tra martedì e mercoledì. Il restyling delle aiuole davanti alla cattedrale prevede, oltre alle palme, anche banani, e piante con la fioritura che si alterna nelle diverse stagioni in modo da garantire sempre vivacità e colore. Gli alberi sono sponsorizzati dal colosso della caffetteria Starbucks, che arriverà nel 2018 con il suo primo punto vendita a Milano. La società ha vinto il bando del Comune per il restyling degli spazi verdi alle spalle del monumento equestre a Vittorio Emanuele II. Il sindaco Sala ha postato una foto su Instagram: «Milano si risveglia con palme e banani in piazza Duomo. Come nella tradizione ottocentesca. Buona o cattiva idea? Certo che Milano osa eh... ». Ecco signor Sindaco, è giusto dirle che l'idea è pessima e che non c'entra proprio niente l'800, è solo una scusa.
Ma questo Sil primo cittadino ex-meneghino lo sa benissimo, e non fa che proseguire il cammino intrapreso dal suo predecessore. Una totale apertura verso i musulmani  che con le palme e i banani si sentono un po' più a a loro agio e sempre un po' più a casa loro e presto, perchè no, si potrà pensare di togliere la vecchia e ormai desueta Madonnina e mettere al suo posto una bella mezzaluna dorata, così, tanto per dimostrare che l'accoglienza è anche fatta di concessioni del genere. Sala ha osato, certo, e anche  tanto. Ma  sa bene che i cittadini ormai sono ammaestrati e non teme nessuna protesta. A margine del Consiglio comunale, Sala ha commentato. «Da cittadino sospendo anch'io il giudizio: vediamo quando sarà finito il lavoro - ha spiegato -. Tendenzialmente non mi dispiace, però, voglio vedere bene, quando tutto sarà finito». «Il riferimento storico c'è - ha concluso -. Richiama l'Ottocento e la Sovrintendenza è stata positiva».
L'Audace, dieci anni, fece una copertina che venne duramente contestata e ai tempi ricevemmo migliaia di lettere di protesta. Qualche mese dopo subimmo addirittura un attentato incendiario presso la nostra seconda sede di Via Mascagni. Per fortuna, a parte qualche muro annerito e un po' di spavento, non si verificarono conseguenze più gravi. Lo scenario che immaginavamo era proprio quello che, dieci anni dopo, purtroppo, si sta verificando. Ma non è mai la copertina di un giornale a fare la storia, ci mancherebbe; perchè  il delirio di questa triste storia è una politica sbagliata che senza rendersene conto fomenta, invece di ridimensionare e cercare di attenuare, il fenomeno del razzismo e del risentimento. Snaturare una città, renderla continuamente sempre più insicura, pericolosa ed ostile, vuol dire non saper gestire le reali necessità e le reali esigenze della cittadinanza. Favorire una integrazione che proprio chi dovrebbe essere integrato non vuole saperne, è una follia,  oltre che una cosa inutile e stupida; ma purtroppo Milano doveva vedere anche questo.
Ora con le palme e i banani si segna l'inizio di una nuova era meneghina, a cui seguiranno manifestazioni sempre più, diciamo, "etniche", e sarà un inanellarsi di  modifiche fino ad arrivare al punto in cui le cose potrebbero scappare di mano.
Ed è perfettamente inutile signor Sindaco,  e ci permetta il dissenso più totale, fingere di chiedere se l'idea piaccia o non piaccia.  La risposta dei milanesi non le interessa affatto. Perchè dire: "io non sono d'accordo", o fare raccolte di firme, o manifestare, non servirebbe a niente perchè ormai la sinistra ha perso totalmente il vero senso e lo spirito della democrazia. Da un bel pezzo ormai. Palme e banani permettendo.

 
foto La Presse (Corsera)
 I lavori di piantumazione delle palme iniziati in piazza del Duomo a Milano


 



                                                      

La copertina de "L'Audace" in edicola nel 2007, e a fianco l'ingrandimento del dettaglio: sparisce la Madoninna e compare
la mezzaluna con la stella al centro.

 

 

 

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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A PROPOSITO DI TERREMOTO.
E DI VERGOGNA.


Roma, 15 Febbraio 1017 -
Ricordate il Cavaliere? Il "nano" tanto odiato da tutti, bersagliato dai media e dalla Magistratura, messo in croce per qualsiasi cosa, preso da chiunque a maleparole e a sassate (una statuetta, per essere precisi) per la strada? Bene: il tanto odiato Governo Berlusconi (insieme all'altrettanto chiacchierato Bertolaso), dopo il terremoto dell'Abruzzo del 2009, in 5 mesi è riuscito a costruire nuove case vere, antisismiche, complete di tutto, per dare riparo sicuro e decoroso e un tetto vero a tutti gli italiani rimasti senza casa dopo il sisma.
Il Governo Renzi invece, all'indomani del terremoto di Amatrice, era presissimo e concentrato sulle vere priorità degli italiani, e cioè riformare la Costituzione. In 5 mesi quel governo è riuscito a mettere ad Amatrice due baracche sguarnite e da quattro soldi, e non ancora abitabili, e in ogni caso inadatte e comunque non in grado di ospitare tutti i terremotati ma si e no il dieci, venti per cento delle vittime del terremoto.
E nessuno dice o fa niente. Certo il sindaco di Roma, la tanto odiata Virginia  Raggi, deve essere ogni giorno demolita, e questo porta via tempo, sia agli italiani che ai governanti incapaci, ma possibile che  i cittadini, restino sempre lì a guardare senza prendere una posizione?
Quasi il 50 per cento dei giovani non ha lavoro, gli over 50enni rimasti senza lavoro sono milioni e tutti nei guai grazie alla malefica riforma Fornero, La bocciatura del referendum e la sistematica cacciata di Renzi aspetta ancora che i cittadini si rechino alle urne per le elezioni anticipate.
E questi: niente. E gli italiani: niente.
Ma cosa deve succedere ancora perchè il popolo si svegli e corra ai ripari? Cosa deve accadere ancora prima che qualcuno fermi questo mal governo che senza essere stato eletto sta distruggendo il nostro paese?
Cosa? di grazia, cosa ancora?

 

 

 


 



 

                                

 


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IL "POPULISTA" CHE TUTTI VORREBBERO
TRUMP
,
IL DISCORSO DEL SUO INSEDIAMENTO

 

 

 

L'EDITORIALE
Un Presidente che nel suo primo discorso pubblico affronta, subito, tre argomenti cruciali è un populista? E' un fascista maschilista? Io dico di no, ma così lo hanno definito oggi tantissimi italiani, specialmente le donne, nei loro post di dissenso a prescindere. "E' solo un ignorante che non capisce niente", questa la chiosa finale di quasi tutti commenti.
Ma anche se Trump fosse, per assurdo parlando, tutto quello che questi rosicatori e queste rosicatrici sinistre gli addebitano, ma dove starebbe il problema, se poi riuscisse a fare ciò che dice di voler fare? Ma che ben venga un Presidente così! Uno che almeno ci prova a cambiare in meglio le cose!
Magari avercelo in Italia un uomo (o una donna) del genere, invece di queste sanguisughe che governano un paese a tradimento e che lo stanno riducendo al collasso e alla miseria.
Nel suo discorso di insediamento Trump affronta in sostanza, tra i tanti altri argomenti, tre circostanze precise. La prima è quella di combattere il terrorismo: con ogni risorsa e con ogni mezzo, senza demagogia e senza incertezza. Il secondo punto è quello in cui Invita gli americani ad assumere americani e di comprare americano. Il terzo argomento riguarda la riscoperta di un valore disperso: la fierezza del patriottismo e dell'amor di patria.
Sono questi i discorsi di un ignorante, di un maschilista, di un fascista, di un cretino?
No amici cari, questi sono i discorsi di un Presidente vero, di un uomo vero, di un politico vero: eletto democraticamente da un popolo vero e che si impegna a mantenere ciò che ha promesso in campagna elettorale. Siamo così abituati ai pagliacci (e sia chiaro: da destra a sinistra, senza sconti per nessuno) che un uomo che vuole tentare di fare cose giuste lo si vede come un uomo sbagliato. E' come dire che che ad essere sinceri si diventa irritanti, è si è guardati con sospetto.
Ma noi, sulle stesse argomentazioni, cosa facciamo? Niente!
Noi critichiamo il signor Trump e basta. Perchè noi, cari "ex-italiani" , abbiamo, e facciamo, esattamente il contrario: noi vantiamo un governo che è favorevole all'ingresso e alla radicalizzazione dei terroristi; un governo che fa chiudere le attività locali e le piccole imprese locali (vessandole e strangolandole quotidianamente) e che invece inneggia e favorisce gli acquisti dei prodotti esteri. Abbiamo un governo che invita e sollecita (in ogni modo, anche con le minacce) a sfruttare le "risorse" che arrivano su barconi (senza chiarire meglio chi, come, dove e perchè) e che fa scappare i nostri ragazzi, i nostri cervelli, all'estero per la disperazione. Abbiamo un governo che in merito al patriottismo cerca invece di cancellarne ogni traccia tentando di modificare una costituzione democratica.
E infine abbiamo un governo dove nessuno osi nemmeno a provare a sussurrare le parole: "patriottismo" o "amor di patria", perchè per questo finto governo non eletto, il confine con l'apologia è invisibile. Trump promette che il potere tornerà ai cittadini: il nostro governo promette invece che continuerà a garantirlo alle banche e che i cittadini, terremotati e non, continueranno a non valere un cazzo.
Siamo diventati un paese di idioti miei cari conterranei, di rancorosi, di invidiosi, di mezzi uomini e di mezze donne, di ladri e di traditori.
Ma che venisse un Tramp in Italia, con le idee chiare e con il coraggio di metterle in pratica.
Vi rendereste tutti quanti conto che non sono le riforme ciò che vogliono gli italiani, ma un paese libero di ritornare ad antichi splendori e in grado di riappropriarsi delle proprie radici e della sua identità.

 

Donne in marcia contro Trump. In migliaia a Washington e nel mondo . Madonna, Charlize, Scarlett: star in corteo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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JE NE SUIS PLUS CHARLIE

Quando quelle bestie di terroristi islamici armati di mitra hanno fatto irruzione nella sede del giornale satirico francese, tutto il mondo, come è giusto che sia, si è indignato e tutti quanti, nessuno escluso, quella sera ci siamo sentiti un po' Charlie, me compreso. Ma un conto è essere solidali contro chiunque sia vittima del terrorismo, e un conto è condividere la stupidità, il becero cattivo gusto che si vuole nascondere dietro la scusa dell'ironia e della satira, che di ironico e di satirico non ha proprio niente.
Fare satira intelligente è sempre difficile, e comunque, ogni volta, l'oggetto della satira, sotto sotto, ci resta male. Ed è giusto che sia così, ma l'ironia, lo scherzo, il sarcasmo (e sì: la satira appunto), deve essere acuta, tagliente, irriverente, ma non priva di buon senso e comunque deve conoscere un limite, che è quello della decenza: sulle disgrazie non si scherza. Mai.
E questi idioti di vignettari del cazzo da quattro soldi invece non hanno capito ne' cosa sia accaduto loro, ne' cosa sia veramente la satira. Fosse per me, dopo la vignetta della morte che scia verso il resort Rigopiano, potrebbero morire di fame nel loro bunker, tra l'altro costruito con i soldi di tutti i cittadini del mondo che hanno finanziato la loro nuova redazione, e che li hanno esortati a non smettere. E vorrei che tutti quelli che li hanno sostenuti allora, oggi li invitassero ad andare a... "Lavorare", e di smetterla con vignette di quel genere, perchè quello che fanno non fa ridere proprio più nessuno. Anzi.
Io comunque da oggi non sono più Charlie, sarebbe troppo stupido continuare ad esserlo perchè gli stupidi, da sempre, sono soltanto pericolosi e irritanti. Oltre che ignoranti e mai riconoscenti.

 

 

 

 

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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SPECIALE L'AUDACE:


LA SPECULAZIONE DELL'IMMIGRAZIONE

Macchè accoglienza,
è solo businness

Dati alla mano, e basta leggerli, emerge la verità inquietante: non si tratta
 ne' di buonismo, ne' di asilo o di ospitalità. L'invasione dei migranti è solo
 un affare miliardario per tutte le strutture che gestiscono i flussi migratori.
I numeri forniti non sono reali e veritieri, e non è possibile conoscere
 il numero esatto delle persone sbarcate in Italia che non sono state censite
 e controllate e sottoposte a visite mediche e a verifica dell'identità

 

 

 


MILANO, 10 gennaio 2017-  L'italia non offre nulla agli italiani in difficoltà: basta una nevicata per far morire i nostri senzatetto; abbiamo gli ospedali che non hanno medici, infermieri e barelle per fare fronte alle emergenze degli italiani; ospedali dove i malati vengono visitati per terra e dove un Ministro della Sanità, invece di correre ai ripari trovando i fondi per far funzionare al meglio i nosocomi italiani, si limita a dire che questi medici e infermieri sono degli "eroi".
Nel nostro paese non esiste reddito di cittadinanza per chi è rimasto senza lavoro e non ha l'età per percepire una pensione; e come potrebbe quindi offrire un futuro a centinaia di migliaia di migranti? Non abbiamo politiche di "accoglienza" per noi stessi, figuriamoci per i profughi: è un controsenso, una presa in giro per la nostra intelligenza. Infatti sono tutte balle, ombre cinesi, trucchi.
La maggior parte dei migranti è costituita da persone attratte da un falso sogno di benessere e di libertà, e quando arriva in Italia si rende conto di essere stata presa in giro, prima da chi gli ha mentito, e poi dal nostro sistema incapace di gestirli. E tanti di loro pretendono, si incattiviscono, perchè quello che sentono non corrisponde alla verità e il loro retaggio, la loro natura, non prevede certo la rassegnazione silenziosa. Hanno perso tutto e non hanno più niente da perdere, e quindi sono pericolosi.
Non dimentichiamo che tra i migranti si nascondono terroristi in fuga, ricercati, esodati da carceri e prigioni militari, pregiudicati, assassini, ladri. E tra loro anche persone, famiglie intere, che realmente scappano da guerre, ma sono una minima parte e nel nostro paese ne dovranno comunque affrontare un'altra, e forse ancora più aspra e mortale.
Ed è per questo che bisogna intervenire, bloccare i flussi, riscrivere il protocollo, modificare e inasprire tutti i controlli dell'immigrazione ormai selvaggia. Servono rimpatri immediati per tutti i non aventi diritto, senza eccezioni.
Ma chi ci guadagna quindi sulla pelle di questi disgraziati e perchè il nostro Governo finge di non capire, di non vedere, di non sentire?
Si parla di milioni e milioni di euro che lo Stato italiano spende ogni anno per questo fenomeno ma non è facile fare stime precise e ottenere cifre esatte: i dati  e i costi reali dell'immigrazione sono discordanti, si tratta di scatole cinesi, di matrioske da interpretare, e mai chiare e trasparenti, proprio per celare l'effettiva e disarmante verità: l'accoglienza non è altro che un business.  Ma solo per alcuni, sia chiaro. Perchè per altri invece l'accoglienza è davvero una missione,  o un dovere.  Ma per questi ultimi, la realtà è ancora più amara, perchè sono vittime inconsapevoli di un sistema grassatorio, di una lucrosa e malavitosa attività così radicata e così ben celata, che non si riesce nemmeno ad identificarne la matrice. Operatori delle forze dell'ordine, medici, volontari, e i dipendenti stessi delle cooperative, non sono in grado di rendersene conto e lavorano con turni massacranti, con difficoltà inaudite, esposti ogni giorno a rischi e gravi conseguenze. 
Ma la realtà è che ogni migrante, ogni essere umano che riesce ad arrivare  vivo sulle nostre coste, non è altro che una moneta, un ticket. Vale, per questo scandaloso sistema, dai 30 ai 50 euro al giorno, che lo Stato eroga ai responsabili dei centri di accoglienza per ogni migrante, vivo, che ha messo piede in Italia. Che fine facciano questi soldi è impossibile saperlo, perchè le destinazioni ufficiali sono tante, le documentazioni anche, ma nella realtà i migranti, nella maggior parte dei casi,  non prendono nemmeno una lira di questi soldi, se non qualche spicciolo. Le milionate di euro consegnate ai migranti sono solo fandonie, vere e proprie dicerie per i post di Facebook, che servono per dare il fumo negli occhi e per alimentare l'intolleranza e creare disordini e situazioni esplosive.
Questi disgraziati, che giungono in Italia dopo aver pagato cifre altissime agli scafisti, e dopo aver fatto viaggi allucinanti e dopo aver subito ogni tipo di vessazione e di violenza,  appena sbarcati nel nostro paese vengono in pratica abbandonati a loro stessi. Nessuno consegna loro dei soldi, casa o lavoro, o assistenza. Dopo i primi e superficiali soccorsi e controlli, e dopo una pseudo identificazione, perchè quasi mai avviene una vera e propria identificazione a causa dello scarso numero di personale addetto e data l'elevata massa di persone da controllare, vengono lasciati  liberi di andare in giro e all'avventura;  liberi cioè di diventare delinquenti, spacciatori, assassini o, e sono davvero in pochissimi, di riuscire a trovare una reale e dignitosa sistemazione.
Vediamo quello che vogliono farci vedere ma la realtà è diversa, ed è addirittura peggiore. Perchè c'è solo l'orrore di un paese ormai marcio nelle fondamenta che non ha nulla da offrire se non una eccessiva morbidezza nei loro confronti da parte del nostro apparato di giustizia che gli garantisce delle inaudite impunità. Questa è la amarissima verità.
Spesso i migranti engono stivati in periferie, ammassati uno sull'altro in costruzioni fatiscenti o diroccate e inutilizzate, e vengono odiati e mal tollerati dai residenti che giustamente non vogliono condividere territori ed esistenze già difficili, con persone di diverse culture e abitudini, e che non hanno alcun futuro.

La realtà è che
non esiste alcuna struttura di accoglienza reale, vera, che si occupi di visite mediche accurate, di prevenzioni per evitare la diffusione di malattie infettive, non esistono concetti di quarantene assistite. Non esiste nemmeno un centro di identificazione reale, ma solo verbali dichiarazioni fornite dai migranti che al 99 per cento non corrispondono al vero, ma che vengono considerate invece reali, o date per vere, non fa differenza.
Ma parliamo di cifre, che si contraddicono da un giorno all'altro e da un ufficio all'altro: una delle ultime  stime complessive, datata settembre 2016,  è contenuta nella lettera indirizzata dall'allora ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ai commissari Ue: ben 3,3 miliardi di euro spesi solo quest’anno per fare fronte all'immigrazione.  Naturalmente si tratta di oneri destinati ad aumentare. Come si legge nel Rapporto del Viminale, nel 2014 si sono spesi 139 milioni di euro per i centri governativi d’accoglienza, 277 milioni per le strutture temporanee, 197 milioni per i centri Sprar comunali. E ancora: per il 2015 il Viminale fissa «in 918,5 milioni le spese relative alle strutture governative e temporanee e in 242,5 milioni le spese relative ai centri Sprar, per un totale quindi di 1.162 milioni. Ma non è ancora tutto: visto l’aumento clamoroso dei migranti accolti (in tutto il 2016 si arriva a quasi 200 mila persone) i costi sono destinati a lievitare ulteriormente. Dal ministero dell’Interno avvertono infatti che «per il 2017 prevediamo un 60% in più di costi, anche perché il nostro, da Paese di transito si sta trasformando sempre più in un Paese di permanenza dei flussi migratori». Che vergogna inaudita.
Elaborazioni ISMU, su dati UNHCR, mettono in chiaro che
l’impatto degli sbarchi sul sistema di accoglienza italiano è considerevole:  il 77,7% dei migranti è ospitato in strutture di accoglienza temporanee, il 13,5 % nei centri del sistema SPRAR e il restante 8,8% negli hotspot e centri di prima accoglienza nelle regioni di sbarco  (dati Ministero dell’Interno). Ma queste location quanto ci costano, oltre il famoso "Ticket" che i migranti non vedranno mai? Quelle cifre servono a pagare gli addetti ai lavoro, coloro che si occupano di accogliere e destinare i migranti alla ricollocazione, cosa che non avviene. Perchè quanti di questi, veramente, vengono ricollocati? Nessuno lo sa veramente. Sono solo numeri buttati lì, cifre dichiarate e  messe nei registri, ma nella realtà non esistono perchè sono solo numeri della tombola. Perchè nessuno è in grado di verificare, di controllare. Nessuno organizza ispettorati perchè sono impossibili da eseguire. Ecco il trucco dov'è. Non essendoci controllo di quanto dichiarato in quei registri, non si può sapere se quei dati corrispondano, o meno, al vero. E i milioni di clandestini che girano nel nostro paese, senza arte o parte, senza fissa dimora, senza identità, sono il risultato di  quei mancati controlli, di quei numeri fittizi scritti solo sulla carta. Ma ogni persona "scritta", pur non essendo nelle località di destinazione dichiarata, continua a fare "moneta", continua a generare quel ticket.
E' una realtà agghiacciante, un sistema perverso che sembra che nessuno voglia vedere, capire, affrontare e risolvere. Se da una parte qualcuno si arricchisce sulla pelle dei migranti, in denaro sborsato dallo Stato e messo nelle proprie tasche, dall'altra c'è chi permette tutto questo per un unico scopo: voti elettorali. Niente altro, solo questo: voti elettorali, consensi, favori da esigere e ricambiare.
E non ci sono colori, o fazioni: queste cooperative sono gestite da destra, sinistra e centro. Non sono ne' rossè ne' nere: ma sono sono del colore della vergogna di un paese alla fame, malgovernato, che specula sulla vita di tutti. Migranti e non.

 

          

Un mese a caso del 2006 : la maggior                   La "distribuzione in Italia dei migranti al marzo del 2016
parte dei migranti proviene da paesi
dove non ci sono guerre in atto

 

il grafico del "business del migrante" 

 

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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ITALIA SOTTO ZERO, IL SUD E' FLAGELLATO DAL FREDDO E DALLE NEVICATE

 ITALIANO? ALLORA
SEI LIBERO DI MORIRE:

anche di freddo

I terremotati di Amatrice vivono ancora nei container e dormono come "baraccati" con temperature esterne
 che hanno raggiunto i 18 gradi sottozero. E lo Stato, invece di intervenire e risolvere, invita i sindaci italiani
 ad accogliere i profughi promettendo 500 euro a persona e ulteriori sostegni economici.
Nel 2016 sono sbarcati più di 200 mila profughi e clandestini e sono stati spesi miliardi di euro per l'accoglienza,
mentre gli italiani, disoccupati e ormai senza più nemmeno una casa, muoiono dal freddo per la strada.

 

 


AVELLINO, 6 Gennaio 2017 - Un uomo senza fissa dimora di 44 anni è morto per assideramento a causa del freddo. Il suo corpo è stato ritrovato all'interno di una mega struttura commerciale abbandonata, nel centro di Avellino, dove trovava ricovero da circa tre anni. A far scattare l'allarme, è stato un suo amico che come la vittima ha trascorso la notte scorsa all'interno della struttura. Il clochard, originario di Visciano (Napoli) si era stabilito da tempo ad Avellino, dopo aver lasciato moglie e figli che tuttora risiedono nel comune in provincia di Napoli.
Recentemente gli era stato notificato un foglio di via obbligatorio dal questore di Avellino, sulla base di alcuni precedenti per piccoli furti. Sul posto sono arrivati i medici del 118 che hanno constatato l'avvenuto decesso per assideramento. Il pm di turno del Tribunale di Avellino ha incaricato il medico legale di procedere all'esame esterno del corpo, prima di decidere se procedere alla eventuale autopsia.
Questa è la notizia, pura e cruda: e la storia potrebbe finire anche qui, senza alcun commento, senza alcun approfondimento, proprio come l'hanno liquidata tante testate, ma Angelo Lanzaro, così si chiamava l'uomo morto di freddo, è morto solo, senza il conforto di nessuno e abbandonato da tutti, da amici, conoscenti, famiglia e Stato, troppo preso a investire miliardi di euro per l'accoglienza e la sistemazione dei clandestini. Angelo Aveva 43 anni e da un anno e mezzo viveva nel capannone che un tempo ospitava il Mercatone ad Avellino. E' morto per congelamento e forse non verrà nemmeno richiesta l'autopsia per come è evidente la causa del decesso. .
Angelo era originario della provincia di Napoli, e la sua storia è quella di tanti italiani che hanno perduto tutto nel giro di pochissimo tempo: un matrimonio finito alle spalle e due figli, ridotto in povertà e costretto a vivere alla giornata, di elemosina e di stenti.
Ora il comune di Avellino pare che si interroghi. Ma com'è possibile che un uomo senza fissa dimora, ben conosciuto dai servizi sociali, non sia stato aiutato ma semplicemente ignorato e abbandonato al suo destino senza che nessuno facesse nulla per evitare una morte così assurda?
Dire che è una vergogna è poco, dire che è uno schifo non è  abbastanza. Le persone come Angelo ad Avellino sono poche e ai servizi sociali le conoscono tutte. L'amministrazione è guidata da tre anni da Paolo Foti (Partito Democratico). Angelo, soltanto un mese fa, aveva rilasciato una intervista all'emittente irpina Tele Nostra, in cui chiedeva aiuto proprio al sindaco avellinese per la sua situazione. Quell'aiuto non è mai arrivato.
I due senzatetto che condividevano con Angelo lo stesso giaciglio di fortuna, sono stati trasferiti presso la Casa della Fraternità, "don Antonio Forte", gestita dalla Caritas e che ospita 22  persone senza fissa dimora, quanti sono i posti disponibili.

 
L'INTERVISTA RILASCIATA DA ANGELO PRIMA DI MORIRE:


http://napoli.fanpage.it/avellino-rabbia-per-la-morte-di-angelo-ucciso-dal-freddo-aveva-chiesto-aiuto-in-tv/


 

 

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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SPECIALE L'AUDACE: tutte le operazioni di rilievo del 2016
Un anno
di CC

I dati illustrati dimostrano  l’intensità e la quantità del lavoro
svolto dai Carabinieri del Comando  Provinciale di Milano
 

 

 


MILANO,30 dicembre 2016 -  L’Arma dei Carabinieri sta operando interventi al rafforzamento dell’azione di controllo del territorio e di contrasto, anche grazie al rafforzamento degli organici della Stazioni, in particolare di quelle della periferia urbana e di quelle più impegnate della Provincia di Milano. Sono inoltre stati potenziati i servizi di pronto intervento nelle 24 ore espressi dai 120 presidi territoriali dell’Arma milanese (14 comandi Compagnia e 106 comandi tra tenenze e stazioni) dalle Pattuglie Mobili di Zona delle 3 Compagnie di Milano. E’ stato altresì ottimizzato, rendendolo più efficace, l’impiego del Carabiniere di Quartiere. Sono oltre 3.300 i Carabinieri del Comando Provinciale di Milano con compiti investigativi e di sicurezza
I Carabinieri contrastano
ogni forma di delinquenza, da quelle più aberranti e gravi, come il terrorismo e il crimine organizzato, a quelle più localizzate e insistenti come la criminalità predatoria e lo spaccio delle droghe. Il radicamento dei Carabinieri sul territorio, la conoscenza dei luoghi e delle persone, rappresentano una precondizione favorevole per realizzare il livello di difesa sociale atteso dalla popolazione. Ma è anche compito dei Carabinieri intercettare e sanare le situazioni di disagio giovanile. E’ in tale contesto che si inquadrano gli incontri che i Carabinieri a Milano, Monza e nel territorio provinciale, come in tutto il Paese, hanno tenuto nelle scuole di ogni ordine e grado, finalizzati alla diffusione della cultura della legalità, attraverso la creazione di un rapporto di fiducia tra alunni, famiglie, personale della scuola ed un qualificato rappresentante dell’Arma dei Carabinieri. Sono stati svolti 237 incontri presso gli istituti scolastici, raggiungendo circa 38 mila studenti. In tale contesto, gli studenti di 36 scuole hanno potuto visitare anche i Reparti dell’Arma, dove sono stati mostrati veicoli ed equipaggiamenti. Nelle scuole primarie sono stati trattati principalmente il bullismo e la pedofilia, mentre nelle scuole secondarie sono state esaminate tematiche di grande attualità e maggiore complessità, quali lo stalking, gli internet crime, l’educazione alla circolazione stradale e il vandalismo. Nell’occasione, i militari dell’Arma hanno descritto anche gli effetti deleteri legati all’assunzione di stupefacenti e all’abuso di alcolici, delineandone sia l’impatto sull’organismo dell’assuntore, sia le conseguenze amministrative. Ma l’attenzione per le scuole non si è fermata qui e il numero dei ragazzi raggiunti dal messaggio dell’Arma è ancora cresciuto. Un secondo importante progetto, “L’Arma incontra le scuole della Lombardia”, organizzato congiuntamente dall’Ufficio Scolastico per la Lombardia e dal Comando Legione Carabinieri “Lombardia” di Milano, ha visto l’adesione di 220 scuole e ben 250.000 studenti (un quarto degli istituti e degli alunni di tutta la Lombardia), con la partecipazione di ragazzi di ogni età, guidati dai propri docenti nella riflessione sui valori rappresentati dai Carabinieri: impegno sociale e civile, tutela della legalità, prevenzione e contrasto al bullismo e alla criminalità, lotta a ogni forma di terrorismo e corruzione. Al progetto si è legata la prima edizione di un concorso, che ha selezionato opere grafiche e testi realizzati dagli studenti. I vincitori sono stati premiati nel corso di uno spettacolo tenutosi in piazza del Duomo, durante il XXIII raduno nazionale dell’Associazione Nazionale Carabinieri, tenutosi a Milano dall’11 al 19 giugno.

Ci sono poi dati significativi che i cittadini generalmente non conoscono: fa un certo effetto constatare che alla Centrale Operativa del Comando Provinciale sono giunte oltre 75.960  chiamate, alle quali sono conseguiti ben 27.868 interventi (alla data del 15 dicembre), con la gestione di più di un intervento ogni 3 chiamate. Si tratta di operazioni di servizio non solo orientate a prevenire e reprimere episodi criminosi, ma spesso anche a soccorrere bambini e anziani in difficoltà. Centinaia sono le donne vittime di maltrattamenti e reati persecutori che hanno richiesto l’aiuto dei Carabinieri e si attestano a oltre 180 gli arresti per tali reati.
Tutte le componenti operative dislocate sul territorio – dalle pattuglie delle Stazioni, alle “Gazzelle” dei Nuclei Radiomobili, al Carabiniere di Quartiere – si sono prodigate per rispondere alle esigenze di tutti i cittadini e per essere loro vicini, accrescendo la presenza dell’Arma sul territorio.

Nella zona della Stazione Centrale, in zona Forlanini, in zona San Siro, nell’area di Via Padova, in quella di Rogoredo e nei luoghi della “movida” sono stati costanti e incisivi i servizi preventivi e di repressione messi in campo dai Carabinieri, in particolare nei fine settimana. Inoltre, la pianificazione per l’attuazione di posti di controllo lungo le principali arterie di comunicazione di Milano e Provincia è stata particolarmente efficace per la ricerca di armi, droga e persone di interesse operativo ma anche per la sicurezza stradale ed evitare di allungare l’elenco delle tante vittime della strada. Questi dispositivi sono stati integrati con l’utilizzo di autovelox ed etilometri, soprattutto nei fine settimana ed in prossimità di locali notturni.

Sul fronte della prevenzione e contrasto del terrorismo, di assoluto rilievo sono stati la partecipazione e il contributo offerti dai militari del Comando Provinciale di Milano all’esercitazione svoltasi nel maggio scorso in città, che ha visto impegnati anche reparti d’élite dell’Arma ed altri di recentissima istituzione, come le Aliquote di Primo Intervento e le Squadre Operative di Soccorso. Un primo, importante banco di prova è stato brillantemente superato con la finale della Uefa Champions League, evento internazionale ritenuto a rischio, che ha imposto delle straordinarie misure di sicurezza allo stadio e nell’intera città.

L’anno in corso ha visto la nascita di specifiche task-force in seno al Comando Provinciale, composte da personale appositamente formato e ideate per prevenire e contrastare specifici reati, particolarmente odiosi, come le truffe agli anziani e i delitti nei confronti delle fasce deboli. In tale ottica, nel mese di settembre, presso il Comando Gruppo Carabinieri di Monza, è stato inaugurato un locale adibito alle audizioni protette di donne e minori, realizzato nell’ambito del progetto nazionale “Una stanza tutta per sé”, dedicato alle vittime di violenza, appartenenti alle cosiddette fasce deboli. E’ inoltre partita l’attività finalizzata a realizzare un secondo locale anche nel capoluogo lombardo. L’attività dei Carabinieri di Milano si è inoltre incentrata sul triste fenomeno delle truffe ai danni delle fasce più deboli della popolazione, con particolare riguardo a quelle commesse da falsi appartenenti alle Forze di Polizia. Il fenomeno è stato contrastato, come accennato, con la costituzione di una task-force investigativa che coordina le attività repressive in ambito regionale e che ha avviato l’analisi dei dati info-investigativi di interesse, evidenziando i differenti modus operandi impiegati dai truffatori. Al momento sono 26 gli arresti complessivamente eseguiti dai carabinieri del Comando Provinciale di Milano nei confronti di altrettanti pluripregiudicati, riconosciuti quali autori di truffe perpetrate ai danni di anziani anche in province limitrofe.

All’attività repressiva si è affiancata un’incessante campagna di sensibilizzazione mediatica posta in essere dal Comando Provinciale Carabinieri di Milano e da tutti i Comandi dipendenti sin dagli ultimi mesi del 2015, con lo svolgimento di conferenze e incontri, tenuti dai Comandanti di Compagnia e di Stazione presso i centri per anziani, le parrocchie e i luoghi di aggregazione in genere, diffondendo i consigli pratici contenuti in un apposito “vademecum”, che in taluni casi hanno consentito alle ignare vittime di far desistere i malfattori, mettendoli in fuga.

Passando al resoconto dell’attività svolta dall’Arma:  sono circa 5.000 le persone arrestate, dato in linea con quello del 2015 (5.132 arresti), nonché con la diminuzione dei reati denunciati. I servizi di pattuglia effettuati sono stati 146.943, di cui 4.649 da parte del Carabiniere di quartiere (il 40% in più rispetto allo scorso anno, quando ne furono eseguiti 104.842). Sono stati intensificati i servizi finalizzati al contrasto dell’immigrazione clandestina e all’individuazione e all’allontanamento di quei cittadini stranieri risultati pericolosi per la sicurezza pubblica, come nel caso del 26enne pakistano, che aveva giurato fedeltà all’ISIS, rintracciato il 31 luglio a Vaprio d’Adda (MI) dai carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale e del Comando Provinciale di  Milano. Sullo straniero pendeva un provvedimento di espulsione emesso dal Ministro dell’Interno, emesso dopo una lunga indagine coordinata dalla Procura Distrettuale Antiterrorismo di Milano in accordo con la Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.

Il 2016 è stato caratterizzato da moltissimi fatti di cronaca che hanno visto in prima linea i Carabinieri a risolvere anche casi particolarmente complessi. Tra questi ricordiamo la soluzione del giallo dell’omicidio di Luca Giovanni Tromboni, attinto da colpi d’arma da fuoco il 20 marzo 2015 a Rozzano (MI), all’interno dell’azienda di famiglia. In manette, per omicidio volontario aggravato, il fratello della vittima. L’omicidio di Liliana Mimou, a Cusano Milanino (MI) e quello di Deborah Denise Fuso a Magnago (MI), tutti risolti in pochissime ore rispettivamente dai Carabinieri della Compagnia di Sesto San Giovanni (MI) e da quelli della Compagnia di Legnano (MI), con l’arresto degli ex fidanzati delle due ragazze. Nel capoluogo, la rapida soluzione delle indagini per l’omicidio di Attia Ibrahim NEGM-MOHAMED, finito a colpi di coltello dal cugino, arrestato dai militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale e da quelli della Stazione Milano - Porta Sempione. L’arresto di Emilio Colantuoni, gravemente indiziato dell'omicidio di Giuseppe Nista, ucciso mentre era alla guida della propria auto nel maggio 2012 a Vimodrone (MI). A tal proposito, nel 2016, i Carabinieri hanno indagato su 12 dei 16 eventi omicidiari (di cui uno con due vittime) verificatisi nelle province di Milano e Monza – Brianza (pari ad oltre l’80%). L’Arma ne ha già risolti 10, confermando il positivo trend degli ultimi anni.
La
brillante operazione condotta dai Carabinieri della Stazione Milano – Greco Milanese che, con elevata professionalità e dedizione, nel luglio scorso, hanno posto fine ai maltrattamenti subiti dai bambini nell’asilo nido Baby World Bicocca, arrestando il titolare e la coordinatrice della struttura; il sequestro di un arsenale comprendente una mitraglietta “Skorpion” con tanto di silenziatore artigianale, un fucile d’assalto AK 47, un fucile a pompa e due pistole semiautomatiche, di cui una con matricola abrasa, un rudimentale ordigno esplosivo di elevata capacità offensiva, e centinaia di munizioni di vario calibro, operato dai Carabinieri della Compagnia di Seregno nel mese di marzo nell’appartamento di una 70enne e del figlio 34enne, entrambi tratti in arresto. Le successive indagini, dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, hanno consentito di ricondurre le armi a Paolo De Luca, in capo al quale sono state accertate responsabilità penali in ordine alla loro disponibilità, all’associazione mafiosa -in quanto appartenente ad una cosca ‘ndranghetista radicata nella zona di Seregno (MB) e contigua alla famiglia “Mancuso” di Limbadi (VV).

Sul fronte del contrasto all’immigrazione clandestina, ricordiamo la cattura, da parte dei Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Milano, di un cittadino albanese, destinatario di una condanna a 25 anni di reclusione inflittagli dal Tribunale di Valona (Albania) per traffico di esseri umani. L’Autorità Giudiziaria di quel Paese lo aveva ritenuto responsabile della morte di 21 persone, tragicamente naufragate a bordo di un gommone, da lui condotto, mentre stavano attraversando il Canale d’Otranto nel tentativo di raggiungere l’Italia nel 2006. Altrettanto significativa l’operazione di servizio portata a termine dai Carabinieri della Stazione di Corsico che, lo scorso aprile, hanno individuato e liberato 3 ragazzini afgani nascosti tra i bancali di un autoarticolato, sottoposti ad un trattamento inumano e degradante, al rischio della vita. Gli accertamenti condotti dagli uomini dell’Arma hanno documentato come i tre minorenni avessero pagato circa 5.000 dollari a testa per essere condotti in Italia. L’autista, un cittadino rumeno, veniva tratto in arresto.

Particolarmente incisivo è stato il contrasto al traffico e allo spaccio di droghe con l’arresto di 1.640 persone, il deferimento in stato di libertà di altre 4.158, e il sequestro di 1.409 kg.  di sostanze stupefacenti di varia natura. Tra le operazioni più importanti su tale fronte ricordiamo, tra tutte, le operazioni “Riccio” e “Nuova China”, dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Via della Moscova. La prima ha consentito di individuare e arrestare 38 cittadini stranieri con il sequestro di oltre 130 chili fra eroina e cocaina, nonché 300.000 euro in contanti, in collaborazione con il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia. La seconda, si è conclusa con l’arresto complessivamente di 65 persone e il sequestro di 3,5 chili di shaboo, per un valore di vendita al dettaglio pari a circa 1,3 milioni di euro. Nell’ambito del contrasto alla criminalità organizzata, ricordiamo L’operazione “Crociata” del Nucleo Investigativo di Monza, culminata il 18 febbraio 2016 nell’esecuzione, in varie località del territorio nazionale, di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 28 persone, responsabili di associazione di tipo mafioso, traffico internazionale di sostanze stupefacenti, estorsione, usura, rapina e altro, ha ulteriormente confermato l’attualità della penetrazione nell’hinterland milanese da parte delle organizzazioni mafiose di matrice ‘ndranghetista.

Un’altra importante indagine condotta dall’Arma di Milano che ha segnato questa prima parte del 2016 è stata certamente l’operazione “Smile” sulla sanità in Lombardia che, il 16 febbraio scorso, ha portato all’esecuzione di una misura cautelare nei confronti di 21 persone, responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, turbata libertà degli incanti e riciclaggio, disvelando l’esistenza di un sodalizio composto da un gruppo imprenditoriale che si era aggiudicato – mediante turbativa – importanti gare d’appalto indette da Aziende Ospedaliere per la gestione, in outsourcing, dei servizi odontoiatrici, nonché altre prestazioni illecite. Del medesimo sodalizio sono risultati parte integrante funzionari pubblici di diverse Aziende Ospedaliere, nonché un consigliere regionale.

Di rilievo è l’attività di ricerca e cattura dei latitanti che ha portato all’arresto di 183 persone destinatarie di provvedimenti restrittivi emessi dall’Autorità giudiziaria. Importante inoltre l’azione di contrasto alle rapine in danno di esercizi commerciali, in particolare di farmacie, con l’arresto di numerosi rapinatori seriali.  

 

Quadro di sintesi

 

Persone arrestate

4.975

Servizi di pattuglia

146.943

Chiamate pervenute alla C.O.

                        75.960

Stupefacenti sequestrati

Kg. 1.409

 

TUTTE LE OPERAZIONI PIU' SIGNIFICATIVE DEL 2016:
CC 2016.pdf
 

 

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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A Sesto San Giovanni (Mi) una delle più grandi comunità islamiche del nord Italia

UCCISO
IL TERRORISTA
 DI BERLINO


Fermato da agenti nei pressi della stazione ferroviaria Anis Amri
ha estratto pistola da uno zainetto e ha sparato contro i poliziotti
che hanno risposto al fuoco colpendolo a morte. 

 

 


MILANO,23 dicembre 2016 - E' il killer di Berlino Anis Amri l'uomo morto la scorsa notte nel Milanese, durante un conflitto a fuoco con la polizia. Amri, durante un normale controllo stradale in piazza I Maggio a Sesto S.Giovanni, intorno alle 3, ha estratto una pistola e sparato agli agenti di una volante che hanno risposto al fuoco uccidendolo. La conferma è arrivata anche dal ministro dell'Interno Minniti.
Secondo quanto riferito dalla polizia, la Volante si sarebbe fermata in piazza Primo Maggio, di fronte alla stazione di Sesto San Giovanni, per un normale controllo. L'uomo, che era a piedi, alla richiesta di mostrare i documenti avrebbe tirato fuori una pistola dallo zaino e avrebbe sparato a un poliziotto, colpendolo a una spalla. A quel punto gli agenti avrebbero risposto al fuoco, sparando all'uomo, poi deceduto. L'uomo, che con sè non aveva documenti, non è ancora stato identificato. Il poliziotto colpito alla spalla è stato portato all'ospedale di Monza: le sue condizioni non sarebbero gravi.
Fermato da agenti, Amri ha estratto pistola da zaino - Anis Amri, il killer di Berlino ucciso la scorsa notte a Sesto San Giovanni (Milano) quando è stato fermato dalla polizia per un semplice controllo, ha estratto una pistola da uno zainetto che aveva con sé e ha cominciato a sparare. Secondo la ricostruzione di fonti dell'antiterrorismo milanese i due agenti, uno dei quali ferito, hanno immediatamente risposto al fuoco ferendo a morte il tunisino.
Amri Anis è stato colpito a morte dagli agenti praticamente davanti alla stazione ferroviaria di Sesto San Giovanni. Sull'asfalto sono ancora evidente i segni dei rilievi degli investigatori. Degli abitanti in zona hanno riferito di aver sentito degli spari, di essersi affacciati alla finestra e di aver visto l'uomo a terra mentre gli agenti cercavano di rianimarlo e un poliziotto che si teneva un braccio.
Ad uccidere il terrorista Anis Amri è stato un agente in prova al Commissariato di Sesto San Giovanni. Si chiama Luca Scatà, ha 29 anni.
L'agente di polizia che è stato ferito da Amri si chiama Christian Movio, ha 36 anni, ed è del Commissariato di Sesto San Giovanni. L'agente scelto è ricoverato all'ospedale di Monza con un proiettile conficcato in una spalla. Deve essere operato, ma le sue condizioni sono buone.
Sesto San Giovanni è una delle comunità islamiche più numerose del nord Italia e la stazione ferroviaria di Sesto è un punto di ritrovo per clandestini che ogni giorno gravitano in quella zona. Tempo fa, al centro commerciale di Sesto "Il Vulcano", alcune commesse e numerosi clienti si erano lamentati della presenza di persone  che circolavano con il volto coperto, ma quando un responsabile della sicurezza del centro commerciale ha chiesto alle forze dell'ordine di intervenire queste hanno riferito che, per motivi religiosi, è consentito circolare anche travisati e che fino a quando non vengono segnalati  atteggiamenti "sospetti" loro non possono intervenire.
(http://www.affaritaliani.it/milano/milano-al-centro-commerciale-con-il-niquab-e-polemica-video-431124.html)

Un plauso al coraggio e alla capacità degli Agenti della P.S. di Sesto San Giovanni.
Luca S.(a sinistra nella foto), 29 anni, di Catania, in servizio da meno
di un anno presso il Commissariato di Sesto, e Cristian M., 35 anni, friulano.
Luca S. ha aperto il fuoco  contro il terrorista che ha sparato al collega, colpito
da un proiettile nella spalla.

 

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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A POCHE ORE DELL'ECCIDIO DEL CONSOLE RUSSO AD ANKARA, BERLINO COLPITA A MORTE DAI TERRORISTI ISLAMICI

 MALEDETTI

Come a Nizza un TIR si scaglia contro i passanti. Questa volta il teatro dell'orrore è la piazza centrale di Berlino
 dove si svolgono i mercatini di Natale: 12 morti e 43 feriti, di cui 9 in gravi condizioni.
Tra le vittime anche una italiana di 31 anni, originaria di Sulmona, che lavorava alla Bosch di Berlino

 

 

L'EDITORIALE: BASTA CON LE CANDELINE ACCESE E I GESSETTI COLORATI.
Basta con queste idiozie, con questo penoso modo di reagire al terrorismo. Non serve a niente perchè Il dolore è dentro ognuno di noi, il dolore è mondiale, oceanico. Così come lo sdegno e la condanna. Nizza, Parigi, Bruxelles, Berlino, Ankara: sono solo nomi di città, niente altro, perchè è la sostanza che non cambia: il terrorismo uccide dove gli stati abbassano la guardia.  Il problema è a monte, è questa politica sbagliata di accoglienza che vede proprio la Germania e la Francia penalizzate dalla loro stessa demagogia. E' avere un Sindaco a Milano (si, quello indagato del PD) che favorisce l'immigrazione selvaggia a discapito dei cittadini e che poi chiama l'esercito perchè quell'immigrazione selvaggia è diventata ingestibile.  Oggi in Italia sono state prese misure precauzionali maggiori: ma come? E fino ad oggi? La nostra fortuna è che i terroristi musulmani ci hanno lasciati per ultimi? Che fortuna  che abbiamo.
Il problema è sempre uno, e unico: il terrorismo islamico non lo si combatte dopo che hanno colpito, ma prima. Si deve impedire, e non favorire e permettere, che sorgano interi quartieri islamici gestiti da comunità di religione musulmana. E' stupido pensare ad una integrazione che loro stessi non vogliono, è inutile togliere i Crocefissi e permettere i Burka solo per non incattivirli. E' da idioti pensare di combattere il terrorismo quando i terroristi sono cittadini italiani, o clandestini autorizzati. Ci ammazzeranno tutti, vinceranno loro, e non faranno nemmeno fatica. Siamo popoli di teste chine, di pavidi. Critichiamo Putin e temiamo la deriva populista di Trump e non facciamo altro che dargli corda per impiccarci meglio. E adesso è inutile accendere le  candeline e scrivere con i gessetti perchè quegli assassini  stanno già studiando il prossimo attacco per sterminarci, comodi, nelle loro case, vicino alle nostre, nelle nostre città , sui nostri mezzi pubblici, nei nostri cinema, nelle nostre strade e se la ridono. Tanto muore sempre la gente innocente, i poveri cristi, e quindi si può continuare a non fare niente di vero.
Quando c'erano le BR, che colpivano i dirigenti, i politici e il ceto alto, e non i disgraziati, lo stato ha tremato di paura e ha dato ad un uomo straordinario, Carlo Alberto Dalla Chiesa, poteri ampi e carta bianca. E il Generale dei Carabinieri ha potuto fare quello che era giusto fare: debellare il male alla radice. Ma quando lo stesso Stato ha capito che Dalla chiesa pretendeva gli stessi poteri per combattere anche la Mafia, allora lo ha lasciato da solo a farsi ammazzare.
E' questa la storia che non si deve dimenticare, è questo quello che accade con il terrorismo islamico. Che Dio fulmini queste bestie,e chi gli permette di esserlo. E che le vittime cadute, e i loro familiari, possano perdonare la nostra vigliaccheria.

BERLINO, 19 dicembre 2016 - Un grosso camion si è schiantato, intono alle 20 di lunedì sera, in un affollato mercatino natalizio di Breitscheidplatz, allestito nelle strade di Charlottenburg, nel centro di Berlino. Il bilancio della strage, che il ministero dell’Interno tedesco ha ormai apertamente definito «un attentato», è di 12 morti e di 48 feriti, molti dei quali in condizioni molto gravi. Solo alcune delle vittime sono state identificate, 7 per l’esattezza, sei cittadini tedeschi e il camionista polacco che era alla guida del tir prima che l’attentatore ne prendesse il controllo.
Sono 12 le vittime, di cui 6 già identificate e sono di origine tedesca, le vittime dell’attentato di lunedì sera a Berlino, quando un camion è entrato in un mercatino natalizio nel quartiere di Charlottenburg. Ancora senza nome gli altri sei corpi. Tra loro potrebbe esserci anche l'italiana Fabrizia Di Lorenzo, 31enne di Sulmona (L'Aquila). Il suo cellulare è stato trovato sul luogo della strage e la ragazza risulta dispersa. La Farnesina segue il caso da vicino: la madre e il fratello sono già arrivati in Germania per l’analisi del Dna; il padre (che ha dichiarato all’Ansa di avere perso la speranza) li raggiungerà in serata. Tra i 48 feriti ci sarebbe anche un italiano, non in gravi condizioni. Si parla anche di un secondo, ma mancano ulteriori verifiche.
Il mistero dell’attentatore
Non è stato, invece, il profugo pakistano arrestato subito dopo l’attentato contro il mercatino di Natale ad aver guidato il camion che si è schiantato contro il mercatino di Natale a Berlino lunedì sera. Le autorità tedesche lo hanno rilasciato in serata, a conferma delle informazioni che erano trapelate dalle forze dell’ordine dopo l’arresto. «Abbiamo preso l’uomo sbagliato», aveva dichiarato una fonte - non ufficiale - della polizia all’edizione online di Die Welt. Il responsabile dell’attentato, in realtà, sarebbe quindi ancora «armato e a piede libero». Dall’Italia intanto arrivano conferme che il tir aveva lasciato l’Italia il 16 dicembre scorso, dopo essersi fermato alla «Omm lavapavimenti» di Cinisello Balsamo. Il capo dell’antiterrorismo milanese Alberto Nobili ha aperto un fascicolo di inchiesta sul passaggio del tir nel milanese. E il Viminale ha allo studio alcune misure per la protezione e la sicurezza dei mercatini e degli eventi pubblici in Italia nel periodo delle feste. Da Gentiloni il cordoglio per il popolo tedesco e la vicinanza alla cancelliera Angela Merkel.
Fabrizia Di Lorenzo, 31 anni, originaria di Sulmona, che vive e lavora nella capitale tedesca già da diversi anni. I genitori sono già andati a Berlino per essere sottoposti al test del dna. Il padre della ragazza, all’agenzia Ansa, ha detto: «Abbiamo capito che era finita stanotte all’una e mezza: siamo stati noi a chiamare la Farnesina, ma l’aiuto più grande ce lo hanno dato i carabinieri di Sulmona. Da quanto mi dice mio figlio da Berlino, non dovrebbero esserci più dubbi. È lì con mia moglie in attesa del dna, aspettiamo conferme, ma non mi illudo». Il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, ha detto che «non è esclusa la possibilità di una vittima italiana», ma «attendiamo conferme dalla polizia tedesca». Un altro italiano, un uomo, è rimasto ferito nell’attacco ma non sarebbe in gravi condizioni, mentre verifiche sono in corso su un terzo connazionale.  Dall’Italia arriva poi la conferma che il camion utilizzato nell’attentato ha lasciato l’Italia il 16 dicembre, quando è stato segnalato, attorno alle 18, il suo passaggio alla frontiera del Brennero. Alcune ore prima aveva caricato dei laminati in uno stabilimento della Brianza. Va dunque verificato il percorso compiuto dopo l’ingresso in territorio austriaco e cosa sia successo nei tre giorni che hanno preceduto l’assalto ai mercatini.
Una riunione d’urgenza si è tenuta all'indomani dell'attacco terroristico di Berlino al ministero dell’Interno a Roma dopo la strage del mercato di Natale nella capitale tedesca. Il capo della polizia Gabrielli ha trasmesso una disposizione per mettere in atto le massime misure di sicurezza anche nel nostro Paese
I prefetti potranno vietare concerti, mercatini e manifestazioni se non ci saranno le massime disposizioni di sicurezza e quindi possibilità di chiudere le strade, gli accessi e di controllare gli ingressi. È il senso della disposizione trasmessa dal capo della polizia, Franco Gabrielli, in accordo con il ministro Marco Minniti al termine della riunione che si è svolta al Viminale, convocata d’urgenza dopo l’attentato di Berlino. A Milano il prefetto Alessandro Marangoni ha già annunciato l’installazione di barriere anti-camion in prossimità delle aree più a rischio.
E anche Milano si allerta. Il sistema di sicurezza in città «verrà rimodulato nelle prossime ore e riattualizzato. Stiamo studiando un potenziamento della presenza anche nei mercatini di Natale». L'ipotesi di utilizzare gli ostacoli, cioè le cosiddette «difese passive», non nasce oggi. «Era una delle ipotesi in campo», ha spiegato il prefetto Marangoni, al termine del Comitato. Ancora non sono state indicate le zone in cui saranno posizionati gli ostacoli fissi: «Al termine del comitato i tecnici della viabilità e della gestione del traffico della polizia locale faranno le valutazioni di possibilità o meno di sbarramenti in finestre orarie particolari», ha aggiunto Marangoni. In generale, il prefetto indica comunque le zone dove la sicurezza sarà «rimodulata». «Le direttrici che saranno maggiormente presidiate sono quelle che vanno da piazza San Babila al Castello Sforzesco, passando da corso Vittorio Emanuele, piazza Duomo, via Dante. Sarà presidiata anche la zona dei Navigli, soprattutto nelle ore serali». In città, come ricorda il prefetto, la sicurezza è già garantita da forze di polizia locale, polizia di stato e 800 uomini dell'esercito. Saranno «rimodulati i loro impegni» e «ci faremo aiutare da queste misure di difesa passiva».
Queste misure continueranno anche dopo Natale, a Capodanno e fino all'Epifania. Il prossimo concerto il 31 dicembre in piazza Duomo «porta migliaia di persone in piazza. Faremo in modo che sia solo una grande festa e non motivo di altre preoccupazioni - ha concluso il prefetto -. Posso assicurare il massimo impegno delle forze di polizia ed esercito che ci sta supportando in modo che questi giorni prima di Natale possano passare con serenità».
Intanto, si respira un clima di preoccupazione ma non di paura tra gli esercenti che animano il mercatino in piazza Duomo. I recenti attentati sono sulla bocca di tutti, ma non sembrano avere influenzato le abitudini dei milanesi che affollano i portici settentrionali di piazza del Duomo, la Galleria e tutto corso Vittorio Emanuele. I prosegue come sempre la presenza delle forze dell'ordine e di una pattuglia di militari che effettua una «vigilanza dinamica» istituita fin dall'inizio del periodo delle feste, a Sant'Ambrogio. «Eh sì, siamo un po' preoccupati, speriamo non accada niente», dice un ambulante che vende profumi e saponi. Al contrario la pensano alcuni venditori ambulanti di hot dog e panini: «Ma no, cosa volete che succeda, l'importante è lavorare». Polizia e militari controllano non solo la piazza e i mercatini ma anche la fermata della metropolitana e i negozi dove si concentra il maggior afflusso di visitatori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   
    Il video pubblicato dal sito del corriere della sera:
 

   http://www.corriere.it/esteri/cards/terrore-berlino-tutti-video/immagini-riprese-dall-alto_principale.shtml

 

 

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Udine: minorenne ricoverata in ospedale dopo un malore

RAGAZZINA DELLE SCUOLE MEDIE
SVIENE DAVANTI AI COMPAGNI DI CLASSE PERCHE' E' DA 48 ORE CHE NON MANGIA


Ai medici del pronto soccorso ha confidato di vivere in una casa senza
 il riscaldamento  e che per lavarsi è costretta a fare la doccia con l’acqua fredda.
Il dirigente dell’istituto scolastico: «Non è la prima volta che capitano casi simili»

 

 


UDINE, 16 dicembre 2016 - Non toccava cibo da 48 ore e per lavarsi era costretta a fare la doccia con l’acqua fredda: sono stati gli stenti a causare il grave stato di prostrazione fisica che ha fatto svenire una ragazzina che frequenta una scuola media di Udine. A denunciarlo il preside dell’istituto: «Non è la prima volta che capita: di bambini che vivono senza riscaldamento o senza un piatto caldo, o non hanno i soldi per pagare i buoni pasto della mensa ce ne sono anche a Udine, e non solo qualcuno, solo che queste situazioni non vengono quasi mai denunciate», sottolinea il dirigente scolastico, che ha raccontato l’episodio ai quotidiani locali proprio per sensibilizzare i cittadini su un tema così delicato, ma che ha preferito mantenere l’anonimato per tutelare la privacy della minorenne. «A volte ne siamo a conoscenza e cerchiamo di dare una mano, per quanto possiamo, alle famiglie di questi minori, ma in altri casi, se i ragazzi non trovano in noi il canale giusto per parlare e confidarsi, può capitare che alcune situazioni sfuggano». Ed è stato proprio così nel caso della ragazzina che è svenuta sotto gli occhi di compagni e insegnanti: soccorsa dal 118, i medici si sono accorti subito che aveva bisogno di essere riscaldata e nutrita.
«Non è l’unico caso che si verifica e negli ultimi anni sono, purtroppo, sempre più frequenti – insiste il preside –. Noi cerchiamo il dialogo con le famiglie e vogliamo aiutarle, ove possibile, ma si tratta di realtà delicate, in cui spesso anche gli stessi genitori non si affidano ai servizi per un senso di vergogna e pudore, e ignorano le agevolazioni e i supporti sui quali possono invece contare per ricevere qualche sussidio. Ci vorrebbe maggiore conoscenza di questi aspetti». Secondo il dirigente , «servirebbe una lista degli uffici e delle soluzioni alle quali ci si può rivolgere per richiedere cibo, indumenti o aiuti, così da agevolare anche le persone che non sono a conoscenza di queste possibilità».
In Italia quasi 1 minore su 3 è a rischio di povertà ed esclusione sociale, come emerge dall’Atlante dell’Infanzia pubblicato un mese fa da Save the Children. I bambini di 4 famiglie povere su 10 soffrono il freddo d’inverno perché vivono in case non riscaldate, mentre 1 bambino su 10 vive in abitazioni non abbastanza luminose. Se la povertà assoluta è diffusa soprattutto nel Mezzogiorno, dove colpisce più di 1 famiglia con bambini su 10, nel Nord - come dimostra il caso della ragazzina udinese -riguarda comunque 253.000 famiglie (l’8,6% del totale) con un’alta percentuale di famiglie immigrate (41%).

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'EDITORIALE: ITALIANI, CATTIVA GENTE!
Una ragazzina di 13 anni sviene in classe perchè non mangia da due giorni: questo è troppo, è inaccettabile. E' più forte di me e non capisco come facciate voi, come possiate voi, che siete padri come me; che avete come me lo stesso dna cellulare di Seneca, Virgilio, Dante, Leonardo, Copernico, Galileo, Michelangelo, Meucci e Volta, a fare finta di niente davanti a notizie come queste.
Io vi disprezzo, e non ce l'ho solo con i nostri politici da baraccone, ma con tutti quegli uomini e quelle donne, che non muovono un dito, e che continuano a vivere nella pura demagogia. Perchè non si può continuare a fare finta di niente mentre una ragazzina di 13 anni sviene dalla fame sui banchi di scuola. E non conta che sia italiana o non italiana: è una bambina di 13 anni che sta morendo di fame nel nostro paese. Spezza il cuore, è insopportabile. Perchè non fare niente, non intervenire, non prevenire o impedire un crimine come questo, perchè di crimine si tratta, non rende meno colpevoli di chi i crimini invece li compie.
Voi e il vostro buonismo, voi e la vostra politica di integrazione, voi che sostenete la logica degli investimenti sull'immigrazione clandestina e poi non muovete un dito per il vostro popolo, per la vostra gente, per i bambini, per chi sta sprofondando: si, io vi disprezzo e vi disconosco. Non siete più italiani, e non lo siete più da un bel pezzo secondo me.
Più che fine anno questa sembra la fine del mondo. Ma guardate quello che accettiamo, quello che con questo comportamento vile, omertoso e prezzolato permettiamo alla nostra politica. L'80% dell'elettorato vota contro il governo Renzi e lui si clona con il governo Gentiloni; e dopo un cambio di poltrone arriva il Ministro dell'istruzione disitruito e che ha la terza media, e il Ministro degli Esteri che non parla nemmeno inglese. L'articolo 18 torna prepotentemente di moda e si tenta il ripristino, magari con un altro bel referendum a cui questa volta non andrà nessuno, ma che costerà milioni di euro a tutti quanti. E così tra un frizzo e un lazzo delle elezioni anticipate nessuno ne parla nemmeno più. Il Sindaco di Milano viene indagato, il braccio destro della Raggi pure. Tra un avviso di garanzia e l'altro si tirerà la mezzanotte del 31 dicembre per ricordare un anno tutto da dimenticare.
E intanto le ragazzine di 13 anni svengono dalla fame sui banchi di scuola, e almeno il 30% degli italiani non sa più come fare a sbarcare il lunario. E il nostro Governo, provvisorio, precario e futuro, punta ancora tutto sulle riforme, perchè quelle sono le cose che si portano sulle tavole: lo abbiamo capito tutti ormai. L'unica che non lo aveva capito era proprio quella ragazzina di Udine che non toccava cibo da 48 ore e che per lavarsi era costretta a fare la doccia con l’acqua fredda. Una ragazza italiana, tra l'altro, e non che questo cambi niente, sia chiaro; ma figlia di genitori italiani, disoccupati e senza soldi per comprare da mangiare ai propri figli.
Facciamo schifo, siamo un paese di individualisti, egoisti e senza coscienza, di ladri, di approfittatori e di menefreghisti se permettiamo che accada una cosa del genere senza almeno incazzarci. Se la povertà assoluta è diffusa soprattutto al sud Italia, dove colpisce più di una  famiglia su dieci,  nel Nord - come dimostra il caso della ragazzina udinese -riguarda comunque centinaia di migliaia di famiglie.
E sapete che c'è? Ci meritiamo questa gentaglia al comando, ci meritiamo questi non governi e questi inetti non governanti, ci meritiamo addirittura Equitalia e il discorso di Mattarella a reti unificate. Ci meritiamo tutto, anche il canone Rai nella bolletta della luce. E ci meritiamo pure Fabio Volo e la Littizzetto. E sì, è giusto e ci sta più che bene, anzi: è ancora troppo poco. Perchè ci meritiamo il peggio. Perchè un popolo che permette ad una ragazzina di svenire in classe perchè è da due giorni che non mangia, merita solo disprezzo e invasioni barbariche, niente altro.

 

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Bari: è accaduto in centro, nei locali di una associazione pubblica

DETENUTO STUPRATORE IN “PERMESSO” VIOLENTA UNA RAGAZZA DI 27 ANNI

L'ha costretta a subire violenza all'interno di un bagno dopo averla rapinata
 e minacciata di morte con un coltello. Preso grazie alle telecamere di sorveglianza 
 

 



Bari, 25 novembre 2016 -  Essere detenuti per violenza sessuale, ottenere permessi premio per uscire e violentare un’impiegata in un ufficio pubblico: sembra un paradosso, ma in Italia accade anche questo, e non è la prima volta che capita. Questa volta è successo a Bari, in pieno centro e tra le mura di un ufficio pubblico.
Vittima una impiegata di 27 anni che si era fermata in ufficio per mangiare un panino all’ora di pranzo. Cosimo Damiano Panza, 53 anni, già detenuto nel carcere di Lecce con le accuse di rapina aggravata, violenza sessuale aggravata, sequestro di persona e porto abusivo di armi, probabilmente la teneva d’occhio da tempo e magari l’aveva notata proprio durante i permessi premio in cui aveva ottenuto il regime di semi-libertà: era infatti in permesso dal 30 settembre al 6 ottobre, e il fatto è accaduto proprio l’ultimo giorno in cui era libero, il 6 ottobre scorso.
Panza è riuscito a farsi aprire la porta dalla ragazza con una scusa, e una volta entrato l’ha immobilizzata. Ha controllato che non ci fossero altre persone all’interno degli uffici, e ha estratto un coltello e ha minacciato la ragazza di morte se non lo avesse assecondato. Dapprima l’ha rapinata di quel poco che aveva nel borsellino: una manciata di euro. Poi l’ha costretta a fare il giro degli uffici per svuotare le borsette delle impiegate fuori per la pausa del mezzogiorno, racimolando un bottino di circa 350 euro e poi, sempre coltello alla gola, l’ha chiusa in un bagno e l’ha costretta a subire atti di violenza sessuale.
La giovane ha però trovato la forza di reagire ed è riuscita a scappare cercando aiuto nel bar proprio sotto l’ufficio. Quando sono arrivato i Carabinieri l’impiegata, seppur scossa e sotto shock, ha comunque fornito un dettagliato identikit del suo aggressore che nel frattempo era fuggito: un uomo bianco, italiano, sulla quarantina, alto circa 1 metro e 75 e totalmente calvo. Subito sono partite le indagini del Nucleo Investigativo dei Carabinieri della Compagnia di Bari Centro e anche grazie alle telecamere di sorveglianza installate all'interno e all’esterno dell'edificio, la sede di una Associazione, gli investigatori sono riusciti a stringere il cerchio degli indizi e delle prove nei confronti di Cosimo Damiano Panza che, nonostante stesse scontando una pena di 10 anni proprio per violenza sessuale, e che sarebbe durata fino al 2019, era riuscito ad ottenere dei permessi premio.
Un episodio analogo, e sempre ad opera di un detenuto in permesso premio, era già accaduto a Milano il 29 aprile di quest’anno, vittima una minorenne, una ragazza di soli 16 anni. Anche in quel caso l’aggressore era un italiano, di 35 anni, che avrebbe finito di scontare l’intero cumulo di pene , 3 anni e 3 mesi, inflittogli per due rapine,ma che aveva ottenuto dei permessi premio affinché entrasse in contatto con il centro di assistenza psicosociale. Al suo terzo permesso, con obbligo di rientro in carcere alle 22, l’uomo si era recato davanti all’abitazione della minorenne, che conosceva di vista, e aveva suonato il campanello. Riuscito ad entrare nell’appartamento prima l’ha derubata, e poi l’ha violentata per quasi mezz’ora e infine, come se nulla fosse, ha fatto rientro nel carcere di Bollate dove era recluso.

 

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

         Il videodelle telecamere di sorveglianza che incastrano lo stupratore (Repubblica.it): http://bari.repubblica.it/cronaca/2016/11/25/news/bari_stupro_in_centro-152770371/?rss

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 MISS ROMANIA 2016:
A ROMA LA FINALE

Il concorso è stato organizzato dall’Associazione
dei Romeni in Italia nella discoteca Lipstik
 di Paderno Dugnano (Mi), dove si sono svolte
 le selezioni  del Nord-Italia
 

 




 Di: Salvatore Giuliano

Paderno Dugnano, 19 novembre 2016  - Si è svolta presso la Discoteca Lipstick a Paderno Dugnano (Mi) la selezione del concorso di bellezza internazionale intitolata Miss Romania Padana 2016 organizzato dall’Associazione dei Romeni in Italia in collaborazione con Irina Tirdea e la Discoteca Lipstick Milano, che ha rappresentato lo scenario di questa mostra di bellezza autentica romena residente nel Nord-Italia.  Le concorrenti hanno debuttato indossando il porto tradizionale romeno, spiegando alla giuria l’importanza di quest’ultimo nella tradizione della loro terra di origine. I costumi, veri e propri pezzi di storia, fanno parte della collezione di Mariano Ghene.
Ospite d'onore è stato il console romeno a Milano, George Milosan: “Sono qui per portare ai nostri romeni un saluto dal consolato per  questa bella iniziativa - ha dichiarato il Console -  e agli organizzatori di questo evento, essendo in prossimità del 1 dicembre, Giornata Nazionale della Romania” .
Le concorrenti, tutte giovani e belle, sono passate dal porto tradizionale al costume da bagno per poi dar prova del proprio talento e originalità esibendosi in prove individuali di canto e ballo folkloristico, danza orientale e moderna ma non sono mancati neanche momenti letterari, in cui le concorrenti hanno recitato poesie appartenenti al patrimonio culturale romeno.
Alla selezione hanno partecipato concorrenti di origine romena residenti nel Nord-Italia, selezionate da Irina Tirdea, madrina della serata ed Eugen Terteleac, presidente ARI Roma, che hanno presentato la serata. Le 5 vincitrici della selezione parteciperanno alla semi-finale e finale del concorso internazionale Miss Romania in Italia 2016 che si terrà a Roma il 3 e 4 dicembre 2016.
Le concorrenti della selezione Miss Romania Padana 2016 erano: Elena Trisciuc, Cosmina Closca, Raluca Spiridonescu, Mihaela Lungu, Georgiana Caldararu, Diana Rosu, Daniela Burduja, Bianca Mocanu, Andrada Marina e Alina Mislinskaia.
Le vincitrici del concorso Miss Romania in Italia Padana 2016 indicate dalla giuria composta da giornalisti e esperti di moda e fashion, sono: Miss Romania in Italia Padana 2016 by Lipstick: Georgiana Caldararu; Miss Moda by Iris Collection 2016: Andrada Marina; Miss Eleganza 2016: Raluca Spiridonescu; Miss Talento 2016: Daniela Burduja, e Miss Spettacolo 2016:
Cosmina Closca
Georgiana Caldararu, incoronata come Miss Romania in Italia Padana è nata nel 1996 a Tirgu Jiu ed è residente a Milano ormai da anni. Mora con gli occhi verdi, Georgiana è alta 1.70 m, le sue dimensioni sono 86 – 60 – 90. Socievole e allegra, ama portare luce alle giornate grigie di Milano ballando, sfilando e dedicandosi alla carriera di modella.
Miss Romania in Italia è un prestigioso evento di espressione della bellezza, della cultura e delle tradizioni romene, con radici nel concorso Miss Diaspora, evento importante svoltosi durante il prestigioso Festival “Callatis”, realizzato dal regista Cornel Diaconu. Il concoso Miss Romania in Italia è ormai da dieci anni che è presente nel panorama culturale della moda italiana.


         

           

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Alcuni momenti della manifestazione, le Miss premiate, e Miss Romania 2016 in Lombardia con Irina Tirdea, la stilista organizzatrice dell'evento   
      
    


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FLASH-MOB DEI MOLDAVI A MILANO

UNA PROTESTA CONTRO
LE MODALITA' DEL VOTO


Il sospetto: brogli e irregolarità. Ed alcuni cittadini scoprono
di aver già votato, senza nemmeno essersi recati alle urne.


  dddi Liudmila Carta 

MILANO, 20 Novembre 2016 - Centinaia di persone di origine moldava, ma da tempo residenti in Italia, si sono riunite in Piazza Duomo a Milano per
protestare contro le modalità di organizzazione e svolgimento delle elezioni presidenziali avvenute il 13 novembre e che hanno decretato il pro-russo Igor
Dodon nuovo presidente della Repubblica Moldova, ottenendo il 53,2% dei voti, contro il 46,8% del rivale Maia Sandu. La forma di protesta, per attirare l'attenzione dei media internazionali e per far giungere il messaggio di dissenso da parte della comunità moldava in Italia fino in Moldavia
, è stata messa
in scena con un "flash-mob", la forma di espressione pacifica intesa come evento rapido, improvviso di un gruppo di persone in uno spazio pubblico, che
si dissolve nel giro di poco tempo, con la finalità comune di mettere in pratica un'azione incisiva.
“Voto rubato”, “giu cec”, “vogliamo ripetere le elezioni”: questi solo alcuni degli slogan che i moldavi hanno gridato e scritto sugli striscioni in lingua romena, inglese ed italiana, con l’obiettivo appunto di puntare i riflettori sulla vicenda e suscitare maggiore attenzione da parte dei media internazionali.
La protesta di Milano è stata pacifica, così come le altre proteste organizzate tramite i social network e avvenute in contemporanea in altre numerose città
italiane ed europee. I cittadini moldavi, indignati dalla vicenda, hanno richiesto l’annullamento dell’elezione e la ripetizione della stessa, oltre alle dimissioni
di Alina Russu, presidente della Commissione Elettorale Centrale, proprio a causa dei tanti sospetti emersi da innumerevoli evidenze di illegalità
nell’espletamento del voto popolare. Tanti elettori, recatisi  alle urne, hanno scoperto di aver "miracolosamente" già votato e proprio questo ha alimentato
il dubbio del "complotto".
In Moldavia si sono già verificati altri casi analoghi. I manifestanti sostengono a gran voce che sono stati tanti gli errori che avrebbero scoperto in merito alle procedure di conteggio dei voti: e sono certi che quelli espressi per la candidata Maia Sandu siano stati attribuiti a Dodon decretando così la sua vittoria schiacciante. Un altro caso di irregolarità in queste elezioni da parte del pro-russo Dodon segnalato dai manifestanti del flash mode, sarbbe la mobilitazione in massa della popolazione di Transnistria che è stata portata ai seggi con autobus pagati, e a cui sarebbe stato offerto il pranzo e anche del denaroi. Qualcuno
dice che ogni elettore avrebbe ricevuto dai 5 ai 10 euro per votare Dodon, e bisogna tenere conto che il valore di una pensione mensile in Moldavia si aggira intorno a circa 30 euro. “Vorremmo tornare a casa e vorremmo avere condizioni di vita dignitose nel nostro paese - hanno dichiarato alcuni manifestanti - ma
fino ad oggi siamo stati solamente derubati, umiliati e cacciati dalla povertà in giro per il mondo!" E ancora altri cori di protesta: "Igor Dodon non è un degno presidente per la Moldavia, è un ladro che ci deruberà ancora di più o peggio ci venderà durante la notte ai suoi amici russi".
Il Flash mob si è poi dissolto e tutto è tornato alla normalità.

 

                 

                       
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TRUMP,
HA VINTO  IL SOGNO AMERICANO

 

 



9 novembre 2016: Vince il sogno americano, e ha perso la politica ingessata, degli inciuci, delle banche, del finto benessere. Ha perso quella sinistra forte coi deboli e soprattutto hanno perso quelle donne che han fatto del livore e dell'odio un ideale sbagliato. Trump ha vinto due volte, con le donne vere che lo hanno votato, ed è la dimostrazione che il coraggio di dire NO, e la forza di reagire alla rassegnazione, è un dovere, che si concretizza appunto con il diritto del voto. Se gli italiani fossero meno vili, meno pecoroni, meno anestetizzati da tutte le bugie della televisione e di certi giornali, intorpiditi dalle bugie e dalla demagogia della sinistra, riscoprirebbero il valore di un paese che in passato ha saputo splendere di forza, onestà e coraggio. W Trump, W l'America.


Trump è il nuovo presidente, l’America volta pagina. Il neo-eletto Trump: «Grazie a Hillary per quel che ha fatto per il Paese. Basta divisioni, è il momento di unire». I repubblicani mantengono il controllo di Camera e Senato. Ripercussioni sui mercati: borse giù. E Obama lo invita alla Casa Bianca per le Elezioni presidenziali .Contro le previsioni della vigilia, Donald Trump ha trionfato alle elezioni presidenziali americane e da gennaio sarà il 45esimo presidente degli Stati Uniti. Il risultato del voto non lascia molti margini di dubbio: il tycoon ha conservato le roccaforti repubblicane, ha vinto il confronto negli swing state - in particolare in Ohio e Florida - ed è persino riuscito a fare propri alcuni Stati che sulla carta erano già conteggiati in quota ai democratici. Il quadro è impietoso per Hillary Clinton e il fronte liberal: dopo otto anni di presidenza Obama, il nuovo inquilino di 1600 Pennsylvania Avenue tornerà ad essere un membro del Great Old Party, per quanto fuori dagli schemi e arrivato al successo malgrado l’ostracismo di una parte del suo stesso partito.
«È giunto il momento di cicatrizzare le ferite, il popolo americano è uno solo e dobbiamo essere uniti - ha detto Trump nel discorso subito dopo la vittoria - A tutti i repubblicani e democratici e indipendenti nel Paese, io dico è arrivato il momento di essere un popolo unito. Lo prometto a tutti i cittadini del Paese. Sarò il presidente di tutti gli americani e questo è estremamente importante per me». E in un tweet rilancia il messaggio di pacatezza e unità espresso sul palco di New York: «Quelli che sono uomini e donne dimenticati, non lo saranno mai più. Torneremo uniti come mai prima d’ora».Contro le previsioni della vigilia, Donald Trump ha trionfato alle elezioni presidenziali americane e da gennaio sarà il 45esimo presidente degli Stati Uniti. Il risultato del voto non lascia molti margini di dubbio: il tycoon ha conservato le roccaforti repubblicane, ha vinto il confronto negli swing state - in particolare in Ohio e Florida - ed è persino riuscito a fare propri alcuni Stati che sulla carta erano già conteggiati in quota ai democratici. Il quadro è impietoso per Hillary Clinton e il fronte liberal: dopo otto anni di presidenza Obama, il nuovo inquilino di 1600 Pennsylvania Avenue tornerà ad essere un membro del Great Old Party, per quanto fuori dagli schemi e arrivato al successo malgrado l'ostracismo di una parte del suo stesso partito.
«È giunto il momento di cicatrizzare le ferite, il popolo americano è uno solo e dobbiamo essere uniti - ha detto Trump nel discorso subito dopo la vittoria - A tutti i repubblicani e democratici e indipendenti nel Paese, io dico è arrivato il momento di essere un popolo unito. Lo prometto a tutti i cittadini del Paese. Sarò il presidente di tutti gli americani e questo è estremamente importante per me». E in un tweet rilancia il messaggio di pacatezza e unità espresso sul palco di New York: «Quelli che sono uomini e donne dimenticati, non lo saranno mai più. Torneremo uniti come mai prima d’ora».

 

 

 

  

 

 

 

 

 

    

 

 

 

EICMA 2016,
  LA RIVINCITA
   DELLA MOTOCICLETTA

Il grande ritorno di tutte le italiane e l'affermazione del custom.
Il mercato motociclistico cresce e quest'anno arriva il "fuorisalone" della moto.
Harley Davidson continua a strabiliare e Triumph sorprende con la "bobber".
Gli scooteroni restano in ombra e la Vespa diventa elettrica.

 





Milano, 9 novembre 2016 - Chi dava per spacciato il mondo della motocicletta si sbagliava di grosso perchè i numeri parlano chiaro: il mercato è in aumento e in forte ripresa e i produttori italiani di marchi storici risorgono e sfornano nuovi modelli e la competizione con i marchi d'oltreoceano e stranieri è sempre più agguerrita.
Moto Guzzi, Aprilia, Benelli, Morini, Ducati, Piaggio. MV, e persino Mondial e tantissimi altri marchi tricolori a Eicma incantano e non si sa più dove guardare. Moto da strada, da città, da fuoristrada, da passeggio. La tendenza, per tutti è la via di mezzo tra enduro e moto da strada, questa almeno è la tecnologia a cui tutti i produttori si ispirano, e stravincono gli allestimenti "scrambler", presenti in quasi tutte le case costruttrici, nazionali ed estere. Molti i modelli nuovi, con telai e ciclistica riprogettata e riscritta, linee filanti e motori che promettono meraviglie: Eicma 2016 mostra e mette in evidenza la rinascita di tutte le fabbriche italiane che ripropongono motociclette che han fatto la storia della motocicletta in chiave terzo millennio, e le sorprese non mancano: c'è addirittura la Vespa elettrica che fra qualche mese verrà commercializzata e venduta in tutta Italia. Oscurati gli scooteroni che, seppur presenti in ogni marchio, restano all'ombra delle ammiraglie e dei nuovi modelli da strada.
Tantissime le novità del salone di quest'anno ma una in particolare, lanciata proprio in occasione di Ecma 2016, è la nuova stella di casa Triumph che presenta la terzogenita della famiglia Bonneville: la Bobber. Una hot rod molto minimal, rigorosamente monoposto, dal look hard-tail (ma con sospensione e ammortizzatore posizionato sotto la sella) con manubrio dritto e basso che fa un po' il verso all'Harley Davidson ma si sa che il design Anni ’40 si presta a qualsiasi speculazione.
La 74°edizione dell’Esposizione internazionale ciclo e motociclo, in programma a Rho Fiera dall’8 al 13 novembre è davvero ricca di novità e sorprese. L’evento mostra standard di eccellenza a partire dalla presenza di tutti i top brand del settore 2 ruote, delle tradizionali aree speciali EICMA Custom e Area Sicurezza, dell’arena esterna MotoLive, di importanti ritorni come il Temporary Bikers Shop e di imperdibili novità come le nuove aree Eicma E-Bike e Eicma Start up e Innovazione. Sono quasi 1.100 gli espositori e le aziende rappresentate e provengono da 38 Paesi differenti, il 48% dall’estero. Il tren della crescita del mercato motociclistico e il successo di Eicma vanno di pari passo: rispetto al 2014 gli espositori e le aree di esposizione sono aumentate del 13%.
“Anche quest’anno EICMA si appresta a essere l’evento internazionale più ricco, interessante e apprezzato del mondo delle due ruote. Un’occasione straordinaria per celebrare un settore che ha sempre partecipato da protagonista al sistema produttivo italiano e che ha contribuito a rendere famoso e autorevole il nome del nostro Paese all’estero – commenta Antonello Montante, presidente di EICMA -. L’Esposizione si rinnova completamente dando molto più spazio all’innovazione, ai giovani talenti e alla nuova mobilità. L’obiettivo è quello di essere riconosciuti non solo come piattaforma ideale per le imprese delle 2 ruote, ma come vero e proprio incubatore di nuove tendenze e solida leva per le giovani generazioni di imprenditori”.
Ma Eicma non è solo motociclette, ma anche abbigliamento, accessori e anche biciclette, nello specifico quelle elettriche: l’E-Bike. In collaborazione con BikeUp, il primo festival dedicato interamente alla bicicletta elettrica, Eicma propone un’area speciale con una pista esterna di 1300 mt lineari per i test ride, che prevede una pendenza media dell’8% che ti consentirà di apprezzare con esperienza diretta i benefici di questa novità che sta conquistando curiosi e appassionati di ogni età.
Eicma quest’anno non si ferma ai confini della Fiera di Rho, ma arriva in città coinvolgendo con la sua carica di adrenalina e passione diversi quartieri di Milano, per la prima edizione della Settimana della Moto, il fuorisalone di Eicma. A cominciare dalla partnership con la Rinascente che propone l’evento “Love to Ride”: le vetrine del “The Best Department store in the World 2016”, infatti, si vestiranno a tema e lo store si animerà di un ricco programma di eventi e performance lungo tutta la settimana dall’8 al 14 novembre. Ci si sposta di poche centinaia di metri e grazie alla collaborazione con Rolling Stone e l’Associazione commercianti Via Montenapoleone, le vie del quadrilatero si animeranno di installazioni a tema 2 ruote. Non mancherà l’evento chic, come si addice alla via milanese più lussuosa, organizzato presso il Vip Lounge. E non è stato dimenticato il quartiere per antonomasia dedicato ai motociclisti, l’Isola e i suoi locali per bikers non mancheranno di stupirci.
Nel 2015 le immatricolazioni hanno mostrato una sensibile inversione di tendenza chiudendo con un positivo +9,5%, dopo aver toccata il minimo nel 2013 e un timido +1,5% nel 2014. Significativo l’incremento delle moto pari al 14,5%, mentre gli scooter, con volumi maggiori, hanno realizzato un +7%. Nel primo trimestre del 2016 assistiamo a una ripresa a due cifre: +18% per i veicoli ?50cc. Ancora una volta le moto trainano la crescita con un +24%, mentre gli scooter aumentano del 14,5%. Incremento positivo dei quadricicli con 4.891 pezzi complessivi pari al +32.2% trainato dal raddoppio dei veicoli elettrici (1.342). Nei primi cinque mesi del 2016 si conferma la crescita con 1.564 quadricicli leggeri pari al +27.4%, mentre gli elettrici aumentano del 14,1% con 430 pezzi. Sono 1.653.709 le biciclette vendute in Italia lo scorso anno, cifra che mantiene stabili i dati di mercato. Il vero boom è rappresentato dalle E-bike. Nel 2015 sono state vendute 56.189 bici a pedalata assistita, raddoppiati anche i numeri della produzione: si passa dai 8.720 pezzi prodotti nel 2014 ai 16.600 del 2015; positivo anche l’export che vola ad un +166,9%.
Per vedere tutte le novità, i marchi, i modelli e per visitare Eicma anche stando davanti al pc questo è il portale della manifestazione:
www.eicma.it

Buona strada a tutti!

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 





 


 



 


  

 
                                                                                                                     

 



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Scongiurato l'ennesimo femminicidio nel Milanese

I CARABINIERI SVENTANO UNA AGGRESSIONE FATALE: L'UOMO ERA "ARMATO" DI UN LITRO DI ACIDO MURIATICO E DI UN COLTELLO
A SERRAMANICO ED ERA PRONTO A COLPIRE

La sua ex-convivente, già in passato oggetto di aggressioni e minacce,
si è insospettita quando l'uomo ha insistito per farla uscire di casa con la scusa
 di un "ultimo" e definitivo incontro chiarificatore
 

 





Magenta (Mi) - I Carabinieri della Stazione di Bareggio (MI) hanno tratto in arresto in flagranza un 44enne, disoccupato del posto, responsabile di atti persecutori, commessi nei confronti della sua ex convivente. A pochi giorni da un’altra aggressione sempre ai danni della donna che era stata aggredita e presa a schiaffi e pugni, lo stalker, mai rassegnatosi alla fine del rapporto di convivenza con la vittima, si è presentato sotto casa e, prima minacciandola, e poi cercando di convincerla con la scusa di un ultimo e definitivo incontro chiarificatore, ha insistito affinchè la donna lo raggiungesse in strada.
Questa volta però gli è andata male. L'ex convivente, ormai convinta della pericolosità dell'uomo, non ci è cascata. Ha chiamato il 112 e ha spiegato cosa stava accadendo. L'uomo si è insospettito quando la sua ex non gli rispondeva più dalla finestra e ha intuito che avesse potuto dare l'allarme e chiedere aiuto, e ha quindi ha cercato di fuggire. Il pronto intervento dei Carabinieri ha però scongiurato quella che poteva trasformarsi nell'ennesima tragedia del triste fenomeno, negli anni più che mai consolidato, dei femminicidi.
I militari dell’Arma hanno lo hanno bloccato proprio mentre tentava di allontanarsi e subito  perquisito, lo hanno trovato armato di coltello a serramanico e con un flacone da un litro di acido muriatico.  Quando la donna ha saputo che il suo ex aveva portato con sè, oltre ad un coltello, anche l'acido per sfigurarla, è rimasta impietrita dalla paura.
I comportamenti dell'uomo erano diventati via via più violenti dopo la loro separazione; circostanza che lui non ha mai accettato. Dapprima ha cercato di riavvicinarsi tentando il dialogo, poi mano a mano è diventato sempre più insistente e aggressivo, fino a diventare violento. Qualche giorno fa infatti aveva aggredito la sua ex e dopo averla colpita con pugni e schiaffi, l'aveva minacciata dicendole che se non avesse deciso di tornare insieme a lui, avrebbe fatto una brutta fine.
E' difficile in questi casi capire se si tratta di una minaccia urlata in un momento di nervoso o di qualcosa che potrà effettivamente consolidarsi ed è per questo che le Forze dell'Ordine insistono nel sensibilizzare le donne che sono vittime di questi atteggiamenti persecutori, consigliando loro di denunciare sempre, e immediatamente, tutte le minacce ricevute,  in modo da poter intervenire preventivamente o di cercare di proteggere la vittima. Se i Carabinieri non fossero intervenuti con quella tempestività è più che probabile che l'uomo avrebbe tentato di portare a termine il suo delirante piano, e cioè quello di aggredire la donna con l'acido muriatico non appena fosse scesa in strada per poi finirla a coltellate.

 

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A PROPOSITO DI PANEM ET CIRCENSES


Roma, 26 settembre 1016 - Renzi rilancia il ponte e centomila posti di lavoro. Ricordo ancora frasi del genere, erano gli anni '90, e i posti di lavoro erano circa un milione. Una bella idea, ma tale è rimasta, e tale resterà anche questa. Renzi è riuscito a tirare il più in là possibile: il 4 dicembre è stato il massimo che è riuscito a fare. Lodevole. E adesso ogni giorno se ne inventerà una per ri-ottenre il suo 40% dei consensi, lo stesso che ha comprato alle votazioni europee a suon di 80 euro per uno. Aspettiamoci colpi bassi, conigli che escono dai cilindri, Deus ex machina a tutto spiano. Aspettiamoci due mesi di coupe de teatre ma attenzione: è sempre e solo un trucco. I colpi bassi fanno male, i conigli che escono dai cilindri perchè sono appiattiti dentro i cappelli prima ancora del numero, e il teatro, anche se di buon livello, è sempre e solo una commedia. Niente di più. Ma soprattutto non aspettatevi alcuna battaglia SI/NO per mandare a casa Renzi. Nossignori: scordatevelo, è tutta una farsa, appunto. Renzi resta dov'è finchè potrà, sia che vince, sia che perde il referendum. Solo che se vince il si potrà dire che in caso contrario avrebbe fatto le valige, e se i vince il no dirà che è proprio quello il motivo per cui il paese non può essere abbandonato da lui. Il solito teatrino insomma, niente di nuovo: i posti di lavoro, i ponti, le pensioni, i gay e via così, fino all'epilogo. Fino alla nausea.
E intanto gli italiani si suicidano, i clandestini continuano a fare business, le mamme imbiancano e i figli, sempre meno (nonostante la delusione della Lorenzin), crescono senza lavoro, senza futuro, senza famiglie, senza una lira ma a cazzo duro, proprio come il nostro premier vorrebbe: cornuti e mazziati insomma.
Lo so che è del tutto inutile dire: "italiani svegliamoci", nessuno si sveglierà mai, almeno a giudicare dall'audience del grande fratello vip. Siamo fottuti.
E dire ai giovani di non andare all'estero, che tanto non cambia molto, è inutile proprio come dire agli italiani di aprire gli occhi; perchè per i giovani non è la terra promessa il problema, ma lasciare questa terra di falliti che siamo diventati, tutti noi, chi più chi meno, siamo tutti nei guai, credetemi. Tranne i ricchi: quelli ci sono sempre, pochi, ben occultati, ma ci saranno sempre. Briatore dice che il Salento andrebbe spianto e ricostruito con discoteche alberghi e attrazioni come a Dubai, perchè anche i ricchi piangono se non trovano l'extra lusso. E che cazzo, ha ragione anche Briatore. Non fa una piega. Si, ma noi?
Noi chi? Il 90% del popolo che si occupa degli assessori di Virginia Raggi, delle orecchie di Virginia Raggi, dei balletti di Virginia Raggi? Ah, quelli... No tranquilli, non conta niente quel 90%, non è mai contato niente. Siamo carne da cannone, lo siamo sempre stati. Prima venivamo chiamati schiavi, poi faceva brutto e con la nascita della Prima Repubblica ci hanno chiamati "il popolo sovrano", che a scomporre questa parola vengono i brividi per l'ironia del termine e l'azzeccata metafora di ciò che siamo. Ma a parte qualche vagito di ribellione, prima da destra, poi dal centro, e poi da sinistra, tutto è tornato esattamente come prima. Panem et circenses, rassegnazione e mutismo ed inerzia. E' ancora così, non è cambiato molto. Lo era già 2000 anni fa e l'unica differenza da allora ad oggi, è che 2000 anni fa si mangiava tutti quanti, nessuno moriva di fame, ci chiamavamo la gleba, d'accordo; ma nessuno almeno pensava di essere in democrazia. Noi invece si, lo pensiamo eccome, e qualcuno di noi ne è addirittura convinto! Ma così convinto che non si chiede più nemmeno come mai da anni siamo governati da persone che non abbiamo eletto.
Gran bella cosa la democrazia, se fossimo tutti stupidi, sarebbe perfetta. Il Pane e il divertimento niente altro. E anche se negli ultimi tempi il pane scarseggia un po' in fondo a chi importa? Dai, parliamo di un ponte che non avremo mai; parliamo di centomila, un milione,o un miliardo di posti di lavoro che non esistono. E d'altra parte lo sanno tutti: la befana il 6 gennaio scende dal camino, le coperte tengono al riparo da mostri e da serial killer e con 80 auro si fa la spesa per ben due settimana. Che cosa volete di più? Il grande fratello VIP? Quello lo avete, e vi faranno pure il tre, il quattro, il cinque, e quando non ne potrete più, si inventeranno un reality ancora più idiota. Prendetene e mangiatene tutti, tanto è gratis. Almeno secondo qualcuno lo è.
E per il resto? SI o NO non cambia niente, quindi tranquilli, continuate tutti quanti a fare quello che state facendo. Cioè niente
 
 

 

 


 



 

                                


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OLIMPIADI "DEL MATTONE"? NO. GRAZIE.

ROMA HA VINTO!

VIRGINIA RAGGI: "NOI RIMANIAMO COERENTI
CON QUANTO ESPRESSO IN CAMPAGNA ELETTORALE. PRIMA I SERVIZI PER I CITTADINI, POI GLI STRAORDINARI"

 



 

A parte che non bisogna essere "Grillini" per pensare, capire e svegliarsi dal torpore di questa politica falsa e marcia nelle fondamenta. A parte che ai romani (semmai a qualcuno interessasse saperlo: Roma è dei romani), non frega proprio nulla delle olimpiadi; semmai è un busness che interessa a tutti, meno che ai romani. A parte strade rotte, interi quartieri da risanare; l'intera rete urbanistica da rattoppare; tombini, fogne da ristrutturare e risanare; degrado ovunque; monumenti da proteggere e riqualificare; viabilità da riscrivere completamente; un debito pubblico capitale che non è una voragine, ma un buco nella terra che arriva fino in Cina. A parte questo quindi: volete che i romani pensino alle Olimpiadi? Qualcuno davvero crede che ai romani possa interessare un altro immenso casino che porti solo disagi, cantieri, traffico e altri problemi, senza rendere indietro nulla ai cittadini stessi, anzi, stangolandoli ancora un po' di più e solo per far guadagnare chi? Il Coni? Le cooperative? La banda Bassotti? Chi lo sa.
La Raggi ha coraggio da vendere, ha forza e grinta, ma non è solo questo che la differisce da tutti quanti: lei è semplice, e per questo è straordinaria. E' un vero cittadino romano, un qualunque vero cittadino romano, questo è il suo segreto. Non è un supereroe, non è una stratega, è una figlia di Roma, non accecata dalle bugie del Governo, non assoggettata al malaffare delle istituzioni politiche e quindi vede, capisce e decide, perchè è libera di farlo e perchè ha la capacità di farlo. Le "olimpiadi del mattone", cioè quelle costruzioni da palazzinari che costano 1000 e si realizzano a 100 (destinando i restanti 900 in mazzette e costi di collusioni e corruzioni), deturpando ogni cosa e rimanendo poi inagibili e spesso solo ecomostri inutilizzabili per nulla, Roma non le vuole. Non li vuole più, perchè ha ancora in mente lo scempio dei mondiali di nuoto del 2009. E perchè è ancora una città ferita a morte dalla sinistra che per interi decenni l'ha spolpata, grassata, smembrata, impoverita e cercato di imbruttirla, senza però riuscirci.
Perchè Roma è la capitale del mondo. Da Roma sono partite tutte le civiltà occidentali, tutte le più grandi imprese che la storia mai potrà dimenticare. Virgilio, nell'Eneide, ha dato a Roma, e ai romani, stirpe togata, potere infinito. E i romani lo sanno. E virginia Raggi lo sa. Eccome se lo sa. Per questo piange di gioia quando vede Roma risorgere.
Roma ha vinto! Ancora una volta. E questa volta anche grazie a Virginia Raggi.

 

 

ROMA -  «No alle Olimpiadi del mattone, è irresponsabile candidare Roma». Virginia Raggi ripete il mantra dei 5 Stelle e lo supporta con uno studio dell’università di Oxford: «In passato il budget è stato sforato quasi sempre, almeno del 50%. E anche di più: a Montreal del 720%, a Barcellona del 266%». E così via (applausi in sala). Ancora: «La gestione commissariale ha tuttora in carico un miliardo di debiti per gli espropri dei Giochi 1960, che gli italiani e i romani continuano a pagare». Non manca l’affondo politico: «Quando fu Mario Monti a dire no, la sua fu considerata una posizione responsabile (mostra i tweet del Pd che lodavano l’allora presidente del Consiglio, altri applausi). Oggi, con i dati macroeconomici peggiorati, le Olimpiadi sono diventate un affare».
L’atteso niet ai Giochi si materializza in un incontro con i mass media - il primo da quando Raggi si è insediata - che dura poco più di mezzora. «Brava Virginia, ti ho seguito in conferenza stampa, avanti così», giubila al telefono Beppe Grillo. Esulta anche il Los Angeles Times - «Una rivale in meno» - poiché Roma era ritenuta la principale concorrente della città californiana, in corsa con Parigi e Budapest. Tace invece Matteo Renzi, Palazzo Chigi fa sentire la sua voce solo tramite il ministro Graziano Delrio: «Spero ci sia la possibilità di consultare i cittadini». Infierisce inutilmente l’(ex) marito della sindaca, Andrea Severini, che posta su Facebook una foto del presidente del Coni Giovanni Malagò, della coordinatrice del Comitato promotore Diana Bianchedi e del presidente del Cip (Comitato italiano paralimpico), Luca Pancalli, con il link alla canzone di Vasco Rossi «C’è chi dice no».
La sindaca snocciola le ragioni pentastellate senza tentennare, sicura di sé. «Tutti ricordiamo gli scheletri abbandonati dei Mondiali di nuoto», insiste. E precisa: «Noi non abbiamo nulla contro le Olimpiadi, ma non vogliamo che lo sport sia utilizzato come pretesto per tonnellate di cemento sulla città». Il programma dei 5 Stelle prevede altro, in particolare la riqualificazione degli impianti esistenti, soprattutto nelle periferie: interventi che, promette Raggi, si faranno senz’altro.
All’ostentata tranquillità della prima cittadina fa da contraltare, qualche chilometro più a nord, l’amarezza e la rabbia degli «sconfitti». Anche qui, nella sede del Coni, sono stati convocati i giornalisti: Malagò spiega com’è saltato il vertice che avrebbe dovuto tenersi in Campidoglio alle 14.30, un appuntamento che la prima cittadina ha mancato scegliendo invece di pranzare con l’assessore ai Trasporti Linda Meleo. «Da Raggi poca attenzione, il nostro mondo meritava più rispetto», sottolinea il numero uno dello sport ricostruendo l’accaduto: l’arrivo «alle 14.23», l’attesa nel salottino adiacente allo studio della sindaca, la richiesta al portavoce di informarsi «alle 14.50» e infine, trascorsi 35 minuti senza avere neppure ricevuto una telefonata, la decisione di mollare.
Il presidente del Coni, ringraziando coloro che finora hanno collaborato alla candidatura e scusandosi per l’esito non voluto, non risparmia a Raggi accuse pesanti: le «esternazioni» della sindaca sarebbero state condizionate da «falsità e populismo» soprattutto sui debiti lasciati da Roma 1960. «Era tutto già scritto», è la convinzione del numero uno dello sport. Solo il finale resta aperto: «Abbiamo speso dei soldi, ora se qualcuno fa una delibera dando discontinuità a un atto precedente se ne assume le responsabilità». Il riferimento è a un parere legale già acquisito dal Coni, stando al quale la Corte dei Conti potrebbe citare in giudizio il Campidoglio per danno erariale: infatti le Olimpiadi sono già costate 12 milioni e la cifra sfiorerà i 15 quando verranno saldate tutte le fatture.
Lasciando il Campidoglio Malagò non aveva nascosto l’irritazione: «Abbiamo stravolto le nostre agende per essere puntuali e per più di mezz’ora abbiamo aspettato... è troppo». Bianchedi, ammettendo di essere «abbastanza amareggiata», aveva commentato: «Se non c’erano le possibilità di parlarci bastava dirlo. Abbiamo chiamato (la sindaca, ndr) per sapere dove fosse, ma lei non si è presentata. Questo non preclude il nostro desiderio di fare un altro incontro». Raggi, quando infine era apparsa sulla soglia di Palazzo Senatorio, aveva ribattuto: «Non erano 40 minuti, il tempo c’era. Ho fatto avvisare che stavo entrando nel palazzo ma il presidente ha deciso di andare via: mi dispiace molto». E in conferenza stampa ha annunciato che il vertice si terrà domani.
Del resto il clima fra la prima cittadina e i vertici dello sport era apparso burrascoso fin dalla mattinata. La tensione era emersa quando - un’ora prima del vertice mancato - Malagò e Pancalli avevano sfidato Raggi sul suo stesso terreno, chiedendole di trasmettere l’incontro a Palazzo Senatorio in diretta streaming. In nome di quella trasparenza della quale i grillini hanno sempre fatto la loro bandiera. La stessa - non avevano mancato di sottolineare i presidenti del Coni e del Cip - «che ha sempre contraddistinto l’operato del Comitato promotore della candidatura italiana». La prima cittadina, però, si era defilata: «Nella conferenza stampa la sindaca parlerà ai cittadini e alla stampa - così una fonte qualificata del Campidoglio - . Rincresce che un incontro privato voglia essere utilizzato per alimentare soltanto confusione nell’opinione pubblica proprio a ridosso dell’incontro con la stampa».
Caduto nel vuoto anche l’appello del sindaco di Firenze, il renziano Dario Nardella, che aveva firmato per il sì alla candidatura olimpica di Roma: «Faccio un appello alla mia collega di non aver paura: se noi respingiamo le Olimpiadi perché temiamo le conseguenze, vuol dire che in via di principio non dovremmo accettare nessun tipo di scommessa. Questo sarebbe un peccato per Roma e per l’Italia. Spero che Raggi possa fare questo gesto disinteressandosi di chi la tira per la giacchetta da un lato e dell’altro». Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, secondo il quale«le Olimpiadi sono un’ opportunità di sviluppo infrastrutturale per la città se concepite in maniera sobria e intelligente».
(fonte: Corriere.it)                           
 
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il video della conferenza stampa:

https://www.youtube.com/watch?v=wAVUFsJw3QQ

 

 

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Reggio, la tredicenne violentata: «La mamma nascose gli abusi»

LA VIOLENTANO IN OTTO PER TRE ANNI:
I GENITORI MINIMIZZANO E LA COMUNITA'
NON SI SCHIERA CONTRO GLI STUPRATORI

La ragazzina confessò quello che stava subendo in un tema a scuola
ma fu lasciata senza protezione anche dalla famiglia, che temeva
il discredito davanti al paese. Uno dei violentatori è il rampollo del boss
 

 





Gli americani si preoccupano per la salute della Clinton? Macchè. Gli americani sono solo morbosi, vogliono sapere cos'ha, quanto ha di colesterolo e di glicemia, se ha la candida o la cervicale, ma non per affetto: niente affatto, e scusate il gioco di parole. Perchè a loro non frega niente della "persona" Clinton, gli importa solo sapere se la Clinton ha la salute idonea per essere Presidente. Come se, per essere il primo cittadino del mondo, la qualità primaria debba essere solo e principalmente quella fisica, e non quella contenutistica.
E' inverosimile, assurdo? Loro sono gli americani cinici e insensibili? Forse. Ma noi siamo capaci di qualcosa di più grande, perchè se vogliamo sappiamo fare anche di meglio. O di peggio, dipende dai punti di vista.
Noi, in confronto all'America siamo i Principi della correttezza: prima di tutto abbiamo addirittura una Carta dei Doveri in tema di privacy riguardo all'impossibilità di divulgare i dati sensibili sulla salute di ognuno, e in secondo luogo, noi, i paladini della privacy; sempre così osservanti e buonisti e sempre politicamente corretti con tutti, abbiamo addirittura qualcosa in più. Noi abbiamo i genitori di ragazzine di tredici anni che, pur di disturbare la sensibilità e la fragilità degli stupratori della figlioletta, glissano sulla mostruosità di tre anni di sevizie, e alla fine danno un po' di colpa anche a lei per quello che le è successo. E con questi genitori si schiera un intero paese, che decide di non partecipare alla fiaccolata contro i violentatori, tra cui primeggia il rampollo di un boss locale.
Perchè si sa che le tredicenni di oggi sono tutte un po' puttane, diciamocelo. Si sa che sono provocanti; tutti sanno benissimo quanto adorino essere violentate e prese a schiaffi e pugni per anni da un branco di figli puttana (che meriterebbero pene severe e nessuna indulgenza), piuttosto che giocare con le amiche, guardare la televisione e fare i videogames e vivere una adolescenza normale, al riparo dei mostri, dentro e fuori casa.
Se vi sembrava inverosimile la morbosità degli americani provate a comparare il nostro nichilismo, la nostra ottusità e la nostra assurdità. Vinciamo. Vinciamo tutto. Credetemi.
Siamo noi i vincitori assoluti.
Perchè dopo di questo, non c'è proprio più niente da perdere.

 

I sette del branco (l'ottavo è un minorenne)
 
MELITO PORTO SALVO (Reggio Calabria) - Ai Carabinieri Maddalena (nome di fantasia), la tredicenne di Melito Porto Salvo stuprata per tre anni dal branco ha raccontato come e dove ha trovato il coraggio di parlare. Dice la ragazzina: «…. fino a che un giorno a scuola la mia professoressa d’italiano ci dà un tema dove dovevamo parlare del ruolo che avevano avuto i nostri genitori nella nostra vita…. Ed io che nonostante non abbia detto niente per proteggere anche loro ero arrabbiata con loro perché comunque loro non se ne sono mai accorti di niente… cercavo di essere mai triste, mai arrabbiata… magari mi rendevo attiva in casa aiutavo molto mia madre…. Di giorno in giorno non se ne sono accorti proprio di niente … quindi ero un po’ arrabbiata con loro di questo perché comunque come fai a non accorgertene che tua figlia sta attraversando un periodo difficile, una difficoltà, niente completamente…». Dopo il ritrovamento del tema la mamma di Maddalena ha chiesto alla figlia di cosa si trattasse. E lei le ha raccontato tutto. «Io torno a casa mi viene a prendere mia madre e inizia a dirmi che belle cose che hai scritto. Io scoppio in un pianto e le racconto tutto quello che era successo, tutto… non i particolari…».
I genitori di Maddalena  sapevano da tempo quello che era accaduto alla loro figlia. Hanno però taciuto. Il particolare emerge dall’ordinanza che ha portato all’arresto dei giovani accusati degli abusi. La ragazzina che frequentava il Liceo delle Scienze Umane e Linguistiche a Reggio Calabria, aveva espresso in quello scritto il proprio disagio personale e familiare, soprattutto.
Nonostante ciò, però, la donna non ha pensato di denunciare perché «la rivelazione dei fatti avrebbero provocato un discredito della famiglia e che forse avremmo dovuto andare ad abitare in un altro paese». Anche il papà ne era al corrente perché informato dalla figlia e dalla moglie. Decisivo, nel far emergere, la storia, è stato il ruolo della scuola frequentata dalla vittima: sono le professoresse a comprendere da dove nasce il disagio di Maddalena. Nell’interrogatorio dell’ottobre 2015, gli inquirenti hanno sentito una delle insegnanti della ragazzina. « Dopo aver percepito da alcuni scritti e atteggiamenti della tredicenne un certo disagio ho parlato con la madre la quale mi ha opposto un netto rifiuto quando le ho chiesto se potessi comunicare la notizia all’intero consiglio di classe che avrebbe così potuto attivare i previsti percorsi di legge». Le 133 pagine dell’ordinanza firmata dal gip di Reggio Calabria Barbara Bennato evidenziano il clima di omertà diffuso che ha circondato questa storia. Anche Chiara la cugina di Maddalena, cui la ragazzina aveva confidato tutto, ha taciuto. Nel tema a scuola la tredicenne aveva «dolorosamente stigmatizzato il comportamento dei genitori, distolti dalle rispettive vicende personali e conflittuali e sordi ai pur manifesti segni di disagio da lei stessa lanciati». Scrive il gip:« La ragazzina si era sentita sola, senza alcuna protezione e, pur sopraffatta dalla rabbia per l’abbandono dei genitori, si era trovata nelle condizioni di dover subire in silenzio un penoso rosario di violenze, atteggiamento paradossalmente impostole a protezione dell’incolumità degli stessi genitori, distratti ed inadeguatamente interessati alla sua crescita evolutiva».
Maddalena negli anni bui dell’orrore causato dagli otto giovani del luogo arrestati (tra loro c’è un minore) cui si distingueva anche la figura di Giovanni Iamonte, figlio di Remigio, capo dell’omonima famiglia di ‘ndrangheta, aveva cercato «rifugio» in un altro ragazzo, Antonio, 24 anni, con il quale aveva allacciato una relazione. Mal vista dal branco. Uno dei violentatori , Davide Schimizzi, che era stato il suo primo fidanzatino, non aveva tollerato l’intrusione di Antonio e organizzò una spedizione punitiva contro il ragazzo che fu costretto a interrompere la relazione con la vittima. Maddalena fu costretta ancora per qualche anno a subire la violenza dei suoi aguzzini. Negli ultimi mesi i sette violentatori avevano capito che qualcosa si stava muovendo e che qualcuno stava iniziando a parlare. Davide Schimizzi, forse impaurito chiama al telefono suo fratello Nino, agente di polizia a Milano. Nelle telefonate del 13 e 14 gennaio scorso, i due intercettati discutono della vicenda della ragazzina. « Sentimi qua ti ricordi quel fatto? Quel fatto di quella ragazza di Melito? Li stanno , ci stanno chiamando a tutti… hanno cose, stanno facendo un sacco di domande». E il fratello poliziotto: «compare può fare quello che vuole che non c’è nessun problema! Tu vai e dici che non ti ricordi niente !. Gli devi dire che quando mi chiamate in giudizio poi ne parliamo… ».

 

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
   "SOLO IN CENTO VANNO ALLA FIACCOLATA PER LA TREDICENNE VIOLENTATA" (fonte: Corriere.it)
   http://www.corriere.it/cronache/16_settembre_11/tredicenne-violentata-tre-anni-solo-cento-vanno-fiaccolata-1cf1be40-781a-11e6-b8bb-2765175b9c98.shtml

 

 

 

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A PROPOSITO DI VIRGINIA RAGGI.
E DI QUESTA PICCOLA ITALIA. MINUSCOLA.



di Mirco Maggi

10 settembre 2016
, Milano - Me ne sono stato zitto in questi giorni, ho ascoltato i Tg, letto i post, sentito gli sproloqui ovunque, e i deliri di chiunque; e ogni volta mi sono detto: taci. Ma adesso non se ne può più. Virginia Raggi è una donna meravigliosa, straordinaria, non perchè sia bella da morire, ma perchè è vera. Autentica. Una donna che non è un marpione della politica, che non ha la scaltrezza dei politici, la doppia faccia dei politici. E' la donna che incontri all'Esselunga, che ti sorride ma se la tira, e fa bene. E' onesta, brava, sta imparando. Ma che cazzo volete da lei? Roma è implosa nella corruzione e nella collusione di tutti i politici che l'hanno stuprata, violentata, derubata. Gli stessi politici che governano questa piccola Italia invasa da clandestini, mafiosi, palazzinari, ladri, corrotti e figli di puttana che se la godono impuniti. Virginia Raggi è una gemma in un mondo di pezzi di vetro.
Non sa fare il Sindaco? Certo: chi  ha mai fatto il Sindaco prima di farlo? Imparerà. Deve stare attenta a dove cammina, a chi frequenta, con chi parla, a chi le si avvicina. Trova rovine in ogni ufficio, corruzione in ogni ufficio, falsità in ogni ufficio. Chiunque le si avvicina può essere una serpe, un traditore. Non ha esperienza? Certo che no, ma pretendete che in qualche mese aggiusti una città distrutta da decenni di malapolitica? Non sarebbe un sindaco, ma un supereroe, e non lo è.
Rimpiangete forse il principe dei dormienti Marino? Rimpiangete Mafia capitale? Renzi dice di lei: "Non è così che si fa politica!". Appunto, è proprio quello che sta facendo Virginia Raggi: la non politica del Pd e di altri come il Pd, cioè quasi tutti. Perchè fare Politica non è solo mentire, rubare, millantare e distruggere un paese. Fare politica è cercare di dare un senso a ciò che si fa, alle idee che si hanno, ai valori che si cerca di inoculare alla gente.  Non toccate Virginia Raggi, lasciatela stare. Non capisce niente? Non credo, ma anche se fosse, andrebbe bene anche così, perchè non capire un cazzo onestamente è già una rinascita  in questa Italia diventata piccola piccola.
La differenza tra la Raggi e tuti gli altri politici è che lei potrebbe imparare a fare il sindaco onestamente, mentre gli altri potrebbero continuare a fare i politici disonestamente. Io amo Virginia Raggi perchè è un simbolo e perchè ci sta provando. Piange, è insicura, non ha la spocchia dei bastardi: per fortuna dico io! E se mi delude ci sono sempre i divorzi, so di cosa parlo; ma fino a che non lo fa merita che le crediamo, tutti quanti. Questa piccola Italia ha bisogno di grandi donne, e la storia ci insegna che la grandezza delle persone non si misura in centimetri, ma in quello che fanno per migliorare. Se i politici, tutti, avessero messo un millesimo dell'impegno che hanno messo per criticare e analizzare l'operato di Virginia Raggi, dedicandolo invece all'interesse del paese ora avremmo una nazione solida, ricca e funzionante. Invece siamo un paese di  senza palle, anestetizzati e vigliacchi. Un paese che critica gli onesti e inneggia al malaffare, ai disonesti. Un paese dove i magistrati scarcerano gli assassini, i lavoratori onesti perdono i lavoro e si impiccano e dove i clandestini non sono altro che un businnes d'oro.
Voglio donne come Virginia Raggi, come le soldatesse Curde, non questi pagliacci in un circo che non fa più ridere, ma solo piangere, lacrime amare, ogni giorno di più.


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FERRAGOSTO: 1000 CARABINIERI IN SERVIZIO

INTENSIFICATI I CONTROLLI:
55 ARRESTI IN POCHI GIORNI


Presidiate zone e obiettivi sensibili sia a Milano che nell'hinterland.
In borghese
anche nei luoghi della movida e CC a cavallo nei parchi

 

MILANO - I Carabinieri del Comando Provinciale di Milano hanno intensificato i controlli sul territorio al fine di garantire un sereno Ferragosto ai milanesi rimasti in città nonché ai turisti ospiti nel capoluogo, nell’area metropolitana ed in provincia.  Le attività si inseriscono in un vasto piano di controllo messo in campo con un’articolata serie di servizi nei quali sono impiegate tutte le specialità dei Carabinieri, coordinate dalla Centrale Operativa del Comando Provinciale di Milano.
Gli uomini e le donne dell’Arma, anche con l’ausilio delle unità cinofile, assicurano una presenza discreta, vigile e rassicurante. Alle quotidiane pattuglie si sono aggiunti specifici servizi nei pressi degli obiettivi sensibili già vigilati nell’ambito dei controlli antiterrorismo: stazioni ferroviarie e della metropolitana, aeroporti, basiliche, monumenti e luoghi di aggregazione giovanile sono sorvegliati speciali. Indispensabile il concorso degli assetti operativi antiterrorismo dispiegati dai Carabinieri, che sono impiegati lungo tutti i percorsi di maggior rischio. L’alta capacità operativa e il forte spirito di osservazione sono l’elemento distintivo delle API (Aliquote di Primo Intervento), strumento operativo concepito dallo Stato Maggiore del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, sulla scorta delle innumerevoli esperienze maturate in tutti i teatri internazionali caratterizzati dalla minaccia terroristica.
Nel centro cittadino, nelle principali mete turistiche e a bordo dei mezzi pubblici sono stati potenziati i tradizionali servizi di contrasto ai furti e alle rapine, anche con l’impiego di militari in abiti civili. Specifici servizi antidroga e antiborseggio sono stati previsti nelle aree di Corso Como, della Darsena e dei Navigli e delle Colonne di S. Lorenzo, interessate dalla movida, mentre i Carabinieri a cavallo vigilano sui principali parchi e sulle aree verdi della città, in particolare al Parco Sempione e al Parco di Monza, mete dei tradizionali pic-nic e delle gite fuori porta. Le pattuglie moto-montate, con la loro eccezionale mobilità, perlustrano le aree pedonali riuscendo a garantire un tempestivo intervento in ogni parte della città.
Fondamentale anche in questi giorni di festa il ruolo delle 106 Stazioni e Tenenze presenti in modo capillare su tutto il territorio provinciale, presidi di sicurezza e legalità e costanti punti di riferimento per la cittadinanza, i cui servizi vanno ad unirsi a quelli posti in essere dai Carabinieri del Nucleo e delle Aliquote Radiomobile che, oltre al pronto intervento, stanno effettuando numerosi posti di controllo lungo le principali arterie di traffico, anche per verificare le condizioni psico-fisiche degli automobilisti, così da garantire la sicurezza dei cittadini.
Positivo sino alla mattinata odierna il bilancio degli ultimi giorni di controlli, che vedono 55 persone tratte in arresto per reati che vanno dai furti in abitazione, in esercizi commerciali e su auto alla tentata rapina, dall’evasione allo spaccio di sostanze stupefacenti, dai maltrattamenti in famiglia al possesso di documenti contraffatti. Numerose le dosi di hashish, marjuana, cocaina e shaboo che sono state sequestrate ed i guidatori denunciati in stato di libertà per guida senza patente, guida in stato di ebbrezza, omissione di soccorso e omicidio stradale.
In particolare, sono 3 gli arresti operati nel capoluogo per tentato furto in abitazione, 2 egiziani di 20 e 22 anni ed un 30enne italiano, sorpresi mentre tentavano di introdursi rispettivamente in un’abitazione e in un box i cui proprietari erano fuori città per le ferie, mentre 3 ventenni sudamericani sono stati arrestati a Novate Milanese (MI) per il furto di pneumatici da un’auto in sosta. Sono 2 i violenti finiti in manette per maltrattamenti in famiglia, rispettivamente un 34enne a Cinisello Balsamo (MI) e un 31enne a Nerviano (MI), mentre un 66enne è stato deferito in stato di libertà a Cologno Monzese (MI) per atti persecutori nei confronti della ex compagna. Un 25enne italiano è stato sorpreso nel corso di un controllo a Sedriano (MI) con alcune dosi di hashish. In quest’ultimo caso la successiva perquisizione domiciliare ha consentito il rinvenimento di oltre 170gr. di hashish e tutto l’occorrente per il confezionamento delle dosi. Sono infine 7 gli arresti per evasione. In particolare, un 35enne rumeno, sottoposto agli arresti domiciliari, è stato riconosciuto e bloccato nel pomeriggio di ieri lungo viale Washington da 4 carabinieri, tutti liberi dal servizio.
Ingente il dispiegamento di forze previsto per la giornata di Ferragosto, nel corso della quale verranno impiegati circa 1000 Carabinieri.
                           
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SFRUTTAMENTO E FAVOREGGIAMENTO
DELLA PROSTITUZIONE: CHIUSO A MONZA
IL CENTRO MASSAGGI CINESE "TUINA" 
E ARRESTATE CINQUE PERSONE

Gli arrestati sono tre italiani, due uomini e una donna,
e una cinese ed una uruguaiana. I cinque secondo gli inquirenti avevano
 creato un sodalizio coinvolgendo decine di ragazze cinesi

 



MONZA, 6 Agosto - I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Monza hanno concluso l'operazione denominata "Fior di Loto" per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. L'1 agosto, all’esito di una mirata attività di indagine, coordinata dal Dott. Alessandro PEPE’ della Procura della Repubblica di Monza, il Nucleo Investigativo dei carabinieri di Monza ha eseguito, a Milano, Perugia, Sesto San Giovanni e Cologno Monzese, un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 5 persne, di cui 3 italiani, una cinese ed una uruguayana, emessi rispettivamente dal GIP presso il Tribunale di Monza.
Gli indagati sono:  N.C., 56 anni di Cologno Monzese, agente della Polizia Locale di Milano, ed ex agente della Polizia Locale di Cologno Monzese,  già sospeso da tempo dal servizio per altri reati: era stato coinvolto in una inchiesta giudiziaria con l'accusa di fornire illecitamente pass per il parcheggio o per l'accesso al centro a negozianti; D. P., 44 anni, di Cologno Monzese; Rosa G., 46 anni, di Napoli; L. A. M., 43enne uruguayana e L.W., 56enne cinese. I cinque sono stati individuati quali componenti di un sodalizio dedito al reclutamento, al favoreggiamento ed allo sfruttamento della prostituzione.
Le indagini hanno avuto inizio nella primavera 2015 e si sono concentrate in particolare sulla gestione del centro massaggi Tuina, di Monza in via Dante 30, ritenendo che tale attività potesse in realtà celare l’annoso fenomeno dello sfruttamento della prostituzione di giovani ragazze orientali, praticato all’interno proprio dei “centri massaggi”. L’attenzione investigativa veniva concentrata proprio su questa attività.
Gli investigatori hanno riscontrato che, nonostante la licenza fosse formalmente intestata ad una cittadina cinese, in realtà l’attività era di proprietà di C.e P., i quali curavano il pagamento dell’affitto dei locali e delle bollette relative alle utenze domestiche oltre ad effettuare la pubblicità online su siti “specializzati” in incontri sessuali.
L’approfondita indagine investigativa ha permesso inoltre di riscontrare che, effettivamente, i fruitori dei “massaggi”, venivano in realtà offerti dei servizi ulteriori. Le indagini hanno consentito di riscontrare, anche attraverso l’assunzione di informazioni da parte degli avventori, che i clienti pagavano un “surplus” per ottenere varie prestazioni sessuali. Le meticolose ed approfondite indagini consentivano inoltre di dimostrare che, i guadagni derivanti dal meretricio delle giovani donne extracomunitarie, costrette a vivere e dormire all’interno del centro massaggi, erano in realtà divisi tra il C. e il P. e una sorta di “maitresse”, che si trovava materialmente all’interno del centro massaggi per controllare l’attività di prostituzione delle giovani donne.
Nel corso delle indagini i Carabinieri avuto modo di riscontrare come sia in realtà cambiata più volte la figura di questa “maitresse”, era infatti inizialmente la W., successivamente sostituita dalla A.e dalla G., con queste ultime due che gestiva “congiuntamente” il centro massaggi.
I numerosi servizi di osservazione, controllo e pedinamento permettevano inoltre di documentare anche la presenza dei principali indagati C.e P., nella materiale gestione del centro massaggi.
L’attività di intercettazione ha infine fornito gli ulteriori elementi di colpevolezza a carico degli indagati, che hanno consentito al GIP di Monza di emettere la misura cautelare con cui è stata disposta per il C., il P. e la W. la custodia cautelare in carcere, mentre  per l'A. e la G. gli arresti domiciliari presso le rispettive abitazioni.
L'arresto di C. e P. è avvenuto in un bar in Corso Roma a Cologno Monzese.

 

 

 

  

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   Il video dell'operazione dei CC "Fior di Loto":
https://we.tl/GscuSjNwJ3
 

 

 

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OMICIDIO DI VIMODRONE, I CARABINIERI
PRELEVANO IL DNA DEL SOSPETTATO DALLA
TAZZINA DEL CAFFE': E' LUI L'ASSASSINO.

Una complessa indagine e un  lunga e laboriosa ricostruzione dei fatti.
Dopo quattro anni incastrato e arrestato l'assassino del "TMAX"

 

 


Milano, 28 luglio 2016 -
Risolto il giallo dell'omicidio di Vimodrone: i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Monza, su ordine del Sostituto Procuratore della Repubblica di Monza - Dott. Alessandro Pepe', titolare delle indagini, in esecuzione all'ordinanza di custodia Cautelare in Carcere emessa dal Giudice per le indagini preliminari, Dott.ssa Centonze, del Tribunale di Monza, hanno arrestato Emilio Colantuoni, 55enne da Paullo, perché gravemente indiziato dell'omicidio di Giuseppe Nista, assassinato a Vimodrone il 10 mag. 2012. Alle 8 e 40 di quel giorno, il pregiudicato Giuseppe Nista  alla guida della propria BMW station wagon bianca, all'incrocio tra la via dei Mille e via IV Novembre di Vimodrone, viene avvicinato da uno scooter nero di grossa cilindrata con a bordo due persone, entrambe con casco integrale; il passeggero del motociclo, scende dallo scooter e, incurante dei passanti e nonostante si trattasse dell'orario dell'apertura della scuola, spara diversi colpi d'arma da fuoco, accertata poi essere una calibro 7.65, contro il Nista che, ancora cosciente, tenta invano di ingranare la retromarcia, venendo però raggiunto da altri colpi di pistola esplosi questa volta a distanza ravvicinata. I killer fanno quindi perdere le proprie tracce dileguandosi con la moto nel traffico di Vimodrone.
Le  testimonianze dei passanti raccolte subito dopo la sparatoria, unite alle registrazioni delle telecamere di videosorveglianza del Comune di Vimodrone, avevano consentito, già dalle prime fasi dell'indagine, di stabilire che gli autori avevano pedinato la vittima fino al luogo dell'agguato e si erano dileguati a bordo di un mezzo tipo "T-Max" che però, dopo poche centinaia di metri, per un'avaria, si era spento; l'inatteso guasto aveva costretto gli occupanti a rimetterlo in moto a spinta, permettendo poi, a solo uno di essi, di guadagnarsi la fuga a bordo dello scooter, mentre al secondo non era rimasto altro che allontanarsi in fretta a piedi, non prima di essersi disfatto di guanti e casco, accessori ritrovati e sequestrati dai militari del Gruppo di Monza. Le meticolose indagini  non avevano permesso però di raccogliere indizi sufficienti all'identificazione dei killer.
La prima svolta giunge invece nei primi mesi del 2016 quando, all'esito di un'attività info-investigativa, le indagini si indirizzano verso Colantuoni Emilio, dipendente di una carrozzeria di Milano, gravato da precedenti per armi e droga, il quale, pedinato a lungo dai Carabinieri, viene visto prendere un caffè. La circostanza diventa un'occasione unica per raccogliere il campione di DNA dell'interessato. Le analisi di laboratorio condotte dal RIS di Parma permettono poco dopo di confermare i sospetti: Colantuoni ha indossato il casco e i guanti lasciati in un cassonetto della spazzatura durante la fuga. Non solo, un'utenza telefonica a lui riconducibile, un'ora dopo l'evento, impegna la cella telefonica del luogo dell'omicidio. Il sospettato, all'epoca dei fatti, era socio di una terza persona, anch'essa pregiudicata per droga, a sua volta legata da rapporti di lavoro a Giuseppe Nista.
Le indagini proseguono quindi fino all'intercettazione di una conversazione nel corso della quale il Colantuoni  confida alla moglie alcune circostanze dell'omicidio e della rocambolesca fuga, fornendo così gli elementi "granitici", così come definiti dall'Autorità Giudiziaria, che hanno completato il quadro accusatorio contro il materiale esecutore dell'omicidio, commesso con premeditazione. Durante le fasi dell'arresto, la perquisizione domiciliare a Paullo (MI) veniva estesa anche ai due box di pertinenza rinvenendo un motociclo di grossa cilindrata, marca Suzuki modello Burgman, di provenienza furtiva, in parte modificato e che presenta caratteristiche esteriori simili a quello utilizzato per commettere l'agguato.
Il Colantuoni è attualmente rinchiuso nel carcere di Monza a disposizione della magistratura.

 

 

 

 

 

 

 

 

   

Un contributo video è reperibile al seguente link: https://we.tl/J5ahrzVymp

 

 

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NUCLEO PROVINCIALE CC MILANO

Prevenzione e contrasto alle truffe
agli anziani: l'agguerrito "Pool"
dei Carabinieri prosegue senza sosta

 

INCHIESTA/SPECIALE SU AFFARI ITALIANI, il primo quotidiano on-line d'Italia

 http://www.affaritaliani.it/cronache/falsi-carabinieri-scoperta-una-maxi-rete-di-truffe-agli-anziani-432419.html?refresh_ce


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MEDICO DI FAMIGLIA RAGGIRA  I PAZIENTI,  
GLI SVUOTA I CONTI IN BANCA E LI SEQUESTRA

In complicità con la moglie, la figlia ed un'amica avrebbero anche
redatto un testamento fasullo di cui loro sarebbero stati gli unici eredi

 

 



Milano, 16 luglio 2016 -  I Carabinieri della Compagnia Milano–Porta Monforte hanno dato esecuzione all’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali, emesse dal G.I.P. del locale Tribunale, Manuela Scudieri, nei confronti di M. P., un medico di base 65enne,  P. M., la moglie 64enne, cui è stata applicata la misura cautelare degli arresti domiciliari; M. T., la figlia 26enne della coppia, e P. M., una complice 54enne, entrambe colpite dalla misura del divieto di avvicinamento alle persone offese. Se non si trattasse di un Medico di base forse la notizia non avrebbe questo peso, ma se il truffatore è il dottore di famiglia, la persona a cui si affida la propria salute e a cui a volte si confidano cose personalissime e di cui, sopra ogni cosa, ci si fida ciecamente, lo spessore e la gravità della cosa assume pesi e proporzioni ben più grandi. Tra i tanti assistiti del medico, il dottore aveva  individuato un 46enne e una 86enne, entrambi affetti da deficit cognitivo, privi di parenti e dotati di proprietà e rendite patrimoniali. Con la complicità della moglie ha carpito la fiducia dei suoi assisititi, abusando dei loro bisogni, dello stato emotivo e delle condizioni di inferiorità psichica. Ha quindi assunto il controllo della pensione, dei loro beni e dei loro conti correnti, svuotati sistematicamente con una miriade di spese non ricollegabili alle necessità dei titolari.
Emblematico l’accanimento nei confronti dell’anziana: il suo appartamento di via Vitruvio è stato ristrutturato e occupato da M. T., la figlia 26enne del dottore e della moglie. Gli investigatori hanno anche rintracciato un testamento che avrebbe permesso al medico e alla sua compagna di ereditare l’immobile; testamento che l’anziana ha disconosciuto, affermando di non ricordare di averlo mai sottoscritto.
Le indagini sono iniziate dopo un intervento di soccorso dei Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Milano, lo scorso mese di marzo, quando le invocazioni d’aiuto delle vittime vennero udite da alcuni vicini e i militari le trovarono segregate all’interno dell’abitazione di via Padre Luigi Monti, di pertinenza della donna 54enne. I 4 indagati dovranno rispondere a vario titolo di associazione per delinquere, sequestro di persona, circonvenzione d’incapace e maltrattamenti, ora sanzionati anche con il divieto di avvicinamento alle persone offese, come la figlia dei due arrestati.

 

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

 

 

 

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I CARABINIERI CONTROLLANO PELLETTERIA CINESE E LIBERANO 13 CLANDESTINI.
DUE PERSONE ARRESTATE


Cologno Monzese (Mi), 15 luglio 2016 - I Carabinieri del Nucleo Ispettorato Lavoro di Milano e delle Compagnie di Sesto San Giovanni
 e Monza hanno proceduto al controllo di una pelletteria cinese di Cologno Monzese (MI), in via Barcellona.
Il tentativo di ritardare l’accesso ispettivo da parte dei titolari, due cittadini cinesi di 46 e 48 anni d’età, il più giovane dei quali già noto
alla Giustizia per un caso di sfruttamento e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina emerso nel 2014), ha insospettito i militari che, constatata la presenza di macchinari in funzione in un numero superiore a quello dei presenti, e di una cucina attrezzata per fornire un rilevante numero di pasti, hanno perquisiti attentamente l’opificio. I Carabinieri hanno quindi scoperto una parete in cartongesso, dietro
alla quale erano nascosti 13 cittadini cinesi, risultati irregolarmente presenti sul territorio nazionale. I clandestini erano stati nascosti
all’arrivo degli ispettori.
L’accesso all’angusta intercapedine era stato occultato con un mobile e alcuni scatoloni. Lo spazio all’interno del nascondiglio non era areato e privo di finestre ed è per tanto risultato suscettibile di esporre i lavoratori al rischio dell’asfissia. I controlli si sono estesi ad un vicino capannone industriale, sempre nella disponibilità dei due imprenditori arrestati, all’interno del quale sono stati trovati i giacigli utilizzati dagli operai. I Carabinieri hanno quindi proceduto all’arresto dei responsabili della pelletteria, che risponderanno di favoreggiamento e sfruttamento dell’immigrazione clandestina.


VIDEO: 
https://we.tl/ZWYH09blNU


      I due arrestati titola     


I DUE IMPRENDITORI CINESI ARRESTATI TITOLARI DELLA PELLETTERIA E I DETTAGLI DELL'OPERAZIONE


          


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Un tunisino di 31 anni, con precedenti e in libertà vigilata, ha beffato l'intero apparato di sicurezza francese dicendo che aveva dei gelati in un tir. Il terrorismo non verrà mai fermato fino a che chi lo combatte dorme, non è preparato, non è pronto, non ci crede.
Il terrorismo si combatte con la prevenzione, con leggi severe, con personale capace di prevenire e con una mentalità completamente diversa. La speranza dell'integrazione, che è fallita, deve essere abbandonata e deve prendere il sopravvento la logica della diffendenza, a prescindere. In Francia, paese principalmente colpito dal terrorismo, esistono migliaia e miglia di musulmani segnalati dai servizi antiterrorismo, come persone pericolose e probabili terroristi. E restano in Francia. E continuano ad essere libere di fare ciò che vogliono. Figuriamoci ipotizzare di fermare chi non è segnalato.
L'assurdo è che i terrorismo esiste solo perchè non esistono controlli e misure di prevenzione vere e reali. Fino a che non cambierà la mentalità europea, buonista e permessivista , il terrorismo potrà colpire ovunque, comunque, sempre e indisturbatamente. Tutto il resto sono chiacchiere inutli, demogagia, falsità e stupdità


 
 

Nizza -   Ancora una strage del terrorismo islamico: un tir investe la folla ferma a guardare i fuochi di artificio nel giorno della festa nazionale francese: 84 morti, tra cui 10 bambini. Centinaia di feriti e 50 di questi tra la vita e la morte. Tre italiani feriti, due gravi. 

  

 

 

 

   

 

RICONOSCIUTI  DAL SELFIE POSTATO IN RETE
SUI SOCIAL DOPO UNA  "GITA" A SCAMPIA.
SI ISPIRAVANO  AI CAMORRISTI DELLA SERIE TELEVISIVA GOMORRA MA  I CARABINIERI
  LI  STAVANO RICERCANDO  PER RAPINA.

   
    

   Milano, 13 Luglio 2016 - Di 19 e di 21 anni, entrambi pluripregiudicati per reati contro il patrimonio, si ispiravano ai camorristi della serie tv "Gomrra"
   e si sono persino recati nei luoghi della fiction, facendosi un selfie con le “Vele” di Scampia sullo sfondo, poi pubblicato sui social assieme ad altri scatti,
   nei quali si mettevano in posa con armi giocattolo. I Carabinieri della Compagnia di Rho li hanno riconosciuti quali autori di una serie di rapine e scippi,
   perpetrati a bordo dei treni e nelle vicinanze delle stazioni ferroviarie tra il rodense e il varesotto, dove, tra maggio e giugno di quest’anno, hanno colpito
   per lo più minorenni o giovanissimi per appropriarsi dei portafogli e degli smartphone, puntando un coltello a farfalla alla gola dei malcapitati.
   Gli episodi criminali che li vedono protagonisti sono almeno sette, durante i quali i due rapinatori hanno derubato una decina di passeggeri, ma gli
   investigatori stanno verificando se siano loro i responsabili di altri colpi.
   I giovani rapinatori sono stati identificati dai militari, riscontrando le descrizioni fornite dalle vittime con le immagini dei circuiti di videosorveglianza
   delle stazioni, e si è data esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Milano. Il più giovane è stato
   arrestato a Garbagnate (MI), all’interno di un’abitazione abbandonata mentre il complice a Pioltello (MI), nelle vicinanze del quartiere “Satellite”.
   In Caserma hanno ammesso che ricorrevano alle rapine per finanziare l’acquisto di cocaina, reperita all’interno del Parco delle Groane.
   Si trovano ora a San Vittore a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
 

QUESTO IL SELFIE MESSO SUI SOCIAL E IN CUI I CARABINIERI HANNO RICONOSCIUTO I RICERCATI


 

 

 

 

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ANDRIA, SCONTRO FRONTALE TRA DUE TRENI:
 
27 MORTI
E UNA CINQUANTINA DI FERITI

Forse un errore nel treno o in stazione. Non si scarta la possibilità di un guasto tecnico. Nessuno dei due macchinisti ha potuto frenare intempo per evitare il disastro

 

 

 

A BARI LO STATO NON DOVREBBE PORTARE SOLIDARIETA': DOVREBBE
SOLO INGINOCCHIARSI E CHIEDERE PERDONO A TUTTI I PUGLIESI.


In questo paese di di buonisti che costano circa 80 euro l’uno, di indignati per l'omicidio razzista di Fermo ma indifferenti per tutti gli altri omicidi razzisti nei confronti degli italiani, dove vengono investiti ogni giorno milioni e milioni di euro principalmente per l’immigrazione, ci mancava giusto l'accorata solidarietà del nostro Premier dopo la carneficina dei due treni in Puglia.
"Il colpevole dell'incidente ferroviario di Bari la pagherà", ha tuonato il premier Renzi dopo aver appreso la notizia dell’incidente ferroviario che è costato la vita a 27 italiani. Peccato che gran colpa di quanto è successo sia proprio da imputare a questo Governo; colpa non materiale si intende, ma almeno morale, e almeno in gran parte.
Perchè un Governo che non vede, non sente e non capisce; e che crede invece (o finge di credere: è uguale) che agli italiani interessino per davvero solo le riforme e le unioni civili e la politica dell’immigrazione, è un Governo che non è in grado di comprendere appieno lo stato reale dell’insofferenza degli italiani e di come effettivamente stiano le cose nel nostro paese.
Qui al nord le autostrade si pagano online e abbiamo la fibra ad alta velocità, e giù al sud invece i treni, vecchi, fatiscenti, senza aria condizionata, sbullonati e sgangherati, sono costretti a circolare su binario unico senza alcun ausilio tecnologico. Ma forse il nostro Premier non ne è a conoscenza? Forse.
E forse non è a conoscenza nemmeno della situazione in cui viaggiano tutti i giorni i milioni di pendolari di tutta Italia? E forse non sa nemmeno che quell'unico binario dove sono morte 25 persone è la croce di quasi tutte le ferrovie meridionali? Chissà.
Una cosa sola è certa: oggi ai pugliesi, della solidarietà del Premier, non interesserà granchè. Perchè il Governo tutto dovrebbero andare a Bari, fare un mea culpa, inginocchiarsi e chiedere perdono ai pugliesi. Questa sarebbe l’unica cosa giusta da fare nel vero rispetto delle vittime dell’incidente di ieri.
Con dolore e con cordoglio. R.I.P. 

  

 

Andria, 12 luglio 2016 -  Tra le vittime anche il macchinista, non si hanno notizie del collega che era sull'altro convoglio. Sul luogo dell'incidente personale della polizia esperta in disastri ferroviari. Salvini: «Chi ha sbagliato paghi». Boldrini: «Spero si faccia presto chiarezza».Interi vagoni sbriciolati, lamiere accartocciate, vetri infranti e sangue dappertutto: è una scena «allucinante», per usare le parole di un soccorritore, quella dello scontro frontale avvenuto intorno alle 11.30 di martedì mattina sul tratto a binario unico tra Corato e Andria tra due treni delle Ferrovie del Nord barese, che fanno capo alla Ferrotramviaria . Il bilancio, ancora «in difetto», come sottolinea la Protezione civile, è pesantissimo: 27 i morti, tra cui uno dei macchinisti, e 50 feriti di cui 18 gravi, con i vigili del fuoco che stanno lavorando senza sosta per estrarre i passeggeri dai convogli distrutti. Sul luogo dell'incidente anche personale della polizia esperto in disastri ferroviari. Un bambino di pochi anni, ancora in vita, è stato estratto dalle lamiere e portato via con un elicottero. L'unica vittima finora riconosciuta è Fulvio Schinzari, di 53 anni, funzionario di polizia: lo ha riconosciuto un collega che stava lavorando ai soccorsi. «L’impatto ha reso molti corpi irriconoscibili» hanno spiegato alcune crocerossine. La gran parte delle salme delle vittime trasportate nell’istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari. A bordo di quel treno, ogni giorno, oltre ai pendolari e agli studenti, ci sono anche molti viaggiatori che devono raggiungere l'aeroporto di Bari Palese. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella , parla di «tragedia inammissibile» su cui «occorre accertare subito e con precisione responsabilità ed eventuali carenze». Papa Francesco ha inviato un telegramma al vescovo di Bari, monsignor Francesco Cacucci per esprimere la «sua sentita e cordiale partecipazione al dolore che colpisce tante famiglie».

 


 
 

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 


  
   

 

 

 

 

 

   

    I video pubblicati dal Corriere della Sera on line:
    

 
  http://www.corriere.it/cronache/cards/disastro-ferroviario-puglia-almeno-20-morti/andria-prime-immagini-scontro-due-treni-20-morti_principale.shtml

 

   

 

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NUCLEO PROVINCIALE CC MILANO
SEI MESI DI CONTRASTO ALLO SPACCIO :
531 ARRESTI, 868 KG. DI DROGA SEQUESTRATI
E RECUPERATI OLTRE 230.000 EURO



 11 luglio 2016, Milano,  – Il bilancio dei primi sei mesi dell’anno dell’attività di contrasto alla diffusione delle sostanze stupefacenti dei Carabinieri del Nucleo Pronvinciale di Milano è più che soddisfacente: 531 persone finite in manette dall’inizio dell’anno e complessivamente sono stati sequestrati 624 kg. di hashish, 179 di marijuana, 43 di cocaina, 21 di eroina, oltre 1 kg. di shaboo e 350 piante di cannabis rinvenute in vari stati di crescita, sia all’interno di serre improvvisate che di veri e propri locali dotati di attrezzatura professionale. A questo bilancio si sommano oltre 230.000 euro, provento dell’attività di spaccio, versati dai militari nel fondo unico Giustizia. La droga è stata di volta in volta rinvenuta occultata all’interno di automobili appositamente modificate, nelle suppellettili e negli elettrodomestici delle abitazioni, all’interno di box opportunamente attrezzati, ma anche in nascondigli frutto della ricerca esasperata di espedienti coi quali eludere il controllo dei Carabinieri: si va dal doppio fondo creato nel rimorchio di un tir in viaggio su rotte internazionali alle nicchie ricavate dietro mattoni finti nel muro di un parco pubblico, da alcuni barattoli a tenuta stagna nascosti tra la vegetazione di un bosco alla suola delle scarpe, sino all’imbottitura delle bambole di pezza. Lo stupefacente è stato rinvenuto all’interno di buste contenenti caffè e nelle confezioni di succhi di frutta, allo scopo di ingannare l’olfatto dei cani antidroga. I militari del Comando Provinciale di Milano hanno anche documentato casi di baratto delle dosi in cambio di generi alimentari appena acquistati. Di concerto con le autorità scolastiche, sono state condotte attività rivolte agli studenti con finalità di informazione e prevenzione sugli effetti degli stupefacenti, oltre a controlli nelle scuole, svolti con l’ausilio delle unità cinofile antidroga.

VIDEO:  https://we.tl/f7PCAE62xU


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LA SETTIMANA DEL TERRORE

Dacca: venti morti, 9 sono italiani.
I jihadisti: «Colpiti stranieri crociati»


 

 

E adesso usate tutti i gessetti colorati, scrivete inutilmente io sono Charlie o io sono Istanbul, tanto non cambia niente. Mettete pure tutti gli arcobaleni nelle bandiere, fate tutte le vostre marcette della pace che volete; e ancora non cambierà niente. Questi terroristi, bastardi maledetti, ci vogliono ammazzare tutti quanti e ci vuole una azione di polizia mondiale per fermarli. Non servono le parole, i gessetti, le bandiere colorate e soprattutto non serve nessuna marcia: ci vogliono gli eserciti. E il coraggio di usarli.
Ai terroristi non importa niente di integrarsi, a loro non importano le nostre culture; a loro interessa soltanto farci fuori tutti quanti per celebrare il rito della loro ignoranza, della loro vigliaccheria. Perchè sono dei traditori, dei vili e attaccano persone inermi, che non si possono difendere. Non hanno ancora capito che il loro Dio li ha già condannati fin dalla nascita; facendoli vivere nell'odio, nel livore, nella miseria, nell'ottusità e nella ferocia. Vivono con l'invidia e con la cattiveria di chi sente di essere inferiore ad altri. Non sopportano il bene, l'amore, la vera fratellanza. Non sopportano chi gode, chi è felice, chi ha veramente un Dio da amare; trattano le donne come bestie e i loro simili come animali.
Che si facciano esplodere tutti con le loro cinture bombe: dovrebbero farlo tutti loro. Uno ad uno. Andare nel deserto e farla finita, senza nessuno intorno però. Disintegrarsi: sparire per sempre dalla faccia della terra con le loro usanze primitive e le loro pretese di verità. Datevi fuoco, fatevi esplodere, annegatevi perchè dovete sapere che noi, per sempre, non vi perdoneremo mai. E non saremo mai dalla vostra parte. E vi combatteremo sempre . E non smetteremo mai di farlo.
Perchè maledetti lo siete già, dallo stesso Dio che invocate e che se mai esistesse, quando arriverete al suo cospetto, vi farà arrostire per sempre tra le fiamme dell'inferno. Le stesse fiamme con cui avete giustiziato degli innocenti, delle donne, dei bambini.

NOI NON VI PERDONEREMO MAI.

  

 

Istanbul -  Si aggrava il bilancio della strage all'aeroporto Ataturk di Istanbul, dove tre kamikaze si sono fatti saltare in aria. Secondo l'ufficio del governatore di Istanbul, Vasip Sahin, il numero dei morti è salito a 41, tra cui 13 stranieri. Mentre sono 239 i feriti accertati, di cui 109 già dimessi dagli ospedali. Tra le 41 vittime, per le quali è stato decretato un giorno di lutto nazionale, oltre ai cittadini turchi, ci sarebbero 5 sauditi - tra cui almeno 3 anche con cittadinanza turca - 2 iracheni, 1 tunisino, 1 uzbeko, 1 cinese, 1 iraniano, 1 ucraino, 1 giordano e una donna palestinese. Le vittime di cui finora è stata accertata l'identità sono 37. Tra queste non risultano al momento italiani, anche se sono ancora in corso verifiche Nel conto delle vittime non sono inclusi i 3 kamikaze, di cui è stata conclusa l'autopsia. La loro identità non è ancora stata resa nota, ma secondo fonti delle indagini si tratterebbe di cittadini stranieri. Secondo le stessi fonti, sarebbe una donna la persona arrestata ieri sera dalla polizia turca perché sospettata di far parte in qualche modo del commando.
Tre terroristi armati di kalashnikov hanno aperto il fuoco ieri intorno alle 22 locali ai controlli di sicurezza nella zona degli arrivi dello scalo. Poco dopo, si sono fatti saltare in aria durante uno scontro a fuoco con la polizia. Ma il commando, secondo fonti di polizia, sarebbe stato composto da 7 persone, di cui altre 3 sarebbero in fuga e una arrestata, appunto la donna. Anche se non è ancora stata rivendicata, sulla strage grava l'ombra dell'Isis. Secondo il premier turco, Binali Yildirim, finora tutte le indicazioni suggeriscono ci sia la mano dello Stato Islamico.
L'attacco, ha sottolineato Yildirim, arriva mentre la Turchia sta avendo successo nella lotta al terrorismo e sta cercando di normalizzare i rapporti con Paesi come la Russia e Israele. L'aeroporto è parzialmente riaperto. Le autorità riferiscono che i voli sono ripresi, ma sono almeno un terzo quelli cancellati e ci sono molti ritardi. Anche i social network funzionano a singhiozzo. Sia Facebook che Twitter risultano fortemente rallentati per gli utenti turchi, al punto da essere di fatto inaccessibili.
Intanto i social network funzionano a singhiozzo in Turchia. Sia Facebook che Twitter risultano fortemente rallentati per gli utenti turchi, al punto da essere di fatto inaccessibili. Rallentamenti analoghi sul web sono avvenuti più volte anche in passato in occasioni di altre azioni terroristiche. L'obiettivo delle autorità di Ankara, tra l'altro, è quello di limitare la circolazioni di immagini e informazioni sull'attentato.

 


 
 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 


  
   

 

 

 

 

   

    Il video pubblicato dall'agenzia Ansa in cui un poliziotto apre il fuoco su un terrorista che poi si fa esplodere:
    

 
 
http://www.ansa.it/sito/videogallery/mondo/2016/06/29/uno-dei-kamikaze-in-azione-a-istanbul_939d874d-15a5-46c4-b98a-54195b0201f4.html

   



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LE INCHIESTE DI ANGELO COCLES SU AFFARI ITALIANI:
 

                           La più grande truffa immobiliare in Lombardia.
                                       I particolari inediti delle indagini

                               http://www.affaritaliani.it/cronache/truffa-immobiliare-lombardia-427807.html

 

    'Ndrangheta, la radiografia del potere delle cosche
 
 http://www.affaritaliani.it/cronache/ndrangheta-lombardia-radiografia-429389.html


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LA "CATTIVA STRADA"
DI FABRIZIO CORONA


Milano, 16 giugno 2916 - Mondadori (quella che un tempo era la più importante casa editrice italiana, la stessa che oggi pubblica i capolavori di Fabio Volo) ha presentato ieri nello store in Piazza Duomo a Milano "La cattiva strada" (204 pagine, 17 euro), l'attesissima biografia di Fabrizio Corona (si, proprio lui: il pregiudicato tatuato che piace tanto alle milf). Oggi tutti i giornali (?) hanno dedicato
 prime e terze pagine all'evento letterario del secolo. Più di duecento pagine di niente, di nero su bianco per una storia che non c'è.
Un libro inutile, che non insegna nulla, ma che disinsegna che oggi in Italia puoi diventare famoso se sei maleducato, aggressivo, violento e disonesto. Questo il plot dell'opera: Corona ripercorre la sua vita tra espedienti, qualunquismo, processo, fuga, carcere. Punto. Tutto qui. Una biografia struggente, un testamento filosofico imperdibile insomma, un vademecum per il successo in un paese di idioti.
Naturalmente c'era la fila per farsi autografare il libro (??) e per immortalarsi con l'autore (???) negli immancabili selfie. Corona scrive (????) che la vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto è stata un "incidente". E' la storia che si ripete tra grandi scrittori: infatti nel 1916 anche Gabriele D'Annunzio rimase vittima di un incidente aereo durante un combattimento. La ferita gli causò la perdita della vista nell'occhio destro e lo costrinse per più di tre mesi all'immobilità e al buio totale nella dimora Veneziana, assistito soltanto dalla figlia Renata. Erano altri tempi, d'accordo, ma anche il Vate però, come il principe dei paparazzi disonesti, con le donne andava forte. Quell'oscurità forzata (la stessa, identica, della reclusione in carcere di Corona) è stata materia della prosa impressionistica del "Notturno", pubblicato dai fratelli Treves solo nel 1921. A causa della cecità, tutta l'esperienza vitale si concentra sugli altri sensi e il Vate annota qualsiasi cosa: impressioni, visioni, ricordi, sogni, libere associazioni mentali. Anche ne "la cattiva strada" lo spessore della prosa di Corona deve essere per forza simile a quella del Vate, se l'autorevole Mondadori non si è lasciata scappare l'occasione di dare alle stampe una testimonianza così di spessore e di sicuro interesse intellettuale collettivo. Essendo bendato,e non vedente D'Annunzio fece preparare dalla figlia circa cinquemila “cartigli” (strisce di carta alte tre centimetri per consentirgli di scrivere pur senza essere in grado di vedere). Altro parallelismo Vate/Corona, non c'è dubbio. Il Notturno (insieme al definitivo testamento letterario del vate "il libro segreto"),
è il diario di bordo della vita di un uomo che ha dedicato tutto se stesso all'arte, alla poesia, alla letteratura, e all'Italia.
Proprio come Corona, più o meno insomma: dai.

 

                                                                                                                        

 
 

 

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L'OMICIDIO DI SARA, UCCISA A SOLI 22 ANNI: STRANGOLATA E DATA ALLE FIAMME ALLA MAGLIANA, A ROMA

 VITTIMA DI DUE MOSTRI: 
IL SUO ASSASSINO
 E L'INDIFFERENZA

Un omicidio premeditato, commesso con spietata e fredda lucidità: un'esecuzione in stile medioevo portato
 a termine senza alcuna difficoltà, sotto gli occhi di tutti e mentre passavano macchine e scooter.
Nessuno è intervenuto, tutti dicono di non aver capito, ma soprattutto nessuno ha avuto il coraggio
di intervenire, di fermarsi o almeno di chiamare le forze  dell'ordine.

 

 

 

Con Sara è morta anche una parte di noi, della nostra storia, del nostro passato, della nostra identità: quella di un popolo di persone per bene, coraggiose, altruiste; quelle persone che facevano dire di noi, nel mondo: "italiani, brava gente". Ecco: quegli italiani non ci sono più: o meglio, sono rimasti in pochi e sicuramente non erano nei pressi della Magliana durante la barbara esecuzione di Sara, una ragazza uccisa come si uccidevano un migliaio di anni fa le streghe: dandogli fuoco.
E' un delitto che fa inorridire, come tutti i delitti del resto, ma questo fa rabbrividire perchè è il delitto per eccellenza per mano dell'ignoranza, dell'indifferenza, dell'assurdità. Perchè è inconcepibile anche solo ipotizzare che un giovane possa dare fuoco alla ragazza che dice di amare; ma è altrettanto inconcepibile accettare che i passanti, vedendo i due litigare, vedendo la ragazza scappare gridando e chiedendo aiuto, vedendo una macchina in fiamme e riconoscendo, per forza, l'inequivocabile teatro di una tragedia in corso, tirino dritto infischiandosene.
E' inaccettabile sia il mostro che da alle fiamme la sua vittima, che questi mostri che fingono di non vedere. Sara è stata uccisa da uno, due, tre, quattro cinque, sei e chissà quanti altri mostri. Sara altro non era che la figlia, la sorella, l'amica di tutti questi pavidi che non hanno fatto niente per evitarle quella fine orrenda. Non era una estranea, perchè Sara è la ragazza che manda il messaggio alla madre dicendole: "mamma, sto arrivando". E quanti di noi ricevono quei messaggi quando le nostre figlie, le nostre sorelle e le nostre amiche sono fuori? E quanti di noi sperano che passanti qualsiasi possano intervenire se alle nostre figlie, alle nostre sorelle, alle nostre amiche capitasse di avere bisogno di aiuto?
L'omicida avrà la pena esemplare che merita, lo si spera almeno; ma tutti gli altri che hanno contribuito ad uccidere Sara con la loro indifferenza? Chi di loro pagherà per quell'inconcepibile comportamento? Se esiste la giustizia divina dovrebbe abbattersi come una scure sull'esistenza di questi individui annichilendoli con il senso di colpa, ma viviamo in un mondo dove gli indifferenti se la godono e dove le ragazze innocenti vengono date alle fiamme senza che nessuno muova un dito per impedirlo.

 

 

 

Roma - Ormai è quasi tutto chiarito, resta poco da scoprire e da accertare sull'omicidio di Sara  Pietrantonio, la ragazza di 22 anni uccisa e data alle fiamme dal suo ex fidanzato, il reo confesso Vincenzo Paduano, 27 anni,  per cui il gip ha emesso mercoledì in serata l'ordinanza di custodia cautelare in carcere.  Quasi certamente Sara era già morta quando le fiamme hanno cominciato a divorarla:  questo è ciò che emerge dalle prime risultanze dell'autopsia eseguita sui resti del suo cadavere e gli ulteriori accertamenti per confermare o meno questa ipotesi, e cioè gli esami suppletivi del sangue e dei polmoni, saranno eseguiti la settimana prossima. 
Paduano è agli arresti in isolamento nel penitenziario di Regina Celi a Roma. Il regime dell'isolamento è per evitare che Paduano entri in contatto con altri detenuti. Nei penitenziari vige una legge non scritta, attuata dai reclusi stessi, che non conosce indulti, sconti di pena, prescrizione, né tantomeno conosce indulgenze e i soggetti più a rischio sono i pedofili, gli stupratori e proprio gli autori dei femminicidi.
Dopo l'interrogatorio di garanzia in carcere, il gip di Roma ha dunque convalidato il fermo di Paduano che ha confessato di aver ucciso l'ex fidanzata per gelosia, forse in "un momento di confusione e rabbia". Il  gip Paola Della Monica, nel convalidare il fermo e nell'emettere l'ordinanza di custodia cautelare, ha  però escluso l'aggravante della  premeditazione. Secondo il gip,  il Paduano non avrebbe ordito preventivamente alcun piano di omicidio nei confronti della sua ex fidanzata, ma avrebbe  agito solo "istintivamente".
Già, istintivamente. Quasi che lo strangolamento e il dare fuoco a una persona possano considerarsi solo un fatto collaterale, quasi un incidente insomma;  qualcosa che è trasceso all’improvviso e che alla fine, per sbaglio, c’è cascato il morto. 
Resta poco credibile “l'atto istintivo” senza la premeditazione, dopo tutto quello che è emerso nelle  indagini e dalle registrazioni delle telecamere che hanno ripreso i momenti, prima, durante e dopo, l'omicidio. E' difficle  credere che Paduano girasse con una bottiglia di liquido infiammabile in mano senza avere in mente niente di preciso. E diventa implausibile pensare che, dopo una settimana di pedinamenti e di stalking;  dopo continue e maniacali intrusioni  nella privacy della ragazza con tutti i modi possibili (tra cui l'attivazione della localizzazione del GPS del telefono cellulare di Sara per seguirne gli spostamenti); dopo aver dato fuoco alla macchina, dopo averla aggredita e strangolata e dopo averla data alle fiamme, in tutto questo, non ci sia “almeno” un po' di premeditazione. 
In tutti i casi questo omicidio ha dell'incredibile, sia per l'efferatezza che per la modalità, e non ultimo per il fatto che sia accaduto a Roma, nel 2016. Non si tratta di un entroterra di paesi sottosviluppati; e gli interpreti di questa vicenda non sono indigeni di tribù sperdute in qualche  foresta sconosciuta, e soprattutto non si tratta di medioevo.
Sette giorni prima dell’assassinio, Paduano, un ragazzo di quelli che se lo incontravi per strada tutto potevi pensare, meno che si trattasse di un mostro spietato capace di tanto, vede Sara, la sua ex fidanzata che di lui ormai da un pezzo non ne vuole più sapere più nulla,  mentre si bacia con il suo nuovo ragazzo.  Sono cose che accadono, storie di tutti i giorni, che capitano a tutti i ragazzi. Non dimentichiamo che Sara è poco più che una adolescente. Ma per Paduano invece non è così normale. Lui non ci sta, non si rassegna a perderla e insiste, la stalkizza, la minaccia, la spia. Poi cerca di riconquistarla con le buone, ma non funziona. Sara ha paura, capisce che Paduano è strano, che è cambiato e che non si rassegna, e si confida con le amiche e con i genitori, e anche con il suo nuovo ragazzo. Ma nessuno si rende conto della effettiva pericolosità della situazione proprio perché in fondo Paduano, non è mai stato un ragazzo violento, ne' aveva mai dato prima alcun segno di squilibrio, e forse per questo Sara non lo denuncia. Forse per questo Sara crede che a Paduano gli passi con il tempo, e che alla fine possa addirittura rassegnarsi. Non si rende conto di essere spiata, non ha la malizia di controllare le password del cellulare;  però avverte il pericolo. Ma una ragazza di 22 anni ha ancora quella ingenua fiducia nel mondo, nella gente; e mai più ppotrebbe pensare che il suo ex fidanzato possa per davvero volerle fare del male. E non adotta quelle attenzioni che le persone  minacciate  di solito mettono in pratica: massima allerta, mai tornare a casa da sola, mai fermarsi per la strada, eccetra.
Ma Paduano invece cova la sua vendetta, ordisce: eccome se ordisce. La spia, la segue, mente e cerca di riconquistarla in ogni modo, al punto che poco tempo prima di ucciderla va a parlare anche con i suoi genitori nella speranza di ottenere chissà quale aiuto. E anche in questo caso però non mostra segnali violenti, non alza la voce, non minaccia mai esplicitamente. 
La sera dell'omicidio Paduano va a lavorare, fa il vigilante in un palazzo all’Eur, e si connette all’iPhone di Sara che intanto è fuori con un’amica,  per vedere dove effettivamente si trovi. All''una del mattino del suo ultimo giorno di vita, Sara raggiunge il suo ragazzo, Alessandro,  in un pub. Paduano la segue e la osserva di nascosto,  aspetta che la ragazza saluti Alessandro  e che salga sulla sua auto per fare ritorno a casa.
Sara a quel punto, ignara della sorte maledetta che la sta aspettando, manda un messaggio alla mamma, per rassicurarla dato che si è fatto tardi: "mamma, sto arrivando". Ma da  sua madre Sara non arriverà mai. Paduano la  precede sul percorso verso la sua abitazione a Ponte Galeria e in via della Magliana la sperona e le taglia la strada, costringendola a fermarsi. Una telecamera inquadra le auto e i due che  litigano. Lui sale sulla sua macchina portando con sè la bottiglia d’alcol. E se questa non fosse la  prova principe  di una premeditazione, sarebbe difficile trovarne di migliori. 
Paduano le spruzza il liquido infiammabile sul petto e sul volto e all’interno dell’auto quando è ancora seduta nell’auto. Lei ormai ha capito, finalmente ha capito che Paduano le vuole fare del male veramente, che la vuole uccidere. Forse Paduano a quel punto glielo dice apertamente, ma questo nessuno lo saprà mai. Lei riesce ad uscire dall’auto e scappa e cerca di fermare le auto che passano, ma nessuno si fermerà a prestarle aiuto, nessuno le salverà la sua giovane vita. Paduano  la rincorre e l'aggredisce, e con molta probabilità la strangola e le toglie la vita.  Poi le da fuoco. Torna alla macchina di sara e l’incendia,  risale sulla sua auto e come se nulla fosse torna al lavoro, dove da lì a poco verrà arrestato dai Carabinieri.
Ma se tutto questo non fosse abbastanza agghiacciante è ciò che accade "durante" che lascia ancora più perplessi e amareggiati: da quando Paduano taglia la strada alla macchina di Sara, e in tutte le fasi della litigata; dell'aggressione allo strangolamento,  dal darle fuoco e dal bruciare l’auto, in quel tratto di strada  passano macchine e moto e nessuno si ferma, nessuno interviene, nessuno accenna nemmeno a rallentare e tutti tirano diritto. Sara mentre scappa si sbraccia chiedendo aiuto, e gridando cerca di fermare le auto e le moto che sfrecciano sulla strada.
Il giorno dopo l'omicidio si sono presentati spontaneamente dai carabinieri solo due persone che si sono trovati a passare con lo scooter durante le fasi dell'omicidio: uno dirà di non aver capito bene cosa stesse accadendo a e l'altro dirà che gli era addirittura sembrato  che fosse la ragazza a sgridare il giovane appoggiato tranquillamente ad una macchina. 
«Chi incontra una ragazza in difficoltà non si volti dall’altra parte, che questa morte non sia inutile - ha dichiarato  il procuratore aggiunto Maria Monteleone durante la conferenza stampa dopo la cattura di Paduano - alcuni passanti non si sono fermati, se Sara fosse stata soccorsa forse ora sarebbe ancora viva».  Arrestare Paduano è stato facile per gli investigatori: le telecamere hanno ripreso tutto e gli elementi in loro possesso sono ormai tali da non determinare altre particolari attività oltre a quelle già avviate. Quindi, esauriti gli accertamenti di natura autoptica e quelli tecnici dell’esame del telefono di Sara e quello di Paduano per visionare il contenuto dei messaggi, non resta praticamente niente da dover chiarire.
Sara era una ragazza di buona famiglia,  posata, gentile e senza grilli per la testa. Aveva la passione per la danza e per la musica.  Nel ricordo degli amici e degli ex compagni di scuola del liceo scientifico Cannizzaro dell’Eur, Sara era una giovane «a posto, non una leader o una scatenata, ma un tipo studioso e intelligente». La notizia della morte della giovane si è sparsa rapidamente fra chi la conosceva. Anche fra gli altri musicisti che studiavano con lei flauto. Sara era diplomata al Conservatorio.
Ora Sara resterà per tutti la ragazza che è stata uccisa a ventidue anni, strangolata e data alle fiamme da due mostri: il suo assassino e l’indifferenza di chi avrebbe potuto salvarla e non l’ha fatto.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




Sara di Pierantonio, uccisa a 22 anni

 

 

I resti dell'auto di Sara data alle fiamme da Paduano

 

 

Sara e il suo assassino

 

 

 

   

    I video pubblicati sul sito del Corriere della Sera:
   

   Sara Di Pietrantonio, Procuratore Aggiunto Monteleone: «È stato un omicidio premeditato»   

  
 http://video.corriere.it/sara-pietrantonio-procuratore-monteleone-se-qualcuno-si-fosse-fermato-sarebbe-ancora-viva/fdbb8a92-2675-11e6-844b-1dd7d0858058
    La conferenza stampa sulle svolte dell'omicidio della ragazza carbonizzata alla Magliana - Teleroma56 /Agenzia Vista/Alexander Jakhnagiev - CorriereTv
 

    «Morta in maniera atroce», la ricostruzione del capo della polizia
   
http://video.corriere.it/morta-maniera-atroce-ricostruzione-ultimi-istanti-vita-sara-capo-squadra-mobile-roma-luigi-silipo/8ae24306-2654-11e6-844b-1dd7d0858058

 

      Lo zio di Sara: «Un animale, non riusciamo a capacitarci»
   
http://video.corriere.it/zio-sara-un-animale-non-riusciamo-capacitarci/2d7607a8-268a-11e6-844b-1dd7d0858058

      Lo zio paterno della ragazza uccisa con la figlia, cugina della vittima, che ha voluto renderle omaggio - Mario Proto /Proto Mario - CorriereTv
      Il giorno dopo nei luoghi dell'omicidio di Sara Di Pietrantonio, 22 anni, trovata morta carbonizzata nella notte fra sabato e domenica

 

 

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FALLISCE IL REFERENDUM:
SIAMO IL SALE DELLA TERRA

IL QUESITO SULLE TRIVELLE NON RAGGIUNGE IL QUORUM, VOTA SOLO IL 32% DEGLI ITALIANI


A prescindere dal risultato (un plebiscito di "si"), il dato reale di questo referendum è che in Italia il 68% dei residenti se ne fotte di tutto
e di tutti. E' il risultato di una società malata, nichilista, opportunista, egoista e profondamente stupida. In pratica, il 68% degli italiani si taglierebbe i testicoli per fare un dispetto alla moglie. Questo è il livello della maggioranza degli italiani. Le nostre radici, la nostra storia, tutto il nostro retaggio, il nostro ineguagliabile bagaglio culturale, oggi è stato bruciato, spazzato via, dimenticato, rinnegato.
E la colpa non è nemmeno di Renzi e della sua "banda"; non è nemmeno il risultato della politica di Berlusconi o di altri politici senza vergogna, e non è nemmeno imputabile ai media che anestetizzano quotidianamente gli individui: la colpa è di chi si è arreso alla demagogia, al tornacontismo spicciolo, al falso miraggio della crescita del proprio orticello a discapito della collettività.
Come possiamo pretendere che qualcosa migliori nel nostro paese quando una percentuale così alta di italiani avvalla di fatto con questo comportamento tutti gi abusi di Stato, tutte le manchevolezze della politica sociale, lo sfacelo delle Istituzioni, l'assenteismo, le ladrerie, le concussioni, le collusioni e quello stato generale di degrado collettivo morale e intellettuale in cui ormai siamo sprofondati?
Non è più un problema di partiti, di destra, centro o sinistra; è una associazione a delinquere di stampo suicida.
Siamo l'Isis di noi stessi, i terroristi che si uccidono da soli. Siamo il sale della terra (yeee, yeee), e questo vale per almeno il 68% di noi. Siamo la promessa che non costa niente, il facile rimedio. Ma soprattutto siamo l'arroganza che non ha paura; le figure dietro le figure, la vergogna che fingiamo di provare. Siamo furbi che più furbi di così si muore.
Si, siamo proprio quel tappeto steso sulla spazzatura. E bravo il profeta Ligabue...

 

Roma - Il referendum sulle trivellazioni in mare non è andato a segno: solo il 32,18% degli elettori italiani si è recato alle urne e la consultazione non avrà dunque alcun effetto. Il quorum del 50% più uno dei votanti, previsto per la convalida del risultato, è stato raggiunto solo in Basilicata (e in particolare nella provincia di Matera, dove ha votato il 52,69% degli aventi diritto). All’obiettivo non ci si è avvicinati in alcuna delle regioni che si affacciano sull’Adriatico, quelle più direttamente interessate dal tema trivelle: la Puglia, il cui governatore Michele Emiliano è stato uno dei principali sostenitori del sì, si è fermata al 41,64%; Marche ed Emilia Romagna non sono andate rispettivamente oltre il 34,75 e il 34,29%; il Veneto si è fermato al 37,88%; il Friuli Venezia Giulia al 32,16%. Il risultato alla fine non avrà alcun effetto pratico, ma la vittoria dei sì è stata netta. Con la quasi totalità delle sezioni scrutinate (57.334 sezioni su 61.562) i sì prevalgono con l’86,19% contro il 13,81% dei no.Il referendum sulle trivellazioni in mare non è andato a segno: solo il 32,18% degli elettori italiani si è recato alle urne e la consultazione non avrà dunque alcun effetto. Il quorum del 50% più uno dei votanti, previsto per la convalida del risultato, è stato raggiunto solo in Basilicata (e in particolare nella provincia di Matera, dove ha votato il 52,69% degli aventi diritto). All'obiettivo non ci si è avvicinati in alcuna delle regioni che si affacciano sull’Adriatico, quelle più direttamente interessate dal tema trivelle: la Puglia, il cui governatore Michele Emiliano è stato uno dei principali sostenitori del sì, si è fermata al 41,64%; Marche ed Emilia Romagna non sono andate rispettivamente oltre il 34,75 e il 34,29%; il Veneto si è fermato al 37,88%; il Friuli Venezia Giulia al 32,16%. Il risultato alla fine non avrà alcun effetto pratico, ma la vittoria dei sì è stata netta. Con la quasi totalità delle sezioni scrutinate (57.334 sezioni su 61.562) i sì prevalgono con l’86,19% contro il 13,81% dei no.

 
 

 

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DA VENERDI' 15 A DOMENICA 17 APRILE IN PIAZZA XI FEBBRAIO

PREVENZIONE, ANTICRIMINE E LEGALITA':
L'IMPEGNO DI COLOGNO MONZESE

Il Comune rende omaggio a tutti gli “Angeli della Sicurezza”, ovvero agli operatori
presenti sul territorio che si adoperano quotidianamente sulle strade della città a tutela
 dell’incolumità dei cittadini e alla salvaguardia dei loro beni

 

 

 

 

Cologno Monzese, 16 Aprile  -  "Prevenire è meglio che reprimere" e il Comune di Cologno Monzese ha organizzato una tre giorni di piazza per mostrare ai cittadini l'apparato al completo della sicurezza presente sul territorio e destinato a difendere e a proteggere i cittadini. Carabinieri, Polizia Locale, Polizia di Stato, Protezione Civile, Associazione Nazionale Carabinieri e le associazioni preposte hanno il compito, ogni giorno, di garantire la sicurezza per le strade della città; e proprio per rendere merito a questi "angeli della sicurezza" è stata organizzata la manifestazione.
Il Comandante della Polizia Locale, Silvano Moioli, ha aperto la kermesse di piazza presentando la vasta attività operativa svolta nel 2015 dal Comando di Piazza Mentana e il Sindaco, Angelo Rocchi, e l'Assessore alla sicurezza, Francesca Landillo, hanno elencato le numerose iniziative svolte in passato, in corso, e previste per il futuro per il raggiungimento di risultati ancora più soddisfacenti.
Durante la cerimonia di apertura della kermesse sono stati premiati numerosi Agenti di Polizia Locale e i Volontari della Protezione Civile e delle Associazioni che si sono particolarmente distinte.

 

 
 

 

 

   
  
 ALCUNI MOMENTI DELLA PRESENTAZIONE DELLA MANIFESTAZIONE DI PIAZZA "GLI ANGELI DELLA SICUREZZA"

                                      
   
                

 



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BRUXELLES COLPITA A MORTE DAI TERRORISTI ISLAMICI: "VI STERMINEREMO TUTTI"

 MALEDETTI

Le prime due esplosioni nello scalo di Zaventem, intorno alle otto del mattino. Un’ora dopo un kamikaze
 si fa esplodere in una stazione del metrò vicino alla sedi Ue. L'Isis rivendica la paternità degli attentati.
Individuati tre sospetti: due sarebbero morti, uno sarebbe tutt'ora ricercato.

 

 

 

Trentacinque morti, quasi trecento feriti: e il numero è destinato a crescere. Non ci sono parole da dire, non esistono reali  misure di prevenzione, non ci sono concrete possibilità di difesa: quando questi maledetti decidono di ucciderci, ci uccidono. Punto e basta. Questa è la verità.
Tutto il resto sono balle, politica da quattro soldi e di convenienza, e chiacchiere da bar. Bruxelles è la comunità islamica più numerosa d'Europa. L'Intelligence ha fatto fiasco e la politica dell'integrazione non esiste e soprattutto non può funzionare.
Finchè l'occidente, Europa in primis, continuerà ad accettare regole di vita di persone che hanno per cultura il terrore e la prevaricazione, non cambierà mai niente anzi: le cose sono destinate a peggiorare. Finchè gli stati europei non capiranno che non è il buonismo la cura, ma la malattia, saremo sempre più indifesi e sempre più in pericolo. Non  ci sono formule magiche o strategie militari; non esistono bacchette magiche e schieramenti di truppe armate fino ai denti: non servono a niente. E' necessario soltanto il buon senso. Bisogna fare, smettere di dire; censire, casa per casa, negozio per negozio, strada per strada, cantina per cantina, Moschea per Moschea. Servono giudici attenti, che applichino le leggi, che intervengano per evitare le stragi, non per favorirle con il garantismo. Bisogna investire denaro per aumentare gli apparati di sicurezza interna.
Il terrorismo oggi non è più quella associazione di fanatici nascosti nelle grotte e intenti a  maledire gli infedeli, ma è una moltitudine di potenziali assassini indottrinati che agisce per proprio conto. Sono cellule di cellule di cellule. E' come una metastasi ormai irrimediabilmente  diffusa e inarrestabile. Non è più il cancro in sè il problema, ma ciò che la malattia ha generato. I terroristi di oggi sono arrivati in aeroporto in taxi. Con le valige imbottite di esplosivo. Come qualsiasi turista in viaggio. Come è possibile contrastare azioni terroristiche così improbabili se non con un lavoro massiccio di prevenzione, di schedatura, di controllo e, appunto, di intelligence, ma di quell'intelligence spicciolo, fatto sul campo, tra la gente.
Oggi il nostro Premier, Matteo Renzi, ha dichiarato che: "non serve a niente chiudere le frontiere: il nemico lo abbiamo in casa". Un genio, non c'è che dire. Prima di tutto bisognerebbe suggerire al Premier che chiudere le frontiere, anche se tardi, impedirebbe comunque a quelli che abbiamo già in casa di aumentare di numero. E sempre in tema di confidenza qualcuno dovrebbe dire al Premier che quelli che abbiamo in casa , sono appunto in casa proprio perchè abbiamo aperto le frontiere, e non solo in merito agli sbarchi dei clandestini, ma per la politica di buonismo e di permessività che ha permesso a chiunque di stabilizzarsi nel nostro paese senza il minimo controllo e senza la minima misura  preventiva  di sicurezza.
Oggi abbiamo subìto una ulteriore mutilazione alla nostra libertà di essere e di vivere e non bastano i lutti, le parole strazianti, la solidarietà sui social per lenire il dolore di questo ulteriore strazio.  Non basta nemmeno tutto il cordoglio mondiale.
Siamo sotto attacco ma non vogliamo difenderci, ci minacciano e non corriamo ai ripari.
Forse l'Europa spera che il nemico muoia per cause naturali?  Chissà.

 

Bruxelles - Sono almeno 35 i morti e quasi 300 i feriti causati dal doppio attentato - all’aeroporto internazionale di Zaventem e alla stazione della metropolitana di Maelbeek, nel cuore del quartiere che ospita i palazzi istituzionali della Ue - che questa mattina ha messo in ginocchio Bruxelles. Le vittime all’aeroporto sono state 14, i feriti 106; alla stazione della metropolitana i morti sono stati una ventina, i feriti 130. Molti dei feriti sono in gravi condizioni e pertanto il bilancio delle vittime rischia di aumentare.
Gli attentati sono stati rivendicati dall’Isis. La polizia belga sta effettuando le verifiche e ha diramato l’immagine di tre uomini che hanno preso parte al commando entrato in azione all’aeroporto: due di loro erano attentatori suicidi e sono morti nell’esplosione; il terzo potrebbe essere stato una sorta di «supervisore» che ha seguito fino all’ultimo l’operazione per poi dileguarsi prima dello scoppio. Ed è attualmente ricercato. Subito dopo la prima esplosione il livello di allarme è stato portato a 4, il massimo.
Il governo ha nel frattempo deciso di indire tre giorni di lutto nazionale. «Per noi il 22 marzo non sarà mai più un giorno come gli altri» ha detto re Filippo, in un messaggio alla nazione. Bruxelles è completamente blindata, i mezzi pubblici sono stati sospesi, non si parte e non si arriva. I controlli sono rigorosi e sono difficili anche gli accessi in auto. Mai nella storia recente una città era stata così in stato d’assedio, paralizzata, con le linee telefoniche bloccate o interrotte, le stazioni chiuse, gli autobus abbandonati dove si trovavano quando come un passaparola è stato decretato uno specie di sgombero.
L’allarme si è diffuso oltre Bruxelles: anche l’impianto nucleare di Tihange, a Liegi, è stato evacuato. Venerdì , con la cattura di Salah Abdeslam , il Belgio aveva forse pensato di poter voltare pagina. Invece quell’arresto ha scatenato la ritorsione di jihadisti che si sono fatti beffe dei dispositivi di sicurezza di una città sede dell’Unione europea, che aveva innalzato il livello d’allerta a 3 su un massimo da 4. Non è servito a nulla. E adesso si contano i morti.
La giornata più lunga di Bruxelles è iniziata poco prima delle 8, quando due esplosioni hanno fatto crollare parte della hall delle partenze dell’aeroporto internazionale, che dista una quindicina di chilometri dal centro cittadino. I sopravvissuti raccontano di scene di macelleria, corpi smembrati, sangue ovunque. Alcuni raccontano anche di aver sentito degli spari prima delle esplosioni e di aver udito gridare in arabo. Nello scalo sarebbero stati trovati anche un kalashnikov e un giubbotto inesploso. Secondo fonti ospedaliere, le bombe utilizzate per l’attacco terroristico all’aeroporto contenevano chiodi.
Neppure il tempo di rendersi conto di quel che stava accadendo, e alle 9.30 del fumo fuoriesce dalla stazione di metro di Maellbek, nel cuore del quartiere amministrativo di Schumann, a poche centinaia di metri dalla sede dell’Unione Europea. In superficie nessuno ha sentito nulla, ma quella colonna grigia è la conseguenza di un altro attentato, anche questo, pare, opera di un kamikaze. Si rincorrono voci di altre deflagrazioni nelle due stazioni antistanti, poi non confermate. A quel punto appare chiaro che Bruxelles è sotto attacco e scattano tutte le misure di sicurezza.
In tarda mattinata viene evacuata l’università Ulb (Université libre de Bruxelles) con oltre 20 mila studenti dei tre campus bloccati nelle strade. Facebook attiva il suo safety check, in Rete con gli hashtag #PortesOuvertes, #Opendoors, e, in fiammingo, #ikwilhelpen, viene offerta ospitalità a chi è rimasto appiedato. L’intera rete metropolitana viene chiusa. La reazione è a catena. Si bloccano gli autobus. Con ogni mezzo, da twitter a Facebook agli altoparlanti che risuonano nel quartiere centrale del Sablon, si invita la gente a rientrare in casa, ovunque si trovi. Vengono chiuse la Gare du Midi e la Gare centrale, e poi a seguire tute le stazione ferroviarie cittadine. Interrotto il traffico aereo in entrata e in uscita, chiuse le frontiere. Il governo lancia il «piano catastrofi», gli uomini delle forze speciali e dell’esercito si muovono con i mitra spianati per le strade. I viali intorno alla celebre Grand Place si riempiono di mezzi militari e addirittura carri armati. E lo scalo di Zaventem rimarrà chiuso fino a giovedì.
Un allarme bomba è stato lanciato all'ospedale Saint-Pierre di Bruxelles, dove era stato ricoverato Salah Abdeslam. E a Parigi è stata evacuata la gare du Nord, la stazione ferroviaria dalla quale partono normalmente i treni diretti a Bruxelles. L'ordine di evacuazione è stato impartito dopo il ritrovamento di un involucro sospetto ma l'allerta è poi rientrata, così come l’allarme all’ospedale. Le ambulanze si muovono a fatica nel traffico paralizzato. Molte persone hanno lasciato le auto in strada e sono fuggite. Si rincorrono le voci, venti, forse quaranta morti soltanto nella metro di Maelbeek. Al momento la situazione è drammatica. Il governo belga temeva una vendetta dei jihadisti dopo la cattura di Salah Abdeslam.
 Il Belgio è purtroppo considerato con buone ragioni la culla dello jihadismo europeo. Almeno sei su 12 degli attentatori dello scorso 13 novembre a Parigi venivano da Molenbeek un comune alle porte di Bruxelles. C’era la consapevolezza dell’esistenza di numerose cellule in sonno. Nei giorni scorsi si respirava paura e sollievo da parte delle istituzioni. Ma nessuno si aspettava una vendetta così repentina e violenta. I terroristi hanno agito in una città che era comunque già presidiata e in stato d’allerta ma hanno mostrato di riuscire a muoversi a proprio piacimento.
Una prima rivendicazione è arrivata nel pomeriggio sul sito Amaq Agency, che attribuisce l’attacco a Isis. In un post in inglese si parla di kamikaze che si sono fatti esplodere con cinture esplosive e ordigni sia all’aeroporto di Zaventem sia alla stazione della metro di Maalbeek. In un successivo testo, diffuso dagli account “ufficiali” di Isis si legge: «Noi promettiamo agli Stati crociati e a quelli che si alleano contro lo Stato Islamico giorni ancora più oscuri». Nel testo inoltre viene confermata la presenza di kamikaze armati di «cinture esplosive e fucili automatici». Inoltre, via Telegram ai «fratelli in Belgio» viene consigliato di stare lontano da Internet a meno di non usare comunicazioni criptate (come Tor) per evitare di essere intercettati. In altri appelli viene chiesto però ai supporter di Isis di twittare messaggi di sostegno e di partecipare alla «battaglia via Twitter».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I tre sospetti arrivati in taxi all'aeroporto

 

 

 

 

 

 

   
    I video pubblicati dal sito del corriere della sera:

  
 http://www.corriere.it/esteri/cards/bruxelles-terrore-decine-morti/due-esplosioni-nell-aeroporto-zaventem_principale.shtml
 

 

 

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LA STRAGE DEL BUS DEL PROGETTO ERASMUS A TERRAGONA (SPAGNA): ANCHE I SOCIAL PARTECIPANO AL CORDOGLIO
 

TREDICI RAGAZZE PERDONO LA VITA:
LA PIU' PICCOLA AVEVA SOLO
 19 ANNI, LA PIU' GRANDE 24.

E IL LUTTO DIVENTA VIRALE

  Sette le vittime italiane: Valentina Gallo, Elena Maestrini, Serena Saracino,
Francesca Bonello, Elisa Valent, Lucrezia Borghi ed Elisa Scarascia Mugnozza

 
 

 

 

 


 

Terragona (Spagna) - "Ora torniamo a casa e ci ammazziamo. Non vogliamo più vivere senza nostra figlia": questo è l'agghiacciante commento del padre di una delle sette vittime italiane. Una dichiarazione apparentemente lucida, composta, nonostante lo strazio. E' qualcosa che lascia senza fiato, che non si può commentare e che solo chi è genitore può capire fino in fondo.
Tredici vite spezzate durante un percorso di studio; un percorso tra l'altro costoso e che nello stesso tempo è il sogno di tanti ragazzi. Non sempre però i genitori approvano senza protestare, senza cercare di opporsi ma poi l'insistenza dei figli per qualcosa che  sembra davvero essere necessaria al loro percorso formativo, fa cedere e capitolare anche i genitori più resistenti.
L'idea che un figlio, per quanto maggiorenne e per quanto creda di essere ormai grande, parta e che  debba stare a lungo lontano da casa, con le incognite che questi viaggi studio rappresentano,  per i genitori non è mai facile da accettare; ma spesso  ci si rassegna e non si può fare altro che acconsentire. Perchè in fondo nessuno può nemmeno ipotizzare che tragedie del genere possano accadere veramente, e che il proprio figlio, poco più che adolescente, con una vita intera davanti e con tutti quei progetti  ancora da realizzare,  possa non fare mai più ritorno da quel viaggio. E' questo l'incubo peggiore di tutti i genitori del mondo e questo purtroppo è l'incubo peggiore che si è materializzato a Terragona, in Spagna.
Poco importa di chi sia la colpa, la causa, le polemiche: tredici ragazze sono morte, più di trenta giovani sono rimasti feriti, alcuni di loro in modo grave; alcuni hanno subìto danni permanenti.
L'origine della strage è da attribuirsi ad un colpo di sonno dell'autista del bus. Si è addormentato alla guida. E lo ha ammesso subito, raccontandolo ai soccorritori poco dopo aver causato la sciagura: «Lo siento, me he dormido», «Mi dispiace, mi sono addormentato». Il colpo di sonno di quell’autista di 63 anni è valso un disastro che si è accanito soprattutto sull’Italia. Doveva essere una notte di festa e di divertimento. Invece si è trasformata in un vero e proprio inferno fatto di morte, urla e terrore.
A perdere la vita sono state almeno 13 studentesse che stavano svolgendo l’Erasmus a Barcellona, in Spagna. Altre due sono attualmente ricoverate in ospedale. Sette delle vittime, appunto, sono italiane. Le altre sono francesi, tedesche, austriache, un’uzbeka. Erano tutti a bordo di una corriera che si è ribaltata, domenica intorno alle 6, a Frejinals, sull’autostrada Ap7. Gli studenti avevano assistito a Valencia alla famosa Notte dei Fuochi della Fiesta de Las Fallas e stavano tornando a Barcellona. Sul luogo della sciagura è arrivato, nel pomeriggio, anche il presidente del consiglio italiano Renzi che ha anche avuto un colloquio telefonico con il premier Rajoy.
L’autista dell’autobus è ora indagato per 13 omicidi per «imprudenza». L’uomo, di 63 anni, è stato sottoposto a un lungo interrogatorio della polizia regionale ma non avrebbe rilasciato dichiarazioni. Adesso si trova ricoverato in ospedale in stato di choc e, per questo motivo, stamattina (lunedì) non comparirà davanti ai magistrati come si era ipotizzato in un primo momento.
Le nostre universitarie che hanno perso la vita sono Francesca Bonello, Elisa Valent, Valentina Gallo, Elena Maestrini, Lucrezia Borghi, Serena Saracino e Elisa Scarascia Mugnozza. Attualmente sono state riconosciute dalle rispettive famiglie tre salme. Fra queste Valentina Gallo, 22 anni studentessa di Economia all’università di Firenze, che era arrivata in Spagna a fine gennaio. Sono sei le connazionali ferite. Due sono state dimesse perché ferite in modo lieve, quattro sono ancora in ospedale. Tra queste sono due le situazioni più preoccupanti per i medici spagnoli.
Mentre in  queste ore tutti i Social vengono tempestati di messaggi di cordoglio da  tutto il mondo, il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi si è recato a Terragona .
«Sono profondamente addolorato per il gravissimo e assurdo incidente avvenuto in Spagna — ha dichiarato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella — che ha provocato la morte di tante giovani universitarie, soprattutto italiane. È un giorno molto triste per l’Italia e per tutta l’Europa. Sono particolarmente vicino alle famiglie delle vittime, alle quali desidero far giungere il mio cordoglio e la mia solidarietà in un momento di così grande sofferenza». Mattarella conclude: «Alle ragazze rimaste ferite formulo gli auguri più grandi di pronta guarigione». Anche papa Francesco, in un messaggio di cordoglio a firma del Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, si è detto «fortemente addolorato nell’apprendere la notizia del tragico incidente che si è verificato nel Comune di Freginals, che ha causato la morte di un giovane gruppo di studenti», «una perdita irreparabile». Il pontefice ha aggiunto un «augurio per una pronta guarigione dei feriti» e ha manifestato «vicinanza e conforto» alle famiglie delle vittime.

 

 

 

 

    
E  Alcuni dei post comparsi in tutte le bacheche di Facebook:



                                           

 

 

 

 

LA FARSA DELLO STOP ALLE AUTO E' SERVITO SOLO A CREARE DISAGI AI CITTADINI

MILANO: IL "FLOP" DELL'INUTILE BLOCCO
 DEL TRAFFICO CHE NON FA ABBASSARE
 I VALORI DELL'INQUINAMENTO.
 
A guadagnare da questo provvedimento sono state esclusivamente le casse dei Comuni
  che hanno aderito all'iniziativa: solo a Milano 5000 controlli e più di 800 multe.
 
 

 

 

 

Milano - Tre giorni di blocco totale delle auto e delle moto private: nessun miglioramento delle polveri sottili ma in compenso sono state circa 800, a fronte di più di 5000 controlli eseguiti, le violazioni riscontrate dagli agenti della polizia locale di Milano durante il blocco delle auto, a fronte del costante superamento della soglia di Pm10. Lo smog non è calato di una virgola anzi: le concentrazioni di polveri sottili sono addirittura aumentate. 
Oltre a Milano il blocco ha interessato 13 comuni dell’hinterland e, sempre in Lombardia, anche la città di Pavia. Lunedì si è infatti aggiunto all’elenco anche Pioltello, dove la circolazione (con le stesse modalità) è stata bloccata martedì e mercoledì.
Una voce fuori dal coro è stata quella del primo cittadino di Cologno Monzese, Angelo Rocchi, che ha  confermato la volontà di non aderire al blocco del traffico previsto per 3 giorni a Milano e in diversi comuni del Nordmilano. Il sindaco ha comunicato la decisione su Facebook con un post: “Dopo le numerose richieste da parte dei cittadini, vi confermo che Cologno non aderisce al blocco totale delle auto indetto da alcune amministrazioni locali anche vicine a noi. Sul sito istituzionale del comune trovate il testo dell’ordinanza e tutte le informazioni in merito. Gli uffici restano a vostra completa disposizione per qualsiasi informazione”.
Le risposte dei cittadini sono state discordanti e il primo cittadino ha risposto a tuti con un altro post:  “Cari concittadini, leggendo i vari commenti in alcuni post vedo delle critiche alla scelta della mia Amministrazione di non aderire al blocco totale della circolazione. Innanzitutto, come potete vedere nel link in allegato, l’ordinanza esiste ed è stata concepita nel senso di voler contribuire ad un miglioramento della situazione. Non credo che un blocco del traffico, sotto le feste e a scuole chiuse, possa realmente far fronte ad una risoluzione del problema “inquinamento” che le auto contribuiscono solo in maniera residuale a creare. Bloccare il traffico significa creare molto disagio, soprattutto in questi giorni. Sono a disposizione per studiare strumenti effettivi, a larga applicazione e che vadano a toccare le fonti effettive del problema “pm10″ non a iniziative spot che non porteranno praticamente alcun giovamento”.
 

 

 

 

 

Il Sindaco di Cologno Monzese
Angelo Rocchi

    
E adessosi studiano altri interventi inutili mirati sempre e solo a discapito dei cittadini come l'ulteriore abbassamento di due gradi dei riscaldamanti nelle abitazioni (mentre nei palazzi della politica non si applica) e il limite di velocità per la circolazione nelle strade cittadine che da 50 km/h passa a 30.
 «Dopo 7 giorni» di sforamento dei limiti massimi d’inquinamento i sindaci dei comuni potranno disporre «l’abbassamento delle temperature di 2 gradi negli edifici pubblici e privati, abbassare di 20 chilometri orari i limiti di velocità nei centri urbani, applicare sconti per la mobilità pubblica, vietare la bruciatura di biomasse», ovvero i camini. Sono queste le misure (immediate) proposte dal ministero dell’Ambiente per fronteggiare l’emergenza smog. Un piano presentato a conclusione del vertice tenuto, mercoledì mattina, dal ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti con una rappresentanza dei governatori regionali, dei sindaci delle principali città con i vertici della Conferenza delle regioni, dell’Anci e del dipartimento della protezione civile. Le misure strutturali definite «verranno attuate attraverso un comitato di coordinamento ambientale, composto da presidenti di Regioni e sindaci delle Città metropolitane e presieduto dal ministro dell’Ambiente».
I fondi: 35 milioni per la mobilità sostenibile Subito disponibile, fa sapere il ministero, un fondo da 12 milioni di euro per le iniziative dei comuni sul trasporto pubblico locale e la mobilità condivisa. Le risorse programmate disponibili sono già indicate in 405 milioni di euro: 35 milioni saranno destinati alla mobilità sostenibile casa-scuola, casa-lavoro, car e bike sharing, piedibus (già approvate con il Collegato ambientale); 50 milioni andranno alla realizzazione di reti di ricarica elettrica (attraverso il Fondo Kyoto); 250 milioni invece per l’efficienza energetica in scuole, strutture sportive e condomini (anche qui attraverso il Fondo Kyoto); 70 milioni per riqualificare gli edifici della pubblica amministrazione centrale.

 

 


DAL 28 AL 30 DICEMBRE STOP ALLE AUTO DALLE 10 ALLE 16 A MILANO, NELL'HINTERLAND E A PAVIA

ORDINANZA ANTI-SMOG:
"UN PROVVEDIMENTO DEL TUTTO INUTILE, SENZA SENSO E PRIVO DI LOGICA"

Salvini dice: "è una cazzata", De Corato rincara: "è del tutto senza senso" ma il PD sostiene
 la scelta di Pisapia e a farne le spese, come al solito, sono solo i cittadini che per tre giorni
dovranno fare i conti con il blocco di tutte le autovetture ad uso privato.

 

 

 

Milano - Contro il blocco auto si schiera il leader della Lega Matteo Salvini: «Così non si risolvono i problemi dell’aria, che fa schifo, ma si penalizza solo chi lavora». Contro anche Riccardo De Corato di Fratelli d’Italia e l’azzurro Fabrizio De Pasquale: «I più di 100 milioni di euro incassati grazie ad Area C (e con le relative multe saremmo a 130) non sono stati investiti in misure strutturali». I Verdi, invece, invitano ad avere più coraggio: «I provvedimenti presi in questi anni sono buoni ma insufficienti - dice Elena Grandi - . Serve un piano per le emergenze. È follia che quando si superano i limiti si stia a perdere tempo per decidere quali provvedimenti adottare». Da ricordare che rimangono spente le telecamere di Area C fino al 6 gennaio. Valido, poi, il ticket scontato da un euro e 50 centesimi per viaggiare sui mezzi Atm tutto il giorno. Non aderiscono, invece, all’appello di Pisapia i comuni di Cesate e Arese, «poco preavviso»; che però applicano il protocollo della città metropolitana. Lungo il perimetro del capoluogo saranno attive le prime 20 telecamere della «low emission zone» che monitoreranno gli accessi dei mezzi più inquinanti.
A Milano  il 25 dicembre si sono registrati 57 microgrammi di Pm10 per metro cubo d’aria. A Meda i livelli più alti: 85 microgrammi. Sopra il livello di guardia anche  Arese e Vimercate anche se, rispetto a metà dicembre, i valori di polveri inquinanti nell’aria della città di Milano stanno diminuendo, ma restano pur sempre sopra i limiti consentiti dalla legge.  Nel giorno di Natale, la stazione di rilevamento di Milano Verziere dell’Arpa Lombardia ha registrato una media giornaliera di 57 microgrammi di Pm10 per metro cubo d’aria rispetto al limite di 50. Il 16 dicembre, nella stessa stazione, la media giornaliera aveva toccato i 98 microgrammi di Pm 10. Sempre il 25 dicembre, nell’agglomerato di Milano, i dati dell’Arpa evidenziano come il picco sia stato toccato nella cittadina di Meda (85 microgrammi). Valori sopra i 70 anche ad Arese e Vimercate. A Monza le rilevazioni sono intorno ai 68 microgrammi. A Varese e a Busto Arsizio la situazione è tornata nei limiti consentiti, mentre nelle zone prealpine, province di Sondrio e a Lecco, l’inquinamento atmosferico resta sempre più contenuto che altrove.
«Con il perdurare delle condizioni anticicloniche e della associata assenza di precipitazioni significative, le concentrazioni di Pm10 a Milano sono risultate superiori alla soglia di 50 microgrammi per metro cubo, portando a 31 i giorni consecutivi oltre il limite nella città di Milano, ove le concentrazioni si sono attestate su un livello compreso tra 57 e 67 », conferma l’Arpa nel suo aggiornamento al 26 dicembre. E sono 96 i giorni di superamento dei limiti dall’inizio dell’anno, rispetto ai 35 giorni tollerati dalla normativa. Intanto per coordinare l’azione dei comuni lombardi sulle iniziative antismog e valutare il coinvolgimento delle altre Regioni della pianura padana, il presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni ha convocato per lunedì, alle 18.30, a Palazzo Lombardia, un tavolo di coordinamento con i vertici di Anci Lombardia e con tutte le principali istituzioni.

 

 

 

 

Salvini non usa mezzi termini:
"è solo una cazzata"

    
In ogni caso scatta lunedì 28 dicembre l’ordinanza di blocco del traffico privato per tre giorni, decisa dal sindaco Pisapia. Anche altri Comuni nell’area Nord di Milano hanno deciso giovedì di attuare lo stop alla circolazione: confermato per ora il blocco anche a Buccinasco, Bresso, Cernusco sul Naviglio, Cesano Boscone, Cinisello Balsamo, Cormano, Cornaredo, Corsico, Cusano Milanino, Paderno Dugnano, Rho, Senago e Sesto San Giovanni. Sei ore  il blocco dei mezzi privati, dalle ore 10 alle 18, per tre giorni consecutivi. La decisione di Palazzo Marino è arrivata nel tardo pomeriggio di mercoledì, dopo che il governatore Maroni in mattinata aveva invocato «un intervento del governo per porre la questione a livello europeo». Maroni è tornato a chiedere il «riconoscimento della specificità del bacino padano. Serve un piano aria delle regioni del Nord». Tempo poche ore e arriva la risposta da Palazzo Marino: «Tutti gli studi scientifici dimostrano che per avere una maggiore efficacia i provvedimenti contro l’inquinamento atmosferico devono riguardare un territorio vasto e non solo i singoli Comuni - ha chiarito il sindaco Pisapia -. In questi giorni di grande emergenza non si può restare indifferenti. È necessario intraprendere azioni condivise, perché la salute dei cittadini è un bene da preservare ad ogni costo».
La giunta comunale ha deciso di proseguire la linea degli incentivi per chi ricorre al trasporto pubblico. Prorogato fino al 31 dicembre lo sconto sui mezzi Atm: un singolo biglietto ordinario da 1,50 euro (o tariffa extraurbana) vale per tutto il giorno a bordo di bus, tram, metro e tratta urbana del passante ferroviario. In linea Trenord, che proroga fino a fine anno il «Green Pass»: in vendita dal giorno di Natale, al costo di 20 euro, consente un numero illimitato di viaggi fino al 1° gennaio su tutti i treni e le linee lombarde. Restano i divieti per i mezzi Euro 3 diesel, a non superare i 20° di temperatura in abitazioni e uffici e ad accendere i caminetti di vecchia generazione alimentati a legna. Dal 25 dicembre e fino a martedì 5 gennaio 2016 resta sospeso il pagamento per l’Area C, indipendentemente dai provvedimenti anti-smog adottati. Mercoledì 6, come festivo, non si pagherà: quindi il ticket ritornerà da giovedì 7 gennaio prossimo.
«Per venire incontro alle esigenze dei clienti, i nostri punti vendita di via Ornato a Milano e dei Centri Commerciali ‘Il Vulcano’, a Sesto San Giovanni, e ‘La Fontana’, a Cinisello Balsamo, in quei tre giorni anticiperanno l’apertura alle ore 8 e posticiperanno la chiusura alle ore 23»: lo comunica in una nota la direzione de «Il Gigante», azienda leader nel settore della grande distribuzione.
La situazione potrebbe peggiorare il 31 e il 1 gennaio a causa dei «botti» di Capodanno. Come ricorda l’Arpa Lombardia, tra l’ultimo giorno dell’anno e il primo dell’anno, «si evidenzia sempre un incremento delle concentrazioni di particolato in aria durante le ore notturne con un picco dalla mezzanotte alle primissime ore della giornata. La causa di questo incremento è chiaramente individuabile nei botti di capodanno che apportano un notevole contributo alle concentrazioni di Pm10, sia per il tipo di combustione sia per la loro composizione».

     QUESTO IL TESTO DELL'ORDINANZA NR. 87/2015 E L'ALLEGATO NR.1 CHE INDICA
    QUALI VEICOLI POSSONO CIRCOLARE IN DEROGA AL DIVIETO DI CIRCOLAZIONE

 


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HARLEY, GIBSON
E ROCK N' ROLL


Per tre mesi, tutti i sabato pomeriggio, la concessionaria
HARLEY-DAVIDSON.MONZA si trasforma in sala concerto



Concorezzo (Mi) - "RockintheBox" è il nome dell'iniziativa musicale proposta da Guglielmo Zappa (C.E.O. Harley-Davidson-Monza) iniziata sabato 28 novembre, e che per tutti i sabato pomeriggio di dicembre, gennaio e febbraio prossimi, ospiterà chiunque volesse cimentarsi con la chitarra elettrica solista o con la propria Band.
Unica regola: live e rock n' roll.
Il palco è stato allestito nella storica officina della concessionaria e sarà sufficiente  inserire il jack delle proprie chitarre negli impianti messi a disposizione da Harley-Davidson.Monza per suonare di fronte ad un pubblico vero.
L’iniziativa nasce con la collaborazione di GIBSON e Groove.
Per chi non disponesse di strumenti musicali propri la concessionaria mette a disposizione chitarre elettriche e bassi per suonare liberamente.
Groove ha messo a disposizione i modelli 2015 e 2016.

 
 

 

 


 

Guglielmo Zappa

 

   
              

             


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INCHIESTA UFO
(QUELLO CHE I GOVERNI NON DICONO)
 

Presentato allo Sporting Club di Milano Due (Segrate) il libro inchiesta
di Sabrina Pieragostini e Pablo Ayo, pubblicato da Mursia editore

 

 

Prosegue la promozione in tutta Italia del libro inchiesta dei giornalisti Sabrina Pieragostini e Pablo Ayo: "Inchiesta Ufo (quello che i governi non dicono)". All''incontro con il pubblico avvenuto allo Sporting Club di Milano 2 (Segrate) ha partecipato Sabrina Pieragostini e Isabella della Vecchia, assente il coautore Pablo Ayo.  Il libro affronta numerosi argomenti inerenti agli oggetti volanti non identificati in Italia e nel mondo e pone  interrogativi, ipotesi, possibilità, e domande che aprono nuovi orizzonti sulla possibilità di una vita extra-terrestre e in-terrestre, fuori nella scienza e dentro la coscienza di tutti noi.
Il libro prende in esame il fenomeno da vari punti di vista, analizzando i documenti, dando la parola ai testimoni, vagliando anche le tesi più sconcertanti, per cercare di far luce sul mistero degli UFO.
Sono migliaia, ogni anno, in ogni angolo del mondo, gli avvistamenti degli Oggetti Volanti Non Identificati, OVNI in italiano, in inglese UFO, e quasi non si contano più. Tra i testimoni oculari compaiono piloti civili e militari, astronauti, politici e scienziati. Questi mezzi sconosciuti sembrano surclassare anche i più moderni caccia da combattimento con la loro tecnologia apparentemente inavvicinabile. Lo dicono i fascicoli Top Secret ora declassificati dai Governi. Anche dal nostro, che nel 1978 ha incaricato l'Aeronautica Militare di vigilare sugli Oggetti Volanti Non Identificati. E proprio per una questione di sicurezza nazionale, quasi ovunque ministeri della Difesa, Forze Armate e Servizi Segreti sono stati coinvolti nello studio degli UFO. Con quali risultati? Cosa ne sa davvero l'opinione pubblica?
Sabrina Pieragostini è giornalista e lavora per Studio Aperto, la testata giornalistica di Italia 1 di cui attualmente è caporedattore, e si interessa da anni di misteri e di UFO e di fenomeni paranormali e su questi argomenti  ha curato alcuni speciali tv e ha più volte collaborato con la trasmissione Mistero di Italia1. Ha pubblicato anche l'e-book Misteri 2013 (Mondadori).
Pablo Ayo, oltre ad essere giornalista, è scrittore, ricercatore e docente di informatica ed è fondatore del Centro Ricerche Stargard per i fenomeni supernaturali.
Il libro è acquistabile online, su Amazon e IBS e nelle librerie Mondadori, Feltrinelli.

 
 

 

 

 

La copertina del libro

 


Sabrina Pieragostini
 

   
 

 

L'OCCIDENTE SFERRA IL CONTRATTACCO, TRANNE L'ITALIA

TUTTI UNITI CONTRO I TERRORISTI.
ANZI, NO: RENZI CI DEVE PENSARE

Guerra all'Isis: Putin:“Uniti come contro Hitler” e schiera le navi con la Francia.
Gli usa: raid su Raqqa. L’Ue attiva la clausola di difesa. Il nostro Presidente del Consiglio invece
frena e dichiara: «L'Italia non entra in guerra. In conto ogni intervento ma servono equilibrio e unità»

 

 

 

E' la solita storia: l'Italia parla, gli alti stati fanno. D'altra parte che cosa ci si può aspettare da un paese che condanna e arresta chi si difende contro i ladri e premia e libera i ladri con tanto di risarcimenti e scuse? Tutto quello che sappiamo fare sono i minuti di silenzio, mettere i fiocchetti neri sulle pagine social e parlare nei bar; ma quando si tratta di prendere posizione è tutta un'altra storia. In effetti è difficile pensare che un paese come il nostro, che si è dimenticato dei suoi due Marò in India, e che ha pagato 11 milioni di riscatto per liberare due cooperanti (che molto probabilmente hanno contribuito al finanziamento di chissà quanti atti terroristici), possa davvero mostrare i muscoli o prendere una posizione seria, chiara e definita in un conflitto mondiale contro il califfato? Come è anche solo possibile immaginare che un governo che ha tra le fila personaggi come la Boldrini, Alfano, la Boschi e altri minuscoli politicanti, possa davvero fare sul serio?
Siamo il paese di Marino, di Schettino, non dimentichiamolo. Non facciamo confusione. Staremo a guardare fino a che potremo, come al solito, e quando proprio non se ne potrà più farne a meno, fingeremo; come sempre, e lo faremo male e senza crederci.
Ma oggi, proprio per dare un po' di fumo negli occhi, e per fingere che che anche noi, nel nostro piccolo, ci incazziamo (ma sia chiaro: è tutta una sceneggiata, un coupe de teatre) abbiamo arrestato un povero disgraziato ignorante che ai microfoni di Quinta Colonna ha dichiarato, senza rendersi conto di essere in diretta TV, che l'attentato a Charlie Hebdo e Parigi in fondo era giusto. Polizia, Carabinieri, esercito: tutti impegnati nel blitz pericolosissimo contro il deficiente islamico, finito in manette, con perquisizioni a tappeto e, addirittura, il ritiro dei documenti. Perbacco! Che operazione! Peccato che questo idiota, tutt'altro che pericoloso e identico all'altro cretino dei centri sociali (quello del: "bordello, ci sta") fosse residente in Italia da una decina d'anni, come altri centinaia di migliaia come lui, con o senza permesso di soggiorno, con o senza residenza, con o senza un lavoro e che si guadagnasse da vivere spacciando droga e vivendo di piccoli espedienti, ma sempre sotto gli occhi di tutti. E quello che è peggio è che gli italiani plaudono a questa buffonata. Perchè è questo ciò che il dinamico duo Renzi-Alfano, i Batman e Robin di "noiartri", riescono a fare con gli italiani: un pò di fumo, qualche petardo, 80 euro, due chiacchiere et voilà: il trucco è servito.
 

 

 

 

 

Mentre 'Italia ancora non ritira le sanzioni contro la Russia
 il Premier Putin decide di bombardare i territori del califfato
insieme a Francia e America e altri Stati

   
Dopo gli attacchi terroristici di venerdì scorso a Parigi, la Francia ha chiesto aiuto all’Europa, e l’intera Ue ha risposto positivamente: i ministri della Difesa dei Ventotto hanno infatti accolto l’appello lanciato in nome della clausola di solidarietà contenuta nell’articolo 42.7 del Trattato di Lisbona, che prevede sostegno per uno Stato membro vittima di un’aggressione. In realtà Federica Mogherini ha precisato che l’appoggio sarà accordato su basi bilaterali, e che non sarà creata un’apposita missione comunitaria, per cui al governo francese spetterà adesso avviare i contatti con i singoli partner. Il premier Manuel Valls ha ribadito che il Paese non si atterrà ai vincoli sul deficit proprio per rafforzare la sicurezza. A sua volta il ministro della Difesa, Yves le Drien, ha chiarito che l’appoggio dell’Unione potrebbe andare oltre il territorio nazionale, ed estendersi a Siria, Iraq e all’Africa. Proseguono frattanto il lavorio diplomatico e quello investigativo.
Il presidente francese, Francois Hollande, ha parlato al telefono con l’omologo russo, Vladimir Putin, per decidere il «coordinamento degli sforzi» contro lo Stato islamico. Il presidente russo ha confermato di aver dato istruzione ai comandi dell’incrociatore portamissili Moskva nel Mediterraneo di operare insieme alla portaerei Charles De Gaulle in arrivo in zona «alla guisa di alleati».
La Duma russa ha chiesto ai Paesi europei, del Nord America e del Medio Oriente di formare una coalizione anti-terrorismo come quella anti Hitler, si legge in una dichiarazione adottata dalla camera bassa del Parlamento. Mosca non rinuncia insomma a mostrare la sua potenza di fuoco: navi russe nel Mediterraneo hanno infatti lanciato stamane dei missili da crociera contro la città siriana di Raqqa, colpita anche da attacchi aerei.
Intanto il presidente Francois Hollande ha ricevuto all’Eliseo il segretario di Stato americano, John Kerry. Nel manifestare la sua solidarietà, Kerry ha definito i militanti di Daesh come «mostri psicopatici». «Sono convinto che nel corso delle prossime settimane Daesh sentirà una pressione maggiore. La avverte già ora», ha aggiunto, ribadendo che «c’è una chiara strategia in atto contro l’Isis che sarà sempre più efficace». Il 24 novembre Hollande si recherà a Washington per incontrare Barack Obama, e il 26 a Mosca dove sarà ricevuto da Vladimir Putin. Con quest’ultimo ha parlato al telefono, concordando di coordinare le attività militari e d’intelligence in Siria.
Sul caso è intervenuto anche Matteo Renzi. «È in conto ogni intervento, ma servono equilibrio e unità», ha detto il premier. « Abbiamo bisogno di un nostro atteggiamento tipico, più di soft power che di hard power. Non siamo prudenti, siamo determinati contro il terrore ma le reazioni producono le Libia bis e tutto ci possiamo permettere tranne quello». Per il premier inglese David Cameron invece «la Gran Bretagna deve fare di più contro l'Isis, e in Siria serve “una strategia complessiva”, anche militare».
E arrivano anche notizie dalla Siria. Con gli attivisti anti-Isis che hanno comunicato che a Raqqa i jihadisti di Baghdadi «fuggono come topi» dopo la pioggia di bombe francesi e russe e si «nascondono tra i civili». «Alcune civili sono andate sui balconi senza velo», in segno di sfida, aggiungono.

E intanto il mondo trema sotto le minacce dell'Isis, la strategia del terrore funziona benissimo: ad Hannover evacuato lo stadio, annullata  la partita Germania-Olanda e le nazionali sono state scortate in luogo segreto.  Evacuati stadio, stazione, sala concerti e un treno intercity. Accertamenti su sospetti. Addirittura «c’era un ordigno pronto a esplodere». Per questo, dopo Belgio-Spagna, anche la partita amichevole di calcio tra Germania e Olanda, in programma martedì sera ad Hannover - dove si sono ripetuti gli allarmi - è stata annullata per ragioni di sicurezza. Decisione presa dal ministro dell’Interno Thomas de Maizière - che stava raggiungendo in volo lo stadio assieme alla cancelliera Merkel, rientrata subito a Berlino - dopo una «soffiata» giunta alle forze dell’ordine da servizi di sicurezza non tedeschi. Niente «Marsigliese» suonata in campo e cantata sugli spalti dalle tifoserie: e annullata la partita a cui Merkel teneva tantissimo, tanto da presenziarvi per testimoniare la vicinanza alla Francia e a Parigi martoriata. Controlli avviati all’istante: sarebbe stato ritrovato un pacco sospetto, probabilmente una valigia. Allarmi che nella capitale della Bassa Sassonia si sono susseguiti uno dopo l’altro: prima lo stadio, poi una sala concerti, infine la stazione, dove è stato evacuato un treno intercity: i passeggeri avevano segnalato la presenza di un pacco sospetto, che è stato fatto brillare. Per la polizia tedesca, interpellata dalla Bild, «o era una imitazione molto ben riuscita, o si trattava davvero di un ordigno». Si cerca in ogni caso l’uomo che è stato visto abbandonare il plico e che alla richiesta di spiegazioni da parte di altri viaggiatori non ha risposto dandosi alla fuga.
Due ore dopo l’allerta iniziale, de Maizière ha tenuto una conferenza stampa: «Le indicazioni sono diventate sempre più numerose poco prima della partita, inducendomi a consigliare di annullarla». Il ministro, che ha agito «nel dubbio per la sicurezza» dei cittadini, ha ribadito che la situazione era ed è particolarmente seria. Tuttavia, come ha spiegato il ministro dell’Interno della Bassa Sassonia Boris Pistorius, allo stadio «non sono stati trovati ordigni nè effettuati arresti».
L’allarme è arrivato verso le 20. «Abbiamo avuto un’indicazione concreta che qualcuno volesse innescare dell’esplosivo nello stadio» hanno detto inizialmente fonti investigative. Poi il capo della polizia Volker Kluwe ha twittato esplicitamente: «C’era un ordigno destinato ad esplodere all’interno dello stadio». La Bild, sia pure con un punto interrogativo, aveva parlato di un’ambulanza con dell’esplosivo e di perquisizioni effettuate sull’auto di un medico e sul mezzo di soccorso.
Poco prima del fischio d’inizio le forze dell’ordine hanno individuato un pacco sospetto nella «Robert Enke Strasse» e, secondo la stampa tedesca, anche persone sospette sempre nei pressi dello stadio. Chiuse le stazioni centrali del metrò e massima allerta in tutta la città. Le autorità tedesche hanno deciso successivamente di evacuare anche la vicina TUI-Arena dove era in programma un concerto. Allerta però rientrata in questo caso: tanto che poi il concerto di una jazz band si è tenuto lo stesso. «Se c’è una situazione di minaccia, giusto prendere tali misure. Mi fido della polizia», ha detto il sindaco di Hannover Stefan Schostok.
La nazionale tedesca scortata in posto segreto
Nel frattempo le due nazionali sono state portate in sicurezza in un luogo segreto. Il bus della squadra tedesca aveva lasciato il quartier generale ad Hannover ed era sulla via dello stadio, quando la polizia ha deciso di evacuarlo. Di certo sono stati quattro giorni pazzeschi, per la «Mannschaft». Venerdì, dopo l’amichevole con la Francia e lo Stade de France e tutta Parigi presi di mira dai terroristi, la nazionale tedesca aveva trascorso la notte nello stadio ed era poi rientrata il giorno dopo in Germania, anticipando il viaggio di un giorno e cambiando da Hannover a Francoforte sul Meno l’aeroporto di arrivo.
La polizia ha chiesto al pubblico di abbandonare lo stadio in maniera ordinata. «Signore e signori, cari amici del calcio. Siamo spiacenti ma la partita è stata cancellata. Per favore mantenete la calma. Non vi è alcun pericolo imminente o altro. Per favore tornate a casa normalmente», è stato l’avviso diramato dagli altoparlanti dello stadio. Tifosi a casa, niente «Marsigliese» in campo.
 

 


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SPARATORIE E BOMBE ALLO STADIO: 128 MORTI

L'ISIS ATTACCA LA FRANCIA:
PARIGI GRONDA SANGUE INNOCENTE

 

Attentati in ristoranti, bar e discoteche: massacro al Bataclan, granate vicino allo Stade de France
 dove si stava disputando Francia-Germania. Dichiarato stato d’emergenza.
I feriti sono 250, un centinaio in gravissime condizioni

 

 

 

 

NOI ,  I PICCOLI UOMINI

Lo sdegno dell'occidente all'indomani della strage di Parigi è come il rumore delle unghie che scorrono su una lavagna. Proprio in questi giorni, nel mondo, tutti si adoperavano ad una cultura politicamente corretta nei confronti dei musulmani per affrontare il S.S. Natale facendo sparire il Cristo, le croci e tutti i simboli cristiani e cattolici per non "infastidire" chi professa una religione differente: e questi nel frattempo se la ridono e ci ammazzano amici, parenti e figli seduti ai tavolini di un bar o durante un concerto rock.
Dopo la strage al giornale satirico parigino, milioni di persone sostenevano che le provocazioni satiriche di Charlie in fondo fossero la colpa dell'attacco terroristico. Qualche ora prima della strage di questa notte l'Italia provvedeva a mandare la nostra Marina Militare a prendere i clandestini in Libia (non rifugiati ma clandestini, tra cui sostenitori dell'Isis e la feccia fuoriuscita dalle galere libiche). E poi questa mattina tutti sconcertati, terrorizzati, dispiaciuti, ma solo per qualche ora; perchè già fioriscono sui social, sui siti dei quotidiani, i post e i commenti di chi sostiene che la colpa è di Hollande che ha mandato gli aerei a bombardare l'Isis. Ed è proprio questo che alimenta il terrorismo, proprio il comportamento di chi, forse inconsapevolmente, lo favorisce, di chi in fondo quasi lo giustifica. Non basta cercare di blandire questi animali, come codardi: il terrorismo è un cancro che va sterminato e debellato alla radice.
L'occidente merita lo sterminio? Certo che no, ma hanno ragione loro se noi siamo così preda facile e ci uccideranno tutti quanti proprio per la nostra incapacità di reagire. Siamo popoli di debosciati,di incapaci, di inetti. Servono leggi antiterrorismo severe, coraggiose, decise. Serve il ripristino dei Codici Militari. Servono stati e politici coraggiosi. Azioni, non parole. Le Brigate Rosse non le avremmo mai sconfitte senza i Generali Dalla Chiesa e senza uno Stato deciso. Noi invece abbiamo Renzi, Boldrini, Vendola e Alfano che plaudono ai Magistrati corrotti e buonisti quando infliggono pene a chi spara ai ladri; abbiamo un Governo che manda a prendere a casa i clandestini e li lascia nel nostro paese liberi di rubare, stuprare e uccidere (spesso li indennizza pure), occupare case e piazze, spacciare droga e gestire la prostituzione e li mantiene come meglio riesce.
Io sto con i parigini distrutti dal dolore, con tutte le vittime del terrorismo e non farò mai parte di quella popolazione che prona subisce senza almeno tentare di fare qualcosa. Le manifestazioni non si devono fare contro il terrorismo, sono manifestazioni idiote e demagogiche, ma contro gli Stati e i Governi che permettono ai terroristi di vivere a agire indisturbati fino a quando qualcuno di loro non decide di schiacciare quel maledetto bottone rosso al grido di "Allah è grande".
E noi, ogni volta che questo accade, siamo e diventiamo sempre più piccoli uomini, quasi invisibili

 
 

 

 

 

 

Parigi sotto attacco:
tutti i video


http://www.corriere.it/esteri/cards/parigi-sotto-attacco-tre-attentati-serie-decine-morti-ostaggi-mano-terroristi/prime-immagini_principale.shtml

 

 

 

   
La furia omicida ha colpito questa volta i luoghi del divertimento e del tempo libero: una partita di calcio, un concerto rock, ristoranti, bar e fast-food. Ed è stato un allarme continuo per ore, con conflitti a fuoco in diversi punti della città: il primo attacco è avvenuto quando un kamikaze si è fatto saltare in Boulevard Voltaire senza fare altre vittime, a Rue de Charonne 18 vittime al bar La Belle Équipe, cinque morti alla pizzeria La Casa Nostra in a Rue de la Fontaine au Roi, almeno dodici morti tra Rue Alibert nel bar Le Carillon e nel ristorante Le Petit Cambodge in Rue Bichat. Il resto delle vittime si è avuto nel teatro Le Bataclan, alle quali vanno aggiunte le tre persone morte all’esterno dello Stade de France, alla periferia nord della capitale francese, più tre terroristi kamikaze che si sono fatti saltare. Il presidente François Hollande sabato sera ha annunciato «la chiusura di tutte le frontiere», poi è stato chiarito che sono stati solo ristabiliti i controlli. Il presidente ha decretato lo stato d’emergenza e sabato mattina in un nuovo discorso televisivo ha proclamato tre giorni di lutto nazionale. «La Francia è stata aggredita in modo vergognoso e violento, quindi sarà spietata contro la barbarie dello Stato islamico», ha detto il capo dell’Eliseo. «La Francia agirà con tutti i mezzi, sul fronte interno ed esterno, in concertazione con gli alleati». Il procuratore di Parigi non ha escluso che alcuni terroristi siano sfuggiti e siano in fuga. A Parigi decretata la chiusura sabato di scuole, mercati, musei, tutti gli edifici pubblici, sospese tutte le manifestazioni sportive. Chiuso anche Eurodisney. In mattinata invece la metropolitana, i treni suburbani Rer e regionali Transilien sono ripresi regolarmente. Undici stazioni del metrò restano però chiuse, tra queste lo snodo di Place de la Republique presso i luoghi delle sparatorie, e la stazione Oberkampf, a pochi passi dalla sala concerto Bataclan.
«Air France conferma che l’insieme dei suoi voli da e verso la Francia è mantenuto», si legge in una nota diffusa dalla compagnia che sottolinea tuttavia che «bisogna prevedere ritardi in partenza e in arrivo in seguito al rafforzamento dei controlli di frontiera». Ai passeggeri viene chiesto di anticipare «il loro arrivo in aeroporto». Sabato mattina disagi e lunghe code all’aeroporto Charles De Gaulle: i documenti di tutti viaggiatori vengono controllati con attenzione e sono stati istituiti percorsi alternativi tra i vari terminal. American Airlines ha deciso di rinviare i voli per Parigi mentre United Airlines continuerà a operare come previsto. Il tunnel del monte Bianco, che era stato chiuso venerdì sera, è stato riaperto sabato in mattinata. I treni ad alta velocità Eurostar e Thalys circolano normalmente. La società Eurostar offre la possibilità a chi aveva in programma un viaggio a Parigi questo fine settimana di cambiare gratuitamente il biglietto. I viaggiatori sono però invitati a recarsi con maggiore anticipo in stazione per gli accresciuti controlli di sicurezza.

 

 

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IL SINDACO "BACCHETTA" I RESPONSABILI DEL BLUFF: "I FINTI ALLARMI SUI MIGRANTI SONO STRUMENTALI E PERICOLOSI"

 

IMMIGRATI A COLOGNO:
LA GRANDE BUFALA
DI FINE AGOSTO

 

Tam-tam sui Social: "arrivano a Cologno i primi quindici rifugiati per ordine della Prefettura".
E subito si scatena la protesta su Facebook e sale la tensione in città. Ma non è vero niente.
 

 

 

Cologno Monzese, 25 agosto - La notizia che l'Hotel Sporting di Cologno avesse ospitato una ventina di immigrati, e che questo fosse solo l'inizio, ieri si è sparsa con rapidità e ha alimentato tensioni e malumore tra i cittadini di Cologno. Si è addirittura innescata una pletora di botta e risposta anche sui social (in primis: "non sei di Cologno se...") dove anche Angelo Rocchi Sindaco di Cologno Monzese, messo in mezzo, ha risposto, prudentemente, di non essere a conoscenza  dei fatti e che in ogni caso, per quanto riguarda le strutture pubbliche, il Comune di Cologno non ha dato alcuna disponibilità all'accoglienza. Fatto sta che questa mattina a Cologno non si parlava d'altro.
Peccato però che si è trattato solo di una bufala, la notizia è falsa e questo è un ulteriore esempio di quanto l'informazione oggi, affidata ad improvvisati e maldestri aspiranti giornalisti, sia del tutto inaffidabile, specialmente sui social.
Angelo Rocchi non ha tardato a replicare e, dopo aver verificato di persona che si trattava di una bufala di fine estate, nel tardo pomeriggio ha bacchettato i responsabili del bluff mediatico mettendoli in guardia sul pericolo sociale che queste azioni di basso profilo potrebbero ingenerare.
"L’ingiustificato allarme lanciato sui social aveva come obiettivo evidente il colpire una mia presunta mancanza di coerenza rispetto al programma elettorale - ha dichiarato in una nota il Sindaco di Cologno Monzese - e che pur di ottenere questo scopo, più di un soggetto fra i frequentatori di Facebook, si è trasformato in razzista ad orologeria, ed ha utilizzato a piene mani la paura del diverso, nel totale disprezzo anche dei valori dei quali abitualmente si ammanta. Mi è fin troppo facile, data la realtà dei fatti, respingere al mittente l’accusa di permettere l’ingresso di clandestini a Cologno, ed altrettanto facile sottolineare l’ipocrisia dei profeti dell’accoglienza, che si scagliano contro un’ipotetica accoglienza quando non gli conviene più”.
“Un altro dato indiscutibile è che Cologno - ha concluso Angelo Rocchi - non è attrezzata per ospitare profughi o migranti, e che la mia Amministrazione non ha la volontà politica di accettarli, come previsto dal mio programma”.
Un consiglio a tutti i lettori: prima di dare per scontato qualcosa letto su un post di Facebook, nato spesso da livori politici mai dimentcati, o da  pettegolezzi e mancanza di cose serie da dire e da fare, verificate sempre se anche gli organi di stampa, quelli veri, e le Istituzioni, quelle autentiche, ne parlino con "congnitio causa".

 
 

 

 

 

 

Il Sindaco di Cologno Monzese
 durante le verifiche all'Hotel Sporting
effettuate con  i Carabinieri
 e la Polizia Locale e che  hanno
 permesso di appurare, senza dubbio,
 che l'Hotel di via Cavallotti ospita in questi giorni esclusivamente clienti paganti privati,
ovviamente del tutto regolari.

 

   
 

 

 

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LA RIDICOLA SAGA DEL "FUNERALE SFARZO" DEL CLAN STINTI/MAFIOSI DEI CASAMONICA.  L'ITALIA SI COPRE DI RIDICOLO

QUESTO FUNERALE
NON S'HA DA FARE... O SI?

Incredibile scaricabarile di responsabilità: dal Presidente della Repubblica all'ultimo agente di Polizia Locale.
Tutti incolpano tutti, ma tutti sapevano. I Casamonica dettano legge fin dai tempi della banda della Magliana
 e ancora oggi qualcuno finge di non saperlo. E in tutto questo il sindaco Marino che fa? Niente, come al solito.
La colpa è degli altri. Roma implode e lui sorride. Unico colpevole l'elicotterista che ha lanciato sulla folla petali di rosa.

 

   

Roma, 20 Agosto 2015 - Il Presidente della Repubblica chiede a Renzi come sia potuto succedere: Renzi chiede ad Alfano; Alfano chiede al Prefetto; il prefetto chiede a Vigili, polizia e Carabinieri. A Marino nessuno chiede niente perchè tanto non cambierebbe niente: lui non sa mai niente e comunque non da le dimissioni nemmeno se Roma sprofonda. E così, fra un chiederselo e l'altro, sfugge a tutti che tutti lo sapevano e che i Casamonica sono più di vent'anni che fanno quello che vogliono, quando vogliono, come vogliono e sempre sotto gli occhi di tutti. Per ora l'unico che pagherà per tutti è il pilota dell'elicottero perchè agli italiani piace che paghi il più debole in fondo, il più deficiente.
Roma non è stata "sfregiata" dal clownesco funerale stinti/mafiosi, ma dal fatto che le Istituzioni, tutte e nessuna esclusa, permettano che certa gente possa delinquere impunemente nel nostro paese per un lasso di tempo più lungo del processo della strage di Ustica.
Perchè la vergogna, quella vera, e non la ridicola e finta vergogna del funerale, è proprio perchè lo Stato non c'è, o c'è poco, o c'è solo quando deve fare il forte coi deboli. Perchè con i Casamonica, la mafia, l'invasione dei clandestini, i suicidi degli italiani, la mancanza di sicurezza e l'inadeguatezza del servizio sanitario, è proprio lo Stato ad essere colpevole con la sua assenza e la sua connivenza, con la sua mancanza di radicali ed esemplari interventi risanatori. Il resto sono solo chiacchiere da bar, titoli per i TG e inutili tiritere per chi continua a bersele. 
Poi, a 24 ore dal funerale
destinato a diventare l'evento farsa dell'estate 2015, tutti hanno risposto a tutti, e la filiera del perchè si è chiusa tornando al mittente e il nostro Presidente ha ottenuto finalmente la risposta che aspettava e ha subito tuonato: "queste cose in Italia non possono succedere!". Alfano ha raccolto l'eco del Presidente rincarando la dose: "... e troveremo i responsabili!".
Ma come? Se il responsabile è prorio lui? Lui, il nostro beneamato Ministro degli Interni. Colui che Twitta  quando la polizia arresta qualcuno (magari rovinando anche un po' le indagini) o che prende la parola quando c'è da dire, inutilmente e senza ragione e senza alcuna credibilità, che: "in Italia la criminalità organizzata ha le ore contate!"
Già: Alfano; che da delfino di Berlusconi è diventato il pesciolino rosso di Renzi & c.
E adesso chi glielo dice che il problema non è l'esecuzione di un funerale sfarzoso, ma ciò che lo stesso rappresenta? Chi gli racconta che anche se hanno multato l'elicotterista  le cose non sono cambiate e giustizia non è fatta? Chi gli spiega che i Casamonica sono al potere da quasi trent'anni e che, indisturbati, oliano il sistema in modo che il sistema li lasci fare senza interferire? Ma soprattutto: chi riuscirà a far comprendere ad Alfano che il sistema che hanno corrotto è appunto, tra le altre Istituzioni, proprio il Ministero degli Interni di cui lui è Ministro?
Forse glielo spiegheranno i grandi giornalisti, gli esimi colleghi che hanno intervistato i parenti del morto; quelli che con la loro grandiosa professionalità,e con le loro domande intelligenti da far sembrare Montanelli un cerebroleso, hanno scritto in questi due giorni pagine di giornalismo indimenticabili. I grandi giornalisti italiani, che chiedono sottovoce e impauriti, e prezzolati, alla buzzicona  piena di oro e diamanti, e pure incazzata: "ma voi avevate le autorizzazioni?".

   

 

 

Il Ministro Alfano sembra perplesso dopo
aver appreso che il Clan Casamonica comanda

 


Marino, il Sindaco di Roma,  sembra chiedersi
chi sia il Sindaco di Roma e chi siano i Casamonica
 

 

 

Il funerale dell'anno

 

 

 

   
  
   Il funerale "show" che ha messo in ginocchio Roma dalla vergogna

  http://video.corriere.it/roma-musica-padrino-il-funerale-boss-vittorio-casamonica/dcfce432-4745-11e5-aa5e-2130add6a46c

 

 

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UN'ORDINANZA CHIUDE LA DISCOTECA RICCIONESE "COCORICO'" PER QUATTRO MESI DOPO LA MORTE PER DROGA DI UN MINORENNE

IL MONITO DEL MINISTRO ALFANO:
«PIU' CONTROLLI, TOLLERANZA ZERO»

I gestori del Cocoricò lamentano però un danno di oltre due milioni di euro causati dalla chiusura di quattro mesi
e dicono che chiudere il loro locale non fermerà certo il fenomeno della droga nelle discoteche.
Basterà andare in una discoteca più vicina o in qualsiasi altro locale per trovare droga e altro.
Servono controlli veri, azioni concrete, ma l'Italia come al solito chiude i recinti dopo la fuga delle mucche.
E in questo caso nemmeno li chiude, fa finta di chiuderli tutti chiudendone, di fatto, solo uno.

 

   

Riccione, 3 Agosto 2015 -  Chiusa per droga la discoteca Cocoricò: benissimo. Fosse per me potrebbero chiudere tutte le discoteche d'Italia perchè a mio avviso sono il risultato di un degrado altissimo, l'emblema della solitudine e della mediocrità, specie giovanile. Migliaia di ragazzi che si vestono come dei deficienti e che ballano inutilmente fino al mattino, ubriacandosi, drogandosi e accoppiandosi come animali nei bagni e negli anfratti; milf vestite da prostitute che si fanno il primo che capita, di colore e non, lasciando figli a casa e mariti a guardare la televisione. Trovo sia il segnale di una civiltà marcia, senza valori e del tutto implosa.
Ma non esisto solo io, e soprattuto non conta molto cosa pensi io. Se migliaia di persone trovano giovamento in questo circo che ci vadano, sono solo affari e problemi i loro. In fondo si chiudono nel recinto e non danno noia a nessuno. Chiudere una discoteca perchè un minorenne è morto per droga venduta in quella discoteca è un provvedimento giustissimo, solo però, se seguisse una logica a cascata: controlli in tutte le discoteche, ma controlli veri, non i controlli annunciati da Alfano e poi nessuno, nella realtà, farà niente perchè mancano uomini, mezzi e direttive vere.
Poliziotti e Carabinieri in borghese in ogni discoteca d'Italia, nessuna esclusa. Magistrati veri che convalidino gli arresti per spacciatori e sequestri di droga a tappeto. Solo così avrebbe senso chiudere il Cocoricò. Solo così vedremmo un barlume, seppur lontanissimo, per la salvezza di questa Società ormai collassata.
Ieri sera, corso Como, Milano. Circa mezzanotte: spacciatori a cielo aperto, sei sette extracomunitari che fermavano chiunque passasse per proporre qualsiasi tipo di droga. E le discoteche? Quelle sono più avanti e magari anche lì vendono la droga. Ma se non si interviene a monte del problema, niente serve a niente. Via Padova, ore 3,30 del mattino: almeno venti, trenta spacciatori (tutti extracomuntari) lungo tutto il percorso, con sacchetti in mano e segnali agli automobilisti.
Ma chi vogliamo prendere in giro? La droga è venduta liberamente, fuori e dentro le discoteche, nei parchi, ovunque.
O si decide di fare qualcosa o non si chiude solo il Cocoricò. Perchè è ridicolo, inutile, senza senso farlo: è una cosa alla Renzi/Alfano: inutile, appunto: come tutto ciò che fanno. Demagogia, finzione e mangime per i polli, cioè noi, gli italiani che non fanno davvero nulla, sia per chiudere le discoteche dove si vende droga e morte, sia per impedire  a questo Governo di continuare  a prenderci in giro chiudendo una discoteca e lasciando, di fatto,  il mercato della droga libero e florido esattamente come prima.

 

    

 

 

Il Ministro Alfano inneggia alla "tolleranza zero"

 

 

 

La droga nelle discoteche continuerà a circolare
 liberamente fino a che il Governo non organizzerà una
 vera task-force coordinata da Magistrati, Forze dell'Ordine
 e strutture adeguate per la repressione di questo fenomeno

 

 

 

 

 

   
  
   Sedicenne morto per ecstasy: Cocoricò chiuso per quattro mesi. Lo stop di 120 giorni deciso dal questore di Rimini.

   http://video.corriere.it/sedicenne-morto-ecstasy-cocorico-chiuso-quattro-mesi/8c3eaabc-38f4-11e5-b1f9-bf3f6fff91aa

 

 

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ATENE IN FESTA: TUTTI IN PIAZZA PER "LA RIVOLUZIONE CONTRO L'EU": IL 62% DEI GRECI HA ALZATO LA TESTA

REFERENDUM GRECIA, TRIONFANO I NO.
TSIPRAS: «ORA ACCORDO ANTI AUSTERITY»

Merkel e Hollande: il risultato va rispettato. L’Eurogruppo convocato per martedì.
Atene: non ci sarà moneta parallele. Renzi ha convocato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan
 per discutere della situazione greca e della posizione che dovrà tenere l’Italia nel confronto
 con gli altri Paesi dell’eurozona. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha messo in evidenza
 gli «scenari inediti» che si vengono ora a creare e ha invitato tutti ad un nuovo senso di responsabilità.

 

   

I "no" stravincono in un referendum popolare, di fatto un plebiscito che non conosce l'astensionismo; proposto da un Premier di sinistra che senza imporre diktat ha lasciato al popolo la scelta, o una parte della scelta, ovvio. La decisione vera, quella politica, naturalmente non è data al popolo, come sempre; è più oscura, più nascosta. Ma è già qualcosa.
Il senso di questo referendum non è politico, ma umanistico; e sta tutto in un paese che stanco di crisi, controcrisi, emergenza e ancora crisi, ha deciso di gridare un "no", ad alta voce. Un no al delirio tedesco, un no all'ignoranza e all'arroganza della politica italiana. I greci han detto no ben sapendo che il prezzo da pagare sarà alto, altissimo. Ma la fortuna aiuta gli audaci e potrebbe addirittura verificarsi un contraccolpo inaspettato.
L'euro è stata la truffa planetaria più scandalosa dove i politici governanti, uno su tutti: Prodi, hannno venduto alle banche europee il nostro sangue, i nostri sacrifici, tutta la nostra vita e il nostro futuro e quello dei nostri figli e dei figli dei nostri figli. 
E non  hanno certo chiesto se eravamo d'accordo, non  hanno proposto un referendum. Hanno mentito, messo un cappuccio nero sulla testa a tutti e  hanno giustiziato. E basta.
A un anno dall'entrata in vigore dell'euro si era  visto subito l'inizio della rovina, si vedeva un baratro di cui nessuno poteva però capirne la natura e la profondità.
I greci oggi hanno riscritto la storia eppure hanno solo sollevato la testa, fosse anche per un attimo, e fosse anche solo per farsela tagliare meglio. Perchè quella greca è la civiltà che ha dato origine a tutto, è una terra che ha dato i natali ai più grandi pensatori dell'universo; una nazione che ha fondato le basi per tutte le scienze, di tutto il sapere mondiale. Perchè tutto è figlio della filosofia: la matematica, la fisica, l'arte, la chimica. Ogni cosa è figlia della filosofia, e la filosofia è nata in Grecia e da Talete in poi è stato tutto solo un nascere continuo.
E non importa se dopo questo referendum la Grecia dovesse decidere di rimanere comunque nell'euro, se ci uscirà o se farà la differenza, o se finirà nel bagno del proprio sangue. Non ha importanza.
Oggi i greci ci hanno dato una lezione di coraggio, senza colore politico, senza destra o sinistra. Hanno colpito con un dritto e un rovescio la balena Merkel e il pagliaccio Renzi lo hanno svergognato a livello mondiale, ma per questo credo che il nostro Premier ci sia già abituato.
Non serve essere esperti di economia per riconoscere un popolo capace di ricordare, seppure solo per una sera, le proprie origini con onore. Senza paura e senza vergogna di averne.

 

    

 

 

Migliaia di persone sono scese in piazza
ad Atene (e non solo) per festeggiare la vittoria
dei no al referendum

 

 

 

 

 

 

 

   
  
Tsipras in tv: «Non è una rottura con l'Europa» Il premier prende la parola dopo la vittoria del No: «Abbiamo scritto una nuova pagina di storia europea»

    http://video.corriere.it/tsipras-tv-non-rottura-l-europa/4e8356b0-2359-11e5-85fc-cb21ea68cb1f

 

 

 

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UN GRAVISSIMO ERRORE GIUDIZIARIO, UNA SENTENZA ILLOGICA E PRIVA DI SENSO DI GIUSTIZIA

RAGAZZA STUPRATA SI UCCIDE:
IL GIUDICE L'AVEVA OBBLIGATA
A RISARCIRE IL SUO VIOLENTATORE

 
Non ha retto alla vergogna, all'ingiustizia subita due volte:
prima le violenze da parte del suo professore quando era ancora minorenne,
poi la vergogna della sentenza più sbagliata della storia della Magistratura. 

 

 

 

Quando si leggono certe notizie si resta senza parole, allibiti, e per prima cosa ci si chiede: ma è accaduto davvero? Poi ci si rende conto che è tutto vero, che una sentenza del genere è stata emessa per davvero da un Giudice italiano, forse un padre di famiglia, forse genitore di una figlia, magari addirittura coetanea di questa sfortunata ragazza che ha deciso di togliersi la vita perchè non poteva più sopportare una vergogna, una ingiustizia  così forte, prima causatagli da un uomo che uomo non è, e poi infertagli da un giudice che giudice non è.
Scusate se la parola giudice è con la "g" minuscola, è il minimo che si possa fare.
Cosa augurare a questo giudice? Cosa si potrebbe dirgli se per caso lo si incontrasse per la strada? Quando ci si rende conto di questo orrore vengono in mente solo due cose: rabbia e indignazione. E verrebbe voglia di augurare a questo giudice, se avesse una figlia, di trovarsi nelle medesime condizioni delpadre di questa ragazza che si è tolta la vita, di provare lo stesso strazio di quell'uomo;  ma sarebbe fondamentalmente  sbagliato nei confronti di una innocente, che per unica colpa avrebbe quella di avere un padre così. Ma qualcosa si può augurare a questo giudice: ad esempio di incontrare almeno il gorilla della canzone di Fabrizio De Andrè (attenti al gorilla), oppure di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato di notte, magari nei pressi una periferia degradata e territorio di Gangs Latinos e spacciatrori nordafricani ubriachi e alla ricerca di emozioni. O più semplicemente augurargli che gli venga uno sprazzo, seppur momentaneo (impossibile pretendere di più da un uomo che ha emesso una sentenza del genere), di lucidità e di intelligenza, perchè possa  capire la gravità e l'enorme errore commesso, e che questo lo renda per sempre consapevole che uomini come lui hanno rovinato questo paese;  che da "belpaese" è diventato il paese degli idioti.  




 


di Deborah Dirani

Di stupro si muore, magari non subito, ma un giorno dopo l'altro. Si muore di vergogna, di paura. Si muore di senso di colpa. L'hanno trovata con una corda al collo che dondolava nella sua stanza, aveva appena 23 anni e da 7 cercava giustizia. La cercava nei tribunali dopo che, ancora ragazzina, un suo professore aveva abusato di lei: mani addosso e parole da bordello. Un anno a barcamenarsi tra la scuola dove non voleva più andare e l'angoscia di doverne spiegare la ragione. Poi un giorno la confessione: quel prof quasi sessantenne le stava insegnando altro, qualcosa che non aveva a che fare con l'arte (la sua materia), ma con l'orrore della vita. A Faenza, la città dove si svolge questa storia, le voci girano in fretta ed è questione di attimi prima che, non avendo di meglio da fare, le comari di paese si dividano tra innocentiste e colpevoliste. Tifo da stadio: lui è un porco vs lei è una poco seria.
La realtà è molto più semplice delle opinioni: lui ha quasi 60 anni, non si chiama Humbert, lei appena 15 e non si chiama Dolores. Nabokov non abita in Romagna e gli abusi sessuali su un minore sono un reato. Lo riconosce anche il Tribunale che giudica colpevole l'insegnante e, al terzo grado di giudizio, lo condanna a 3 anni: in realtà in galera ci sta appena 3 mesi ma deve risarcire alla famiglia della sua amata ex studentessa 65mila euro.
Paga e stai zitto: hai schiantato una ragazzina che non riesce a vivere normalmente, che si arrampica alle pareti lisce della sua esistenza e scivola giù, sempre più giù ad ogni tentativo di risalire. 65mila euro sono niente a fronte del dolore che hai provocato. Sono un modo cinico che la giustizia ti concede per riparare al disastro, non sono risolutivi, ma sono simbolici: svuota i conti correnti e ripulisciti la coscienza. Ad avercela, una coscienza, perché il professore all'improvviso "si sarebbe spogliato dei propri beni pur di non pagare la provvisionale stabilita per i genitori della giovane". Dalla sera alla mattina non avrebbe più avuto più un soldo bucato col quale risarcire la sua vittima.
E la giustizia resta immobile. A muoversi sono gli avvocati della ragazza che lo querelano per avere disatteso la disposizione del tribunale. Condannato a un anno e 6 mesi (e qui siamo al secondo grado di giudizio), il prof non paga, ancora. Così non rimane che provare con la giustizia civile alla quale fa appello la famiglia della ragazzina, che intanto sta crescendo con l'orrore nel cuore e l'angoscia nella mente. I giudici sono esseri umani, fallibili per carità, e probabilmente quello che ha sentenziato che non solo il professore non dovesse pagare un soldo, ma che a risarcirlo (per 40mila euro) dovesse essere la famiglia della sua vittima è un degno rappresentante della categoria.
Finisce così che a luglio dello scorso anno, all'indomani di questa farsesca disposizione che di giusto non ha niente e che, essendo stata emessa in sede civile diventa immediatamente esecutiva, la ragazzina, che ragazzina non è più, prenda un foglio e una penna e scriva un po' di righe dove chiede scusa ai suoi genitori per averli costretti a indebitarsi. Lascia il foglio in camera sua, vicino a dove dondola ciò che resta di lei: un corpo mutilato da un uomo e da un giudice. Si è ammazzata perché si sentiva in colpa. Lei.
Lei che aveva subito l'invadenza di mani vecchie sulla sua pelle giovane. Lei che aveva avuto fiducia nella legge, lei che aveva affrontato un processo dove era stata raccontata come una ninfetta innamorata del carismatico professore. Lei che si era sentita addosso gli sguardi di quelli che l'accusavano in silenzio e le parole di coloro che non avevano nemmeno la decenza del silenzio. Perché le ragazze di oggi vanno in giro mezze nude e tutte truccate, a 14 anni già prendono la pillola e sono maliarde pronte a stravaccarsi su un divano. Perché cosa deve fare un pover'uomo davanti alla freschezza delle carni sode che gli vengono sbattute in faccia? Deve servirsene... Lo diceva anche Oscar Wilde che nella vita si poteva resistere a tutto tranne che alle tentazioni. Solo che Oscar Wilde è patrimonio rivoluzionario degli adolescenti, mica roba da canuti sessantenni. Non è nemmeno una questione di morale, ma di decenza.
Solo che in questa storia di decente non c'è niente: c'è una ragazza finita sotto terra con un lapide che ne testimonia il passaggio tra i vivi. E, oggi, c'è suo padre che tutti i giorni va al lavoro perché deve guadagnarsi uno stipendio che ogni mese è tagliato di un quinto: i 40mila euro che quel giudice lo ha condannato a pagare allo stupratore di sua figlia.

 

 

 

 

 

 

 




 

 

 

 

 

 

 

 

   
  
"quando la Legge è assente, ingiusta, o ignorata, o disattesa, emerge il male e l'errore diventa orribilmente giustizia"
    (Platone)

 

 

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AL BALLOTTAGGIO: ANGELO ROCCHI (51,86%)  BATTE ALESSANDRO DEL CORNO (48,14%)

SVOLTA A COLOGNO MONZESE:
ANGELO ROCCHI E' SINDACO.
CROLLA IL FEUDO DELLA SINISTRA

Ci aveva già provato Antonio Velluto sostenuto dalla Casa della Libertà ma si era dimesso
 a pochi mesi dalle elezioni. Il centro-destra (Lega, Fratelli d'Italia, Forza Italia e Liste Civiche),
con Angelo Rocchi, sbaraglia il Pd e le forze della sinistra che da più di sessant'anni governano Cologno
 

 

 

Al primo giro l'astensionismo si era attestato intorno al 50%, al ballottaggio ha raggiunto quasi il 70%, ma nemmeno questo è servito ad arrestare l'avanzata del Centrodestra che toglie di mezzo il Pd e una lunga, e storica, e quanto mai disastrosa e più che mai chiacchierata, malagestione della politica locale.
L'immobilismo, le vicende giudiziarie e le colate di cemento ovunque, e una politica sociale del tutto assente, alla fine sono state letali; e i cittadini di Cologno Monzese hanno capito che l'eredità che il sindaco uscente, Mario Soldano, avrebbe lasciato ad Alessandro Del Corno, suo braccio destro per tanti anni, sarebbe stata deleterea e definitivamente distruttiva per il territorio.
Angelo Rocchi è un nome nuovo a Cologno Monzese; è  un uomo deciso, onesto, pieno di voglia di fare e di  progetti da realizzare.
Nel giro di poco tempo l'elettorato potrà valutare il suo operato e sicuramente non rimpiangere i suoi predecessori perchè, in tutta onestà, fare peggio di quello che è stato fatto a Cologno negli ultimi anni, è una missione davvero difficile, se non impossibile.

 
 

 

 

Il Nuovo Sindaco di Cologno Monzese
Angelo Rocchi


 

   
   I risultati del ballottaggio:

   http://atti.comune.colognomonzese.mi.it:8888/elezioni2015/ballottaggio2015/index.html

 

 

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EPISODIO DI INAUDITA FEROCIA A VILLAPIZZONE SU UN CONVOGLIO DI TRENORD-MILANO

CAPOTRENO AGGREDITO:
ARRESTATI I GIOVANI
DELLE "GANG LATINOS"

Uno dei due salvadoregni avrebbe sferrato il colpo di machete che ha quasi amputato
un braccio al capotreno. "Avevo bevuto, non volevo fare quello che ho fatto", ha detto
agli agenti della Polizia di Stato quando è stato arrestato. Le indagini erano iniziate subito
dopo l'aggressione e la sera stessa avevano portato a due fermi.
 

 

 

Ma è possibile vivere in una città, Milano (e hinterland), dove bisogna fare i conti, oltre che con la delinquenza indigena, con zone presidiate da clandestini che spacciano e dettano legge e con agguerrite "Gang Latinos", composte da balordi con i machete negli zaini? Ma dove siamo arrivati? E soprattutto: dove arriveremo?  Le nostre forze dell'ordine sono competenti e fanno i miracoli: in poche ore trovano sempre i responsabili (i Rom che hanno falciato otto persone a Roma, i tre balordi di ieri sera e molti altri) e poi? E poi tocca a loro: ai Giudici. Ma se tra questi capita  quello troppo buonista e pietista, o quello con la toga rossa del sangue degli innocenti, è tutto inutile. Spesso  questi Giudici  nemmeno convalidano gli arresti, o  trovano applicazioni assurde di Leggi che ci sarebbero, ma che si "interpretano" a favore di una finta logica di buonismo e integrazione che non può esistere, ne' essere messa in pratica,  per terroristi, delinquenti comuni, assassini, ladri, sfruttatori di donne e di minori, drogati e feccia della feccia.
Ma cosa deve succedere per risvegliare le coscienze degli italiani? Cosa, ancora, di grazia?



VILLAPIZZONE (MI) - Due salvadoregni ventenni sono stati arrestati dalla Squadra Mobile della Polizia di Stato di Milano nell’ambito delle indagini coordinate dal procuratore aggiunto Alberto Nobili e dal pm Lucia Minutella con l’accusa di tentato omicidio per l’ aggressione a Carlo Di Napoli, 32 anni, il capotreno aggredito con un machete giovedì sera sul passante ferroviario a Milano. I due giovani apparterrebbero alla gang di latinos «MS13» e uno di loro avrebbe sferrato il colpo di machete che ha quasi amputato un braccio al capotreno. Il giovane, nato nel ‘95, è originario di El Salvador. L’altro ventenne, invece, anche lui di El Salvador, risponde di concorso in tentato omicidio. Gli investigatori, da quanto si è saputo, stanno cercando altri due giovani sudamericani. L’arresto è avvenuto circa 50 minuti dopo l’aggressione in via Ernesto Teodoro Moneta, sotto il ponte Martin Luther King, avvenuta intorno alle 21.50. I due erano coperti di sangue. Uno dei due era già stato indagato in passato proprio per fatti analoghi. Venerdì i giovani sono stati ascoltati a lungo in Questura.
In relazione alle indagini della Squadra Mobile di Milano, coordinate dall’aggiunto Alberto Nobili e dal pm Lucia Minutella, è emerso che il giovane salvadoregno che ha aggredito il controllore aveva nascosto il machete nei pantaloni. Uno dei due arrestati, secondo quanto trapelato, dovrebbe essere irregolarmente sul territorio italiano. Sabato il provvedimento d’arresto sarà inoltrato al giudice per le indagini preliminari per la richiesta di convalida.
«Ho avuto molta paura, ma ora mi sento più sollevato: la cosa più importante e che potrò riabbracciare la mia bimba di 5 mesi». Così ha detto Di Napoli al segretario lombardo del Pd Alessandro Alfieri, che è andato a trovarlo all’ospedale di Niguarda. «Avevo intuito che c’era una situazione strana - ha aggiunto il capotreno - e per questo ho chiesto al mio collega se poteva stare ancora un po’ con me nonostante avesse finito il turno». L’uomo è stato sottoposto a un lungo e delicato intervento chirurgico all’ospedale Niguarda: «Il ferito aveva una lesione grave da fendente al braccio sinistro — hanno spiegato i medici — , lesione che ha portato a una sub-amputazione. Si è cercato di recuperare la funzionalità del braccio e la prognosi verrà sciolta nei prossimi giorni». «Questa è la notte più brutta e lunga della mia vita, mio marito è una roccia anzi la nostra roccia!», ha scritto sulla sua bacheca di Facebook la moglie del capotreno aggredito. «Non pensavo di essere circondata da così tante persone che ci vogliono bene! Grazie, io non mollo e neanche Carlo!», aggiunge la donna.
«Si è trattata di una lesione molto grave ma il braccio per il momento è salvo», hanno riferito fonti dell’ospedale. Il capotreno aggredito, che ha riportato la sub-amputazione del braccio sinistro, è stato sottoposto ad un intervento di otto ore con la collaborazione di più specialisti: un chirurgo generale, un chirurgo vascolare, un chirurgo plastico e un chirurgo ortopedico. L’intervento è durato dalle 23.40 di giovedì 11 giugno alle 6.30 del 12 giugno. «Si è cercato di preservare la funzionalità dell’arto — hanno spiegato i medici — ma solo nei prossimi giorni si potrà sciogliere la prognosi se tutto è andato a buon fine». I colleghi, che gli sono sempre rimasti accanto, hanno raccontato: «Ci ha sorriso e ha iniziato a muovere le dita. Siamo abituati agli incidenti, ma questa cosa è terribile». Il secondo controllore colpito, che era intervenuto per aiutare il collega nel corso dell’aggressione, è rimasto ferito in maniera meno grave ed è ricoverato all’ospedale Fatebenefratelli.


LE REAZIONI POLITICHE

«Chiederemo di mettere i militari e la polizia per contrastare questi fenomeni» sui treni, ha commentato il governatore lombardo Roberto Maroni dopo aver appreso la notizia del capotreno aggredito a Milano. Fino anche a sparare? «Sì certo - ha risposto -, è legittima difesa, voglio qualcuno che impedisca queste cose e se è necessario sparare, spari». Maroni ha fatto visita al capotreno aggredito all’ospedale Niguarda: «Ho voluto portargli la mia solidarietà, gli ho detto che Regione Lombardia si batterà perché si approvino misure per impedire il verificarsi di simili episodi. Abbiamo chiesto l’intervento dei militari e della polizia». «Le responsabilità politiche ci sono eccome. Giuliano Pisapia e la sua giunta non possono nascondersi, i militari che presidiavano le stazioni sono stati cacciati da Milano», commenta Mariastella Gelmini, coordinatore di Forza Italia Lombardia. «Come già abbiamo chiesto a Pisapia per i mezzi pubblici, anche a Maroni diciamo di mettere guardie giurate armate su Trenord», dichiara Riccardo De Corato, vice-presidente del Consiglio comunale e capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale in Regione.
 

«Nessuno si improvvisi sceriffo, né autorizzi qualcuno ad esserlo in virtù del ruolo ricoperto», ammonisce Emanuele Fiano, deputato e responsabile sicurezza del Pd, contestando l’intervento di Maroni. «Di fronte a episodi di tale gratuita violenza non possiamo rimanere indifferenti, ma resto convinto che la risposta rabbiosa rimanga inutile e alla fine fragile. Pene severe e certe ai responsabili e maggiori controlli nelle zone periferiche della città», aggiunge Fiano. «Ho appena portato i saluti di tutto il Partito democratico e del segretario Renzi», ha dichiarato il segretario regionale del Pd Alessandro Alfieri subito dopo la visita al capotreno aggredito. «Mi ha fatto piacere vedere Carlo vigile e con tanto voglia di lottare e reagire. Mi ha colpito molto che il suo primo pensiero sia stato per i colleghi con la richiesta di metterli nelle condizioni migliori per lavorare in tutta sicurezza nelle fasce serali», aggiunge Alfieri. «Diciamo no con forza alle guardie private sui treni e sul territorio, i cittadini pagano le tasse e devono vedersi riconosciuti servizi e sicurezza pubblica», ha affermato il capogruppo regionale del M5S Dario Violi.

 
«È urgente condividere con i soggetti interessati un rafforzamento del sistema di controllo e di prevenzione che consenta ai cittadini e agli operatori di viaggiare in tranquillità e sicurezza, nel rispetto delle regole». Così il Ministro dei trasporti Graziano Delrio. «Non è accettabile l’aggressione ai due ferrovieri, ai quali vanno la nostra piena solidarietà e l’augurio di pronta guarigione. È necessario - aggiunge - assicurare al più presto alla giustizia i responsabili e il nostro appoggio va alle forze dell’ordine». Il presidente del Senato Pietro Grasso, intervenuto sul tema dei migranti durante la sua visita a Expo, commenta: «L’episodio è un atto folle che però non deve farci confondere con il problema dell’immigrazione. Non si può rispondere alla richiesta del biglietto con un colpo di machete», ma è un atto «che può avvenire in qualsiasi parte del mondo» e «bisogna tenere distinte le due cose».

 

 

 

Il capotreno ferito sulla banchina
(Fotogramma, foto Twitter@ASparaciari)

 

 

Il luogo dell'aggressione
(foto News-Press)

 

 

 

 

 

 

 

 

   
   La dichiarazione di Roberto Maroni:   

    www.youtube.com/watch?v=alTWe2ayecI

 

 

IMMIGRAZIONE: ARRIVO RECORD DI PROFUGHI. L'AMBULATORIO MOBILE PER PRESTARE I PRIMI SOCCORSI.

MILANO CENTRALE: E' ALLARME
 SANITARIO. OCCUPATO IL PIAZZALE.
LA STAZIONE E' AL COLLASSO.
 

Mai visto un esodo del genere, incontenibile e impossibile da fermare. I profughi cercano di raggiungere
 l'Inghilterra e la Francia ma le frontiere sono chiuse. Casi analoghi anche alla Stazione Termini di Roma
 e alla Stazione Centrale di Firenze. Casi sospetti di malaria, scabbia e di altre malattie infettive

 

   

E' solamente una questione politica, di una ottusa amministrazione che  preferisce fingere di non capire, che il nostro paese non è più in grado di reggere flussi di profughi così intensi. La situazione è ormai al collasso ovunque. Le Prefetture continuano a richiedere a tutti i Comuni italiani di segnalare  siti idonei per l'accoglienza e alla fine i  profughi si spostano ovunque, incontrollati, senza la minima idea di dove andare. Oppure vengono dirottati verso destinazioni  che creano in ogni caso un netto contrasto tra il buon senso e la farsa. Mentre tanti italiani rimasti senza lavoro e senza casa devono arrangiarsi senza poter contare su nessun contributo statale, i profughi vengono vestiti, sfamati, assegnati in alberghi o in agriturismo o in altre locazioni definite idonee . Ma la situazione è sempre esplosiva. Ci sono paesi della provincia bergamasca e bresciana che sono diventate vere e proprie polveriere: i clandestini , in alcuni casi, superano il numero dei residenti.
E la tensione cresce, e le pretese dei profughi anche. Il business dell'accoglienza (una cifra procapite stabilita dal Governo per ogni profugo sbarcato)  ha arricchito migliaia di politici, faccendieri, portaborse, prestanomi e  semplici sciacalli approfittatori che han fatto di questa sciagura planetaria la loro ricchezza.
L'Europa tutta invece chiude bene a doppia mandata tutte le frontiere e per il momento solo l'Italia, che vede appunto solo il businness nell'accoglienza e non lo sfacelo sociale che ne deriva, continua a mantenere aperti tutti i varchi di ingresso.  Rezi, Boldrini , Kyenge, Vendola, imperterriti, proseguono questa vergognosa politica fallimentare proprio sulle spalle di questi disgraziati e degli italiani che non hanno il coraggio e la forza e la capacità di ribellarsi , e che in alcuni casi, nonostante sia grottesco anche solo pensarlo, plaudono addirittura a questa vergogna chiamandola "accoglienza". Non è accoglienza questa, non lo  è mai stata , perchè un paese stritolato da una crisi economica senza precedenti, non può accogliere proprio  nessuno e i fondi destinati ai profughi servirebbero al popolo italiano non per "vivere" ma almeno per "sopravvivere". Gli altri paesi europei , nonostante abbiamo compreso la possibilità di lucrare su questa povera gente, hanno deciso che sarebbe immorale farlo. L'Italia ha perso il valore della moralità da un pezzo ormai, della giustizia, della verità e della serietà e questo stato di cose non farà altro che peggiorare la nostra situazione globale facendo esplodere una crisi ancora più forte che, se nessuno fermerà o tenterà di ristabilire almeno gli equilibri di sopravvivenza nazionale, distruggerà l'economia del nostro paese riducendolo in agonia.

MILANO - Un’emergenza sanitaria senza precedenti ha scosso Milano. Aggravata da una notizia che sta creando preoccupazione. Un giovane eritreo che fa parte del gruppo di profughi alla Stazione Centrale di Milano è stato ricoverato all’ospedale Sacco per sospetta malaria. La conferma è arrivata dal direttore del servizio Igiene pubblica dell’Asl Milano, Giorgio Ciconali. Il giovane si era messo in fila davanti al presidio sanitario allestito nell’androne esterno della stazione. Quando è toccato il suo turno il medico lo ha immediatamente fatto salire in ambulanza diretto in ospedale.
E' stato reso  operativo il presidio sanitario dell’Asl. Un container è  stato  autorizzato a collocarsi sotto la volta della Galleria delle Carrozze. Il direttore Igiene e Sanità pubblica, Giorgio Ciconali mostra un lettino e molti contenitori  ancora da riempire. «Ma ci sarà presto il necessario per cominciare lo screening». Gli operatori dell’Areu (l’Azienda regionale dell’emergenza), con un’ambulanza parcheggiata in piazza Duca d’Aosta, affrontano i malati più gravi. «Ho chiesto la presenza anche di un pediatra», fa sapere l’assessore regionale alla Sanità, Mario Mantovani.  Da una visita sommaria sono stati individuati già 25 casi di scabbia tra i profughi seduti sulle panchine della Centrale, alcuni appena adolescenti. Non è grave, non minaccia i passeggeri, ma va curata. Con un po’ di pomata e di igiene. «Siamo riusciti a far fare la doccia a cento persone grazie alla Caritas», dice Alberto Sinigallia, presidente della Fondazione Progetto Arca che gestisce l’«hub» del mezzanino.
Ogni notte è un record. Nell’ultima, quattrocento persone hanno dormito accampate nell’ingresso, sulle scale, nell’atrio, nel mezzanino della stazione Centrale. Quasi tutti giovani uomini, per la gran parte eritrei. Ma anche alcune famiglie siriane dal campo profughi palestinese di Yarmuk, a Damasco, approdate a Milano alle prime ore di ieri. Una cifra che cresce, costantemente, perché gli ottocento posti letto delle strutture allestite dal Comune sono colmi, gli arrivi non si arrestano e le partenze sono bloccate. Il G7 tedesco ha provocato una sospensione di Schengen e la chiusura (prolungata oltre il vertice) della frontiera con l’Austria. Dal Brennero indicano che il confine potrebbe riaprire tra domenica e martedì, probabilmente lunedì e infatti molti profughi, che a Milano sono solo di passaggio, hanno i biglietti per il 15-16 giugno, per raggiungere altri Paesi europei. Una famiglia siriana - padre, madre e due bambini; il più grande, cinque anni, portiere di calcio cresciuto col mito di Walter Zenga - è partita ieri sera per Ventimiglia. Per arrivare in Germania, ha tentato la via della Francia. «Andiamo ad Amburgo dove c’è mio fratello - ha raccontato prima di salire sul treno il giovane capofamiglia, che a Damasco faceva l’assicuratore - poi ci dirigiamo in Svezia. Inshallah».

Le Ferrovie han dichiarato: «Vista la situazione e dato che Milano Centrale non è il luogo adatto per gestire l’emergenza immigrati - si legge in un comunicato -, il Gruppo Fs Italiane ha deciso di provvedere a proprie spese ai lavori necessari alla ristrutturazione dei locali di via Sammartini (probabilmente al numero civico 118, ndr ) ritenuti, d’accordo con la Prefettura e il Comune, idonei a fungere da base per fornire l’assistenza materiale e sanitaria a chi ne ha bisogno». Tutta l’assistenza, sanitaria e non, potrebbe trasferirsi lì, in 700 metri quadrati; due mesi di tempo per renderli agibili. Non sono gli spazi che Sinigallia aveva già visitato e scelto, assieme all’associazione Exodus di don Mazzi. Si parla ancora, però, di un locale attiguo, forse provvisorio, che corrisponderebbe all’ex mensa dei ferrovieri. Ieri sera, c’è stata una riunione in prefettura, stamattina altri sopralluoghi e si capirà con più chiarezza. Nell’attesa, il Comune sta dando fondo a tutte le strutture disponibili, coinvolgendo anche la Casa della Carità di don Colmegna (dovrebbe essere oggi allestito di nuovo l’auditorium della sede di via Brambilla, per 50-80 posti letto). Non è escluso che si torni ad aprire le brandine nelle palestre degli istituti comunali (per esempio, la Manzoni di piazza XXV Aprile), adesso che si è concluso l’anno scolastico.
 

    

 

 

La stazione Centrale di Milano 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   
   Il video pubblicato online dal quotidiano La Stampa:   

    http://www.lastampa.it/2015/06/11/italia/cronache/migranti-le-stazioni-di-milano-e-roma-sembrano-campi-profughi-mmdKvo2kXzB5HdYTbZZcSM/pagina.html

 

 

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